I turisti degli affari digitali
"Turisti della realtà" è un saggio focalizzato sull'attuale evoluzione digitale della società, che ci spiega bene "Come il mondo finì per diventare un contenuto social" (Francesco Marino, Tlon, 2025)
Conviene subito precisare che quasi "Tutte le piattaforme digitali nascono con le migliori intenzioni". Le migliori intenzioni attirano moltissimi utenti, ma dopo aver aver attirato numerosi utenti bisogna fare soldi vendendo pubblicità e dopo poco tempo "la piattaforma peggiora" (p. 18). Tutto per fortuna ha un limite.
Il peggioramento è sempre più presente, così come succede con Instagram, che "nasce intorno all'idea di condividere foto in formato vintage"; e che, dopo "l'acquisizione da parte di Facebook", finisce per espandersi in varie direzioni per attirare più persone. Esiste quindi un "continuo inseguimento del pubblico, delle nuove abitudini di fruizione, dei formati che emergono in altre piattaforme" (p. 18). La trasformazione è inevitabile, come in tutti i settori, ma qui i passaggi per arrivare agli inevitabili cambiamenti sono diventati molto rapidi.
Questo naturale "deterioramento costante delle piattaforme, spiega molto bene il dualismo intrinseco agli spazi digitali: sono spazi "para-pubblici" che hanno un ruolo vitale "per il dibattito pubblico" e sono "proprietà private" basate sul profitto (da p. 18). In realtà alcuni aspetti delle varie attività umane presentano questa caratteristica.
In ultima analisi una ricerca può dimostrare che la classica realtà non esiste, ma "che ne esistono tante, tutte diverse e che tutte hanno uguale dignità se contribuiscono alla costruzione di un senso comune, condiviso... attraverso la costruzione di significati, di una simbologia che" trasforma "in azioni le diverse realtà che ognuno di noi vive" (p. 257 e p. 258). Si tratta di una questione molto complessa che potrebbe essere discussa molti giorni.
E ora veniamo ai quasi famosi esseri digitali: un meme è un oggetto digitale che riattribuisce il senso per dirottare la realtà. In fondo esistono innumerevoli realtà, più o meno differenti, in base alle varie psicologie e alle diverse sottoculture. Tutti noi abitiamo "sistemi di simboli, significati che danno un senso al nostro stare al mondo e a quello che desideriamo e facciamo ogni giorno" (p. 259). Tutto quello che accade, e che ci accade, deriva da una singola reazione alla realtà, che si somma o si sottrae alle altre reazioni alla realtà.
Esiste poi una "certa somiglianza tra le traiettorie che i social media hanno intrapreso, con la tiktokizzazione del mondo, e la tv di flusso". Così "non c'è una vera possibilità di intervenire, da parte dello spettatore, ma solo un flusso di contenuti che si susseguono, prevedibile fino a un certo punto" (p. 75). Gli utenti vengono trascinati a vedere lo spettacolo del mare digitale. I social media sono diventati "sempre più simili alla TV di flusso: spazi di intrattenimento, di relazione con il mondo, finestre sul reale" (p. 78). I telespettatori sono quasi costretti a diventare sempre più passivi.
Quindi ha pienamente ragione Maccio Capatonda: la digitalizzazione è "il tentativo di mettere la realtà al guinzaglio, di domarla, di renderla più prevedibile". Che è quasi "come voler trasformare un leone in un peluche" (prefazione).
Del resto tutti noi siamo semplicemente in balia del grandissimo spettacolo dei social e "i social media sono tutto un mercato dell'identità" (p. 110), ora interamente in mano ai più potenti.
In definitiva "Il turismo della realtà e la società dell'iperspettacolo" rifiutano l'attesa (p. 261), e siamo nel bel mezzo della spettacolare Economia dell'Attenzione. L'attenzione è la vera merce nella nostra cultura (p. 85), e probabilmente i social media sono diventati la nuova forma di comunicazione indiretta delle generazioni più giovani...
Francesco Marino è un giornalista freelance e un digital strategist che si occupa di cultura digitale, intelligenza artificiale e Social Media. Un altro suo libro ha questo titolo: "Scelti per te. Come gli algoritmi governano la nostra vita e cosa possiamo fare per difenderci" (2021). Per approfondimenti: www.pillolefuturopresente.it
Nota sui social network - Si può affermare che "i social network sono morti. Si sono però trasformati in maniera definitiva in social media: non più reti, ma mezzi di comunicazione in cui chiunque può pubblicare contenuti... si sono trasformati in media di flusso. In spazi in cui l'utente guarda, passivamente. L'algoritmo compone flussi personalizzati..." (p. 74). E la tecnologia piano piano modella le nostre azioni e i nostri pensieri (Sherry Turkle, psicologa e sociologa americana).
Nota fondamentale - La verità è in molti casi simile a un "pregiudizio culturale" (Neil Postman, p. 97).
Nota centrale - Se il sociologo Pierre Bourdieu enfatizzava l'importanza del "capitale culturale", cioè il modo di vestirsi, il comportamento e l'istruzione, per spiegare gli obbiettivi raggiunti da una persona all'interno della piramide sociale, il "capitale di contenuto" dei social "non è legato a chi sei o al tuo punto di partenza nella società" o agli oggetti che possiedi. Si tratta di un capitale prodotto interamente online, "pubblicando e condividendo contenuti", che fa diventare una persona una "figura credibile" in un campo specifico (p. 45). Sono gli algoritmi a "premiare la costanza e la qualità".
Nota riassuntiva - Quando il mondo cambia, una cosa nata per gioco inizia a monetizzare qualcosa. Così "Arriva il mercato: qualunque cosa sia in grado di attirare l'attenzione delle persone è un potenziale spazio di guadagno. Per chi la crea e la gestisce, per le aziende che cercano quell'attenzione, per chi ha bisogno di attenzione monetizzabile" (p. 20). Tutto qui.
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