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I padroni delle menti artificiali

"I padroni dell'AI" è un saggio approfondito che ci spiega molto bene l'importanza degli investimenti economici e professionali, soprattutto da parte di Google, Microsoft e Meta, in un settore considerato fondamentale per il futuro di tutti i cittadini (Apogeo Editore, 2025, 268 pagine, euro 24).

Il libro sintetizza in modo scorrevole la grande corsa allo sviluppo dell'intelligenza artificiale, da parte di Microsoft, Google e Meta (la società a capo di Facebook). Non bisogna dimenticare che "L'era del ".com" fu "la più importante creazione legale di ricchezza della storia del pianeta", come disse, John Doerr, un finanziatore venture capitalist che ha creduto in Netscape, Amazon e Google (p. 16). Qui si possono conoscere bene i primi anni d'oro di Internet, e si può impare la difficile arte di utilizzare il buon senso nella vita e nel difficile mondo degli affari.

Per alcuni esperti come Reid Hoffman, "ritardare l'AI ha un costo, ma riconoscono anche che i ritardi possono risultare necessari per permettere "ai legislatori di elaborare politiche appropriate", mentre altri, come Marc Andreessen, considerano "ogni ritardo... un crimine contro l'umanità" (p. 222). Tutto ha un costo nella vita e le tecnologie che costano di più in molti casi funzionano meglio.

Naturalmente i monopolisti della grande tecnologia digitale determinano le condotte competitive nel mondo digitale, sempre più orientato a determinare i comportamenti umani e sempre meno orientato a lasciare spazi di libertà aperti. Sicuramente diventare "un gigante tech" significa "anche che un'azienda" può "arrivare in ritardo alla festa ma può occupare comunque un posto di rilievo al tavolo principale", come avvenuto con Meta e con Apple (p. 261).

Si può citare il caso esemplare del sistema ChatGPT, creato da Sam Altman, "raggiunse i 100 milioni di utenti entro nove settimane dal suo rilascio, rendendola probabilmente il prodotto di consumo più rapidamente adottato nella storia" (p. 130). Le grandi aziende si affidano "all'AI per gestire le catene di approvvigionamento e prevedere le preferenze dei consumatori"; sembra che il termine AI sia riservato alle novità in arrivo o a quelle di cui abbiamo paura" (James Manyika, capo di Google Research; p. 131). Comunque ChatGPT commette grandi errori come gli esseri umani e forse piace proprio per questo. Il simile cerca il simile. E quando può, crea qualcosa di simile.

A livello più profondo, come affermato dalla ricercatrice australiana Helen Toner, bisogna ammettere che "nessuno capisce veramente l'intelligenza artificiale, nemmeno gli esperti" (per approfondimenti digitali: Il licenziamento lampo di Sam Altman; su Infodata del Sole 24 ore; TED - How to Govern AI). Forse la scelta migliore è quasi sempre la diplomazia intellettuale.

Quindi noi "Sopravvalutiamo l'impatto di una tecnologia nel breve periodo, ma sottovalutiamo i suoi effetti sul lungo termine" (p. 263). Questo fenomeno rappresenta un problema fondamentale in una società in grande trasformazione. Internet potrebbe diventare lo strumento che alla fine limiterà per molti anni lo strapotere dei più potenti. Ma anche nel mondo di Internet, quasi tutti sottovalutano il ruolo nefasto della burocrazia aziendale sulla vera creatività.

Comunque in questi ultimi anni sono nate intelligenze artificiali che offrono l'assistenza personale (a casa o sul lavoro), l'assistenza amicale e pure l'assistenza psicologica.

Probabilmente l'apprendimento automatico ha e avrà, un funzionamento utile e intelligente, e "la vera sfida dell'intelligenza artificiale non è replicare l'intelligenza umana, ma sviluppare forme di intelligenza che non esistono ancora" (Gary Marcus, psicologo, scienziato cognitivo, imprenditore e provocatore).

Infine riporto una comunicazione dell'intelligenza artificiale Pi: "Tutti hanno il diritto di vivere in libertà" (p. 213).

 

Gary Rivlin è nato nel 1958 ed è un giornalista d'inchiesta americano che ha vinto il premio Pulitzer (ha visto nascere Internet e tutto il suo mondo degli affari). Esperto di tecnologia, ha lavorato presso il New York Times, Wired, Fortune e Newsweek. Vive a New York e sua moglie è una regista teatrale (per altre info: www.garyrivlin.com).

 

Nota curiosa - Di solito "Il mio approccio è quello di trovare persone intelligenti e imparare da loro... Quello che mi piace fare è passare il tempo con persone molto intelligenti mentre fanno cose" (Reid Hoffman, fondatore di LinkedIn, prefazione). In definitiva "Parte di ciò che si cerca di fare con una startup è correre verso la direzione in cui sta andando il pallone, non verso la direzione in cui si trova" (p. 245). 

Nota anglosassone - Per approfondimenti in lingua inglese: https://futureoflife.org. Per approfondimenti più specifici: www.theresanaiforthat.com.

Nota femminile - La giornalista tecnologica Kara Swisher ha affermato: a me mancava la personalità "irascibile" di Marc Andreessen, "Era un idiota, ma un idiota piacevole" (p. 221; Andreessen è stato sicuramente un accelerazionista e un cofondatore di Netscape). E cito un motto per chiudere la nota in bellezza: "Bacia abbastanza rane e troverai un principe". Gli investimenti funzionano più o meno così.

Nota tecnoumanista - "Ci vogliono infelici riguardo al futuro" (Marc Andreessen, p. 221; Il manifesto del Tecno-Ottimista, che fu scritto su ispirazione di molte riflessioni di Reid Hoffman). Per la giornalista americana Adrienne LaFrance, Marc Andreessen ama il "tecno-autoritarismo" e non considera "i costi sociali o la storia" (p. 222). In definitiva "L'ascesa di una potente AI sarà la cosa migliore o la peggiore mai accaduta all'umanità. Non sappiamo ancora quale delle due" (Stephen Hawking nel 2016).

Nota realista - Dopotutto risulta "sufficiente frequentare i circoli tecnologici o politici per accorgersi di come l'atteggiamento dominante consista nel ficcare la testa nella sabbia" (Mustafa Suleyman, p. 228). E i grandi "miliardari tendono a vincere alla fine, anche quando non tutto va a loro favore" (Gary Rivlin, p. 250). Suleyman si ritrovò a dirigere "una divisione con circa diecimila dipendenti. Il suo tempo non era più suo" (Rivlin, p. 262). Ricordo che "Suleyman non sa spiegare il suo improvviso interesse per la tecnologia, se non affermando un legame con la sua volontà nell'avere un impatto sul mondo" (p. 48). In natura esiste la variabilità. Anche i gemelli sono molto diversi dal punto di vista comportamentale. Quindi questo fenomeno naturale sarà molto utile anche all'intelligenza artificiale. Infine, una ricerca del Pew Research Center, ha riscontrato che un adulto americano ogni sette, ha provato ChatGPT; ma "solo una minima parte lo faceva per lavoro", mentre "l'uso più comune era l'intrattenimento" (p. 201).

Nota finale - Secondo Sam Altman, i cittadini dovrebbero "partecipare al dibattito sulla direzione da prendere, su ciò che dovremmo migliorare, su ciò che non dovremmo fare" (p, 138). Probabilmente l'intelligenza artificiale servirà per rafforzare il quasi invisibile capitalismo della sorveglianza ben analizzato da Shoshana Zuboff. Infine ricordo che Geoff Hinton "si dimise "da Google, disse, affinché potesse parlare liberamente dei pericoli dell'intelligenza artificiale senza attenersi a nessuna politica aziendale (p. 194).

Commenti all'articolo

  • Di Damiano Mazzotti (---.---.---.29) 12 marzo 12:33
    Damiano Mazzotti

    "L’IA può essere vista come uno specchio: riflette le gerarchie culturali, quindi tende a rafforzare narrazioni mainstream, stereotipi e interpretazioni nazionali. Insomma amplifica ciò che è già forte e silenzia ciò che è già debole. In questo senso, l’IA non è neutra, bensì è conservativa più che rivoluzionaria". L’Ia risulta classista: "Le prestazioni migliori sono riservate a chi può pagare... l’accesso gratuito offre versioni meno potenti e più limitate... Inoltre, gli utenti non paganti contribuiscono comunque al sistema, fornendo dati, interazioni e correzioni che addestrano l’IA senza alcuna remunerazione. Si crea così un doppio livello: chi paga ottiene valore, chi non paga produce valore per altri (L’intelligenza artificiale non sostituisce il sapere umanistico, lo rende necessario; su Fanpage).

  • Di Damiano Mazzotti (---.---.---.19) 12 marzo 17:28
    Damiano Mazzotti

    Citazione di Michele Lacriola, dottore di ricerca in Storia contemporanea e docente di Storia e Filosofia, impegnato nelle Digital Humanities (per lui la credibilità dell’IA è spesso ingannevole, anche se gli articoli sembrano ben scritti).

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