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I cinquecento anni del Castello di Chambord

Visita ad un tesoro del Rinascimento Francese, dove la firma di Leonardo e i sogni di Francesco I sono stati rimessi in valore con il recupero dei giardini nel 2017

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Castello di Chambord
Il castello di Chambord, prospettiva con il Ponte sul canale

Aprile, mese di ricorrenze, tempo di fioriture. Nella stagione della rinascita, i castelli della Loira offrono sempre un buon pretesto per plonger dans l'histoire. A due ore di strada da Parigi, il comune di Chambord sfoggia una gemma di raro valore, nel bel mezzo di un'estesa area boschiva. Fiore all'occhiello sotto il regno di Francesco primo, nonché emblema del Rinascimento Francese, il castello di Chambord entra quest'anno nel suo cinquecentesimo anniversario dalla data di costruzione.

E se proprio vogliamo restare in tema di celebrazioni, lo scorso 15 aprile è ricorso l'anniversario della nascita di Leonardo Da Vinci, che avrebbe compiuto cinquecentosessantasette anni. Per quanto il fatto di trovarsi a Chambord in tale data possa non sembrare un caso, la coincidenza non è voluta; la base di partenza è sempre il viaggio, o una certa idea di viaggio, che molto spesso costituisce l'anteprima di tanti progetti.

Un po' come il viaggio di Francesco I compiuto nel settembre dell'anno 1515, nei territori dell'allora Ducato di Milano, in occasione della battaglia di Melegnano - che con la Pace di Noyon sancisce il ritorno di Milano sotto il controllo francese - durante il quale il Re resta affascinato dall'architettura italiana, al punto tale da decidere di invitare il Maestro Da Vinci presso la sua corte, nel 1516, in qualità di "primo pittore, architetto e ingegnere del Re".

Non licet omnibus adire Corinthum. Il contributo di Leonardo nella progettazione strutturale del castello di Chambord, il cui atto di realizzazione risale all'autunno 1519, è stato senza ombra di dubbio determinante. A cominciare dalla famosa coppia di scale elicoidali a "rivoluzione doppia", che si sovrappongono senza mai incrociarsi, Leonardo è stato ispiratore del posizionamento del dongione, che si sviluppa su pianta centrale, e dell'ingegnoso sistema di tenuta stagna delle terrazze. Senza dimenticare la concezione delle latrine a doppia fossa e a doppia condotta d'aerazione. E abbiamo citato solamente quattro bozze, estrapolate da uno dei suoi quaderni di appunti personali.

Parlando di cifre, se volessimo ricercare una simbologia dietro i numeri, il quattro sembra emergere un po' ovunque nell'architettura di Chambord. Quattro sono le torri che delimitano e racchiudono il perimetro del castello; quattro sono i piani dell'edificio, che offrono il loro accesso alle ampie sale a forma di croce greca, composte a loro volta da quattro bracci. E nei diversi piani, si possono osservare i dipinti che riguardano i personaggi che hanno vissuto a Chambord in tutto il suo splendore durante quattro secoli di storia; da Francesco I, al maresciallo de Saxe, che qui sarebbe morto nel 1750, fino ai re di Francia che si sono susseguiti dopo il congresso di Vienna e la Restaurazione, come Luigi XVIII e Carlo X. Dalle camere da letto reali, fino agli arazzi fiamminghi, che ornano il secondo piano del palazzo con immagini e scene tratte dall'epica e dalle sacre scritture, ogni singolo dettaglio riflette il percorso storico vissuto dal castello e dai suoi proprietari.

Da ultimo, ma non meno importante, i maestosi giardini segnalano che i cinquecento anni di questo castello non sempre sono stati contraddistinti all'insegna della fastosità. In principio, il progetto realizzato nel XVII secolo dall'architetto Jules Hardouin-Mansart, su commissione del Re Sole, porta i giardini di Chambord ad avvicinarsi al prototipo di Versailles, con forme regolari che permettono di mettere in valore la facciata del palazzo e la realizzazione di fossati che consentono di prosciugare i terreni paludosi di allora. Sulla stessa linea guida si focalizza lo sforzo dell'architetto Jean-Baptiste Pattard nella prima metà del '700, che vedrà sorgere il primo giardino alla francese.

Ma con l'arrivo della Rivoluzione francese, seguono due secoli di incuria generale, che assisteranno a qualche tenue cambiamento solo sotto la proprietà del delfino di Francia, Henri de Bourbon, che agli albori del ventesimo secolo decide di semplificare la forma dei giardini preservandone i camminamenti, con la disposizione di qualche arbusto nei sentieri. Ma occorrerà attendere il 2010 prima di veder fiorire l'ambizioso progetto volto a restituire a Chambord un complesso di giardini degni del suo castello. I lavori di restauro, conclusisi nel 2017, hanno portato alla luce del sole un'area di 19.000 metri quadrati, composta da 600 alberi e 800 arbusti, 200 roseti, 15.250 piante che delimitano i confini della parte esterna del palazzo reale, offrendo un'ulteriore ragione, tra le tante, per visitare questo gioiello rappresentativo della Francia rinascimentale.

Giacomo Fidelibus
@JackFide

Questo articolo è stato pubblicato qui

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