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Fake news: una situazione gravissima che sta modificando l’opinione pubblica

Un’educata conversazione che ho avuto oggi su Twitter – sottolineo la parola educata dal momento che sta diventando roba rara – mi ha permesso di riflettere ulteriormente sul tema della crisi del giornalismo, legata - essenzialmente - alla diffusione dell’informazione sul web.

 

Quando, esattamente 13 anni fa, ebbi l’idea di fondare questo quotidiano che mi onoro di dirigere, dissi una cosa: “Il web causerà disastri al settore del giornalismo. Tutti potranno diffondere informazioni, e questo provocherà certamente un caos epocale, in quanto chiunque – dotato i PC e connessione al web – sarà in grado di aprire un sito e pubblicare qualsiasi cosa gli passi per la testa”.

So che, spesso, devo avere la pazienza di attendere che le cose, che immagino anzitempo, accadano. Le Cassandra devono sviluppare questa capacità, altrimenti rischiano di impazzire.

Eccoci al caos epocale e siamo già a un punto di non ritorno.

Utilizzerò lo scambio di opinioni, avvenuto stamane, con un signore che – su Twitter – aveva pubblicato quella che, a tutti gli effetti, appare essere una notizia quantomeno bizzarra. Ho chiesto, e ottenuto, la sua autorizzazione a pubblicare gli screenshot della nostra conversazione: anche così si esce dalla crisi del giornalismo, lavorando in maniera onesta e trasparente.

Ecco la chiacchierata in questione:

 

 

Ebbene: la notizia è stata pubblicata in prima battuta dal Corriere della Sera l'8 Luglio ed è ovviamente verificata e confermata.

Si conferma però una cosa: il danno è stato creato dai siti che hanno rilanciato la stessa informazione, modificandone il senso attraverso titoli sensazionalistici che servono – fondamentalmente – peracchiappare il più alto numero di click, che si tramutano in denaro.

Ecco la stessa notizia, rilanciata da Voxnews che ha già ricevuto una denuncia proprio a causa della diffusione di bufale. Ecco un'articolo che ne parla pubblicato su Il Fatto Quotidiano nel 2015.

 

Non è da sottovalutare quanto sta accadendo. La diffusione di fake news, o di notizie reali ma diffuse con l’intento di modificarne il senso, ha già ampiamente cambiato la percezione che l’opinione pubblica ha su questioni importanti legate alla politica, all’economia e alla società in cui viviamo.

Una dispercezione della realtà che si sta diffondendo a macchia d’olio e che, oltretutto, sta mietendo un ulteriore danno nei confronti del settore del giornalismo: siamo ormai considerati, noi giornalisti, venditori di bufale a prescindere. E la cosa paradossale è questa: una larga fetta di popolazione, metterebbe la mano sul fuoco sull’attendibilità di certe fake news e poi non crede alle vere notizie.

Di contro, dal mondo della politica arrivano a volte informazioni imprecise o svendute per assoluta verità: è di questi giorni la notizia che il Sindaco Raggi avrebbe, volutamente secondo molti, girato un filmato di fronte al Centri di smaltimento rifiuti di Aprilia, facendo notare come questo fosse chiuso e quindi dando la colpa al Presidente della Regione Lazio Zingaretti del mancato conferimento.

A quanto pare, però, si è recata nel centro sbagliato, chiuso non certo per far dispetto al sindaco e ai cittadini romani, ma semplicemente perché non fa parte di quelli indicati dall'ordinanza della Regione Lazio. Il complotto, per la Raggi, è sempre un ottimo metodo da utilizzare per procastinare i tempi utili alla soluzione dei mille problemi che affliggono la Capitale.

Amo sempre poter dare qualche suggerimento risolutivo delle tematiche che tratto e lo farò anche in questo caso. Come poter uscire dalla crisi dell’informazione che tutti, anche noi giornalisti, stiamo subendo?

Tornando indietro di qualche passo. Meditando sull’opportunità di moderare i toni, di non cadere nella tentazione di tramutarsi in opinionisti invece di fare il nostro mestiere, che è quello del cronista e investigatore utile a sollevare la coltre che nasconde molte verità.

Sarebbe necessario, e urgente, stringere un patto: aderire, tutti insieme, a queste regole di professionalità, e condurre nuovamente i lettori su una via di normalità.

In caso contrario, non ci vorrà molto affinché si verifichi un fatto orribile: alla verità dei fatti non crederà mai più nessuno.

Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di Persio Flacco (---.---.---.99) 11 luglio 16:32

    Condivido. Anche se nell’articolo si tratta solo delle piccole fonti di informazione e non delle grandi, che non sono nemmeno loro esenti da fake news.

    Anche queste devono acchiappare lettori, e talvolta lo fanno con titoli fuorvianti, dando rilievo a fatti di secondaria importanza e poca visibilità ad altri di importanza notevole.

    Anche le grandi e blasonate fonti di informazione hanno la loro linea editoriale alla quale i giornalisti devono sottostare, e generalmente la linea editoriale è definita dagli interessi dell’editore che paga gli stipendi.

    Gli editori puri, che pure ancora esistono, dovrebbero essere animati da una fortissima tensione etica per mantenersi obiettivi e non cedere alle lusinghe dei molti interessi particolari che desiderano disporre del potere dei media per orientare l’opinione pubblica, e dunque degli elettori, in favore politico e dunque in potere.

    Oggi credo sia molto difficile per un giornalista essere libero da condizionamenti, nonostante il suo lavoro sia di importanza cruciale per la democrazia.

  • Di Emilia Urso Anfuso (---.---.---.127) 11 luglio 17:37

    Salve Veramente mi riferisco a tutto il mondo del giornalismo, settore di cui faccio parte. I siti che ho citato sono solo uno spunto per avviare questa riflessione Saluti

    • Di Emilia Urso Anfuso (---.---.---.241) 14 luglio 20:51

      @Giacomo albesi Ha commentato il mio articolo, pensavo si riferisse a me Saluti

    • Di Emilia Urso Anfuso (---.---.---.241) 14 luglio 20:52

      @Giacomo albesi Su cosa? Più di quanto scrivo e descrivo da decenni

    • Di Emilia Urso Anfuso (---.---.---.241) 15 luglio 09:46
      Emilia Urso Anfuso

      Secondo lei, il fatto che lei cancelli i suoi commenti e poi torni qui a commentare cambiando nickname fa di lei una persona seria? Far pensare che sia la piattaforma di Agoravox a cancellare i suoi commenti le sembra una pratica onesta?

      Per la cronaca: non lavoro per Il Fatto Quotidiano e nemmeno per Il Corriere

      Basterebbe leggere la mia biografia qui su Agoravox

      Stia bene, non sprechi troppa energia e tempo prezioso a cancellare i suoi commenti e a modificare il nickname. E’ davvero ridicolo tutto questo.

    • Di Emilia Urso Anfuso (---.---.---.241) 15 luglio 09:54
      Emilia Urso Anfuso

      Comunque, stia tranquillo: conservo sempre una copia delle conversazioni di questo genere. E’ tutto documentato.

      Stia bene.

    • Di Emilia Urso Anfuso (---.---.---.241) 15 luglio 12:34

      @Giacomo albesi Solo a persone come lei può venire in mente che una giornalista abbia in mano l’amministrazione tecnica dei commenti inseriti nei suoi articoli su una piattaforma di cui non è titolare, e che non è nemmeno coinvolta direttamente nella redazione. Legga meno libri gialli. Ora la lascio alle sue elucubrazioni. P.S. ribadisco: ho tutte le mail che ricevo ogni volta che viene inserito un commento a un mio articolo. Tanto mi basta per avere uno storico di tutti gli sproloqui che mi ha scritto.

  • Di Emilia Urso Anfuso (---.---.---.241) 15 luglio 14:31

    Sono una giornalista di Libero. E con questo passo e chiudo. Non è affar mio la sua libera interpretazione di questo mio articolo. Continui tranquillamente a sproloquiare.

    • Di Emilia Urso Anfuso (---.---.---.241) 15 luglio 15:25

      @Giacomo Albesi Veramente sarebbe buona norma che i giornalisti avessero un rapporto di scambio di opinioni diretto coi propri lettori. Ma so perfettamente come, persone avvezze a perder tempo come lei, siano solo elementi di disturbo nelle giornate lavorative di chi, come me, non passa il tempo a girarsi i pollici. Rispondo sempre ai miei lettori, cosa peraltro da loro alquanto gradita. Non so che diamine di "prove" lei vada cercando e non mi interessa. Se lei scrive sproloqui, io sono autorizzata a contraddirla. E ci mancherebbe altro. Se ha necessità di imporsi a qualcuno, ha sbagliato persona: vada a "comandare" altrove. Non ha compreso il contenuto - palese - del mio articolo, ha fatto un caos epocale, ha modificato il senso di tutto, ma pretende di aver ragione. Tipico, di questi tempi. Non sarò mai responsabile di ciò che pretende di aver capito lei. Ora non ho più tempo di leggere i suoi sproloqui. Questa discussione, resa paradossale dai suoi interventi, per me è giunta alla fine.

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