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 Home page > Attualità > Società > FIAT, il peso della mancanza di un grandissimo: Enrico Cuccia

FIAT, il peso della mancanza di un grandissimo: Enrico Cuccia

Gianni Agnelli, l' "Avvocato" - ed è vergognoso - alla sua scomparsa si è degnato di commentare con una frase scarna. Per lui, padrone di razza e di "Razza Padrona", era solo un "servo". E, si capisce che un padrone e per di più di razza padrona non potrà mai ammettere di essere stato salvato ed a più riprese, proprio da un "servo". Del resto questo Enrico Cuccia l'aveva ben capito, sin da prima di prima, e, quello che aveva fatto, l'aveva fatto per il posto di lavoro di centinaia di migliaia di lavoratori e per le loro famiglie. L'aveva fatto per l'Italia.

Presidente di Mediobanca, è stato il "patron" del salotto buono della finanza italiana e da lì aveva indirizzato il reiterato salvataggio della FIAT e la sua politica industriale e specie automobilistica. Lo aveva fatto con intuizione e genialità, di contro agli errori grossolani ed alle reiterate incompetenze ed incapacità dell' "Avvocato" e dei suoi manager. Ne elenchiamo alcuni: siamo negli anni settanta, la FIAT acquisisce la Lancia, si fa una politica di messa in disparte di quello che si riteneva potesse essere un concorrente interno nella fascia alto di gamma, così il nuovo modello, la Beta, è una brutta copia a due volumi della nuova 132. Risultato: gli ex acquirenti Lancia passano in massa a Mercedes, BMW, Audi e Volvo ed è il boom delle vendite e dell'affermazione di questi marchi in Italia. Da parte di FIAT ci si accanisce nell'errore: si fa una nuova ammiraglia con la quale ci si vuole inserire a forza nel settore delle auto di lusso, un settore estraneo al marchio FIAT, ed alla sua produzione.

Nasce la 130, un'ottima automobile, che poco o niente ha da invidiare, anche per prestazioni e sicurezza a BMW e Mercedes o Jaguar, tranne due dettagli, importanti per la fascia di clientela cui si rivolge: il marchio che è FIAT anziché Lancia e non si capisce perché ed il motore, che è ottimo, ma che sotto il coperchio con il marchio FIAT, cela il Buick (GM) americano a dimostrazione che non si hanno motori per quella fascia.

Enrico Cuccia ha invece quel genio che ci si sarebbe dovuti aspettare da chi come Agnelli operava nel settore dell'auto, e non come lui nella finanza. Erano gli anni in cui FIAT produceva ancora le vecchie e gloriose 500, 600 e 850. Sostanzialmente la stessa macchina: base, gonfiata e gonfiata di più. La VW fa ancora il maggiolino, anch'esso glorioso ma ormai obsoleto e sta perciò progettando la Golf. L'idea geniale è questa: una Golf un po' più piccola, più adatta alla realtà meno autostradalizzata dell'Italia, ma anche a quella tedesca; più economica, ma con prestazioni simili, così da far concorrenza non diretta, ma dal basso alla Golf. Enrico Cuccia ci crede ed indirizza la finanza, ma anche la politica italiana al sostegno del progetto. E' la 127. E' un successo assoluto, non solo in Italia. In Germania FIAT conquista la palma di primo costruttore estero. FIAT è risorta.

La scena si ripete per la successiva generazione di automobili. Il pianale è sempre quello della 127, ma ci si allea con Peugeot per costruirlo insieme abbassando il costo di produzione. Sulla stessa base nascono due automobili, la 205, con linee moderne e stile Peugeot, e l'altra, quella rivoluzionaria, che introdurrà un nuovo modo di concepire l'utilitaria, e che sarà successivamente fatto proprio da tutti i costruttori d'auto. La 127 è bassa, 133 cm di altezza, ci si sta seduti mezzi sdriati e perciò, data la lunghezza di circa 3,5 m, un po' strettini. Ed ecco l'idea rivoluzionaria: se, nella stessa lunghezza, si sta seduti meno "sdraiati" e più all' "impiedi", si è molto più comodi e si ha molto più spazio, a parità d'ingombri e quindi di pesi e perciò a parità di motorizzazioni e costi di produzione. E' la Uno, ed è un nuovo grande successo, in Italia ed in Europa.

Oggi se se ne vede ancora qualcuna per strada, non lo si nota, forse è anzi più bassa di molte altre utilitarie contemporanee, uscite dopo. All'epoca era notata perché più alta, alla 205, ad es. passa oltre 10 cm, come la 205 ad una Ferrari. Oggi la mancanza di Enrico Cuccia è ciò che pesa e pesa per davvero, e non solo per FIAT. Pesa la mancanza della sua genialità, non solo automobilistica, ma anche finanziaria, diplomatica e politica. Pesa, prima ancora, la mancanza della sua grande umanità e senso di responsabilità che gli faceva anteporre il lavoro di centinaia di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie. Pesa la mancanza di un grande Gentiluomo d'altri tempi. C'è la nuova generazione di padroni di "Razza Padrona" ed il loro manager rampante, e si ripetono gli stessi errori di quelli della generazione di prima: accordo con la Chrysler che rispetto a GM e Ford ha lo stesso problema: i motori per le fasce medio alte ed alte, tant'è vero che proprio per questo aveva fatto un precedente accordo con Mercedes (e non si tirino fuori qui i superlativi motori Ferrari, o quelli anch'essi eccellenti di alcuni modelli di punta di Chrysler: è possibile produrli con quelle caratteristiche tecniche e tecnologiche e con quei materiali solo in quantitativi molto limitati per modelli di élite superiore, quali quelli che equipaggiano). La nuova ammiraglia Lancia è un modello Chrysler ormai datato con la mascherina ridisegnata. Lancia si starà rivoltando nella tomba.

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