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Europa: la Ue sotto ricatto di Albione & Co.

La particolarità con la quale i britannici intendono l’Europa è ben riassunto nella battuta di uno dei partecipanti alle trattative: “pretendono il meglio dei due mondi senza pagare nulla”. Una sintesi della visione che si ha dell’Europa comune ad altri paesi.

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Alla Gran Bretagna di Cameron viene riconosciuto dalla Ue lo status speciale di nazione affiliata ma non integrata nell’Europa. Le trattative sulla presenza nell’Ue della Gran Bretagna erano basate sul poter pagare meno, avere di più e soprattutto fare quello che vuole.

È difficile pensare che ci sia qualcuno interessato a voler un socio così in un club nato sulla solidarietà, ma sembra che l’Europa non possa fare a meno degli isolani britannici, soprattutto perché occupano uno dei cinque seggi permanenti all’Onu pregiati del veto e rappresentanti di uno dei più importanti mercati finanziari con la presenza sin dagli anni ’70 degli sceicchi capaci di spremere petrolio dalla sabbia, seguiti negli anni ‘90 dagli oligarchi ed ex spie dalla Russia, sino alla recente comparsa degli arricchiti cinesi.

Il Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, parafrasando Shakespeare, ha twittato: "To be or not to be together, that is the question" (Essere o non essere insieme, questo è il problema), nello stigmatizzare la situazione europeista.

C’è chi punta alla realizzazione di un franchising, un velo di apparenza, e chi intende una Ue come una vera e propria Unione di Stati.

Ma ai conservatori britannici non è sufficiente quello che è riuscito a strappare alla Ue e altri esponenti conservatori si stanno schierando per l’uscita della Gran Bretagna dalla Ue, aprendo ufficialmente la campagna per il referendum che si svolgerà a giugno pro o contro l’Europa.

È proprio un pro o contro l’Europa quello al quale l’elettorato britannico è chiamato a scegliere, come hanno fatto alcuni ministri ed esponenti conservatori come il sindaco londinese Boris Johnson che vogliono uscire, mettendo in dubbio quello che ha ottenuto Cameron come “sufficiente” per salvare l’onore britannico, mentre i laburisti e gli indipendentisti scozzesi sfoggiano uno sprinto europeista e fiancheggiati, certamente non per fini solidaristici, dagli operatori della City.

La Gran Bretagna ha da perdere con la sua uscita dalla Ue? e l’Europa davvero non può fare a meno della “perfida” Albione? Per ora la sterlina è in ribasso e, probabilmente, con l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue saranno facilitati tutti quei cittadini europei che hanno degli interessi in quell’isola, se l’euro torna a brillare, altrimenti l’affare lo potranno fare i turisti e tutte quelle comunità britanniche insediate in Italia e in altri luoghi europei, come nell’isola iberica e nelle nuove acquisizioni europeistiche nell’est.

La risposta europea all’uscita isolazionistica dei britannici e a tutti quei governi mossi da interessi individualisti, può essere solo data dal rafforzamento delle istituzioni della Ue, ma questo andrebbe a discapito delle “autonomie”.

Dall’Italia Renzi, difendendo le richieste di Cameron, ha cercato di facilitare la permanenza della Gran Bretagna nella Ue, ma solo per un tornaconto futuro e questo certo non è nello spirito europeista.

Lo spirito europeista di Renzi è adattabile di volta in volta alle esigenze immediate, come dimostrano gli attacchi a Mario Monti e a Enrico Letta, nel successivo scambio di critiche sul comportamento arrogante o di sudditanza nei confronti dell’Europa.

Se sudditanza ci deve essere che sia ben remunerata: è questa una vecchia prerogativa italiana dei governi ma soprattutto dei politici, relegando la solidarietà ad una posizione letteraria nel contesto europeo.

Si può attivare la reciprocità ad esempio sulla sospensione dei servizi sociali che Cameron vuol togliere ai “migranti” europei così da applicare le stesse scelte ai cittadini britannici residenti in paesi oltre Manica. Una soluzione vendicativa? Discriminatoria? Forse, ma sembra che sia l’unico linguaggio comprensibile da chi ricatta o pretende. I paesi dell’est si rifiutano di accogliere i profughi? L’Europa tagli le sovvenzioni!

Per ora la Francia avverte i britannici che potrà rimuovere ogni controllo alle frontiere e consentire ai migranti di attraversare il canale, se il Regno Unito sancirà con il referendum di lasciare la UE.

Un’Europa dunque fondata sul baratto e non “sulla cosa giusta da fare”, come dimostra la posizione della Ue nei confronti del “prezioso” alleato turco.

Così Erdogan minaccia, non trovando sufficienti i 3mld che l’Europa gli offre per il suo ruolo di sentinella e di anfitrione per tutta quell’umanità che preme ai confini della Ue, di spedire i migranti in Europa rispondono, in ordine sparso, stati come l’Ungheria con l’innalzamento di nuovi muri e lo scavare nuovi fossati.

Una minaccia questa dalle reminiscenze libiche – chi di migranti ferisce di migranti perisce –, tutto ciò fa parte della doppiezza di Erdogan che può essere sintetizzata con le illusorie aperture sulle questioni multiculturali nella storia turca, armeni e greci ne sono un esempio, per additare i kurdi come traditori e nemici, in una sorta corsi e ricorsi storici, allo scopo di consolidare il proprio autoritarismo. Una ambiguità che Charles King analizza, ripercorrendo la storia di una città crocevia tra Oriente e Occidente, nel suo libro Mezzanotte a Istanbul (Einaudi).

 

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