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Finlandia: debito e frontiera

Il 4 giugno il governo finlandese ha deciso di prorogare a tempo indeterminato la chiusura di tutti i valichi di frontiera con la Russia. La misura, inizialmente presentata come temporanea nel 2023-2024, è diventata ormai definitiva. Ufficialmente giustificata da motivi di sicurezza, nella sostanza consolida una frattura profonda che ricercatori e statistiche non descrivono più come uno shock passeggero, ma come una vera e propria rottura strutturale, che si aggiunge alla peggiore crisi fiscale vissuta dal Paese negli ultimi decenni.

La ministra delle Finanze Riikka Purra è stata molto diretta: le condizioni delle finanze pubbliche sono «estremamente preoccupanti». Il rapporto debito/PIL si avvicina al 90% e, secondo le previsioni del ministero, raggiungerà circa il 91% nel 2026 per poi superare il 99% entro il 2030. Il governatore della Banca di Finlandia, Olli Rehn, ha lanciato un chiaro allarme: la dinamica del debito finlandese si sta avvicinando pericolosamente a quella delle economie più fragili dell’Eurozona e ogni ulteriore ritardo nell’intervenire diventa rischioso. Contestualmente, l’istituto ha rivisto al ribasso le stime di crescita del PIL per il 2026, portandole allo 0,6%. Secondo Statistics Finland, il tasso di disoccupazione nella fascia 15-74 anni ha raggiunto il 10,8% a maggio, il livello più alto dal 1998. Tra i giovani ha toccato il 23,2%, il quarto dato peggiore nell’Unione Europea.

Due versioni della stessa crisi

Il premier Petteri Orpo non nega la gravità dei numeri, ma difende la linea del suo esecutivo come l’unica realisticamente percorribile nelle condizioni attuali. Secondo lui, il governo ha già tagliato la spesa per circa 10 miliardi di euro, evitando così un’esplosione incontrollata del debito. Riconosce tuttavia che la cura avrebbe dovuto iniziare prima e che non è più realistico sperare nel ritorno ai vecchi ritmi di crescita. Parte del danno, aggiunge, deriva direttamente dalla guerra russa contro l’Ucraina e dalle sue conseguenze sulle regioni orientali del Paese – un fattore che la sola politica di bilancio non può risolvere.

L’opposizione interpreta le stesse cifre in modo assai diverso. Antti Lindtman, leader dei socialdemocratici, cita un rapporto della Corte dei Conti (VTV): del pacchetto di risparmi da 6,5 miliardi annunciato dal governo, solo 3,5 miliardi hanno effettivamente rafforzato i conti pubblici. Definisce particolarmente inopportune le riduzioni degli assegni per l’abitazione e l’eliminazione della «parte protetta» dell’indennità di disoccupazione (300 euro), proprio nel momento in cui il mercato del lavoro soffre non per mancanza di volontà di lavorare, ma per scarsa domanda di occupazione.

Queste misure creano, a suo avviso, delle «trappole del welfare» che scoraggiano il passaggio a un impiego part-time, poiché diverse prestazioni vengono tagliate contemporaneamente. Su questi effetti cumulativi aveva già messo in guardia il rapporto VTV del 2025. Quanto alla riduzione dell’imposta sulle società dal 20% al 18% entro il 2027 – che costerà allo Stato circa 800 milioni di euro l’anno – Lindtman la considera una scelta che indebolisce le finanze pubbliche senza alcuna prova di un concreto beneficio per la crescita.

Imatra: la frattura vista dal territorio

Le conseguenze più tangibili della frontiera chiusa si registrano in Carelia meridionale. Secondo le autorità locali, la regione perde circa un milione di euro al giorno di fatturato, un tempo generato dai turisti russi. Nella cittadina di Imatra, dove i visitatori russi rappresentavano fino al 90% delle entrate turistiche, la disoccupazione ha raggiunto il 15%, ben al di sopra della media nazionale. Numerose vetrine del centro sono desolatamente vuote. La direttrice del marketing comunale è netta: «L’era dei soldi facili è finita, lasciando in eredità un’infrastruttura turistica sovradimensionata che oggi nessuno più utilizza».

Nel vicino comune di Virolahti, che ha perso il principale valico di Vaalimaa, l’esodo di popolazione e imprese sta mettendo a rischio persino il finanziamento dei servizi pubblici essenziali. Dall’aprile dell’anno scorso, nelle regioni orientali e settentrionali hanno chiuso i battenti oltre 315 aziende.

Lindtman accusa lo Stato di non aver offerto un sostegno proporzionato allo shock subito e propone un pacchetto di sette misure: dagli investimenti diretti (75 milioni di euro) agli incentivi per la transizione verde, fino allo sviluppo dell’energia eolica, delle infrastrutture di trasporto e del turismo nella zona del lago Saimaa. L’elemento centrale del programma socialdemocratico è la creazione, a livello UE, di uno strumento specifico di sostegno per le regioni colpite dall’aggressione russa, sul modello del fondo post-Brexit. I socialdemocratici partono dal presupposto realistico che una normalizzazione dei rapporti con Mosca, e con essa il ritorno al vecchio modello economico di frontiera, sia esclusa nel medio termine finché continuerà la guerra in Ucraina.

Un bivio per il prossimo governo

Governo e opposizione divergono sulle responsabilità dell’attuale situazione finanziaria ed economica regionale, ma concordano sulla diagnosi: la Finlandia non sta andando verso un collasso improvviso, bensì verso un lungo periodo di crescita debole e di servizi sociali costosi, che alcuni economisti finlandesi definiscono già «stabilità impoverita».

La decisione del 4 giugno di prorogare la chiusura della frontiera ha tolto l’ultimo elemento di incertezza dal quadro. La domanda non è più se la Finlandia tornerà al vecchio modello di vicinato con la Russia, ma a quale prezzo e a spese di chi avverrà la transizione verso il nuovo. Una risposta che, come ammettono entrambe le parti, toccherà dare al prossimo governo.

Foto Wikimedia

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