XIX Congresso Uil. Le pensioni? Vietato parlarne!
Al congresso della Uil di Padova si è parlato di intelligenza artificiale, di sicurezza sul lavoro, di caporalato, di salari, di contrattazione, di fisco, di rappresentanza sindacale e perfino di un robot umanoide salito sul palco a dare il benvenuto alla presidente del Consiglio. Temi importanti, tutti. Ma proprio per questo colpisce ancora di più l'assenza del tema che riguarda milioni di lavoratori e pensionati: la riforma delle pensioni.
È stato il grande convitato di pietra di un congresso nel quale, paradossalmente, sedevano uno di fronte all'altra la premier Giorgia Meloni e il segretario generale della Uil Pierpaolo Bombardieri. Nessuno dei due ha pronunciato una sola parola sulla materia che, fino a pochi anni fa, rappresentava uno dei principali cavalli di battaglia del centrodestra e una delle rivendicazioni storiche del sindacato.
Eppure basterebbe tornare con la memoria alle campagne elettorali per ricordare le promesse. Giorgia Meloni e Matteo Salvini avevano indicato il superamento della legge Fornero come uno degli obiettivi qualificanti di un futuro governo di centrodestra. La riforma del 2011 veniva descritta come ingiusta, penalizzante, simbolo di un sistema che costringeva gli italiani a lavorare troppo a lungo.
Sono passati quattro anni di governo e il bilancio è sotto gli occhi di tutti. La legge Fornero non solo non è stata superata, ma è stata sostanzialmente consolidata. Anzi, l'adeguamento automatico all'aspettativa di vita porterà, dal 2029, l'età per la pensione di vecchiaia a 67 anni e 6 mesi. Altro che abolizione: l'asticella viene ulteriormente alzata.
È difficile immaginare un contrasto più netto tra gli slogan di ieri e la realtà di oggi. Le deroghe sperimentate in questi anni – da Quota 103 ad Ape Sociale fino a Opzione Donna, peraltro progressivamente restringendone la platea – non hanno mai costituito una vera riforma strutturale. Hanno rappresentato soltanto correttivi temporanei, mentre l'impianto della Fornero è rimasto saldamente al suo posto.
Ma se il silenzio del governo può essere letto come il tentativo di evitare un tema sul quale le promesse sono rimaste lettera morta, sorprende non meno quello della Uil e di tutto il sindacato confederale. Un sindacato che da sempre rivendica maggiore flessibilità in uscita, la tutela dei lavori gravosi, il riconoscimento della discontinuità lavorativa e una pensione dignitosa per i giovani avrebbe potuto cogliere l'occasione per chiedere conto all'esecutivo degli impegni assunti. Invece nulla.
Così il congresso si è trasformato in una lunga discussione sul futuro del lavoro senza affrontare una domanda fondamentale: quando e a quali condizioni quel lavoro finirà. Si è parlato dell'intelligenza artificiale che cambierà le professioni, della necessità di garantire salari più equi, della sicurezza nei luoghi di lavoro, della lotta al caporalato. Tutte questioni centrali. Ma il diritto a una pensione sostenibile e accessibile resta parte integrante del patto sociale.
L'impressione è che sul dossier pensioni sia calata una sorta di tregua non dichiarata. Il governo evita un terreno politicamente scivoloso perché dovrebbe spiegare perché la promessa di superare la Fornero è rimasta incompiuta. Il sindacato, almeno in questa occasione, preferisce concentrarsi su altri capitoli del confronto con Palazzo Chigi, rivendicando i risultati ottenuti sul salario dignitoso e sulla detassazione degli aumenti contrattuali.
Resta però un dato politico difficilmente contestabile: il tema che più di ogni altro aveva infiammato il dibattito negli anni dell'opposizione è scomparso dall'agenda proprio nel momento in cui il centrodestra governa il Paese. E il fatto che ciò sia avvenuto senza che neppure il congresso di una grande organizzazione sindacale trovasse il tempo di affrontarlo rappresenta forse la notizia più significativa di tutte.
Per milioni di lavoratori la pensione non è un argomento del passato, ma la misura concreta del proprio futuro. Ignorarlo non lo rende meno urgente. Lo rende soltanto più scomodo.
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