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Europa delle Regioni: il cittadino conta ancora meno e le multinazionali ancora di più

E', come molte delle questioni politiche, in realtà "cosa vecchia", ma non d'annata. Il problema si era riproposto, nella storia recente, con gli Stati Uniti d'America. Ebbene, i padri costituenti non scelsero - a ragion veduta - una federazione di contee, bensì una federazione di Stati costituiti da contee. Del resto l'esempio della "vecchia" Europa dalla quale essi provenivano era deleterio e fin troppo evidente la realtà politica e socio economica dei tanti staterelli in cui l'Europa centrale e l'Italia erano suddivisi. Le baronie che rendevano, di fatto, impossibile qualsiasi sviluppo economico e sociale degno di questo nome, e che peraltro imperversavano anche in quelle grandi realtà statali, quali erano la Francia e la Spagna, ove del resto, come anche in Inghilterra, le rivendicazioni regionaliste non erano affatto assenti fino ai nostri giorni, basti guardare ancora oggi - sic! - ai baschi, ai corsi, a scozzesi ed irlandesi.

Sono affiancati da Bavaresi, Schwaben, etc. e dai vari leghisti del Nord e del Sud nel ns Paese. Si tratta di un progetto storicamente fallito, sostenuto nella maggioranza dei casi da nostalgici di un ordine socio economico, ma ancor prima legislativo e giuridico politico quale quello sancito da Statuti ancor più retrogradi di quello Albertino. E' un progetto fallito anche nella realtà contemporanea, come dimostrano i bilanci fallimentari ad es. nel nostro Paese proprio di quelle Regioni dotate di particolare autonomia e le quali sono connotate da bilanci che hanno deficit superiori a quelli del 50% delle Regioni a Statuto ordinario messe insieme, prova più che palese della propria incapacità gestionale e della impossibilità di un "sistema" europeo a connotazione regionale.

Lo avevano già ben capito Washington, Adams, Jefferson, Hamilton e Franklin, correva l'anno 1789, lo stesso della grande rivoluzione repubblicana, quella francese. Dunque: una Camera con rappresentanti eletti dal popolo ed un Senato in cui sono rappresentati gli Stati, non - si badi - le contee. Il potere al popolo, ai cittadini di uno Stato in una federazione di Stati e ciò proprio per ridurre il potere delle baronie che intanto avevano assunto nuovi volti, per ridurre il potere delle compagnie di commercio che, già all'epoca, andavano assumendo connotazione sovranazionale. E' un concetto che ritroviamo nel recentissimo e superlativo "Impero" di Antonio Negri (oltre 500.000 copie) ove si sostiene che proprio per questo l'"Impero" vuole il potere regionale, l'iperlocalismo, la realtà che più facilmente gli consente il potere.

Lo aveva già visto l'osservatore politico attento ed acutissimo che è stato Pier Paolo Pasolini in "Petrolio", proprio a proposito delle multinazionali e delle politiche di queste, in ispecie quella di Eugenio Cefis. E' del resto la chiave dell'assassinio di Enrico Mattei, la vecchia concezione dell'ENI, una multinazionale dello Stato ed a suo servizio, in una politica di indipendenza energetica, contro quella nuova, quella di tutte le multinazionali, la concezione di Cefis: "noi non siamo statali, nazionali, siamo sovranazionali". Ma proprio lo Stato ed ancor più la federazione di Stati, sono il maggior impiccio per le multinazionali, sono ciò che bisogna circuire ed il modo migliore è lo spezzettamento in tante piccole e microrealtà più "addomesticabili". A discapito dei Paesi, dei Popoli, dei cittadini.

Lo osserva bene di nuovo Antonio Negri che nota come la nuova realtà umana sia quella della moltitudine. Anche Pasolini, sempre in "Petrolio", sebbene con formulazione meno efficace l'aveva già intravisto. Ma - e questo lo aveva già fatto notare Freud - la moltitudine, la massa, è quella in cui l'uomo perde sinanco la propria identità psichica. Ciò che più stupisce, infine, è come ancora oggi - ed è passato qualche secolo - chi come "Occupy", "Viola People", "Peace" etc. sostiene ciò che sostennero uomini come Washington, Adams, Jefferson, Hamilton e Franklin, sia visto spesso come una specie di eversivo e di cospiratore. Si tratta, oggi di nuovo, di lottare per la riconquista delle stesse cose di allora.

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