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 Home page > Tribuna Libera > Essere o apparire, quando l’informazione diventa faziosa

Essere o apparire, quando l’informazione diventa faziosa

Fare informazione implica una buona dose di "serietà" di imparzialità, il fine di un buon giornalista dovrebbe essere quello di divulgare, in modo autentico, le notizie a sua disposizone. Spesso però l' informazione viene pilotata su un unico binario, un complotto ben pagato che si erge a portavoce di una propaganda politica falsa e lesiva per gli equilibri di una comunità. 

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Il giornalismo appunto, una di quelle professioni che hanno tanta influenza sulla società, "è proprio la penna del cronista a scrivere la prima bozza della storia”. Una riflessione che dovrebbe farci consapevoli dell' importanza che essa ha nel contesto quotidiano. Un buon giornalista dovrebbe amare la verità, vivere con professionalità, e rispettare la dignità umana. Proprio su quest' ultimo aspetto i giornalisti dovrebbero porsi delle domande sulla qualità della loro relazione con la realtà, con i fatti, con la storia, con le notizie…

Con quali occhi si guarda? Si hanno orecchie abbastanza allenate per ascoltare? Dall’altra parte c’è il pubblico, fatto di lettori o spettatori con i quali una relazione di fiducia è fondamentale. Bisogna essere credibili per essere creduti. E se “non è sempre facile arrivare alla verità”, tanto più oggi che la fabbrica delle notizie non conosce sosta e l’informazione è ininterrotta per 24 su 24, tendere ad avvicinarsi alla verità con onestà è un dovere imprescindibile per giornalisti chiamati sempre di più a “discernere tra le sfumature di grigio degli avvenimenti che si è chiamati a raccontare”.

Non sottomettere la propria professione alle logiche degli interessi di parte, siano essi economici o politici”, dovrebbe essere la vera identità di un giornalista ma in tanti casi non lo è, e questo è purtroppo un vulnus anche per la nostra democrazia. Costruire la cittadinanza e servire la democrazia nel rispetto della dignità umana fa parte delle urgenze, oggi, per la nostra società . I giornalisti hanno tra le mani gli strumenti potenti della voce e della parola, che possono ferire o uccidere, o al contrario sanare e consolare. A volte lo sanno, e usano questi strumenti, nel bene o nel male, in maniera consapevole. A volte sembrano ignorarlo, e su questo bisognerebbe forse porsi delle domande. La vita di una persona ingiustamente diffamata “può essere distrutta per sempre”, e se la critica è non solo “legittima”, ma anche “necessaria, così come la denuncia del male”, il rispetto dell’altro, della sua vita, dei suoi affetti, non può essere un optional e neanche può essere regolamentato da un codice deontologico

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