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Egitto, otto giorni dopo l’ordine di scarcerazione Amal Fathy non è ancora libera

Ieri un tribunale del Cairo ha disposto altri 45 giorni di indagine nei confronti di Amal Fathy, moglie di Mohamed Lotfy (con lei nella foto), direttore della Commissione egiziana per i diritti e le libertà, l’organizzazione per i diritti umani che fornisce consulenza legale alla famiglia Regeni e che per questo ha subito intimidazioni e arresti di suoi esponenti.

Amal Fathy deve rispondere di accuse gravissime quanto pretestuose: “adesione a un gruppo terrorista”, “diffusione di notizie false e dicerie per danneggiare la sicurezza pubblica e gli interessi nazionali” e “uso di Internet per istigare a compiere atti di terrorismo”.

La moglie di Lotfy è stata arrestata la notte tra il 10 e l’11 maggio insieme al marito e al loro figlio di tre anni, poi rilasciati.

Dopo oltre sette mesi di carcere preventivo, avrebbe dovuto tornare in libertà il 18 dicembre. Così almeno aveva stabilito un tribunale. Otto giorni dopo, è ancora detenuta: uscita dal carcere sì, ma in custodia di polizia (se in giornata arriveranno buone notizie, aggiorneremo questo post).

Le condizioni per la scarcerazione prevedono che Amal Fathy debba presentarsi una volta alla settimana presso una stazione di polizia e non possa lasciare la sua abitazione se non, appunto, per recarsi alla polizia o per visite mediche.

Sabato 30 è previsto l’esito dell’appello contro la condanna a due anni di carcereemessa a fine settembre per aver denunciato, in un video pubblicato su Facebook, le molestie sessuali da lei subite e aver criticato il governo per il mancato contrasto alla violenza di genere.

Il verdetto di primo grado aveva anche previsto una multa e una cauzione per sospendere la pena: entrambe pagate.

Tuttavia, anche se venisse assolta, Amal Fathy resterebbe ancora sottoposta alle condizioni del rilascio disposte nell’altra inchiesta: di fatto, arresti domiciliari.

Tutto questo è inaccettabile: per Amnesty International Amal Fathy è una prigioniera di coscienza, che non avrebbe dovuto essere privata della sua libertà neanche per un minuto.

 
 
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