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 Home page > Tempo Libero > Musica e Spettacoli > Edoardo Bennato in Piazza San Marco

Edoardo Bennato in Piazza San Marco

E’ partito da Venezia Quando sarò grande, il nuovo Tour del cantautore napoletano

Ha sconfitto anche la pioggia, che aveva causato l’interruzione del concerto, ritornando sul palco dopo mezz’ora, Edoardo Bennato. E da lì è partita una sorta di Jam Session, in cui sono emerse le sonorità delle chitarre di Giuseppe Scarpato e Gennaro Porcelli.

Ma andiamo per ordine.

L’inizio spetta al Quartetto d’archi Flegreo, ossia Simona Sorrentino, primo violino ; Angela Cirillo, secondo violino ; Luigi Tufano, viola ; Marco Pescosolido, violoncello. Eseguono un breve estratto di citazioni vivaldiane, con energia e verve, che prelude all’ingresso di Bennato assieme alla sua 12 corde e insieme iniziano la scaletta : Dotti, medici e sapienti ; In fila per tre ; Fantasia, “l’ingrediente più importante nella musica e non solo”. Entra un primo chitarrista, con lo strumento acustico e un musicista, forse il futuro batterista, al Cajon, arricchendo l’arrangiamento.

Bennato, come al solito, collega la musica al suo pensiero. E così in A cosa serve la guerra risponde “a vincere la gara dell’inutilità”. Comincia a soffiare nella fedele armonica a tracolla e prosegue con L’isola che non c’è.

Dedicata alla femminilità e al tema del rispetto per le donne, rese schiave dal potere violento del maschio, è La Fata. Nemmeno il tempo di riflettere sul testo e già parte Cantautore, in cui entra l’altro importante strumento dell’artista di strada, oltre al kazoo, un tamburello a sonagli che Edoardo si era costruito nel periodo londinese. Ha una pelle sintetica e viene percosso con un pedale di batteria alle spalle dell’artista, che usa, per far questo, il tallone.

Il set prosegue con un consiglio, “Coltivate i vostri dubbi, anziché coltivare le vostre certezze” prima di iniziare Abbi dubbi, uno scatenato Rock & Roll, “One Man Band”, in cui fa capolino il Kazoo, mentre la tensione sale.

E’ il momento di una medley, Sono solo canzonette/Il gatto e la volpe, alla fine della quale entrano i componenti della BeBand : oltre ai sopra citati chitarristi, ci sono Raffaele Lopez, alle tastiere ; Arduino Lopez, al basso elettrico ; Roberto Perrone, alla batteria.

Si prosegue con La torre di Babele, fortemente elettroRock, in cui l’autore si scaglia contro i padroni della terra, legata a Mangiafuoco. Forse il concerto si sta scaldando troppo, al punto da stimolare l’intervento delle nuvole : inizia un acquazzone. Tranne una fila di persone, che rimane seduta al suo posto con gli ombrelli aperti, tutti gli altri si riparano sotto le procuratie della piazza. Girano notizie contrastanti : si riprenderà? Si finisce qui ?

Per fortuna, dopo una mezz’ora si riparte con Quando sarai grande, inserito nell’ LP “Burattino senza fili” (1977), nel quale il bambino, attraverso l’imitazione di ciò che fanno i suoi simili, dovrebbe capire come si deve vivere.

La seconda parte è caratterizzata dal trionfo del blues, attraverso brani dilatati che ricordano le Jam che i gruppi Rock e BluesRock davano vita negli anni ‘60 e ‘70. La scintilla scatta con A Napoli 55 è ‘a musica, introdotta dal leader che ha rivelato di essere nato a Bagnoli, periferia di Napoli, dove c’era l’Italsider, in viale campi Flegrei n°55 e a Napoli, 55, nella smorfia, significa ‘a musica. Lunghi assolo, apprezzatissimi, rispettivamente, nell’ordine di Germano Porcelli (1981) e Gennaro Scarpato (1973), con citazioni, salvo errori, dai Pink Floyd (The Wall) e Santana (Black magic Woman).

La gente è ormai tutta sotto il palco, pronta a ballare e vuole scatenarsi. Prima però Bennato esegue Cuba, una ballata in omaggio a un Paese in cui si esibì per Fidel Castro.

Subito dopo il cantautore torna ad animare la platea con Il Rock di Capitan Uncino, che dovrebbe concludere la kermesse. Ma l’artista è generoso e, ad ottant’anni non dimostrati, evidentemente attento alla forma fisica e cerebrale, esegue quattro bis, uno più carico e stimolante dell’altro : Un giorno credi ; Asia ; Una settimana… un giorno, mentre affida il gran finale al Reggae di Nisida.

Un concerto godibile che ha messo insieme con giudizio gli archi della classica con le chitarre del Rock, attraverso una serie di ottimi arrangiamenti.

Dopo il successo di Patti Smith l’estate scorsa, il Festival della Bellezza ha concluso felicemente il miniciclo di concerti in Piazza San Marco.

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