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E’ giunto il tempo di comprare azioni in borsa?

Nelle discussioni attuali dei Contrarian Investors il tema dell’investimento in borsa con i venti di crisi è il tema ricorrente... leggiamo quotidianamente dozzine di strategie e consigli ma per evitare di fare errori è meglio fare qualche riflessione.

Supponiamo di essere degli investitori di lungo periodo, dopo aver visto il mercato collassare nella paura e nel panico nel corso delle ultime settimane è ora possibile chiedersi se sia giunto il momento di acquistare azioni per il loro valore a lungo termine.

Non c’è dubbio che in un periodo come questo, dominato dalla volatilità e dalla paura, sulla piazza vengano vendute indistintamente le azioni sia di aziende in salute sia di aziende che non producono reddito e che navigano in cattive acque. 

Se anche fossimo nel bel mezzo di una depressione, però, è abbastanza evidente che non tutte le aziende verranno colpite allo stesso modo dalla congiuntura economica sfavorevole...e molte di quelle che beneficeranno di questo scenario saranno sottovalutate in Borsa: ecco, il target d’acquisto è proprio costituito da queste azioni, chissà cosa sta comprando Warren Buffett...!


La risposta alla domanda "Investire o non Investire in Borsa?" dipende però dalle proprie condizioni di portafoglio, dal rapporto personale di indebitamento attuale e quindi ognuno di noi risponderà in maniera diversa...le mie riflessioni di oggi non vogliono essere né una consulenza finanziaria (non è il mio mestiere....) né un invito al risparmio in alcuna forma ma solo una speculazione filosofica sull’argomento prendendo spunto dagli articoli di Contrarian Investors’ Journal (CIJ).

Tipicamente gli economisti in funzione della velocità (decrescente) della ripresa economica che segue la recessione parlano di andamento a V, oppure ad U, oppure ad L (V-shape, U-shape, L-Shape): la recessione cosiddetta "L-Shape" è quella più drammatica perchè la ripresa tarda a venire ed è quella sofferta dal Giappone sin dagli anni ’90.

Prendiamo il caso di un alto rapporto di indebitamento personale, allora se la recessione è di tipo "V-shape" l’economia si riprenderà velocemente e quindi si trarranno presto enormi guadagni dai crescenti corsi di Borsa, se la recessione è di tipo "U-shape" allora si subiranno perdite per un periodo abbastanza prolungato ma poi si recupererà ed alla fine arriveranno i guadagni; lo scenario "L-shape" invece è drammatico per chi ha un alto rapporto di indebitamento personale, perderà i risparmi di una vita, inevitabilmente fallirà diventando indigente (è il caso degli americani che utilizzano l’ipoteca sulla casa per ottenere liquidità da investire in borsa...ma anche il caso di chi ha un mutuo ipotecario e utilizza la liquidità dello stipendio per giocare in borsa!). Supponiamo, invece, di avere la casa di proprietà di non avere prestiti in corso ed una buona disponibilità di liquidità insomma di essere nelle condizioni di rapporto di indebitamento personale unitario il primo scenario (V shape) ci lascerà indifferenti, in valore assoluto avremo perso un’occasione dal non essere indebitati rispetto al primo tipo di investitore che invece guadagnerà tanto: non guadagneremo (e non perderemo) un euro. Il secondo scenario (U shape) ci vedrà, rispetto al primo investitore, star meglio durante il periodo di recessione ed accumulare un vantaggio che verrà pareggiato dalla leva finanziaria durante la ripresa. Nella recessione L-shape questo tipo di profilo naviga a gonfie vele mentre l’investitore indebitato sta soccombendo. E’ chiaro allora perchè in questo momento la maggiorparte degli investitori stia riducendo, attraverso le vendite, il proprio rapporto di indebitamento (de-leveraging)...semplicemente opera una riduzione del rischio!


I "Contrarian Investors" che partono molto liquidi da un basso profilo di rischio aumenteranno in questo periodo, in maniera ponderata e controllata, i propri rischi in Borsa investendo in azioni.

Utilizzando la terminologia inglese, per la selezione di titoli per il proprio portafoglio (stock-picking) CIJ individua due tipi di strategie: l’approccio top-down e l’approccio bottom-up. L’approccio top-down parte dallo studio dalle grandi questioni macroeconomiche per poi focalizzare l’attenzione su quelle singole imprese che in qualche modo possono trarre beneficio da questi temi. Ad esempio, se si pensa all’energia ed alla inevitabile crescita di lungo periodo dei prezzi nell’attuale scenario, l’investitore si chiederà come beneficiarne: investire in aziende dell’oil oppure puntare su quelle che stanno sviluppando processi basati su fonti alternative? Psicologicamente è l’atteggiamento più diffuso ed il motivo risiede nel fatto che si rappresentano i temi macroeconomici attraverso dei racconti a prima vista facilmente comprensibili: è proprio questa la debolezza del modello, probabilità di incappare in trappole mentali nonchè comprensione superficiale del racconto...
L’approccio dal basso verso l’alto (bottom-up), invece, prevede l’investimento in aziende che hanno una loro specificità e fattori chiave di successo difficilmente replicabili così l’investitore non terrà conto del quadro macroeconomico, del ciclo economico, e il suo sentiment non sarà né rialzista né ribassista avrà invece una visione sul mercato abbastanza neutrale; il punto debole di questa strategia è sottostimare gli effetti di una recessione prolungata sulla capacità di generare reddito di un’azienda e quindi in definitiva non valutare correttamente il suo valore.

Ogni investitore sa che la regola numero uno prima di investire i propri soldi in una azienda è quella di stimarne con un certo grado di accuratezza i guadagni: un’impresa genera profitto se ha alti margini, se genera elevati volumi di beni (servizi)...idealmente investo in un’azienda con alti margini ed elevati volumi di vendita ma devo sicuramente scartare quelle che non hanno né un robusto margine né elevati volumi di vendita! Eviterò di investire in business con fondamentali economici scarsi preferendo i business con vantaggi competitivi durevoli; CIJ cita efficacemente il libro "The New Buffettology": "...durable competitive advantage typically sells a brand-name product or service that holds a privileged position in the stream of commerce that allows it to price its product or service as if it faces little or not competition, creating a kind of monopoly. If you want this particular product or service, you have to purchase it from one company and on one else. This gives the company the freedom to raise prices and produce higher earnings. These companies also have the greatest potential for long-term economic growth. They have fewer ups and downs and they posses the wherewithal to weather the storms that a short sighted market will overreact to."
Dal punto di vista della strategia possiamo suddividere le aziende in tre grandi gruppi (aziende che perseguono l’ "operational excellence", aziende che perseguono la "product leadership" e aziende che perseguono la "customer intimacy"). Le imprese con vantaggi competitivi durevoli sono, a mio avviso, più facilmente individuabili fra quelle che perseguono la strategia della "customer intimacy". Un’azienda con "vantaggi competitivi durevoli" avrà maggiore probabilità di elevati margini e volumi di vendita...il possedere un vantaggio competitivo farà si che i clienti le scelgano, entro certi limiti, indipendentemente dal prezzo; il fatto poi che tale vantaggio competitivo sia durevole significa che l’azienda non dovrà spendere energie (e quindi soldi degli azionisti) per mantenerlo nel lungo periodo: CIJ riporta il caso di INTEL (strategia di "Product leadership") che possiede un vantaggio competitivo nel business dei microprocessori ma deve spendere milioni di dollari in ricerca e sviluppo per mantenerlo.

Ricordando ancora Warren Buffet “Io compro solo aziende che un management idiota sarebbe in grado di gestire, perché prima o poi arriverà” rifletto e penso come investire in Borsa non sia poi così semplice come vorrebbero farci credere molti analisti!

 

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