Da adolescente acquistavo libri nella storica libreria Guida
Trovare nei titoli dei giornali ogni mattina il nome della mia città oramai è quasi diventata un’abitudine. Racket, terra dei fuochi, Città della Scienza: non c’è un solo giorno in cui, per un motivo o per un altro, Napoli non compaia tra le righe dei quotidiani.
Anche questa mattina le aspettative non sono state tradite. Durante la mia rassegna stampa mi sono imbattuta in questo articolo: “Port’Alba dice addio alla libreria Guida. Chiusura dopo un secolo di attività”. Per molti, non napoletani, questo titolo vorrà dire poco o niente ma per tanti altri rappresenta un pezzo di storia che se ne va, oltre che un altro evento specchio della crisi e della realtà del nostro Paese.
Probabilmente non sarò l’unica che da adolescente, armata con zaino in spalla, mi muovevo tra i vicoli del centro storico per raggiungere Port’Alba, lì trascorrevo interi pomeriggi tentando di acquistare i libri per il nuovo anno scolastico, rivendendo quelli dell’anno precedente per “abbattere i costi”.
Solo oggi scopro che quella libreria, tappa obbligata almeno una volta ogni anno, era tra le più antiche della mia città, apprestandosi a compiere tra qualche anno ben 100 anni di attività, un traguardo che a quanto pare non taglierà.
La libreria Guida chiude dunque, così come prima di lei hanno fatto, e purtroppo continuano a fare ogni giorno, tante piccole attività.
Da napoletana mi rattrista dire addio ad un altro simbolo della mia città, da italiana sono affranta da un Paese che non riesce a preservare le piccole attività che vengono soffocate dalle spese eccessive e onerose.
Ci sarà una libreria Guida in ogni città d’Italia, ci sarà un luogo di ritrovo, un ricordo che scomparirà. Una famiglia chiuderà i battenti della propria, secolare, attività e a noi, girando per le strade delle nostre città, non resterà che guardare porte chiuse e serrande abbassate.
Foto logo: Jorge Mejía peralta/ Flickr
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