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 Home page > Tribuna Libera > Crisi: dopo anni di rimandi, cosa si può fare adesso?

Crisi: dopo anni di rimandi, cosa si può fare adesso?

Il falso idolo è stato abbattuto, il totem dissacrato. Berlusconi se n’è andato.

Il Paese si è liberato di un ostinato e licenzioso tirannello, ricettacolo di presunzione e narcisismo, furbizia e guasconeria.

Ma messo da parte “servo encomio” e “codardo oltraggio”, ora dobbiamo chiederci: che fare?

Essersi liberati di Berlusconi non significa essersi liberati degli annosi problemi che affliggono il paese. Son tutti là davanti a noi, ancora senza risoluzione e minacciosi per il futuro di tutti, ma soprattutto delle giovani generazioni.

In questi ultimi quarant’anni abbiamo temuto la bancarotta economico-finanziaria nel 1992 e ne uscimmo con una finanziaria di oltre 90.000 miliardi di vecchie lire e duri sacrifici. Ora stiamo rischiando la stessa sorte. Ma son passati vent’anni da allora e i problemi (tranne l’entrata nell’euro) non sono stati risolti, anzi si sono aggravati o incancreniti ed il debito complessivo ha raggiunto livelli non più sostenibili.

E spero che nessun solone politico, per giustificare l’atteggiamento gattopardesco di chi non vuol cambiare nulla, usi l’argomento che le altre nazioni non stanno meglio di noi.

Tale argomento sarebbe becero, autolesionista e stupido, perché il nostro unico problema è salvarci dalla bancarotta, rilanciare il paese e non far paragoni con altri paesi che godono di maggior credito e fiducia da parte di tutti.

Come dimostra la nostra Storia politica e civile, i peggiori nemici del Paese siamo noi stessi. Siamo capaci di far la guerra a noi stessi e di perderla pure – diceva un vecchio umorista.

La realtà non fa sconti a nessuno. Non li ha fatti ai grandi uomini della Storia, non li ha fatti a Berlusconi, che credeva di poter fare i miracoli, non li farà a qualsiasi governo verrà dopo.

Urgono quelle riforme serie e vere, che sono sempre state rimandate. E più passa il tempo più diventano inderogabili ed amare. La demagogia, in specie quella politica, genera danni.

Niente illusioni! Bisognerà ridurre la spesa pubblica, dimezzare i costi della politica, abbassare la pressione fiscale, elevare l’età pensionabile, modificare il mercato del lavoro, recidere i lacci e laccioli che mortificano le forze vive della società civile.

Abbiamo rimandato la modernizzazione della nostra società per 40 anni. L’alternativa è il disastro economico-finanziario. Quello del territorio e dei beni artistici è già in atto.

Speriamo quindi che riesca il nuovo governo a farci riacquistare la fiducia ed il credito perduti.

Auguri, professor Monti!

Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.196) 14 novembre 2011 23:12

    http://www.youtube.com/watch?v=9zK4...

    Sono curioso di vedere quanti minuti passeranno prima che questo commento sparisca.

    Via al cronometro...

    • Di antonio251039 (---.---.---.161) 15 novembre 2011 08:36
      antonio cianci 251039

      Caro ragazzo, ti ho visto in video per quattro minuti e passa. Il tuo discorso è il vaniloquio di un giovane inesperto, che crede di aver capito tutto, di sapere tutto e di poter insegnare tutto a tutti. Beato te!
      Il Grande vecchio, Il grande Fratello, un governo mondiale, i poteri forti Trilateral, Bilderberg, come organizzazioni sorte per asservire tutti gli altri paesi, sono mirabolanti fantasie di menti deboli prive di senso storico e della conoscenza della secolare storia dell’umanità.
      Più semplicemente e responsabilmente dovresti capire che questo disastro in cui stiamo per precipitare lo abbiamo lentamente prodotto noi vivendo al di sopra delle nostre possibilità. Anzi tutti i paesi, anche i più solidi, in questi ultimi 20 anni hanno accumulato debiti, che minacciano di distruggerne il tenore di vita. Non, come tu dici, i Poteri forti che poi non saprebbero che farsene di un mondo asservito e distrutto. Ed infine dietrologia per dietrologia dietro il tuo cervello chi sta?
      Come vedi dietro dime non c’è nessuno. Il tuo commento l’ho ascoltato, non l’ho fatto sparire. Studia figliolo, studia!

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