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 Home page > Tribuna Libera > Ci stanno ingabbiando nel nome della Democrazia

Ci stanno ingabbiando nel nome della Democrazia

L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. È quanto recita l’articolo1 della nostra Costituzione. Innanzitutto: chi ha davvero chiaro il significato del termine “Democrazia”? Si nota una diffusa confusione, ponendo questo tipo di domanda a persone di vario livello culturale.

 

I più illuminati si lanciano subito nella narrazione della democrazia come punto fondamentale delle nazioni civili, e snocciolano i loro ricordi di studenti universitari, con tanto di tipologie tra la democrazia adottata nell’antica Grecia, passando per gli aspetti giuridici.

Si, va bene. E quindi? Tutto ciò non chiarisce cosa debba essere, all’atto pratico, una repubblica democratica.

Ho tentato, nel corso degli anni, di spiegare in varie maniere questo concetto attraverso una moltitudine di articoli pubblicati. Oggi credo di aver trovato la sintesi perfetta: una repubblica realmente a regime democratico, è quella che effettivamente mette in atto gli articoli contenuti nella Costituzione.

Ora, uno dei problemi fondamentali della mancata democrazia in questo paese, nasce dalla poca o nulla conoscenza di un documento fondamentale come è, appunto, la nostra Costituzione.

Quanti possono dire di conoscerla? Pochissimi. Rare persone.

Personalmente, continuo a studiarla da anni, e non solo per motivi professionali: è il manuale di istruzioni della nostra democrazia, è il libro delle regole, del funzionamento del nostro paese e l’organizzazione della vita quotidiana di ognuno di noi. Ovvio, quindi, che sarebbe quantomeno logico considerarne la diffusione e lo studio a macchia d’olio.

Invece niente. Nelle scuole, seppur si studi qualcosa in merito, poco resta memorizzato nei neuroni dei discenti. Peccato. Perché i giovani poi diventano adulti, e non conoscendo nulla di ciò che fa parte della loro esistenza, perché di questo si tratta, che tipo di futuro avranno? Quali saranno le loro aspettative e la loro esistenza, se non sanno nulla di ciò che rappresenta doveri e diritti?

Tornando al tema di questo mio articolo: la schiavitù ha preso il posto, e non da oggi, del regime democratico. A sostenere fortemente questa condizione, è stato proprio il poco interesse nei confronti dello studio della Costituzione Italiana.

Per fare un esempio: articolo 53. Conoscete il suo contenuto? Probabilmente no, ma è un elemento fondamentale per tutti i cittadini.

Ecco qui cosa recita:

Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.

Per ciò che riguarda la capacità contributiva significa, molto semplicemente, che se non hai capacità economica, lo Stato non può chiederti di pagare tasse e imposte esose o comunque non in linea con il contenuto del tuo portafogli.

Cosa accade, nella realtà dei fatti? Che il sistema fiscale nazionale, uno dei più aggressivi contro i contribuenti, non guarda in faccia nessuno.

Le vicende degli ultimi anni, che hanno visto per protagonista Equitalia e la rovina di tanti contribuenti impossibilitati a pagare le enormi richieste fiscali gonfiate da agi e interessi, sono la conferma assoluta.

La situazione è un po’ mitigata negli ultimi tempi, da quando Agenzia delle Entrate Riscossione ha preso il posto dell’ente precedente, ma nel frattempo milioni di famiglie si sono trovate nei guai veri, a causa – spesso e volentieri – persino di errori dell’ente, che andavano comunque pagati. Pena l’esproprio dei beni. In quanti hanno perso la casa in cui vivevano? Molti. In quanti hanno dovuto chiudere i battenti delle loro piccole imprese? Un numero alto e imprecisato.

Cosa c’è di democratico in tutto questo? Assolutamente nulla.

Andiamo avanti. Articolo 35: è quello che parla dell’importanza del lavoro in una repubblica a regime democratico. Ecco cosa recita:

La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme e applicazioni. Cura la formazione e l'elevazione professionale dei lavoratori Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell'interesse generale, e tutela il lavoro italiano all'estero”.

Come tutti ben sappiamo, nulla di questo articolo è democraticamente reale, in special modo nell’ultimo decennio, da quando, pur di salvare il sistema bancario statunitense, fu deciso di far pagare gli enormi errori commessi da chi giocava col denaro e con le azioni, ai cittadini del mondo, chiamando questo giochetto “Crisi economica mondiale” che fa tanto pensare alla penuria di denaro nelle casse del tesoro dei vari governi.

Nulla di più falso. Spiegai le ragioni che hanno portato a questa crisi in questo articolo pubblicato nel 2015: Come le banche hanno sconfitto l’umanità.

Contemporaneamente alla diffusione della crisi economica mondiale, il potere – anche economico – di chi amministra le nazioni e decide la vita di miliardi di persone, è aumentato e continua a crescere. Una piccola riflessione: potere e democrazia, lo dico spesso, formano un ossimoro.

La capacità economica della classe media, in qualsiasi nazione, è stata abbattuta notevolmente e non sembra arrestarsi la china intrapresa. Il lavoro è stato reso un onere da vivere pur di campare, ma male. Oltre la metà di quanto si guadagna è assorbito - in un paese come l’Italia – dalle imposte sul lavoro. Si fatica oltre sei mesi l’anno facendo volontariato.

Non basta, perché ora si inizia a parlare di mini bot. Coloro che ne sostengono l’avvento, parlano di “cartolarizzazione” una pratica utilizzata per trasformare i crediti in liquidità. Non è questo il caso. I mini bot di cui si discute oggi, sono pezzi di carta con sopra scritto un valore nominale. Se provi a darlo in pagamento in un negozio ti ridono dietro.

Per ora parlano di utilizzarli per pagare i crediti delle imprese. Ma anche le imprese: per quale motivo dovrebbero accettare in pagamento, dallo Stato, dei titoli che possono perdere valore, non essere accettati in pagamento, per esempio di tasse e imposte, o essere convertiti in carta straccia per decreto?

Se davvero avverrà questa cosa, un giorno il governo potrebbe persino pensare di pagare gli stipendi con questi foglietti. E se per ora parlano di “opzione di scelta” nessuno garantirà mai che non verrà imposto. 

Abbiamo ancora il sistema fiscale più aggressivo d’Europa. Ci guardano pure dentro le mutande ormai. Non puoi permetterti di tenere qualche risparmio sul conto perché ora scattano anche le verifiche.

Le cose da elencare, per evidenziare come il termine Democrazia sia solo un termine, sono tante. Ma in chiusura ne citerò un’altra: la carta d’identità digitale, che a livello europeo, è realtà. Bella cosa, direte.

Mica tanto: dovremo apporre due impronte digitali. Delle nostre dita. Come i delinquenti.

È per la sicurezza. Dicono. Non raccontiamo balle. Se è pur vero che chi non ha nulla da temere non deve aver problemi a concedere i propri dati biometrici, con questa trovata nulla che faccia parte della nostra vita sarà coperta da privacy. Uno dei fondamenti di una vera democrazia: la privacy dei cittadini. Non è cedendo la libertà personale che si garantisce la sicurezza, bensì realizzando un sistema sociale che non diventi il primo nemico della popolazione.

Pensiamoci bene, quando parliamo di Democrazia, o quando ascoltiamo parlare di Democrazia. Ci hanno ingabbiati totalmente. Potevamo fare molto. Non è stato fatto niente.

Foto: dati.camera.it/Wikipedia

Questo articolo è stato pubblicato qui

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