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Chat, tweet, sms: noi, atleti della parola

Chat, Msn, sms ed, ancora più attuali nonché in odore di incenso, tweet.

Breve è bello, verrebbe da commentare; i confronti diventano inevitabili. Paragoni tra generazioni in un’Italia che ha visto già sorgere e tramontare leader politici con tanto di trucco e parrucco.

Chat, Msn, sms ed, ancora più attuali nonché in odore di incenso, tweet.

Breve è bello, verrebbe da commentare; i confronti diventano inevitabili. Paragoni tra generazioni in un’Italia che ha visto già sorgere e tramontare leader politici con tanto di trucco e parrucco.

Fedeli nei secoli le aule di tribunale dove gli effluvi di parole non son mitigati e i discorsi rimangono ben argomentati e prolissi quanto gli asserti del dottor Azzeccagarbugli.

I confronti in ambito di comunicazione vanno da sé e con chi, al massimo, si esprimeva negli anni ’70 con icastiche scritte sui muri.

“Carissimo Beppe, ho diciassette anni e frequento la IV classe del liceo scientifico. Mi meraviglio sempre nel constatare quanto poco spazio abbia la lettura nella vita della maggior parte dei miei coetanei. Mi meraviglia e mi allarma ancor di più il fatto che mai un professore, al liceo, abbia inserito nella programmazione della mia classe la lettura di un libro. Ora, sono io paranoica o il fatto che i ragazzi non leggano praticamente più è preoccupante? Cosa ne pensa lei? La sua generazione leggeva?”.

Domande sacrosante e premessa di una risposta equilibrata, tutto in una lettera indirizzata a Beppe Severgnini sulle colonne d’ “Sette” inserto de “Il Corriere” in dì 4 gennaio; come a dire “chi ben comincia..l’anno”.

E il confronto tra generazioni viene sublimato da metafore sportive, atletiche per meglio dire.

“Voi sapete correre i 100 metri e dovete trovare il fiato per i 10.000; noi teniamo sui 10.000, ma dobbiamo imparare lo scatto per i 100 metri. Chi sa correre sulle due distanze è un atleta mentale, pronto a tutte le prove”.

Un po’ funambolesca la risposta condensata in poche righe, risposta che sarebbe piaciuta a De Saussure giammai padre della linguistica, ma oggetto di una rivoluzione copernicana con il ginevrino che gli regalò una configurazione scientifica nell’ambito delle scienze umane e sociali.

E se “la lingua è costituita dal codice di regole e di strutture grammaticali che ogni individuo assimila dalla comunità storica in cui vive, senza poterle alterare”, le “parole” si attrezzano quale momento individuale, mutevole nonché creativo del linguaggio. È insomma il modo tramite il quale il soggetto parlante “utilizza il codice della lingua in vista dell’espressione del proprio pensiero personale.

Il trait d'union con la lettura è dogma di fede.

“La mia generazione leggeva e, in molti casi, legge. […] Estrarre la sostanza da un lungo testo, o il succo emotivo di un romanzo, è un’operazione di sintesi; e la sintesi è la chiave di comprensione del mondo. La tua generazione spesso diffida di questa lettura lunga; mentre è formidabile con la lettura breve (sms, twitter, facebook, what’s app, chat eccetera). Molti miei coetanei deridono o minimizzano questa vostra abilità; e sbagliano”.

Salomonica risposta che plaude agli uni e agli altri, dosata.

Severgnini, di rara sintesi ed apertura mentale, si dimostra ancora una volta capace di resistere alle sirene della parola. Quasi alla stregua di un moderno Ulisse scarta la becera retorica, quella che indossa l’oversize della comunicazione e se ne vanta.

Cogliere la trasformazione in fieri o in atto e leggerla senza strapparsi le vesti, prendendo le distanze; lo scopo è la disamina come lo scienziato davanti al microscopio, per poi innestarla nel quotidiano. 

Immagine via Mashable

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