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Caso Moro, caso Falcone: ma quanti nuovi (tardivi) testimoni

Da qualche tempo, si sta infittendo il fenomeno di testi che riferiscono “novità” sul caso Moro (sul quale sono spuntati gli artificieri che affermavano essere presente Cossiga in via Fani ben prima della telefonata di Moretti; poi la guardia di Finanza che ha sostenuto che i servizi sapevano della prigione di Moro già da aprile ecc.) e, più recentemente sulla strage di Capaci i cui mandanti sarebbero stati Craxi ed Andreotti. Quale credibilità possiamo dare a questi testi? Forse conviene astrarre da singoli casi per fare una riflessione generale di metodo.

Il testimone tardivo è quello che si presenta spontaneamente - o che viene individuato dalla polizia giudiziaria - fuori tempo massimo, cioè quando il processo di sia già concluso e da parecchi anni. Si tratta del teste più difficile da valutare per qualsiasi tipo di inchiesta penale. In primo luogo per ragioni di ordine strettamente giuridico: se il processo si è concluso, le sue eventuali dichiarazioni possono dar luogo ad una nuova inchiesta solo a condizione di indicare nuovi possibili imputati o, quantomeno, nuove piste investigative rispetto al giudicato penale formato.

Questo perché, se gli imputati del processo precedente sono stati condannati, la sua deposizione non aggiunge nulla a quanto già stabilito dalla sentenza, se sono stati assolti non sono più processabili. Tuttavia, le rivelazioni del teste tardivo possono essere funzionali ad inchieste di tipo storico o giornalistico, ma questo aggiunge più problemi di quanti non ne risolva. Infatti, in sede giudiziaria, il teste risponde penalmente delle sue affermazioni ed anche delle sue eventuali reticenze, non può rifiutarsi di rispondere alle domande postegli ecc. Nel caso di inchieste extragiudiziali il teste tardivo al massimo può incorrere in una querela per calunnia - se ve ne sono gli estremi - ma non è obbligato a rispondere a nessuna domanda e non incorre nel ben più pesante reato di testimonianza falsa o reticente e questo ridimensiona il valore delle sue affermazioni. È bene chiarirlo perché spesso si tende a mettere sullo stesso piano le affermazioni di un teste sentito fuori da un giudizio e quelle contenute nelle carte processuali.

Naturalmente può darsi che un teste mai sentito dall’Autorità giudiziaria sia più veritiero e credibile di un altro che abbia deposto in dibattimento, ma, in linea di massima, si immagina che chi sia ascoltato sotto vincolo di giuramento sia più credibile di chi lo faccia in sede extra giudiziale. Questo non vuol dire che, in sede di ricostruzione storica, non si debba tener conto di quanto dica un teste extra dibattimentale, quando le sue affermazioni contrastino con quelle raccolte in sede processuale, semplicemente si rende necessaria un’attività di riscontro particolarmente accurata.

Anche perché il teste tardivo suscita per definizione scetticismo. La prima domanda che, inevitabilmente, egli si sentirà porre sarà: “Perché solo ora?”. Il teste può aver avuto molti buoni motivi per non aver parlato prima, ad esempio la paura (la ragione più comune e probabile), oppure il non volere compromettere altre persone che, magari, nel frattempo sono decedute o il cui eventuale reato sia caduto in prescrizione, oppure ragioni politiche (non voler avvantaggiare un determinato partito o non danneggiarne un altro), ecc. E, come è logico, ci sono motivi più credibili - come quelli appena indicati - ed altri meno credibili come, ad esempio “non avevo capito l’importanza di quello che avevo visto”, oppure “pensavo fosse una circostanza nota”. Una spiegazione di questo tipo potrebbe avere una sua relativa credibilità nel caso di processi di scarsa eco mediatica, ma in “casi celebri” che, hanno ricevuto una forte attenzione di giornali e televisioni, questa spiegazione convince assai poco. In ogni caso, l’onere di dimostrare la propria buona fede ricade sul dichiarante che, in qualche modo, deve giustificare il suo lungo silenzio. Il dubbio di essere di fronte ad un mitomane o un depistatore è lecito. Come anche quello di un teste, pure genuino, ma che amplifichi i suoi ricordi oltre quello che effettivamente sa.

E questo anche perché le sue successive dichiarazioni saranno tanto più difficilmente riscontrabili quanto più lontana sarà l’epoca dei fatti: a distanza di 15 o 20 anni, dove trovare un altro testimone che confermi, pure marginalmente, la deposizione tardiva? E dove trovare il particolare oggetto descritto e che chissà dove è finito? Ma è anche vero che è parimenti difficile trovare smentite per le stesse ragioni.

Questo, ovviamente, lascia le dichiarazioni tardive in un limbo nel quale non le si può dichiarare false ma neppure vere.

A complicare le cose c’è anche l’inevitabile offesa alla memoria recata dal tempo. Anzi, un teste che, a distanza di venti anni, ricordi con grande precisione troppi particolari, magari di poco conto, induce ad ulteriore scetticismo. Una quindicina di anni fa, a Roma, in un caso di terrorismo, un teste sostenne di aver riconosciuto - a distanza di dieci mesi dal fatto - l’autore della telefonata di rivendicazione per averlo incrociato all’uscita dalla cabina telefonica dalla quale, ad una certa ora, era partita quella telefonata ed aggiungeva di essere anche certo dell’ora. Il caso poi non ebbe grande seguito ed a ragion veduta: quanto è credibile un teste - per quanto fisionomista e dotato di buona memoria - che riconosce con certezza, dieci mesi dopo il fatto, uno sconosciuto accidentalmente incrociato per una manciata di secondi? Per di più ricordando perfettamente l’ora in cui questo è accaduto?

Ancora peggio se si tratta di “casi celebri” che hanno avuto ampio risalto sui mezzi di informazione: il depistatore potrebbe intenzionalmente usare una notizia marginale, uscita su un organo del tutto minore, perché questo dopo risulti come riscontro, mentre il teste genuino o il mitomane potrebbero sovrapporre cose lette o sentite ai propri ricordi, modificandoli. La memoria del teste tardivo, infatti, anche nel migliore dei casi non è una memoria “pulita”, ma necessariamente contaminata da trasmissioni televisive, libri, articoli, conversazioni ecc.

In queste condizioni non è facile stabilire quanto possa esserci di vero nelle affermazioni di un teste di questo genere. Nei casi citati sia per Moro che per Falcone, le rivelazioni riguardano essenzialmente Andreotti (in altri due casi Craxi e Cossiga) e, guarda caso, emergono solo dopo qualche mese dalla sua morte. Dunque il silenzio sarebbe stato dettato dal timore di mettersi contro un uomo potente e temibile. Verissimo, però ora l’uomo in questione non è in grado di smentire, dire la sua versione, difendersi e questo, per definizione, toglie ulteriormente credibilità al tutto.

Nel merito, peraltro, tanto le dichiarazioni di Francesco Onorato su Capaci, quanto quelle degli artificieri Vitantonio Raso e Giovanni Chirchetta, ma soprattutto del finanziere Giovanni Ladu presentano incongruenze interne allo stesso racconto che lasciano molto perplessi.

Insomma: di che stiamo parlando?

Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.227) 14 novembre 2013 18:00

    Occorre idealizzare un reato di inidoneità al senso civico e morale ed al dovere costituzionale, e colpire chiunque agisca in tal senso e con pene adeguate ( perdita della funzione civica, interdizione totale), solo così i tempi delle verità si accorciano, le clientele e le testimonianze di comodo diminuiscono sensibilmente, lo Stato può essere tale, diversamente è solo guano.

  • Di Gianni Morra (---.---.---.153) 1 aprile 12:17

    3 + 1

    Su Leonardi vengono repertate dai medici 4 pallottole : 2 estratte dal cadavere, 2 trovate fra i suoi abiti. Potete vederle qui :

    memoria.cultura.gov.it/documenti-online/-/doc/detail/203/047%20%20volume%20XLVII?keyword=

    pp. 395 e 397.

    Salta subito all´occhio, che 3 su 4 sono perfettamente integre o quasi, mentre una è fortemente deformata (foto 3 p. 395). Il tipo di deformazione si direbbe tipico di rimbalzo su superficie dura prima di attingere la vittima. Abbiano infatti ogiva schiacciata, blindatura strappata dal lato dell´ogiva, lato sn dell´ogiva mancante : tutte caratteristiche tipiche di impatto su superficie dura come asfalto o cemento. Questo proiettile potrebbe pertanto essere rimbalzato sulla strada prima di colpire Leonardi piegato oppure già caduto. Cfr Dimaio, Shotgun wounds, 3d edition 2016 p.39, in cui descrive esperimento :

    Six bullets that were ricocheted off asphalt showed tearing open of the jacket

    with detection of deposits of dark material that on EDX analysis matched that for

    asphalt.“

    Il che potrebbe interpretarsi come ulteriore indizio del Maresciallo ucciso in uscita e non dentro la vettura.

    Non mi risulta che il proiettile sia mai stato analizzato chimicamente alla ricerca di particelle d´asfalto.

    I periti balistici Baima Bollone /Nebbia scrivono nel ´79, a p.376 sq. del link supra, che il proiettile stava nella busta n.6 e che fu estratto dalla spalla dx di Leonardi. I periti Banedetti/Salza scrivono invece nel ´94, che la pallottola, sempre quella della busta 6, fu estratta dal fianco dx. Il perito Ugolini ´78 parla di proiettile estratto dalla spalla dx e altro dal fianco dx, ma senza specificare quale sia quale (CM 45 : 73 sq.).

    Solo che i medici legali parlano di soli due proiettili estratti dal cadavere, e né dalla spalla dx né dal fianco dx, bensì dalla base dell´emitorace sn, coerentemente con la direzione dx-sn di tutti i tramiti del Maresciallo. Gli altri due proiettili, tra cui il nostro deformato, non furono affatto estratti dal corpo, ma solo repertati nel corso della svestizione del cadavere in corrispondenza del fianco e della spalla destri al di sotto della canottiera (CM 44 : 766). I medici nulla dicono di più, quindi non è affatto detto, anche se non si può escludere, che questi due ultimi proiettili abbiano penetrato e trapassato Leonardi, tanto più che si repertano a dx quando dai tramiti ce li saremmo aspettati a sn. Le tre perizie balistiche dunque, asseriscono qualcosa che appare privo di fondamento.

    Il nostro 9x19 mm parabellum forse dopo aver possibilmente rimbalzato sull´asfalto deformandosi molto e perdendo velocity come sempre accade nei rimbalzi, ebbe solo la cinetica residua sufficiente a perforare i vestiti della vittima ma non a penetrare il corpo. Oppure, dato il tipo di deformazione che orienta a cercare ferita d´ingresso ampia ed irregolare, il proiettile potrebbe aver attinto Leonardi al deltoide (spalla) dx (CM 44 : 752, prima foto a p.783), dove abbiamo giustappunto soluzione di continuo molto irregolare di cm 2 con ampia escoriazione ma tramite superficiale intramuscolare, come se la pallottola avesse perso cinetica ed aerodinamicità dopo il rimbalzo sull´asfalto, o abbia impattato Leonardi ad incidenza radente o entrambe le cose. Il tramite fuoriesce dalla schiena a livello delle prime vertebre dorsali, quindi è relativamente breve. Non può dunque in ogni caso, essere stato „estratto dalla spalla dx“ come scrivono i balistici senza riscontro con la perizia medicolegale.

    Il quarto proiettile essendo integro, potrebbe però esser stato trattenuto dai vestiti (giacca, camicia e canottiera) senza penetrare, forse per angolazione molto radente dell´impatto. Oppure più probabilmente, si tratta di uno dei proiettili che trapassò la vittima, forse quelli del braccio dx o altro del busto fuoriuscito dal dorso inferiore sulla destra.

    Sottolineo ancora infine, come non risultino agli atti le analisi dei vestiti, che tanto avrebbero potuto chiarire sulla esatta ubicazione degli impatti e distanza di sparo. Allucinante more solito.

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  • Di Gianni Morra (---.---.---.153) 1 aprile 14:03

    Il delirio di spam demenziale anticomunista che sommerge sul web ogni seria discussione del caso Moro trova in questo ennesimo logorroico l´ennesimo alfiere :

    https://www.nuovogiornalenazionale.com/la-controstoria-di-ngn-il-caso-moro-2/?unapproved=112&moderation-hash=6f67a19cbf6078be5a9bdde8fa5459c9#comment-112

    Ora : non esiste uno straccio di prova di complicità dei servizi dell´Est nel caso Moro.

    A via Fani v´erano solo 3 macchine parcheggiate ai lati della sparatoria : a destra del convoglio, Austin Morris Mini Clubman Estate intestata alla società Poggio delle Rose amministrata dalla Fidrev fiduciaria dei servizi, ed usata de facto da Patrizio Bonanni, figlio dell´agente stay behind nella seconda guerra mondiale Lanfranco, collaboratore dell´intelligence militare inglese.

    A sinistra del convoglio, abbiamo la Mini Cooper di Tullio Moscardi, ex tenente della X Mas, riciclata dagli americani in funzione anticomunista.

    L´ultima è una 127 rossa delle autorità.

    Altro che kgb...

    La sabbia addosso al cadavere e sulla macchina fu analizzata dal perito geologo Lombardi e veniva dal litorale tra Focene Nord e Marina di Palidoro, altro che via Maffi.

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  • Di Gianni Morra (---.---.---.153) 1 aprile 17:09

    INFILTRATI " BIERRE " : AZZOLINI

    Ho sempre pensato che azzolini fosse uno degli infiltrati delle autorità nelle bierre, accanto ai vari simioni moretti morucci e forse altri come gallinari.

    Altri prima di me lo hanno sospettato, soprattutto per via del borsello "dimenticato" da lui su tram di Firenze nell´estate del ´78, con tutto quel serviva dentro per individuare Monte Nevoso, letteralmente chiavi in mano.

    Che il borsello fosse una ridicola copertura fasulla per mascherare la conoscenza da parte delle autorità del covo fin da molto prima, è provato dalla madre del povero Fausto Tinelli ucciso dai fascisti poco dopo Fani : egli abitava con la madre a Monte Nevoso 9, proprio di fronte al covo del civico 8. E la madre raccontò inascoltata dalla magistratura, che le autoritá avevano installato posto di osservazione nel suo stabile fin da inizio 1978.

    Inoltre abbiamo il curioso arresto "separato" di azzolini ad ottobre in via Monte Nevoso, in strada, quasi a volerlo preservare da eventuali conflitti a fuoco nell´appartamento.

    Anche il suo recente confessare di essere lui l´invisibile della Spiotta mi sa di messinscena e di copertura di qualcun altro lontano un miglio, dato che testimonianze riportate da Folegnani/Lupacchini vogliono l´invisibile basso mentre azzolini fa 1,90  impossibile non notarlo.

    Tant´è che poco prima della strage di via Fani, quella mattina stessa, il teste Strambone lo nota proprio per l´altezza e la somiglianza col giocatore Martini della Lazio, all´incrocio Stresa-Fani in atteggiamento affettuoso con giovane donna.

    Diversi altri testi lo pongono nel bar Igea poco dopo la strage con bonisoli e salvoni. Lì azzolini è in loden verde.

    Eppure, fu condannato sì per strage e sequestro Moro, ma solo in quanto corresponsabile politico del vertice organizzativo, non per la sua presenza a Fani.

    Il 15.3.2000 il senatore Mantica inoltra interrogazione parlamentare di cui finora non ho reperito risposta ufficiale :

    https://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD12/0006_003.pdf

    4 sqq.

    Il senatore informa che nel borsello la pistola era una Beretta serie 80 modello 81 calibro 7,65 (ma non è quella che sparò i reperti balistici 7,65 di Fani giacché questi sono parabellum e la 81 spara Browning).

    La matricola abrasa venne parzialmente ricostruita, e portò a stock di 99 pistole acquistate da armeria milanese il 4.4 e 11.5 del 1978. 

    Per dette pistole non esiste nessuna denuncia di furto o smarrimento.

    In teoria esse dovevano essere esportate dall´armeria in Giordania e Qatar a ditte che risultarono inesistenti.

    Il sismi, continua Mantica, era a conoscenza di traffico d´armi su Cipro destinate a terroristi di sinistra, traffico d´armi perfettamente legale con tutti i nullaosta dei servizi. L´interrogante chiede dunque al governo :

    " se la pistola rinvenuta nel borsello del brigatista Lauro Azzolini,
    dati i motivi sopra esposti e data la vigilanza esercitata in particolare sulle
    armi in partenza da Livorno per Aqaba e Qatar, sia da considerarsi a tutti
    gli effetti «di pertinenza» dei nostri «servizi»;

    se, come lascia supporre la vicinanza di date (16 maggio 1978 spe-
    dizione da Livorno, 27. luglio 1978 ritrovamento del borsello a Firenze), in
    realtà la pistola in questione, insieme allo stock delle altre armi «desti-
    nate» alla Giordania, non abbia mai lasciato l’Italia;

    se al Governo risulti:...

    che Lauro Azzolini non. sia mai stato interrogato circa la pi-
    stola rinvenuta nel borsello né. sia mai stato condannato per il pos-
    sesso di tale arma;

    se il Governo sia a conoscenza:

    delle ragioni per le quali non risulti essere stato effettuato al-
    cun approfondimento sulla suddetta pistola e sul percorso assolu-
    tamente anomalo da essa seguito; ...

    per quale motivo nel rapporto della Digos di Milano in data 14 no-
    vembre, relativo agli inquilini abitanti in via Montenevoso 9, non compaia
    il nome di Fausto Tinelli, assassinato a Milano con Lorenzo lannucci il 18
    marzo 1978 ".

    La stesse domande dovrebbe farsi agli inquirenti circa la provenienza delle armi presuntamente usate dai "bierre" a Fani.

    Le ombre nere su azzolini si addensano sempre più.

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  • Di Gianni Morra (---.---.---.11) 2 aprile 13:19

    LAMIERA E PELLE

    Osservate questo foro di proiettile nello sportello di Leonardi lato interno, foro detto B da boffi 2015 qui :

    gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD20/0197_003.pdf

    p. 21 dell´originale non dello scan, fig. 10 :

    il foro è rotondeggiante, appena appena accennante ad ellittico, segno di provenienza leggermente obliqua e fin qui boffi ha ragione. Come pure nel dirlo prodotto da sn verso dx : questo si evince dal fatto che la scrostatura di vernice è più ampia supero-lateralmente a sn e meno a dx e sotto : questo pattern è segno certo di traiettoria sn-dx e alto-basso. Le scrostature di vernice orientano analogamente agli orletti ecchimotico-escoriati dei fori d´ingresso nella cute : orletto più ampio supero-lateralmente a sn = proiettile proveniente dall´alto e da sn a dx.

    Ma per boffi, questo colpo proviene da lato olivetti perché lui non sa o non vuole immaginare sportello aperto e Leonardi fuori. A sportello chiuso, B non potrebbe che venire da lato Olivetti.

    Invece a sportello aperto, l´andamento sn-dx si rovescia e diventa dx-sn, esattamente come i tramiti intrasomatici del Maresciallo che esce piegato e rivolto verso la sua dx, e riceve anche lui proiettili che viaggiano da dx a sn del suo corpo. Quindi dx-sn rispetto alla posizione in uscita di Leonardi : dx e sn di Leonardi.

    Osservate ora la planimetria d´epoca dell´agguato a p.67 del link : immaginate Leonardi uscito piegato e rivolto alla sua dx, e l´assassino posizionato accanto alla ruota anteriore dx dell´Alfetta di scorta : la raffica che trapassa 5 volte la vittima non può non aver impattato lo sportello aperto, con uguale direzione alto-basso e dx-sn (sempre dx e sn della vittima in uscita).

    Guardate infine la stessa scena dall´alto nella ricostruzione di boffi 2015 delle nuovole di bossoli a p.112 : la nuvola del killer di Leonardi, in viola e contrassegnata dal numero 7 (bossoli) sta alla dx della posizione di sparo detta perché i mitra in generale espellono a dx e leggermente all´indietro.

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  • Di Gianni Morra (---.---.---.11) 2 aprile 13:47

    I FALSI SCOOP DI ZATTI FEDERICO

    La borsa Loyola a Monte Nevoso la segnalai io allo Zatti sul sito rainews di fb - grazie dell´onestà intellettuale nel plagiarmi. Effettivamente è curiosa la sua presenza tra i bierre. Ho chiesto spiegazioni a bonisoli, mai ricevuta risposta. Ma essa non prova per niente che la prima prigione di Moro (ce ne furono altre) fosse nell´inesistente cantiere Loyola al 114. John Felice era stato davvero agente segreto per gli inglesi durante la guerra, ma nemmeno questo prova sua complicità coi bierre, né come quella borsa finì a Monte Nevoso. Tuttavia la borsa Loyola è curiosa, e la sua provenienza resta misteriosa giacché quel tipo di borsa aveva più che altro circolazione interna al campus e non commerciale nei negozi. Ciò non coimplica non potesse trovarsi usata a Porta Portese, ma non lo rende facilissimo. Tornerò sulla borsa. Ma : al 16.3.78, non c´era nessuna Loyola a Massimi 114. Stava ancora nella vecchia sede a Villa Maria Theresa, non lontano sulla Trionfale al civico 8062 (oggi via Girolamo Nisio 57). E non c´era al 114 nessunissimo cantiere Loyola : quando avvenne il trasloco mesi dopo, la Loyola occupò i locali preesistenti delle suore che glieli avevano affittati, senza alcuna nuova costruzione - quale conduttore mai si metterebbe a costruire per il padron di casa ? Solo decenni dopo la Loyola acquisterà gli stabili dalle suore e vi costruirà nuove aggiunte. Tutto questo lo segnalai al persichetti, lo trovate sul suo sito insorgenze naturalmente senza riconoscimento per me dato che trattasi notoriamente di ennesim fior di galantuomo. Basta con questi pseudoscoop da strapazzo. Poi, che John Felice POSSA ipoteticamente essere coinvolto, è latamente indiziario perché lui mantenne per tutta la vita contatti al più alto livello con il vertice dell´anticomunismo (e quindi, antimoroteismo) internazionale : (dal sito del john felice rome center) :

    "While teaching a summer program in 1961, Felice was invited to lunch with Italian President Giovanni Gronchi and American diplomat Clare Booth Luce. Luce opined that both Italy and America needed a large, permanent study-abroad program anchored in Rome. Wanting to seize the once-in-a-lifetime opportunity, Felice asked Gronchi if the Italian government could help start such a program."

    Ma certamente NON fu mai anfitrione della prigione di Moro al 114 di via Massimi, come sto per provarvi. Basta con lo scoopismo da strapazzo degli zatti e cassettari assortiti del caso Moro, compresi gli imbecilli che li ospitano nei loro podcast demenziali su yt : ecco quel che mi scriveva il 9.1.2023 Suor Laura Restelli, amministratrice delle Suore Domenicane di Santa Caterina da Siena che nel 1978 affittarono parte dei loro locali di via Massimi 114 alla Loyola : " Gent.mo sig..., ... Ora, dal mio ufficio con alcune note di archivio sono a poterle confermare quanto segue... ... dalle note di archivio possiamo dare queste certezze. Alla fine di maggio del 1965 nella casa dove ora si trova la Loyola University (corpo storico - NON le nuove costruzioni) si trasferisce la Curia generalizia della congregazione. L’altra casa (114/B) resta casa di noviziato, mentre il 114/A è sede della curia generalizia, casa di formazione per le giovani professe e casa di esercizi per la Congregazione. Tale resta fino al capitolo generale del 1976 quando comincia una riflessione sull’uso di questo immobile. Il 16 aprile 1978 la casa viene chiusa e la curia generalizia e il gruppo di formazione si trasferisce nella casa di noviziato in locali che erano stati ristrutturati allo scopo. Dal 1 maggio 1978 nella casa entra la Loyola University, con un affitto che era già stato firmato nel mese di febbraio 1978. Come vede non ci sono periodi vacanti: essendo i due immobili molto vicini quei 15 giorni sono serviti alle suore per finire il loro trasloco e all’Università per cominciare ad approntare i locali a suo uso. L’affitto con il Centro universitario dura fino al luglio 2009, quando avviene la vendita e quindi il passaggio di proprietà del bene. Quindi spero di aver risposto alle sue domande: non ci sono tempi in cui l’immobile rimase vuoto, nel senso che o c’erano le suore che stavano traslocando o c’era il Loyola che stava approntando i suoi locali. Inoltre all’inizio del viale c’è sempre stato un cancello a delimitare la proprietà. L’immobile non aveva allora le dimensioni attuali.,,

    Cordiali saluti.

    sr Laura Restelli Sede Legale-Economato Generale Suore Domenicane di Santa Caterina da Siena Via degli Artisti 17 - 00187 ROMA " :

    dunque : al 16.3.78 non c´era nessuna Loyola a via Massimi 114 e non c´era nessun cantiere perché la Loyola affittò preesistenti locali delle suore. Se solo gli scoopisti della domenica verificassero prima di dar fiato alle trombe...Ma se lo facessero, non sarebbero quel che sono. Abbiamo agli atti della prima commissione d´inchiesta due testimoni oculari d’eccezione : la signora Iole Dordoni sta passeggiando col cane all’angolo tra via Carlo Belli e via Marcello Casale De Bustis, quando vede sopraggiungere a grande velocità il convoglio dei terroristi : una grande scura (la 132) seguita da due piccole (le due 128, blu e bianca). Arrivano alla catena che chiudeva De Bustis, la manipolano, la superano e proseguono dritti passando a DESTRA della quercia che stava un tempo in mezzo alla strada DOPO la svolta a sinistra per il tratto di via Massimi dove c’è il 91. La Dordoni vede bene che il convoglio NON gira a sinistra per quel tratto di Massimi : va dritto, passa la quercia a destra, NON gira a destra dove c´è oggi (ma NON al 16.3.78) l’università Loyola dei gesuiti. Superano Villa Rossini, che sta DOPO la svolta per Massimi 91 e DOPO la svolta per la Loyola. La Dordoni specifica ad Imposimato nel ´79 che i terroristi NON girano a destra per infilare il viottolo del 114 :

    CM 42, p. 511 .

    Insomma : i terroristi NON portano Moro a via Massimi 91, né al 114 (Loyola). Vanno dritti giù per il tratto di Massimi (una via con due tronconi) che arriva a via Serranti. Tutto ciò è confermato indipendentemente dall’altra oculare preziosa, la fu signora Anna De Luca in Angelini, che abita prospiciente la catena di De Bustis. Anche lei vede il convoglio proseguire dritto giù verso via Serranti. Nuovi edifici ed ampliamenti furono operati dalla Loyola solo DOPO l´acquisto degli immobili dalla suore nel 2009 (fonte sito John Felice Rome Center). Quindi il disegno di Gradoli NON può essere quello di inesistente cantiere Loyola.

    (dal sito del jfrc) :

    " 1978: The Rome Center moves to its current location, a spacious residential campus on Via Massimi, atop Monte Mario. The converted former convent is a large, U-shaped building, which houses classrooms, student dormitories, administrative offices, a cafeteria, a coffee bar, and more....

    2009: Loyola purchases the Via Massimi campus. ", Il primo nuovo edificio è inaugurato solo nel 2011 : " 2011: The state-of-the art library, or Information Commons (IC), is inaugurated." Il secondo nuovo edificio, solo nel 2015 : " 2015: The new dining hall – known by students as the mensa – opens in the spring semester." Il terzo. solo nel 2020 : " 2020: After more than a decade of fundraising and planning, the JFRC inaugurates its new residential hall and chapel." E voglio davvero sperare che ora finalmente questo zatti si dia all´ippica e la smetta di alzare polveroni demenziali sul caso Moro — 48 anni di stratigrafia del depistaggio bastano e avanzano.

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  • Di Gianni Morra (---.---.---.11) 2 aprile 16:49

    GOCCE DI SANGUE 

    In questi filmati storici :

    rainews.it/articoli/2026/03/48-anni-fa-il-rapimento-di-aldo-moro-in-via-fani-d17332d8-5851-4771-8828-c9644477a7b1.html

    scopro cose interessanti :

    -6´10´´ : si vede come la Clubman ostacoli eventuale uscita di Leonardi : lo sportello del Maresciallo pare toccare la fiancata dell´altra macchina, pare non potersi aprire tutto completamente, come si vede anche osservando per confronto lo sportello posteriore dx della 130 sullo sfondo, spalancato. Pertanto la Clubman del fascistoide Bonanni espleta due funzioni : non solo ostacolare eventuale fuga di Ricci chiudendolo in una morsa con la CD ; ma pure stringere lo spazio di Leonardi in uscita, limitandone il raggio d´azione.

    -6´08´´ : osservate il finestrino quasi del tutto infranto del Maresciallo : intanto già vi si intravedono parti insanguinate sia sul margine alto sia su quello basso dello spacco, su cui torneremo.

    • 2´27´´ : vi si vedono chiaramente schizzi/gocce di sangue attorno alllo squarcio causato dai proiettili. Nei seguenti due link dello stesso filmato (aggiungere g ad inizio del primo e y del secondo) :

    • grifoneartigliopenna.com/2021/03/16/giorno-della-paura-sangue-16-marzo-1978-agguato-di-via-fani-rapimento-aldo-moro-massacro-sua-scorta/

    • youtube.com/watch?v=M9ya8Dn0VO8&t=2s a 0´46´´

      anche se bianco e nero, si vedono gocce di sangue sia sopra sia sotto lo spacco (ingrandimento possibile solo nel primo link). Insomma, il sangue schizzò su tutta o quasi la superficie del cristallo di Leonardi.

    È il finestrino di Leonardi quello che vediamo qui. È dunque logico e preferibile pensare che il sangue sia il suo. Teoricamente non posso escludere che schizzi di Ricci siano giunti fin lì, ma quello vicino al cristallo che vediamo era Leonardi pertanto è molto più probabile che le gocce vengano da lui. Anche perché nella relazione della Scientifica 1978, non si menzionano tracce ematiche sull´interno del resto della portiera dx. È difficile che il sangue di Ricci sia schizzato fino al cristallo e solo al cristallo senza spargere gocce pure sul resto della portiera dx. Vero è, che Pandiscia non menziona neppure le gocce di sangue sul cristallo. ma occorre tener conto che lui inizia le operazioni alle 10, e quando arriva in area portiera dx, il vetro era già crollato del tutto obliterando le tracce di sangue : lo sappiamo per certo perché Pandiscia stesso lo scrive nella relazione (CM 123 : 6) :

    " La portiera anteriore destra...presenta il deflettore ed il cristallo TOTALMENTE INFRANTI ".

    Il sangue e la sua ubicazione sono parte costante del focus di Pandiscia, com´è naturale per la polizia scientifica : vedi per esempio, la descrizione di quello che fuoriesce dal cadavere di Leonardi ibid. 9. La minuzia del direttore della Scientifica non trascura di relazionare una singola "macchia di sostanza rossastra, presumibilmente sangue" sulla faccia esterna del portellone posteriore della CD (ibid. 6) : figuriamoci dunque se non avrebbe rilevato eventuali macchie di sangue sulla portiera di Leonardi : possiamo dunque fondatamente presumere che non ve ne fossero, e che pertanto le gocce di sangue sul cristallo di Leonardi pre-crollo non fossero di Ricci ma del primo, altrimenti ben difficilmente ripeto, schizzi di Ricci avrebbero colpito il solo vetro e non anche il resto della portiera sottostante.

    Pandiscia descrive minutamente lesioni da proiettile nel pannello di rivestimento della portiera dx ed altra parte della stessa, quindi possiamo dedurre per quanto detto finora, che se vi fossero state gocce di sangue anche lì, le avrebbe notate e riportate.

    La parte del corpo di Leonardi da cui poteva più plausibilmente schizzare sangue, era il cranio perché le altre ferite sono su zone vestite. Non che sangue non possa fuoruscire anche dai fori nelle vesti, ma una spruzzata di gocce come quella che si vede sul cristallo è molto meno probabile provenga da fori nei vestiti, vestiti che assorbono ed a volte occludono gli zampilli. Nel cranio la vittima presenta 3 fori : due d´ingresso : alla bozza parietale dx vicino alla sommità del capo, ed alla tempia dx, ed uno di uscita dalla nuca a sn appena sotto l´attaccatura dei capelli. In genere il sangue che zampilla da un foro d´ingresso (SE zampilla, giacché non sempre accade) lo fa verso l´assassino, in direzione opposta al proiettile. Al contrario, se sangue zampilla dall´uscita, lo fa nella direzione del proiettile. E se zampilla sangue, lo schizzo è più copioso dal lato uscita. Possiamo pertanto ipotizzare fondatamente, che quel sangue sul finestrino sia schizzato via dalla nuca del Maresciallo. Il lato che vediamo nel video è quello esterno del cristallo, quello di uscita dei proiettili che produssero lo squarcio con ogni probabilità. Lo spacco sta nella metà superiore del vetro. Immaginiamo Leonardi che esce dalla macchina, lo sportello si apre, egli ha il busto piegato per uscire, si volge un poco verso la sua dx e viene investito da mortale raffica di mitra di killer posizionato fra il retro della Clubman e muso dell´Alfetta. Il proiettile alla bozza parietale fuoriesce e spacca il vetro dietro Leonardi, dalla cui nuca schizza sangue sul cristallo.

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  • Di Gianni Morra (---.---.---.243) 3 aprile 13:52

    QUEL FORO NEL PARABREZZA

    Nella relazione della scientifica per la Moro2, boffi prende clamorosa topica confondendo i lati ingresso ed uscita del foro nel parabrezza della 130.
    Ed asserisce che la 130 non presenta impatti da dx.
    Ora : guardate entrambi i lati del foro nei rilievi fotografici della Scientifica del dicembre 2014 :
    https://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD12/0018_003.pdf
    dal 230 in poi :
    che il lato interno del parabrezza sia quello d´ingresso lo scrisse già Pandiscia per la Scientifica 1978, ed è stato evidenziato da ricercatori nel 2017. Infatti il tipico cratere di detti fori sta sul lato esterno.
    Ma posso dire di più : la traiettoria del proiettile veniva dalla destra del convoglio e viaggiava verso sn : si osservio i rilievi 232, 235, 236 mostranti il lato interno d´ingresso : il margine dx del foro è arrotondato, quello sn appuntito : questo in balistica terminale prova che la pallottola impatta prima sul lato dx e viene da dx.
    Quindi il proiettile viaggiava da dx a sn dal punto di vista di chi osservi il parabrezza dall´interno del veicolo.
    Ergo boffi non solo ha preso uscita per ingresso, ha pure sbagliato la traiettoria.
    E questo era il direttore della Scientifica !

    Dunque abbiamo e come impatti da dx nella 130 : almeno questo nel parabrezza, che certamente viene dalla dx del convoglio, della direzione di marcia del convoglio.

    Siccome il foro è schiacciato, con asse maggiore orizzontale e minore verticale, ad indicare impatto obliquo non perpendicolare : e giacché Pandiscia ne dà le misure massime :

    https://memoria.cultura.gov.it/documenti-online/-/doc/detail/279/123%20%20volume%20CXXIII?keyword=

    p.11 : cm 3,5 per l´asse maggiore e 1,5 per il minore, possiamo calcolare l´angolo d´incidenza del proiettile con buona approssimazione :

    sin (theta) = asse minore : asse maggiore

    sin (theta) = 1,5 : 3,5 = 0,429

    (theta) = arcsin (0,429) = 25,4 gradi

    Quindi : angolo d´incidenza = circa 25 gradi rispetto alla superficie del parabrezza.

    Fine del patetico tentativo di boffi di difendere spari solo da sinistra nella prima fase dell´agguato.

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    • Di Gianni Morra (---.---.---.243) 3 aprile 16:28

      PS I 25 gradi d´incidenza (angolo fra proiettile e superficie impattata) sono calcolati supponendo superficie verticale, Nella realtà i parabrezza sono inclinati, quello della 130 berlina dell´epoca lo era di circa 37 gradi. L´incidenza reale dell´impatto dunque dovrebbe superare di poco i 25 gradi rispetto alla verticale.
      Aleth

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