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Campionati del Mondo di Scherma Milano 2023 | Geni d’Oro

SCHERMA – CAMPIONATI DEL MONDO – MILANO 2023 Anche stavolta l'Italia della lama non tradisce le attese, mettendo in riga tutte le potenze schermistiche... 

GENI D'ORO Impresa epocale del fiorettista Tommaso Marini, più forte di tutti e di tutto, infortunio alla spalla compreso. Gradino più alto del podio anche per la fiorettista Alice Volpi, sia nella prova individuale, sia in quella a squadre, con l'intramontabile Dream Team – un nome, una garanzia - che si avvale pure della indomita 35enne Arianna Errigo. C'è gloria anche per la squadra di Spada Uomini, tornata dopo 30 anni in vetta al pianeta. La Scherma italiana non si smentisce (quasi) mai. Anche la rassegna iridata di Milano 2023 ha autenticato a suon di vittorie, con tanto di timbro reale, l'assioma che conferisce alla disciplina in questione una particolare attitudine a vestirsi d'azzurro. Non è un mistero che l'arte del duello ci ha visti da sempre fra i protagonisti assoluti dell'intero scenario agonistico. Abbiamo posseduto sin dalle origini di questo nobile sport (ovvero sin da epoche alquanto remote) l'abilità, la concentrazione, la lucidità, la pazienza e il coraggio (e potrei aggiungere la lealtà), vale a dire le doti principali che si richiedono a coloro che intendono misurarsi con successo contro ogni avversario. Sembra proprio che questa lunga serie di qualità sia insita in noi, incastonata nei nostri geni, nel nostro DNA. Evidentemente siamo stati concepiti da madre Natura per duellare, e soprattutto per vincere. E rivincere. Per conferme, citofonare Arianna Errigo, che a 35 anni, nel Fioretto, a soli 4 mesi da un parto gemellare, ha conquistato l'Argento individuale e l'Oro a squadre, portando a 22 il computo complessivo degli allori ai vari Campionati del Mondo disputati nel corso della sua lunga e gloriosa carriera, mostrando alla luce del sole la propria inossidabilità, senza molti eguali nella storia dello sport in gonnella. Una Errigo che s'erge ad emblema fulgido del nostro settore schermistico, sempre in auge, costantemente in prima linea, perennemente sulla cuspide dell'estasi. Per una veterana pluridecorata che si appresta a dare gli ultimi tocchi magici alla sua luminosissima carriera, ve n'è un altro che si accinge a dare le prime pennellate d'artista al proprio curriculum, e ci riferiamo al giovane rampante Tommaso Marini, Oro nel Fioretto uomini, superando alla grande avversari - come il francese Enzo Lefort (piegato in Semifinale), contro cui l'anconetano si era dovuto inchinare nella scorsa edizione dei Mondiali - ed avversità, come un infortunio alla spalla che aveva messo in pericolo la sua partecipazione al torneo iridato (dovrà operarsi molto presto), per un Titolo che fotografa al meglio le ottime capacità di rinnovarsi, fra l'altro in maniera spedita, del nostro movimento, sempre pronto a sfornare nuovi campioni ed a reggere l'andatura incalzante delle altre potenze schermistiche. Marini aveva già da tempo dimostrato di essere un talento molto promettente, specialmente durante i Mondiali 2002 tenutisi in Egitto, in cui aveva ottenuto l'Oro a squadre e l'Argento individuale. A Milano ha “semplicemente” confermato a chiare lettere quanto s'era intravisto negli ultimi due anni. Una Scherma italiana che in questi campionati ha altresì palesato una versatilità non riscontrabile fra le altre Nazioni, andando a dama non solo nel Fioretto – da sempre la nostra arma prediletta – ma anche nella Spada, specialità che in genere non è stata molto generosa nei nostri confronti. A gratificarci stavolta vi hanno pensato soprattutto D. Di Veroli (Argento nell'individuale), A. Santarelli, G. Cimini e F. Vismara, Oro storico (e non inserito in preventivo) nella gara a squadre (superando in scioltezza, in finale, i maestri francesi 45-32), riportando in Italia un Titolo che latitava da ben 30 anni, esattamente da Essen '93 (P. Milanoli, S. Pantano, A. Mazzoni, M. Randazzo e S. Cuomo furono gli eroi dell'epoca). Nella stessa arma, versione al femminile, merita un plauso anche la squadra di R. Fiamingo, M. Navarria and company, stoppata in extremis dall'impavida Polonia, negando alle nostre ragazze il meritato 1° posto. Ma come dicevamo poc'anzi, la nostra lama preferita rimane di gran lunga quella in dotazione al Fioretto, sin dagli albori dispensatrice di trionfi a manetta. Non a caso nella rassegna meneghina 3 Ori su 4 sono giunti proprio da esso. Oltre al nuovo reuccio Marini, dobbiamo celebrare, infatti, in ambito femminile, il secondo Titolo individuale in carriera di Alice Volpi (aveva già raggiunto l'apice nel 2018), che con le sue stoccate è riuscita a trascinare persino le ragazze del celeberrimo “Dream Team”, la squadra dei sogni - che raggiunse la fama ed il meritato epiteto ai tempi di Giovannna Trillini - composta anche dalla già citata A. Errigo, dalla campionessa in erba M. Favaretto (di Bronzo nella prova singola) e da F. Palumbo (riserva a cui è toccato l'onore e l'onere del decisivo assalto, facendo inchinare l'acerrima rivale della Francia, 45-39), una squadra, personificazione della gloria, che in Italia è quasi un'istituzione, a cui ormai manca soltanto il suggello degli dei, per renderla immortale ed invincibile. L'Italia in virtù di cotanta grazia (4 Ori, ricordiamolo, rappresentano quasi un record, anche se negli ultimi tempi questo gruzzolo sta diventando una bellissima abitudine...) si è aggiudicata per la 15^ volta il medagliere (tornando in pompa magna dopo un triennio un po' amaro, Giochi di Tokyo compresi), precedendo la “rinnovata” Ungheria (in netta ascesa dopo decenni di sensibile flessione) ed un sorprendente Giappone, lesto ad intrufolarsi al banchetto di Corte, approfittando anche della forzata assenza della Russia per le note vicende belliche, che tanto stanno inficiando lo sport ed i suoi valori. In prospettiva olimpica c'è da venir l'acquolina in bocca. Ma guai a crogiolarsi sugli allori. Il vento del cambiamento è sempre in agguato. E solitamente non guarda in faccia a nessuno. 

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