Antonio Bacciocchi, Ringo Starr, batterista
Una vita segnata dalle malattie e dall’alcolismo, da cui fortunatamente in entrambi i casi è guarito, quella di Ringo Starr, il quale, dopo l’uscita giusto un anno fa di Look up (11 canzoni in uno stile Country-Rock), ha annunciato un ulteriore album, il 22-esimo, per quest’anno.
Bene! La musica, si sa, mantiene in forma, agisce come la migliore e più naturale delle medicine.
Accanto a questo, c’è il Ringo batterista, il quale, forse, meritava di essere riabilitato.
Lo fa Antonio Bacciocchi (31 ottobre 1961), piacentino, come la casa editrice, autore di questo saggio e assiduo Blogger (tonyface.blogspot.com). E’ anche un batterista, autodidatta come il suo collega più famoso, da più di 40 anni con gli Act Moving, ma anche con il Link Quartet e Lilith, tra i circa 20 gruppi con cui ha collaborato. Non conoscevo questi gruppi, né sono riuscito a trovare qualcosa da ascoltare sul web, ma nella breve scheda sul retro della copertina si dice abbia pubblicato decine di dischi e suonato in Europa e USA, aprendo i set dei Clash, di Iggy Pop e di Manu Chao.
In una brevissima introduzione, rende noto quando avvenne la sua scoperta dei Beatles – più o meno dopo la metà degli anni ‘70 – e della difficoltà o, addirittura impossibilità di suonare, soprattutto ritmicamente, alcuni brani, da cui derivò la stima e l’ammirazione per Ringo, che da 50 anni rimane il suo batterista preferito.
Nelle quattro pagine e mezza seguenti, Bacciocchi fa sapere che cercherà di approfondire il ruolo di batterista di Ringo, in genere considerato poco significativo e ininfluente, dapprima come quarto Beatle, poi nella carriera da solista, in cui si alternano episodi interessanti a frequenti momenti di scarsa ispirazione.
Se le sue performance strumentali furono a livello di eccellenza con i Beatles, dopo il loro scioglimento Ringo si adagiò in una routine raramente apprezzabile da un punto di vista tecnico, affidandosi spesso, sia dal vivo, sia soprattutto in studio, ad altri batteristi, dedicandosi prevalentemente al canto e solo raramente riportando alla luce le sue qualità esecutive e creative.
Secondo l’autore, inoltre, Ringo ha creato uno stile personale e inimitabile, ispirando migliaia di colleghi e diventando perfettamente funzionale alla creatività infinita di John, Paul e George.
Concordo sullo stile personale. Mi sembra troppo grande il numero di colleghi che avrebbe ispirato.
Bacciocchi enumera quindi numerose particolarità di Ringo :
fu il primo batterista Rock a essere visto in TV e in grandi concerti ; il primo batterista ad essere visto nitidamente nei concerti, perché il suo strumento veniva collocato su una pedana più alta rispetto a quella del livello degli altri musicisti ; Ringo sarebbe stato uno dei primi, se non il primo, a cambiare l’impugnatura delle bacchette. Non più timpanistica, ma jazzistica, derivata da quella delle band militari ; grazie alla collaborazione con il produttore George Martin, a partire da Rubber Soul, pubblicato il 3 dicembre 1965, i tamburi furono accordati in tonalità più basse e per la prima volta venne microfonato ogni pezzo dello strumento (in precedenza la batteria veniva ripresa con uno solo o al massimo due microfoni panoramici). Continuando l’analisi, Bacciocchi afferma che Ringo odiava gli assolo di batteria : l’unica eccezione sono i pochi secondi di The End, la lunga medley che chiude Abbey Road. Ma siamo sicuri di poter affermare che Ringo odiasse gli assolo, perché non li faceva? Non potrebbe essere che non si sentisse ancora maturo per un discorso tecnico assai impegnativo? Sorprende poi la posizione, nella classifica mondiale, di Ringo, secondo un Q Magazine del 1999 : è al 26-esimo posto tra le 100 star del XX° secolo.
L’autore prosegue con una sintetica biografia (è nato il 7 luglio 1940 a Dingle, una zona di Liverpool), conclusa citando, con un sottofondo di ironia, il suo slogan Peace and Love, immortalato anche da una statua, da lui stesso disegnata, a Beverly Hills, Los Angeles, dove risiede.
La parte più interessante e consistente del volume è quella intitolata Drumming, dove, in 74 pagine (su 160 totali) sono esaminate e commentate le incisioni con i Beatles (dal 1962 al 1970) e da musicista solista (da It don’t come easy del 1971, a Look up del 10 gennaio 2025).
Degli anni con i Fab Four, Bacciocchi evidenzia innanzitutto la precisione metronomica della esecuzioni. Giovanni Naska Deidda, ex batterista degli Statuto, in quattro pagine cita tutte le batterie utilizzate – dalla Premier 1960, comprata nel 1962 poco prima di unirsi ai Beatles, con la quale registrò i primi tre singoli e l’intero LP Please Please me, alla Ludwig Hollywood Thermogloss Maple Kit 1967, comprata il 10 settembre 1968.
Seguono un capitolo sulla discografia da solista ; una breve filmografia ; pareri sparsi ; quattro libri pubblicati nel 2004, 2013, 2014, 2019 ; curiosità, più o meno interessanti ; uno stringato glossario per non batteristi, che sarebbe risultato più utile se fosse stato approfondito con maggior precisione.
Tra le date da ricordare :
il primo ottobre 1960 incontra ad Amburgo i Beatles per la prima volta ;
18 agosto 1962, la sua prima uscita professionale con i Beatles ;
il 1989, l’inizio dei tours con la ALL STARR BAND.
Tra le citazioni interessanti di Ringo : Suono una batteria da destro, ma con il cuore mancino.
Tra le curiosità : è vegetariano dal 1965, poiché vide morire un toro in una corrida in Spagna.
L’unica volta, nella carriera della band, che firma un brano assieme a John e Paul :
What goes on (1965, in Rubber Soul).
I brani in cui secondo lui suona meglio : Rain (1966), lato B di Paperback Writer ; Strawberry Fields forever (1967), lato B di Penny Lane, considerato il miglior 45 giri di tutti i tempi.
Critici e colleghi considerano uno dei vertici del suo drumming A Day in the Life (1967), il brano che chiude l’LP Sgt.Pepper’s Lonely Hearts Club Band.
L’ultima volta dal vivo con i Beatles : il 30 gennaio 1969, sul tetto della Apple Records a Londra.
L’unico assolo con i Beatles : The End (1969), che conclude Abbey Road.
La foto di copertina è tratta da quella dell’LP Help (6 agosto 1965).
Lasciare un commento
Per commentare registrati al sito in alto a destra di questa pagina
Se non sei registrato puoi farlo qui
Sostieni la Fondazione AgoraVox







