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Afghanistan, la comunità dei difensori dei diritti umani è sotto attacco

Nel dicembre 2016 il presidente dell’Afghanistan Ashraf Ghani si era impegnato a difendere i difensori e gli attivisti dei diritti umani: “La [loro] protezione è questione su cui il mio governo, il parlamento e la magistratura hanno piena responsabilità”, aveva dichiarato a una conferenza della Commissione indipendente per i diritti umani dell’Afghanistan.

Un rapporto diffuso oggi da Amnesty International denuncia quanto a quell’impegno non sia seguito alcun fatto concreto.

Non solo il governo di Kabul ha ripetutamente mancato di indagare sugli attacchi contro i difensori dei diritti umani, ma a volte li ha addirittura accusati di aver presentato false denunce o suggerito loro di armarsi per difendersi autonomamente.

Le storie contenute nel rapporto di Amnesty International sono drammatiche.

“Hasiba” (non è il suo vero nome) è un’avvocata che difende le donne che hanno subito violenza domestica, cercano di divorziare o sono sotto processo per presunti reati. A partire dal 2017 ha subito una serie di attacchi, anche con l’acido. La polizia non ha dato seguito alle sue denunce e l’avvocata è stata costretta a chiudere il suo studio legale per sette mesi.

Nell’ottobre 2018 “Mohamed” (non è il suo vero nome) è stato aggredito nei pressi della sua abitazione a Kabul e ha riportato ferite al fegato. Ha chiesto aiuto alle autorità ma non gli è stata accordata alcuna misura di protezione. Anzi, gli è stato suggerito di comprare una pistola e di “proteggersi per conto suo”. Dopo l’aggressione è stato costretto a lasciare la capitale.

Molti difensori e attivisti dei diritti umani non hanno più alcuna fiducia nella capacità o nella volontà del governo di proteggerli.

Questa sensazione è acuita dai casi in cui le autorità hanno accusato i difensori dei diritti umani di aver inventato le minacce nei loro confronti o di aver rifiutato la protezione offerta dal governo.

“Shahzad” (non è il suo vero nome) è stato recentemente minacciato dai talebani su Facebook con questo messaggio: “Sei il servo dei giudei e degli infedeli. Abbiamo detto ai mujahedin di mandarti all’inferno”.

“Shahzad” ha segnalato la minaccia alla Commissione indipendente per i diritti umani dell’Afghanistan, che a sua volta ha informato la Direzione per la sicurezza nazionale. La reazione è stata che “Shazad” si era inventato tutto.

L’ambiente in cui operano i difensori dei diritti umani è uno dei più estremi al mondo. Ogni anno in Afghanistan viene superato il numero di vittime civili di quello precedente – ciò nonostante molti governi europei continuano a effettuare rimpatri, considerandolo un “paese sicuro”. Il mese di luglio è stato il più violento da oltre due anni a questa parte.

Ma della necessità di difendere coloro che difendono i diritti umani, nei negoziati in corso, non vi è traccia. Come se il loro coraggio fosse sacrificabile in nome della “pace”.

(Nella foto, Fawzia Nawabi, esponente della Commissione indipendente per i diritti umani dell’Afghanistan © Amnesty International)

 
 
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