Addio a Pippo Baudo, il nostro Superpippo Nazionale!
È difficile scrivere oggi senza che la penna tremi di commozione. Pippo Baudo, il “re dei presentatori”, è morto ieri sera a 89 anni. Con lui se ne va non solo un uomo, ma un pezzo intero della storia della televisione italiana, un frammento vivo della nostra memoria collettiva.

Nato a Militello in Val di Catania nel 1936, Baudo ha attraversato più di sessant’anni di televisione, conducendo i programmi che hanno fatto sognare, ridere e commuovere generazioni intere. Da Settevoci a Canzonissima, da Domenica in a Fantastico, fino ai tredici Festival di Sanremo che lo hanno consacrato leggenda, Pippo era ed è rimasto per tutti semplicemente “Pippo nazionale”.
Aveva il fiuto per i talenti – da Laura Pausini a Lorella Cuccarini, da Giorgia a Bocelli – e la capacità di fare spettacolo con garbo e cultura, tenendo insieme il popolare e il raffinato. Uomo colto, ironico, instancabile, non ha mai nascosto il rimpianto di non aver lavorato con Raffaella Carrà, ma in compenso ha saputo scoprire, lanciare e accompagnare centinaia di volti che hanno popolato la nostra televisione e la nostra musica.
Un monumento, sì, ma un monumento che parlava al pubblico con la confidenza di un amico di famiglia.
Eppure, mentre oggi lo piangiamo, non possiamo non ricordare che davanti alla morte siamo tutti uguali.
Viene spontaneo pensare ’a livella di Totò, la poesia che con ironia e leggerezza ci ricorda che, al di là delle glorie, dei premi e delle fatiche terrene, l’ultimo passo ci accomuna tutti, senza distinzioni. Così è per Pippo: Cavaliere di Gran Croce, conduttore da record, uomo di cultura e spettacolo, oggi riposa accanto ai tanti uomini e donne comuni che hanno riempito la sua platea di applausi e affetto.
Il suo lascito, però, non muore. Pippo Baudo resterà per sempre il volto della tv italiana, un faro di professionalità, passione e umanità. Ma oggi il sipario cala. Non resta che alzarci in piedi e tributargli l’ultimo, lunghissimo applauso.
Addio, Pippo nazionale.
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