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A onor del vero. Carni Halal, fra le decisioni Coop e quelle dell’Italia

A onor del vero. Carni Halal, fra le decisioni Coop e quelle dell'Italia
16/02/2010
[di G. Felicetti*] In questi giorni ha fatto molto parlare e scrivere la scelta di Coop di aprire un reparto carni bovine provenienti dalla macellazione rituale in un suo supermercato di Roma.
La notizia si è diffusa in particolare per la presenza vera o presunta di “commesse con il velo”, vista la clientela di fede islamica alla quale è rivolta. Notizia fornita da Unicoop Tirreno senza dare alcun cenno sulle modalità di macellazione previste da questa confessione.

Coop, a parte singole macellerie, non è l’unica “grande distribuzione organizzata” che commercializza carni provenienti dalla modalità rituale. Coop ha però fatto clamore, a differenza di altri. Ma già prima della diffusione della notizia, Coop aveva concordato con i delegati delle Comunità islamiche uno stordimento preventivo di tipo elettrico, come previsto dalla legislazione vigente per macellazioni non rituali. Questo permettendo così la dicitura “halal” anche se derivante da animale stordito.

La LAV ha quindi chiesto specifiche tecniche di merito e – pur in un ambito in cui si batte per scelte alimentari diverse – ha preso atto favorevolmente della scelta di procedere ad uno stordimento preventivo effettuato così per polli (elettronarcosi), ovini e caprini (pinza elettrica) e con un dispositivo a proiettile captivo non penetrante per i bovini. Ciò vuol dire eliminare il dissanguamento senza un atto preventivo che, pur nella tragica e non ineluttabile decisione di dare morte ad un essere vivente, rappresenta un attenuazione del dolore rispetto alla normale macellazione rituale.

Si tratta della prima volta nel suo genere in Italia, peraltro per più specie, in tre mattatoi diversi e con delegati islamici diversi che hanno accettato la linea di Coop (lo stordimento era stato accettato anni fa dalle comunità islamiche del Trentino e dell’Alto Adige grazie all’obiezione di coscienza dei veterinari pubblici impiegati nei controlli nei mattatoi per la macellazione di pecore e capre).


Ora speriamo che anche le altre realtà della “grande distribuzione organizzata” seguano l’esempio di Coop, aumentando comunque tutti l’offerta per vegetariani e vegan, credenti o non credenti. E che tutti si indirizzino a etichettare – come richiesto dal Comitato Bioetico per la Veterinaria già nel 2003 - le parti degli animali scartate (i quarti posteriori bovini) e gli animali che pur provenendo da macellazione rituale vengono commercializzate come “normale” carne, nei consueti reparti carne o nelle usuali macellerie. Effettuando per noi una frode in commercio, contro quel pubblico che pur mangiando carne, non ne consumerebbe se derivante da macellazione rituale, comunque senza stordimento preventivo degli animali.


 
Se credete che voglia fare della polemica vi sbagliate di grosso, sono contento di questa risposta. Ne sono contento anche se a seguire di questo comunicato la Coop stessa mi ha riscritto con un suo testo che riportava la pagina della Lav, come a dire: "te l’avevo detto", quando in realtà Coop non aveva detto un bel niente, non era stata proprio in grado di rispondere esaurientemente.
 
Quindi, a quanto pare, l’unica differenza tra la carne halal e quella non halal in un supermercato Coop sta nella presenza di un Imam durante la macellazione.
Ho scritto a Felicetti per avere questa frase, un sì a questa domanda per iscritto, chiaro, netto e preciso, che è importante capire e non lasciare lacune.

In tal caso, se fosse vero che la differenza è solo quella, rimarrebbe una sola considerazione: Coop non sa muoversi nel mondo pubblicitario e tantomeno in quello virtuale. In questi giorni ha mobilitato contro di sé una quantità di siti e di soci paurosa, quando bastava dare una risposta (una sola e non venti differenti ed in parte ironiche) chiara come il comunicato della Lav.

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