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 Home page > Attualità > Cronaca Locale > A Secondigliano quella Processione che non fa notizia

A Secondigliano quella Processione che non fa notizia

Ha solo pochi giorni il bambino ‘esposto’ agli occhi del santo. Vestito tutto d’azzurro con gli occhietti neri e la pelle color avorio, la mamma esce dal ‘basso’ e lo avvicina alla statua d’’o superiore. Perché a Secondigliano San Gaetano Errico lo chiamano ancora così da quando scarpinava nei vicoli due secoli fa. Lui, da maestro elementare a fondatore della Congregazione dei Missionari dei Sacri Cuori. Il corteo di fiaccole accese percorre via Vanella Grassi quando la donna si fa il segno della croce portandosi il rosario al petto. “Superio’ è nu figlio toje, piensace tu”. Promessa strappata in un sussurro. Di pietà e di pena. E’ l’unica voce che spezza il silenzio di un mite sabato sera di fine ottobre. San Gaetano ritorna tra la sua gente. In un quartiere dove la geografia non è più scandita dai confini di antiche corti e masserie, ma segnata dalla spartizione degli interessi dei clan. Via Dante, corso Italia, via Improta, via Duca degli Abruzzi, via cupa dell’Arco. Droga, famiglie, guaglioni. Ma anche agguati e strategie di sopravvivenza criminale.

Padre Biagio ogni tanto ridà fiato alla processione attraverso un piccolo megafono: “La pace regni in queste vie”. Da poco nel santuario dell’Addolorata si è celebrata messa solenne con il vescovo ausiliare della città, monsignor Antonio Di Donna, per festeggiare ’o superiore a tre anni dalla canonizzazione. Patrono di Secondigliano, santo napoletano, neppure san Gennaro lo è. Ma i Missionari sono voluti scendere in strada. Insieme a chi la abita. Piccoli eroi quotidiani con una fiammella accesa per segnalare la loro resistenza. Sono in centinaia. Sono in silenzio. Ogni passo uno sguardo a controllare che il fuoco resti acceso. Non serve spostarsi se non si cammina. E’ buio nelle strette viuzze del centro storico. La luce delle torce illumina i petali di rosa che qualche anziana donna lancia dal balcone. Gli uomini, loro, non si vedono. Braccia incrociate e sigaretta accesa, è appoggiato ad un motorino il giovane che segue con la coda dell’occhio il carretto trainante l’icona sacra. Ha seguito la partita di calcio in tv, proprio nel bar teatro dell’ultima 'spedizione punitiva' di camorra. Non si scompone. Improvviso un richiamo dalla folla: “Noi abbiamo un amico che ci vuole bene, è san Gaetano”. L’applauso scoppia spontaneo. “Ecco San Gaetano che passa”, ora come allora l’esclamazione è la stessa, come quando il giovane seminarista raggiungeva a piedi Napoli da casa sua. Otto chilometri tutti i giorni, percorsi tra le visite ai bisognosi, agli ammalati, gli incontri con i ragazzi di strada, le prostitute, i carcerati e la preghiera, tutta in quelle due “fossette” nel pavimento della sua stanza, scavate dalle sue ginocchia.

La Chiesa qui c’è. C’è sempre stata. Quella spoglia, di frontiera, che non fa rumore, quella che ha accolto i ragazzini protagonisti dell’ultimo raid vandalico nel rione e ora, invece, a capo della sfilata con tanto di tunica bianca addosso. Lontana la devozione d’altri tempi. Culto, adorazione e rispetto che in alcune zone possono essere mutuate, reinterpretate, sovvertite. “E’ il modello di comportamento che vogliamo sostenere, sensibilizzare le coscienze ai valori della vita. L’amore rende liberi e può contagiare. Tutti”. E’ sicuro Padre Vincenzo. L’anima ti scova anche se ti sei perso. E sarà lì ad attenderti. E sarà convincente. La marcia prosegue. Costeggia le palazzine del rione dei Fiori, il cosiddetto Terzo Mondo, come un fiume che lambisce gli argini. Uno scugnizzo, fermo fuori al portone, appoggia la testolina sulla pancia della nonna e indica con la mano uno dei carabinieri in divisa che scortano il corteo. L’odore di salsa lasciata cuocere a fuoco lento fugge da una finestrella e invade le narici. Da lontano si sentono le campane suonare a festa. Sorrisi, cicatrici, croci dimenticate di una ferita collettiva che tarda a sanarsi. Si ritorna in via Dante. Il santo si arresta. I fuochi d’artificio lo salutano prima che rientri al santuario. Capita che questa Secondigliano, col pregiudizio di essere brutta e popolata di camorristi, stasera profumi di ragù e attenda la domenica.

Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.219) 1 novembre 2011 13:26

    Non fa notizia nemmeno il Trigesimo celebrato la settimana scorsa per il Boss degli Scissionisti Ciro Nocerino (ci sono ancora i necrologi tra Via Miano e Via Roma verso Scampia, andateli a vedere)... la Chiesa a Secondigliano se sape guardà buon e cazz suoi...vedi il trasferimento coatto di Don Aniello Manganiello.


    PS Claudia evita marchette alla Chiesa in generale... anche la Chiesa asservita e piegata alle celebrazioni dei boss defunti ha le sue responsabilità a Secondigliano.
    • Di (---.---.---.153) 1 novembre 2011 15:48

      Caro amico, per chi vive realtà come il quartiere descritto la notizia NON è la processione ma che ci sia tanta gente che crede in qualcosa. Se poi quel qualcosa è un esempio di bontà, lealtà e dedizione al prossimo, ben venga in un quartiere dove si pensa che nessuno più applauda esempi positivi. Lo dice un agnostico che vive il difficile quartiere crudamente ogni giorno. Se poi il mezzo per sperare in una esistenza migliore è la chiesa va bene uguale, visto che di esempi per distruggere la vita propria e quella degli altri ve ne sono in abbondanza in luoghi che probabilmente non sono quelli che frequenti. Buon per te se non hai bisogno di un Santo per sperare. La tanta gente alla processione non è così fortunata. Che, io, tu o un parroco di periferia a portare un simbolo di pace per le strade poco importa. L’importante è che ci sia tanta gente ad applaudirlo.

  • Di (---.---.---.17) 1 novembre 2011 14:08

    Alla fine dell’articolo c’è scritto "col pregiudizio di essere brutta e popolata di camorristi". Il commento di prima mi sembra di chi vuole alimentare questo pregiudizio. Secondigliano non risorgerà anche perché molti vogliono fare di tutta un’erba un fascio. Conviene dire "mal comune mezzo gaudio", così non si salva nessuno e la camorra ha il sopravvento. Io sabato c’ero, con i miei due bambini, in chiesa e alla processione. Questo è stato il mio modo di dire che a Secondigliano c’è pure la gente perbene e tanti preti come don Manganiello.

  • Di (---.---.---.153) 1 novembre 2011 15:44

    Caro amico, per chi vive realtà come il quartiere descritto la notizia NON è la processione ma che ci sia tanta gente che crede in qualcosa. Se poi quel qualcosa è un esempio di bontà, lealta e dedizione al prossimo, ben venga in un quartiere dove si pensa che nessuno più applauda esempi positivi. Lo dice un agnostico che vive il difficile quartiere crudamente ogni giorno. Se poi il mezzo per sperare in una esistenza migliore è la chiesa va bene uguale, visto che di esempi per distruggersi la vita propria e quella degli altri ve ne sono in abbondanza in luoghi che probabilmente non sono quelli che frequenti. Buon per te se non hai bisogno di un Santo per sperare. La tanta gente alla processione non è così fortunata. Che sia io, tu o un parroco di periferia a portare un simbolo di pace per le strade poco importa. L’importante è che ci sia tanta gente ad applaudirlo..... 

  • Di (---.---.---.72) 1 novembre 2011 16:04

    Mi fate ridere.... E ve lo dice una persona che vive il quartiere "nel" quartiere e "per" il quartiere. Diceva Don Peppino Diana, uno dei pochi parroci che per me merita rispetto ed elogi, "Non mi interessa sapere se Dio esiste, ma da che parte sta".


    Don Peppino fu schiacciato dai Casalesi. Per Peppino esisteva un solo Dio, una sola Chiesa. La Chiesa nei "miei" posti, che non so se sono anche i vostri, continua a celebrare messe per i camorristi. Una vergogna. Punto.

    Vi ripeto: andate, anche ora, all’incrocio tra Via Roma verso Scampia e Via Miano, ci sono ancora i necrologi per il Trigesimo di Ciro Nocerino, boss degli scissionisti trucidato il 25 settembre. Sono un cazzotto nell’occhio. Non può esistere il grigio tra la Camorra e lo Stato, ma solo bianco e nero, VOLETE CAPIRLO?

    La Chiesa, in quanto istituzione sociale morale e culturale, non può essere un giorno coraggiosa ed orgogliosa e l’altro piegata ed asservita ai poteri criminali.

    Qualcuno allora mi spieghi perché chi ha capito ciò da un pezzo, come Don Manganiello, venga espatriato nella Roma-Bene. 

    Non servono i Santi per sperare! Ma la legalità, il culto per lo scontrino fiscale e non per il rolex, la scuola e non la chiesa.... Gente, SVEGLIA!!!! CAZZO!!!!
    • Di (---.---.---.153) 1 novembre 2011 20:27

      La chiesa è fatta da uomini e come tale passibile di errore. Non per questo siamo tutti sbagliati. Anche a me stride il contrasto di vedere la vita domenicale che continua come se nulla fosse mentre il corpo di un uomo, buono o cattivo che sia stato, giace sull’asfalto. E’ questo il vero problema. Abituarsi. Come se uno si potesse abituare ad ingerire curaro. Molti per fortuna non ci riescono ed anche se non hanno il coraggio di urlarlo si afferrano anche ad una semplice processione unendosi a chi il coraggio di gridarlo in pubblico tra la gente ce l’ha. Voci sommesse che tutte insieme diventano assordanti e gridano il loro star male. Ogni orchestra per suonare intonata e trasmettere emozioni a chi ascolta ha bisogno di un direttore. Che sia un parroco di periferia o il Papa in persona poco importa. Non ha importanza chi suoni ma cosa si sta suonando e come raggiunga il cuore e la coscienza di chi ascolta. Loro il coraggio di scendere in strada lo hanno avuto e lo hanno ancora, a differenza di tanti che ne parlano solo e molto spesso criticano. Troppo comodo delegare. Molto più coraggioso agire. Fatto poi da chi non è pagato per farlo ma solo perchè ci crede assume ancora più valore. Io non credo nelle istituzioni compresa la chiesa ma credo negli uomini che le compongono. Nessuna missione e nessun stipendio giustifica quanto di bello e quanto di brutto fatto dagli uomini di chiesa. Ma se solo uno di loro salva uno di noi, lo rende santo per un momento e degno di essere applaudito ed incitato.

  • Di (---.---.---.133) 1 novembre 2011 17:17

    no io nn ci sto alla relegazione di tutti i mali qui...

    no io nn ci sto a quelli che sputano fango sulla mia terra

    no io nn ci sto ...alla discriminazione di tutto e tutti..basta che sono di qui...come se il resto fosse un mondo dorato e senza impurita’

    no io nn ci sto ad ascoltare gli anticamorristi anonimi e di facciata

    ni io nn ci sto e mi chiedo a chi giova tutto cio?

    rispondo:"probabilmente a chi le marchette le fa’ da ottimo cortigiano di un padrone che sa sempre lautamente compensare.

    concludo sperando che la si finisca di chiedare agli altri di fare quelli che tutti dovrebbero fare e nessuno fa’............

     

     

  • Di (---.---.---.115) 1 novembre 2011 17:40

    Ben vengano - lo dico da cattolico - celebrazioni religiose, processioni, fiaccolate. Sono momenti non solo di culto ma anche per far arrivare messaggi di speranza e di incoraggiamento in quelle strade dove spesso tutto sembra perduto. A Secondigliano, però, anche la Chiesa ha le sue colpe. Penso che se è vero che ci sono preti, pronti ad assistere i bisognosi e a denunciare i soprusi quotidiani - è altrettanto vero che ci sono preti che si limitano ad officiare le messe, in un modo completamente avulso dal contesto sociale che li circonda, con omelie che non si incarnano nel difficile tessuto sociale del quartiere, al punto da assumere una dimensione arcaica, a tratti incomprensibile ai giorni nostri. Perfino, al tempo della faida, non ho mai sentito pronunciare la parola camorra nelle omelie di diversi preti, proprio mentre a due passi dalle chiese la camorra compiva la sua mattanza senza sosta. Anche questo purtroppo non ha fatto notizia. Interroghiamoci anche su questo, perchè una fiaccolata avrà il suo effetto solo quando la Chiesa, le Istituzioni, la Scuola, i Cittadini saranno riusciti a far maturare una coscienza civica comune.

    Luca

  • Di (---.---.---.201) 1 novembre 2011 18:38

    La Chiesa (come lo Stato) siamo noi. Non è paradossale dire che anche i fedeli possono e devono incoraggiare, spronare, sostenere parroci e religiosi (soprattutto nelle zone di frontiera abbandonate a se stesse), spesso lasciati soli da una fede tiepida e di comodo. Così come chi ha il diritto di voto lo fa, ha il diritto-dovere di farlo, con i propri rappresentanti politici. Tutti possono, devono farlo. Ma troppo spesso dire "tutti" significa dire "nessuno". No, ognuno si assuma la propria responsabilità, lasciando aperta la possibilità di ’conversione’. Conversione al di là dell’accezione sacra, intesa piuttosto come possibilità di cambiamento che questa periferia chiede da troppo tempo. Parlare di Chiesa asservita ai clan fa soltanto il gioco della camorra, isolando preti e suore in prima linea nella lotta alla malavita e all’illegalità, così come parlare di secondiglianesi tutti camorristi fa il gioco di chi vuole la periferia emarginata dal resto della città. Il primo passo da compiere in questo difficile percorso è quello di evitare di barricarsi dietro idee politiche e credo religiosi. Barricarsi significa difendersi, difendersi significa continuare a stare fermi ed in questo momento non basta. La periferia nord per rinascere ha bisogno del movimento di tutti. Dei singoli. Di tutte le persone di buona volontà che ci mettono la faccia e l’agire. Ogni giorno. 

    C

  • Di (---.---.---.153) 1 novembre 2011 20:24

    La chiesa è fatta da uomini e come tale passibile di errore. Non per questo siamo tutti sbagliati. Anche a me stride il contrasto di vedere la vita domenicale che continua come se nulla fosse mentre il corpo di un uomo, buono o cattivo che sia stato, giace sull’asfalto. E’ questo il vero problema. Abituarsi. Come se uno si potesse abituare ad ingerire curaro. Molti per fortuna non ci riescono ed anche se non hanno il coraggio di urlarlo si afferrano anche ad una semplice processione unendosi a chi il coraggio di gridarlo in pubblico tra la gente ce l’ha. Voci sommesse che tutte insieme diventano assordanti e gridano il loro star male. Ogni orchestra per suonare intonata e trasmettere emozioni a chi ascolta ha bisogno di un direttore. Che sia un parroco di periferia o il Papa in persona poco importa. Non ha importanza chi suoni ma cosa si sta suonando e come raggiunga il cuore e la coscienza di chi ascolta. Loro il coraggio di scendere in strada lo hanno avuto e lo hanno ancora, a differenza di tanti che ne parlano solo e molto spesso criticano. Troppo comodo delegare. Molto più coraggioso agire. Fatto poi da chi non è pagato per farlo ma solo perchè ci crede assume ancora più valore. Io non credo nelle istituzioni compresa la chiesa ma credo negli uomini che le compongono. Nessuna missione e nessun stipendio giustifica quanto di bello e quanto di brutto fatto dagli uomini di chiesa. Ma se solo uno di loro salva uno di noi, lo rende santo per un momento e degno di essere applaudito ed incitato.

  • Di (---.---.---.116) 4 novembre 2011 00:47
    Buongiorno Claudia, ho letto con qualche attenzione di troppo il pezzo sulla processione, anche se di solito rifuggo da tutto ciò. Lo dico sono per scelta un laico buddista, quindi rifuggo da tutto quello che viene dall’esterno dell’uomo. La più atea delle religionioni, o meglio la più laica delle filosofie, non mi impedisce però di riconoscere meglio una fede che nessuna, la fede può smuovere le montagne e per un giusto si fa festa nei cieli. Tra la nostra gente questo è fondamentale, se non ci fosse non so cosa accadrebbe. Lasciare tutto questo, ignorarlo, sarebbe una catastrofe. Ci sono poi preti coraggio e preti no e come vuoi fargliene colpa. Chi dice il contrario non sa, non conosce, è facile sparare sul pianista. Frasi fatte Claudia, riflettendoci le mie non vogliono altro che rendere l’idea, di un popolo che si attacca alle sue credenze, le altre usate da chi disconosce la religiosità popolare con tutti i pro e tutti i contro, si pone dietro la cattedra per giudicare e senza diritto alcuno. Un abbraccio ed un bacione alla più coraggiosadelle giornaliste . mai pennivendola.

    • Di (---.---.---.39) 4 novembre 2011 12:19

      Ho apprezzato molto la tua imparzialità sulle religioni nonostante la tua sia difficilmente comprensibile nel nostro paese. Ritengo che non sia importante cosa credere ma credere in qualcosa. La mia estrazione scientifica mi porta ad affermare che senza qualcosa di negativo contrapposto al positivo NULLA SI MUOVE. Prendere atto delle azioni negative contrapponendosi con gesti positivi genera movimento che smuove le coscienze ed evita di impantanarsi nella rassegnazione. Credere come te nell’UOMO ci distingue dalle piante anche se storicamente noi umani abbiamo bisogno di credere in qualcosa di non umano che ci aiuti ad accettare l’incomprensibile e ci sostenga nei momenti di sconforto. Incarnare questa fede in uomini buoni aiuta molti a sopravvivere in luoghi invivibili dove spesso ci si dimentica di esserlo.

  • Di (---.---.---.72) 29 ottobre 2013 16:12

    a Mianella dietro la Chiesa della Madonna del Cavone appena pochi mesi fa furono trovati mitra e una grande quantità di droga.Quella Chiesa antica è ricca di devozione e tanti fedeli hanno vissuto quell’oltraggio come un vero e proprio affronto. Dopo i rituali discorsi delle alte gerarchie ecclesiastiche tutto è ritornato nella normalità.Rimane l’offesa fatta e subita da parte di un clan che si è servito anche di un luogo sacro per il potere del suo denaro e la dimostrazione della sua forza e potenza.

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