La Chiesa
(come lo Stato) siamo noi. Non è paradossale dire che anche i fedeli possono e
devono incoraggiare, spronare, sostenere parroci e religiosi (soprattutto nelle
zone di frontiera abbandonate a se stesse), spesso lasciati soli da una fede
tiepida e di comodo. Così come chi ha il diritto di voto lo fa, ha il
diritto-dovere di farlo, con i propri rappresentanti politici. Tutti possono,
devono farlo. Ma troppo spesso dire "tutti" significa dire "nessuno".
No, ognuno si assuma la propria responsabilità, lasciando aperta la possibilità
di ’conversione’. Conversione al di là dell’accezione sacra, intesa piuttosto
come possibilità di cambiamento che questa periferia chiede da troppo tempo.
Parlare di Chiesa asservita ai clan fa soltanto il gioco della camorra,
isolando preti e suore in prima linea nella lotta alla malavita e
all’illegalità, così come parlare di secondiglianesi tutti camorristi fa il
gioco di chi vuole la periferia emarginata dal resto della città. Il primo
passo da compiere in questo difficile percorso è quello di evitare di
barricarsi dietro idee politiche e credo religiosi. Barricarsi significa
difendersi, difendersi significa continuare a stare fermi ed in questo momento non basta. La periferia nord per rinascere ha
bisogno del movimento di tutti. Dei singoli. Di tutte le persone di buona volontà che ci
mettono la faccia e l’agire. Ogni giorno.
C