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di Claudia Procentese martedì 1 novembre 2011 - 12 commenti oknotizie
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A Secondigliano quella Processione che non fa notizia

Ha solo pochi giorni il bambino ‘esposto’ agli occhi del santo. Vestito tutto d’azzurro con gli occhietti neri e la pelle color avorio, la mamma esce dal ‘basso’ e lo avvicina alla statua d’’o superiore. Perché a Secondigliano San Gaetano Errico lo chiamano ancora così da quando scarpinava nei vicoli due secoli fa. Lui, da maestro elementare a fondatore della Congregazione dei Missionari dei Sacri Cuori. Il corteo di fiaccole accese percorre via Vanella Grassi quando la donna si fa il segno della croce portandosi il rosario al petto. “Superio’ è nu figlio toje, piensace tu”. Promessa strappata in un sussurro. Di pietà e di pena. E’ l’unica voce che spezza il silenzio di un mite sabato sera di fine ottobre. San Gaetano ritorna tra la sua gente. In un quartiere dove la geografia non è più scandita dai confini di antiche corti e masserie, ma segnata dalla spartizione degli interessi dei clan. Via Dante, corso Italia, via Improta, via Duca degli Abruzzi, via cupa dell’Arco. Droga, famiglie, guaglioni. Ma anche agguati e strategie di sopravvivenza criminale.

Padre Biagio ogni tanto ridà fiato alla processione attraverso un piccolo megafono: “La pace regni in queste vie”. Da poco nel santuario dell’Addolorata si è celebrata messa solenne con il vescovo ausiliare della città, monsignor Antonio Di Donna, per festeggiare ’o superiore a tre anni dalla canonizzazione. Patrono di Secondigliano, santo napoletano, neppure san Gennaro lo è. Ma i Missionari sono voluti scendere in strada. Insieme a chi la abita. Piccoli eroi quotidiani con una fiammella accesa per segnalare la loro resistenza. Sono in centinaia. Sono in silenzio. Ogni passo uno sguardo a controllare che il fuoco resti acceso. Non serve spostarsi se non si cammina. E’ buio nelle strette viuzze del centro storico. La luce delle torce illumina i petali di rosa che qualche anziana donna lancia dal balcone. Gli uomini, loro, non si vedono. Braccia incrociate e sigaretta accesa, è appoggiato ad un motorino il giovane che segue con la coda dell’occhio il carretto trainante l’icona sacra. Ha seguito la partita di calcio in tv, proprio nel bar teatro dell’ultima 'spedizione punitiva' di camorra. Non si scompone. Improvviso un richiamo dalla folla: “Noi abbiamo un amico che ci vuole bene, è san Gaetano”. L’applauso scoppia spontaneo. “Ecco San Gaetano che passa”, ora come allora l’esclamazione è la stessa, come quando il giovane seminarista raggiungeva a piedi Napoli da casa sua. Otto chilometri tutti i giorni, percorsi tra le visite ai bisognosi, agli ammalati, gli incontri con i ragazzi di strada, le prostitute, i carcerati e la preghiera, tutta in quelle due “fossette” nel pavimento della sua stanza, scavate dalle sue ginocchia.

La Chiesa qui c’è. C’è sempre stata. Quella spoglia, di frontiera, che non fa rumore, quella che ha accolto i ragazzini protagonisti dell’ultimo raid vandalico nel rione e ora, invece, a capo della sfilata con tanto di tunica bianca addosso. Lontana la devozione d’altri tempi. Culto, adorazione e rispetto che in alcune zone possono essere mutuate, reinterpretate, sovvertite. “E’ il modello di comportamento che vogliamo sostenere, sensibilizzare le coscienze ai valori della vita. L’amore rende liberi e può contagiare. Tutti”. E’ sicuro Padre Vincenzo. L’anima ti scova anche se ti sei perso. E sarà lì ad attenderti. E sarà convincente. La marcia prosegue. Costeggia le palazzine del rione dei Fiori, il cosiddetto Terzo Mondo, come un fiume che lambisce gli argini. Uno scugnizzo, fermo fuori al portone, appoggia la testolina sulla pancia della nonna e indica con la mano uno dei carabinieri in divisa che scortano il corteo. L’odore di salsa lasciata cuocere a fuoco lento fugge da una finestrella e invade le narici. Da lontano si sentono le campane suonare a festa. Sorrisi, cicatrici, croci dimenticate di una ferita collettiva che tarda a sanarsi. Si ritorna in via Dante. Il santo si arresta. I fuochi d’artificio lo salutano prima che rientri al santuario. Capita che questa Secondigliano, col pregiudizio di essere brutta e popolata di camorristi, stasera profumi di ragù e attenda la domenica.

di Claudia Procentese martedì 1 novembre 2011 - 12 commenti oknotizie
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Camorra Secondigliano Chiesa

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