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  Home page > Attualità > Cronaca Locale > I colpi di coda della faida e la "scissione della scissione"
di Claudia Procentese giovedì 27 ottobre 2011 - 1 commento oknotizie
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I colpi di coda della faida e la "scissione della scissione"

E’ come cambiar pelle e nel frattempo mostrare i nervi scoperti. Necessario, instabile, pericoloso. La camorra della periferia a nord di Napoli si svecchia. Le leve emergenti vanno di fretta. Gli anziani colonnelli intralciano l’ascesa. La strada del ‘concordato’ non tiene. Di qui gli ultimi morti ammazzati.

L’ultimo atto della tragedia andato in scena venerdì scorso è ‘solo’ un colpo di coda della faida. Azzerati i vertici dei clan dall’azione di forze dell’ordine e magistratura, sgominato il clan Di Lauro, capeggiato da Ciruzzo ’o milionario, boss indiscusso del narcotraffico fino alla guerra contro gli insorti, l’attività di contrasto al crimine organizzato ha determinato assestamenti e svolte. I processi penali hanno irrogato pesanti condanne a carico di boss e gregari, il vincolo di omertà e solidarietà, come nel caso del pentimento di Salvatore Lo Russo, Totore ’o capitone, è venuto meno. Ed è così che la struttura familiare a compartimenti stagni cede. Gli investigatori la chiamano “la scissione della scissione”. Dallo sgarro alla sfida, dalla faida alla spartizione del potere.

Da una parte il clan di Ciruzzo, di “miezz all’Arc”, la ‘vecchia guardia’, confinato nel rione dei Fiori a Secondigliano, il cosiddetto Terzo Mondo. Dall’altra il cartello degli scissionisti sfaldatosi in sottogruppi che mantengono la gestione delle restanti ‘piazze’ di spaccio. A Scampia restano in piedi quella dei lotti T/A e T/B e quella del lotto P, le famigerate ‘Case dei puffi’, mentre la compravendita di stupefacenti ha subìto a luglio una dura battuta d’arresto in seguito all’operazione ‘Murena’ messa in atto dagli uomini del locale commissariato impegnati in un corpo a corpo quotidiano sul territorio e che ha portato alla cattura di 28 persone.

A Secondigliano, invece, è ora la piazza di “aret ’a Vanella”, della Vanella Grassi, che tiene in mano le sorti della direzione strategica tra le diverse anime del sodalizio. E i morti sul campo di battaglia sono il chiaro segnale di un controllo che ha bisogno di prove di forza per consolidare il proprio potere. Intanto, nelle retrovie resta chi a Secondigliano, a Scampia, a Miano, a Piscinola abita, vive, lavora. Non sempre azzittito, ma spesso senza parole. La ‘roba’ venduta alla luce del sole, lo scippo se porti il ‘laccettino’, la collanina, d’oro al collo, la ‘tassa della tranquillità’ per tenere il negozio aperto. Malattie croniche in metastasi divenute luoghi comuni. Eppure non hanno sparato fuochi d’artificio a Secondigliano venerdì sera. Questa volta no. E non è stata la pioggia ad impedire il cliché dopo l’ultimo omicidio di camorra. Niente luci e mortaretti per festeggiare la morte del boss. Perché a cadere sotto i colpi dei killer è uno ‘scissionista’ nella terra dei ribelli, un trentasettenne, Giovanni Candone, passato dal clan Di Lauro alla compagine degli ‘spagnoli’, ritornato nel quartiere dopo poco più di tre anni trascorsi in carcere. Insomma un ribelle post-faida, uno degli uomini migrati nelle fila della milizia avversaria in un momento successivo, nel 2007, e all’indomani della prigione ritornato a casa sua, in territorio amico, tra gente fidata. Un ‘soldato’ scaltro, navigato. Ma tradito dai suoi compagni, caduto in una trappola, come il suo predecessore giusto un mese fa a Scampia, Ciro Nocerino. Stesso marchio di fuoco per essere certi che l’esecuzione andasse a buon fine.

Un incontro al bar, magari di domenica mattina o in un orario di punta, due chiacchiere, un caffè, una risata prendendosi sotto al braccio per segnalare ai killer chi è la nuova vittima, e gli spari a distanza ravvicinata. Il panico, le grida, le sirene, la Scientifica, la polizia mortuaria. Quella che ha caricato sul furgone il corpo di Nocerino raggiunto da numerosi colpi di pistola alla testa. Hanno dovuto faticare non poco i poliziotti per tenere lontano dal macabro spettacolo la folla dei curiosi. Cadaveri griffati, con scarpe, giubbini e pantaloni a firma di stilisti famosi. Poche le lacrime dei familiari sulla scena del delitto, banditi gli isterismi. Sono le regole della guerra fratricida per la suddivisione del dominio: i morti pubblici si piangono in casa. Agile il ragazzino che si intrufola strusciando sui pantaloni dei ‘guaglioni’ più grandi che hanno preso posto dietro il nastro adesivo che delimita l’area dell’agguato. Si spinge avanti. Lui sì, può sostare per un attimo a pochi passi dal delitto perché arriva appena all’anca del poliziotto che non lo vede. Ne può sentire l’odore del sangue. Diverso da quello che schizza da una vena alla gamba o di una ferita aperta al torace. Meno acre. Nemmeno dieci anni, lo scugnizzo. È nel suo sguardo che la realtà si sgrana in pixel di meraviglia e sfacciataggine. Ogni frammento sarà sacca della sua conoscenza. Si arresta mangiucchiandosi le unghie, si volta per guardare i suoi compagni. Sono lontani. Troppo. Solo, senza appigli. Come quel mondo di fronte che ha tradito anche lui. 

Credits Foto: il grillo (via FlickrCC)

di Claudia Procentese giovedì 27 ottobre 2011 - 1 commento oknotizie
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