Cosa si intende per “bullshit”? In italiano sono le cazzate, o forse meglio le stronzate, nel senso di affermazioni che non solo necessariamente false (anche se di solito lo sono), ma sono infiocchettate in modo da cercare di impressionarci o convincerci, senza preoccuparsi che siano vere o false: con un giro di parole, notizie false e tendenziose. Un esempio che portano gli autori è scrivere la recensione di un libro senza averlo letto. (Io il libro l’ho letto, ma non è questo il punto). È molto facile farlo con i numeri e le statistiche, e infatti questa è la parte principale del libro; ma lo si può fare in tanti altri modi, come per esempio i clickbait dei siti web di “notizie”. Ma a parte tutti gli esempi portati, i due capitoli finali “accorgersi delle stronzate” e “confutare le stronzate” dovrebbero essere letti da tutti per formarsi gli anticorpi sempre più necessari in un mondo dove creare testi fasulli è diventata una banalità.
Carl T. Bergstrom e Jevin D. West, Calling Bullshit : The Art of Scepticism in a Data-Driven World, Penguin 2020, pag. 336, € 13,05, ISBN 9780241327258 9780525509196 – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili
Voto: 4/5
Cosa si intende per “bullshit”? In italiano sono le cazzate, o forse meglio le stronzate, nel senso di affermazioni che non solo necessariamente false (anche se di solito lo sono), ma sono infiocchettate in modo da cercare di impressionarci o convincerci, senza preoccuparsi che siano vere o false: con un giro di parole, notizie false e tendenziose. Un esempio che portano gli autori è scrivere la recensione di un libro senza averlo letto. (Io il libro l’ho letto, ma non è questo il punto). È molto facile farlo con i numeri e le statistiche, e infatti questa è la parte principale del libro; ma lo si può fare in tanti altri modi, come per esempio i clickbait dei siti web di “notizie”. Ma a parte tutti gli esempi portati, i due capitoli finali “accorgersi delle stronzate” e “confutare le stronzate” dovrebbero essere letti da tutti per formarsi gli anticorpi sempre più necessari in un mondo dove creare testi fasulli è diventata una banalità.
Carl T. Bergstrom e Jevin D. West, Calling Bullshit : The Art of Scepticism in a Data-Driven World, Penguin 2020, pag. 336, € 13,05, ISBN 9780241327258 9780525509196 – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili
Voto: 4/5

Ieri c’è stato un incidente mortale in piazza Carbonari a Milano. Non so quale dei due articoli di Repubblica e Corriere; forse Il Giorno è visibile.
Conosco molto bene quel tratto di strada, e se posso lo evito, sia in auto che in bicicletta; posso immaginare cosa sia successo. Premessa: in quel tratto di strada c’è esattamente lo spazio per due automobili affiancate, e c’è sempre coda, tanto che sono in molti a scendere per piazza Carbonari, passare per via Bizzoni e via Fortis, fregarsene dell’obbligo di svolta a destra e girare a sinistra in via Arbe. (Tra l’altro, quand’è che il comune si decide a cambiare il senso di marcia in quell’isolato?) Immagino che l’Audi volesse fare proprio quello. Ma checché scriva il Corriere, non è che l’automobilista “avrebbe svoltato a destra senza mantenersi vicino al margine destro della carreggiata”, per la banale ragione che sul margine destro della carreggiata c’è una pista ciclabile. C’è solo un piccolo guaio: quella pista è semplicemente disegnata sull’asfalto, il che significa che è piena di scooter e di moto che pensano di essere molto intelligenti. E proprio perché pensano di essere molto intelligenti non è che vadano a quindici-venti all’ora come una bicicletta, ma a tutta velocità. Del resto, se sbatti a 20 all’ora contro uno specchietto laterale caschi e ti fai anche parecchio male, ma non abbatti un segnale stradale e spacchi a metà la moto contro un palo della luce.
La mia domanda è perché quella pista ciclabile non è messa in sicurezza, con cordolo e tutto? O almeno – piano B – perché non si mette in quei tratti una pletora di telecamere e si comincia a dare multe a chi la usa senza averne diritto? Guardate, io mi accontenterei anche di un piano C: eliminare quel simulacro di pista ciclabile, così i poveri automobilisti potranno finalmente usare il margine della carreggiata per parcheggiare lasciando libero il marciapiede. Certo, i poveri motociclisti non avranno più la possibilità di passare – come ho scritto, viale Lunigiana e viale Marche sono quello che sono, due macchine che si muovono una parcheggiata e una bici/moto non ci stanno – ma non si può avere tutto dalla vita.

Ieri c’è stato un incidente mortale in piazza Carbonari a Milano. Non so quale dei due articoli di Repubblica e Corriere; forse Il Giorno è visibile.
Conosco molto bene quel tratto di strada, e se posso lo evito, sia in auto che in bicicletta; posso immaginare cosa sia successo. Premessa: in quel tratto di strada c’è esattamente lo spazio per due automobili affiancate, e c’è sempre coda, tanto che sono in molti a scendere per piazza Carbonari, passare per via Bizzoni e via Fortis, fregarsene dell’obbligo di svolta a destra e girare a sinistra in via Arbe. (Tra l’altro, quand’è che il comune si decide a cambiare il senso di marcia in quell’isolato?) Immagino che l’Audi volesse fare proprio quello. Ma checché scriva il Corriere, non è che l’automobilista “avrebbe svoltato a destra senza mantenersi vicino al margine destro della carreggiata”, per la banale ragione che sul margine destro della carreggiata c’è una pista ciclabile. C’è solo un piccolo guaio: quella pista è semplicemente disegnata sull’asfalto, il che significa che è piena di scooter e di moto che pensano di essere molto intelligenti. E proprio perché pensano di essere molto intelligenti non è che vadano a quindici-venti all’ora come una bicicletta, ma a tutta velocità. Del resto, se sbatti a 20 all’ora contro uno specchietto laterale caschi e ti fai anche parecchio male, ma non abbatti un segnale stradale e spacchi a metà la moto contro un palo della luce.
La mia domanda è perché quella pista ciclabile non è messa in sicurezza, con cordolo e tutto? O almeno – piano B – perché non si mette in quei tratti una pletora di telecamere e si comincia a dare multe a chi la usa senza averne diritto? Guardate, io mi accontenterei anche di un piano C: eliminare quel simulacro di pista ciclabile, così i poveri automobilisti potranno finalmente usare il margine della carreggiata per parcheggiare lasciando libero il marciapiede. Certo, i poveri motociclisti non avranno più la possibilità di passare – come ho scritto, viale Lunigiana e viale Marche sono quello che sono, due macchine che si muovono una parcheggiata e una bici/moto non ci stanno – ma non si può avere tutto dalla vita.
Ultimo aggiornamento: 2026-05-22 10:03
Come Claus Wilke scrive nel suo Substack, anche se tutti noi sappiamo che 42 è la Risposta alla Domanda Fondamentale sulla Vita, l’Universo e Tutto Quanto non per questo dobbiamo usare 42 per inizializzare un generatore di numeri casuali. Perché? Perché in questo modo i numeri sono tutto meno che casuali. Insomma, abbiamo dei generatori di numeri pseudocasuali, come il Mersenne Twister, che hanno un periodo di \( 10^{6000} \) e quindi ti garantiscono per quanto possibile di non avere mai la stessa successione, e poi crei sempre la stessa successione? Su Github c’è mezzo milione di progetti che usano 42 come seme per inizializzare il generatore di numeri casuali. E se chiedi a un LLM quale seme usare, chiaramente ti risponderà 42 perché lo ha trovato così spesso nell’addestramento.
Sì, dirà qualcuno, ma se dobbiamo testare un software può essere necessario avere sempre la stessa successione di numeri. E allora come facciamo? Semplice: scegliamo un numero a caso, partendo chessò dal numero di secondi dall’epoch (comando date +%s), ce lo salviamo e usiamo quello come seme, magari dopo aver sommato il prodotto del numero di caratteri dell’homepage di due siti distinti. L’importante è avere qualcosa che è solo nostro.
Ultimo aggiornamento: 2026-05-23 07:22
AgoraVox Italia