Come si sa, delle collane kiosk non si butta mai via nulla. Ecco che così dalla collana del Corsera Le parole dell’italiano a cura di Giuseppe Antonelli è stato prodotto prima il libro La vita delle parole e poi questo Parola per parola. Qui troviamo la storia etimologica di 158 parole ed espressioni, divise in cinque sezioni: lessico comune e familiare, parole che arrivano direttamente da latino e greco, prestiti da altre lingue, espressioni gergali o dialettali, e infine le parole arcaiche o “d’autore”. Da quest’ultimo capitolo lasciatemi segnalare “gibigianna” (io la scrivo raddoppiando la n: per chi non l’avesse mai sentita, è l’effetto di far riflettere i raggi di sole muovendo un vetro), che a quanto pare era amatissima da Manzoni che ci rimase anche male quando scoprì che non c’era un termine toscano equivalente. Io imparai la parola al liceo, quando il professore di storia e filosofica (per l’appunto lombardo) si fermò in mezzo alla lezione chiedendo “chi è che sta facendo la gibigianna?” e ottenendo ventisei sguardi stile mucca-guarda-treno. Ma tutte le storie del volume sono bellissime: soprattutto quelle dove l’etimologia è ancora dubbia e i compilatori delle singole voci raccontano la storia delle ipotesi. Se amate l’italiano non potete perdervi questo volume.
Giuseppe Antonelli, Parola per parola : Etimi, storie e usi del lessico, Il Mulino 2025, pag. 304, € 19, ISBN 9788815394040 – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili
Voto: 5/5
Come penso sappiate, l’intelligenza artificiale ha superato da molto tempo gli umani nel gioco del go. AlphaGo Zero (o se preferite il successore più generale AlphaZero) sono dal 2018 i campioni del mondo virtuali. Pare però che sia successo qualcosa di inaspettato. Come Mickey Friedman riporta in questo tweet, il livello di gioco umano era rimasto stagnante negli ultimi decenni ed è improvvisamente cresciuto da quando i programmi per giocare a go si sono evoluti. Il tutto è stato raccontato in questo preprint: le nuove strategie non seguono né le vecchie tecniche umane né le nuove algoritmiche ma sono sostanzialmente diverse. Questo significa che l’IA in questo caso ha spinto gli umani a cercare nuove vie, anziché ad omologarsi come si poteva pensare.
Diciamo le cose come stanno: immagino che il 99% della gente andrà verso l’omologazione, perché è la cosa più semplice. Però il risultato non è scontato a priori. Sta a noi capire se vogliamo avere un’élite di più-che-umani oppure trovare un modo per abbassare quel 99%; non arriveremo mai a zero, anche perché la percentuale era già molto alta prima dell’arrivo dell’IA, ma potremmo comunque limitare in parte i danni.
Aggiornamento: (13:00) aggiungo che comunque le IA migliori hanno tipo 1500 punti ELO in più del migliore umano.
Come penso sappiate, l’intelligenza artificiale ha superato da molto tempo gli umani nel gioco del go. AlphaGo Zero (o se preferite il successore più generale AlphaZero) sono dal 2018 i campioni del mondo virtuali. Pare però che sia successo qualcosa di inaspettato. Come Mickey Friedman riporta in questo tweet, il livello di gioco umano era rimasto stagnante negli ultimi decenni ed è improvvisamente cresciuto da quando i programmi per giocare a go si sono evoluti. Il tutto è stato raccontato in questo preprint: le nuove strategie non seguono né le vecchie tecniche umane né le nuove algoritmiche ma sono sostanzialmente diverse. Questo significa che l’IA in questo caso ha spinto gli umani a cercare nuove vie, anziché ad omologarsi come si poteva pensare.
Diciamo le cose come stanno: immagino che il 99% della gente andrà verso l’omologazione, perché è la cosa più semplice. Però il risultato non è scontato a priori. Sta a noi capire se vogliamo avere un’élite di più-che-umani oppure trovare un modo per abbassare quel 99%; non arriveremo mai a zero, anche perché la percentuale era già molto alta prima dell’arrivo dell’IA, ma potremmo comunque limitare in parte i danni.
Aggiornamento: (13:00) aggiungo che comunque le IA migliori hanno tipo 1500 punti ELO in più del migliore umano.
Ultimo aggiornamento: 2026-05-29 15:33
Quello di cui voglio parlare oggi riguarda come è stata scritta l’enciclica. La prima cosa è che non esiste (almeno per ora) una versione latina. La cosa è più importante di quanto sembri: non è chiaro quale sia la versione ufficiale da considerare (italiano? inglese?) in caso di differenza nella definizione di un concetto. Chissà quale è stata la versione di lavoro… Ma la seconda cosa è che c’è chi dice che l’enciclica contro l’abuso dell’intelligenza artificiale… è stata scritta usando l’IA. Potete vedere per esempio questo articolo del manifesto, che ovviamente ci sguazza: se preferite un’analisi più tecnica, c’è questo articolo di LessWrong. Ho letto quest’ultimo articolo e ho molti dubbi sull’approccio seguito. Già la logica “la versione italiana è quella di partenza perché il Vaticano sta in Italia” non ha nessun senso. Ormai la Curia è multinazionale: è probabile che sappiano tutti un po’ di italiano, ma non è affatto detto che l’italiano sia stata la lingua veicolare usata per la bozza. Ma poi diciamocelo: in Vaticano non sono degli imbecilli. Non mi stupirei che abbiano usato l’IA per scrivere una bozza, ma poi se la sono riguardata da cima a fondo per verificare che non fosse stato scritto qualcosa che non va. Né si capisce perché avrebbero dovuto usare l’IA per il documento ma non per tradurlo, cosa che avrei trovato più logica… Anche il punto sullo stile di scrittura diverso rispetto alle encicliche precedenti non ha un grande senso. È chiaro che Leone non ha scritto tutto lui, ma non ci credo nemmeno per un istante che non abbia riletto e corretto tutto, e chiaramente lo stile di scrittura di una persona per cui l’inglese è la lingua nativa è diverso da quella di un sudamericano, di un tedesco, di un polacco e più vicimno a quello di un LLM che è stato addestrato con materiale per la maggior parte in inglese.
Non mi stupirei né mi preoccuperei, invece, se le bellissime infografiche che sono state preparate dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale fossero state generate con l’aiuto di uno strumento IA. Più che altro mi chiedo perché l’URL del dicastero (creato da Francesco dieci anni fa, ci credo che non l’avessi mai sentito nominare) ha il nome in inglese; ma questo con l’IA non c’entra nulla.
Aggiornamento: (16:20) se vi interessa un lungo soliloquio di un cattolico conservatore statunitense professore di computer science, potete leggerlo qui.
Ultimo aggiornamento: 2026-05-28 16:24

Quello di cui voglio parlare oggi riguarda come è stata scritta l’enciclica. La prima cosa è che non esiste (almeno per ora) una versione latina. La cosa è più importante di quanto sembri: non è chiaro quale sia la versione ufficiale da considerare (italiano? inglese?) in caso di differenza nella definizione di un concetto. Chissà quale è stata la versione di lavoro… Ma la seconda cosa è che c’è chi dice che l’enciclica contro l’abuso dell’intelligenza artificiale… è stata scritta usando l’IA. Potete vedere per esempio questo articolo del manifesto, che ovviamente ci sguazza: se preferite un’analisi più tecnica, c’è questo articolo di LessWrong. Ho letto quest’ultimo articolo e ho molti dubbi sull’approccio seguito. Già la logica “la versione italiana è quella di partenza perché il Vaticano sta in Italia” non ha nessun senso. Ormai la Curia è multinazionale: è probabile che sappiano tutti un po’ di italiano, ma non è affatto detto che l’italiano sia stata la lingua veicolare usata per la bozza. Ma poi diciamocelo: in Vaticano non sono degli imbecilli. Non mi stupirei che abbiano usato l’IA per scrivere una bozza, ma poi se la sono riguardata da cima a fondo per verificare che non fosse stato scritto qualcosa che non va. Né si capisce perché avrebbero dovuto usare l’IA per il documento ma non per tradurlo, cosa che avrei trovato più logica… Anche il punto sullo stile di scrittura diverso rispetto alle encicliche precedenti non ha un grande senso. È chiaro che Leone non ha scritto tutto lui, ma non ci credo nemmeno per un istante che non abbia riletto e corretto tutto, e chiaramente lo stile di scrittura di una persona per cui l’inglese è la lingua nativa è diverso da quella di un sudamericano, di un tedesco, di un polacco e più vicimno a quello di un LLM che è stato addestrato con materiale per la maggior parte in inglese.
Non mi stupirei né mi preoccuperei, invece, se le bellissime infografiche che sono state preparate dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale fossero state generate con l’aiuto di uno strumento IA. Più che altro mi chiedo perché l’URL del dicastero (creato da Francesco dieci anni fa, ci credo che non l’avessi mai sentito nominare) ha il nome in inglese; ma questo con l’IA non c’entra nulla.
Aggiornamento: (16:20) se vi interessa un lungo soliloquio di un cattolico conservatore statunitense professore di computer science, potete leggerlo qui.
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