803 – geometria
Nella figura qui sotto ci sono tre rettangoli congruenti; inoltre sono state tracciati due segmenti che uniscono alcuni dei vertici. Quanto vale l’angolo tra questi segmenti?

(trovate un aiutino sul mio sito, alla pagina https://xmau.com/quizzini/p803.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema da Proof Positive.)
La polemica tra Croce ed Enriques sulla matematica, che per don Benedetto era uno strumento privo di contenuto speculativo autonomo, è ben nota; e del resto anche l’impostazione gentiliana del liceo scientifico. Quello che non sapevo è che la polemica era molto più ampia, soprattutto contro l’ideaismo crociano, tanto che Papini e Prezzolini nella loro rivista Leonardo accettavano volentieri contributi contro Croce da parte di matematici come Giovanni Vacca (curiosità: era il padre del futurologo Roberto Vacca), qui messo in forma di ebook. Alcuni punti del suo discorso non mi sono chiarissimi: ma ho trovato molto interessante il suo spostare il discorso dalla matematica all’arte, facendo notare che non si vede perché uno non debba rimanere estasiato dalle costruzioni di Euclide e Archimede. Una lettura molto breve ma interessante per un punto di vista spesso negletto.
Ah: l’edizione (gratuita) Liber Liber di questo pamphlet è del 29 aprile 2026; Passerino l’ha pubblicata il 2 maggio. Spero non abbiano lavorato anche il giorno della festa dei lavoratori.
Giovanni Vacca, In difesa della matematica, Passerino 2026 (1905), pag. 12, € 1,03, ISBN 9791224463986 – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili
Voto: 3/5
Sfido chiunque ad aver sentito in precedenza questo termine. Nemmeno io lo conoscevo prima di leggere questo post di Fausto Raso. Posso solo assicurarvi che non se l’è inventata lui come pesce di maggio: nel testo di Giovanni Fabrini “Sopra il Primo Libro dell’Eneide di Virgilio“, pubblicato nel 1654 nel libro L’opere di Virgilio mantoano, a pagina 17, parlando del verso “apparent rari nantes in gurgite vasto”, dice che si tratta di «una figura che si chiama tapinosi, cioè una humile esposizione di una cosa grande.»
Come spiega Raso, anche se non ne sappiamo il nome quella è una figura retorica che usa apposta termini diminutivi o inadeguati per definire qualcosa che di per sé richiederebbe un registro elevato: il tutto per dare un valore negativo satireggiando. È in un certo senso l’opposto dell’iperbole, che gonfia qualcosa di irrilevante. Pensate a quando qualcuno arriva sfoggiando la sua nuovissima automobile e gli amici commentano “mamma mia, che macinìno!” L’etimologia è semplice. Arriva dal greco ταπείνωση, “abbassamento, umiliazione”, da cui arriva anche l’italiano “tapino”; in latino abbiamo tăpīnōsis, “registro linguistico basso”. il Dizionario di retorica di Stefano Arduini e Matteo Damiani la assimila alla litote, ma non è proprio così. La litote infatti afferma con forza una cosa negandone il contrario; qui invece il contrario viene usato al posto del termine, e ci avviciniamo più alla meiosis, lo sminuire una cosa al fine di esaltarne un’altra. Si ha tapinosi nelle introduzioni ai libri dedicati ai potenti, che spiegano come l’autore abbia preparato un’opera minuscola, che spera sia comunque accettata.
Decidete ora voi se quando parlo delle mie Notiziole sto usando la tapinosi…
Io ho vissuto per anni nella convinzione che la Crimea fosse stata spostata dalla repubblica russa a quella ucraina con Breznev, che era ucraino; diciamo qualcosa di simile a quello che Tito (croato) fece a danno della Serbia. Mi sbagliavo di grosso: la cessione è precedente ed era stata fatta da Kruscëv. Ma soprattutto ho scoperto che la storia è molto più complicata di quanto pensassi.
Tutto è partito da questo tweet di Marco Setaccioli. Ok, chiamarlo tweet è riduttivo, con la spunta blu puoi scrivere quanto vuoi e lui ha buttato giù l’equivalente di tre o quattro miei post. Ad ogni modo Setaccioli fa tutta la storia postbellica della Crimea e di cosa è successo, affermando che la Crimea era stata spostata sotto l’Ucraina perché dipendente dall’acqua del Dnipro che veniva portta . Solo che io sono sempre scettico, e visto che lui si dichiara esplicitamente attivista pro-Ucraina ho voluto vedere se era tutto fontato. La risposta è fondamentalmente affermativa.
Tutto parte dal trasferimento forzato dei tatari via dalla Crimea, voluto da Stalin con l’accusa di essere stati filonazisti. Pare che in realtà i tatari arruolati nell’Armata rossa fossero più del doppio di quelli nella Wermacht, e che la ragione principale fosse la volontà di rimuovere le minoranze turcofone dai confini dell’URSS. Il risultato fu la russificazione della Crimea (e questo è un fatto indubbio) ma anche una crisi agricola, perché i tatari erano in grado di coltivare la terra con la poca acqua nativa della penisola, mentre i russi non ci riuscivano. Si pensò allora di costruire il Canale Nord-Crimeano che portasse l’acqua dal Dnipro, ma i governi delle repubbliche russa e ucraina non si mettevano d’accordo; a questo punto Kruscëv, con la scusa dei trecento anni del Trattato di Perejaslav, spostò d’imperio la penisola e sbloccò il tutto. Gli storici ritengono che la ragione principale è stata economica, anche se dal punto di vista di Kruscëv l’assegnazione era puramente formale perché tanto l’URSS sarebbe durata per sempre, e comunque la cosa lo favoriva nella lotta interna di potere contro Malenkov e rafforzava la presa russa sull’Ucraina.
Ovviamente sia le occupazioni del 2014 che quelle del 2022 servivano pertanto per avere un corridoio di sicurezza verso la Crimea anche dal punto di vista logistico e non solo di comunicazione. Resta da chiedersi è perché mai i russi per bloccare la controffensiva ucraina del 2023 abbiano fatto crollare la diga di Kakhovka, tagliandosi i rifornimenti idrici…
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Sette altri post sopra le 500 visite, più il solito del backup del Post e la homepage del blog su Matematica in pausa caffè. Romanaccio ne ha avute 557, tra poco esce dalla classifica. Interessanti le 41 copie scaricate del librino su DFW
Query Google: abbiamo 1934 (-236) clic da mobile, 734 (-191) da desktop e 42 (-16) da tablet. Le prime 10 query, con tra parentesi le impressions:
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L’ultima frase è quella in una lettera di Aldo Moro dalla prigionia che per alcuni sarebbe un anagramma, per i curiosi.
Giugno avrà sicuramente un calo di visite, per ragioni che forse saranno già note quando questo post sarà pubblicato.
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