Sito ufficiale del teologo Vito Mancuso
GEO RAI3 mercoledì 1 aprile
Il prof. Vito Mancuso sarà ospite nel corso della trasmissione a partire dalle ore 17:00. Dialogherà con Sveva Sagramola sui temi dell’ultimo libro Gesù e Cristo.
Fuori TG RAI3 giovedì 2 aprile
il prof. Vito Mancuso sarà ospite nel corso della trasmissione a partire dalle ore 12:25 circa
BOLOGNA mercoledì 8 aprile Aula B Università Via Filippo Re, 6 ore 17:00
Roberto Ferrari «Meditare con gli animali, 8 esercizi di mindufulness nella natura» (Laterza 2025) in dialogo con Vito Mancuso. Presenta Rita Casadei – Università di Bologna. «Il silenzio della contemplazione, il rapporto con le coscienze non umane, la meditazione si rivelano un percorso dentro l’interiorità e un esercizio di liberazione dalle abitudini mentali».
CORATO (BA) venerdì 10 aprile Teatro Comunale Piazza Marconi 7, ore 20:30
Nell' ambito del ciclo «Venerdì Culturali», intervento del prof. Vito Mancuso dal titolo "Quale religione per l'Occidente senza più religione". Info e biglietti: www.pugliaculture.it
CORATO BA sabato 11 aprile, Libreria Sonicart B-Side, Corso Mazzini 8, ore 10:00
Il prof. Vito Mancuso presenta il suo ultimo saggio “Gesù e Cristo”(Garzanti).Registrazione all’evento direttamente presso il punto vendita.
MILANO lunedì 13 aprile Teatro Carcano ore 20:30. Rassegna Follow the Monday
Il prof. Vito Mancuso presenta "I Quattro Maestri tra Oriente e Occidente: Socrate, Buddha, Confucio e Gesù". Info e biglietti:
MILANO martedì 14 aprile serata di premiazione Best Brands
11° edizione dal tema Joytude, il prof. Vito Mancuso interviene sul tema «Non ti manchi mai la gioia». Per info: https://best-brands.it
PARMA venerdì 17 aprile Area Talk Piazza Giuseppe Garibaldi, ore 21.00
Nell’ambito del Green Economy Festival 2026 conferenza del prof. Vito Mancuso: «Etica, società e futuro che scegliamo». Conduce Edoardo Vigna, responsabile Pianeta 2030 Corriere della Sera. Ingresso libero.
VENEZIA 17-19 aprile Officine di Spiritualità Isola di San Servolo
[Programma e Modulo iscrizioni]
VITERBO martedì 21 aprile Biblioteca Consorziale di Viterbo ore 17:30
Il prof. Vito Mancuso presenta il saggio "Gesù e Cristo”
BERGAMO mercoledì 22 aprile, Spazio Incontri A2A Cortile della Biblioteca C. Caversazzi Via Torquato Tasso 4, ore 18:00.
Il prof. Vito Mancuso presenta l’ultimo saggio «Gesù e Cristo» (Garzanti). Dialoga con l’autore: Carlotta Testoni, docente. Ingresso libero con prenotazione obbligatoria, al link indicato.
Bergamo 22 aprile 2026 – Presentazione – prenotazioni [Link]
VICENZA venerdì 24 aprile Teatro Olimpico ore 19:00
Per la rassegna "Invenzioni", della seconda edizione di Vicenza Storia Festival, Vito Mancuso presenta "L'invenzione di Dio". Biglietti disponibili su boxol.it – Info 045 8011154
PADOVA martedì 28 aprile Centro Universitario Padovano via degli Zarabella 82, ore 18:30
Nell’ambito della serie di incontri culturali «SENZA. Di cosa possiamo fare senza?», Vito Mancuso teologo laico e filosofo: «… senza Bellezza». Ingresso libero. Info 049 8764688 [email protected]
VERONA venerdì 8 maggio, Teatro alle Stimate via Carlo Montanari 1, ore 18:00
Vito Mancuso incontra Marco Campedelli sul tema Desiderio di Spiritualità. Ingresso libero previa prenotazione, info: naturaomnia.it
TREVISO venerdì 15 maggio Museo di Santa Caterina ore 18:30
«Visite Guidate nei Libri. Sei maestri di lettura per vedere l’invisibile di un libro». Vito Mancuso: I Pensieri di Marco Aurelio. Ingresso libero con offerta responsabile e prenotazione.
Visite guidate nei libri [Link prenotazione]
ROMA sabato 16 maggio Intensivo di Studio presso A.Me.Co. ore 16.00-19.00
Tema: «Gesù e Siddharta. Ovvero Cristo e Buddha». Info:
L'audiolibro di Vito Mancuso Non ti manchi mai la gioia è uscito, ed è disponibile sui seguenti store: Audible Apple
A volte la vita ci sembra uno stallo senza via d’uscita, dove la sfiducia e i pensieri negativi diventano trappole invisibili che ci impediscono di camminare verso il futuro. In questo audiolibro letto dalla voce stessa dell’autore, il filosofo e teologo Vito Mancuso ci accompagna in un "breve itinerario di liberazione", un viaggio sonoro pensato per chiunque senta il bisogno di ritrovare una direzione autentica.
Perché ascoltarlo:
Ascoltare queste pagine significa lasciarsi guidare da una voce che invita alla speranza e all'amicizia, intesa come ricerca comune della verità. È un augurio che si trasforma in cammino: perché se noi siamo spesso la nostra stessa trappola, siamo anche gli unici in grado di liberarci.
«L’Ai, come noi, funziona se ha un cuore. Non è vero che nasciamo tabula rasa.
Siamo sitemi di relazioni e dati».
L'Intelligenza ci tiene in vita [PDF]
C'è una sola intelligenza ed è quella naturale da cui quella artificiale procede: questa è la tesi alla base del nostro convegno che io faccio mia con convinzione. È quanto l'umanità nei suoi vertici spirituali ha avvertito fin dall’antichità, parlando di tale unica intelligenza ora in termini di Logos, ora di Nous, Sophia, Dharma, Tao, Maat, a seconda delle lingue e delle culture. Vorrei però richiamare la vostra attenzione su questi due punti: 1) Il procedere dell'intelligenza artificiale può diminuire, deviare e alterare l'intelligenza naturale; 2) l'uso dell'intelligenza naturale può essere orientato altruisticamente oppure egoisticamente. Cosa permette di riconoscere i diversi usi dell'intelligenza? La stessa intelligenza, è chiaro, ma salita a un livello superiore. Ed è su questi due punti (pericolo dell’intelligenza artificiale e profondità dell’intelligenza naturale) che voglio soffermarmi …
Sulla base della tesi secondo cui c'è una sola intelligenza affermo che dire “vita” e dire “intelligenza” è la medesima cosa. Ogni vivente, infatti, vive gestendo informazioni: le acquisisce e le processa al fine di rispondere ai due imperativi biologici impostigli dalla natura, la nutrizione e la riproduzione, e lo fa grazie a una facoltà interiore che viene chiamata intelligenza. Ognuno di noi esiste così fin dal primo giorno di vita in cui d’istinto cercavamo il seno materno, per cui si può dire che ognuno di noi vive grazie al suo essere intelligente. Non siamo per nulla tabula rasa, come alcuni ritengono; siamo al contrario un pullulare di connessioni e di scambi di informazioni tra le nostre molecole, le nostre cellule, i nostri organi, i nostri apparati, per cui l’intero nostro organismo è una continua elaborazione di dati tramite intelligenza (essendo l’intelligenza, insegna l’etimologia latina, capacità di relazione). Per questo sostengo che dire “vita” e dire “intelligenza” è la medesima cosa. Il che vale per tutti i viventi. Là dove c’è vita, anche nei più minuscoli microrganismi animali o vegetali, è all’opera l’intelligenza.
Da questo punto di vista è chiaro che il nostro rapporto con l'intelligenza artificiale deve trovare il suo criterio-guida nell'incremento dell'intelligenza naturale. Se le macchine con la loro straordinaria capacità di calcolo risultano al servizio della costitutiva intelligenza naturale grazie a cui viviamo, sono benvenute e vanno incoraggiate; se invece no, vanno limitate, evitate e persino combattute. Ma come stanno veramente le cose? Qual è e quale sarà l’effetto delle macchine intelligenti sull’intelligenza umana? Gli esperti rispondono alla questione in modi diversi e contraddittori.
Di chi fidarci? Come facciamo a scegliere tra chi ci dice che l'intelligenza artificiale è la più grande risorsa per il futuro e opporvisi è un'idiozia, e chi invece sostiene l'esatto contrario indicando in essa la più grande minaccia per la nostra umanità? Ben lungi dall’avere certezze, io posso avere solo intuizioni. Sono guidato dal criterio degli antichi romani: “cui prodest”, letteralmente “a chi giova”, cioè dalla valutazione dei concreti interessi di chi parla. Vale a dire: se chi denuncia i pericoli dell'intelligenza artificiale non ha nessun interesse nel farlo, e anzi proviene proprio da quel mondo rimanendo nel quale avrebbe potuto guadagnare immensamente di più ma ha preferito uscirne per avere libertà di parola, io d’istinto sono portato a fidarmi di quanto dice. Per questo ascolto con attenzione persone come Geoffrey Hinton, Nobel per la fisica nel 2024 e sviluppatore dell’IA presso Google, dimessosi dall’incarico proprio per lanciare l’allarme, il quale l’anno scorso a Berlino in data 21 maggio 2025 ha dichiarato: “L’intelligenza artificiale è come una tigre. Da cucciola sembra innocua, addirittura affascinante. Ma crescerà. E a meno che non siate certi che non vorrà uccidervi, dovreste preoccuparvi”. Hinton invita a preoccuparci e io mi preoccupo.
Ma perché mi preoccupo? Ecco la seconda questione. Intendo dire: chi me lo fa fare? E perché Hinton si è dimesso da Google? Cosa glielo ha fatto fare? Perché altri come lui prendono la parola per tutelare la libertà degli esseri umani? Nel rispondere a questa questione è in gioco qualcosa di molto importante, direi di decisivo: è in gioco quel superiore livello dell’intelligenza che si chiama “coscienza”. Più particolarmente, coscienza morale. Qui la nostra intelligenza sale di grado: non è più solo uno strumento per acquisire e processare informazioni al fine di sostenere la propria vita e incrementare la propria potenza, ma diviene una facoltà che giudica la realtà a partire da un altro criterio: non più il proprio interesse, non più la selezione naturale, ma la giustizia e il bene. Il bene comune. Il che significa che fino a quando ci preoccuperemo c’è ancora speranza che la nostra peculiare natura di esseri liberi e pensanti non andrà perduta.
C’è una sola intelligenza, ma il suo più alto compimento non è il calcolo. In fatto di calcoli gli antichi egizi erano e rimangono imbattibili, come dimostra la piramide di Cheope la cui costruzione in una ventina d’anni risulta tutt’ora così inspiegabile da portare alcuni a ricorrere agli alieni. Eppure gli egizi non individuavano il criterio-guida di un essere umano nella capacità di calcolo, ma nella sua capacità di giustizia, come insegna la scena della pesatura del cuore quando il defunto si sarebbe presentato davanti alla bilancia divina e il suo cuore sarebbe stato pesato avendo come contrappeso la piuma di Maat, la dea della giustizia. C’è una sola intelligenza, è vero. Ma il suo sigillo si chiama “cuore” e la sua più alta applicazione “intelligenza del cuore”. Se seguiremo questo criterio, l’intelligenza artificiale non potrà mai minacciarci ma sarà invece un nostro prezioso alleato.
Vito Mancuso, La Stampa 19 marzo 2026
MILANO sabato 21 marzo Università degli Studi, aula 208, ore 14:30-15:15
Nell’ambito del IX Convegno di Psicologia Somatorelazionale e Scienze Umane organizzato da IPSO, dal titolo "Guerra o Pace – La direzione delle passioni", Lectio del prof. Vito Mancuso dal titolo: «POLEMOS E HARMONIA». Ingresso gratuito fino a esaurimento posti.
MIRANDOLA (MO) lunedì 23 marzo Auditorium Levi Montalcini ore 18:00
Il prof. Vito Mancuso presenta il saggio "Gesù e Cristo”.
CANTÙ mercoledì 25 marzo Teatro San Teodoro, via E. Corbetta ore 21:00
Incontro con il prof. Vito Mancuso: «Non ti manchi mai la gioia», spiritualità e ricerca di senso nell’ultimo tratto della vita. Evento a ingresso gratuito organizzato dall'Associazione Il Mantello Odv Prenotazione consigliata ad [email protected]
RAVENNA lunedì 30 marzo Teatro Alighieri (programma in fase di definizione)
BOLOGNA mercoledì 8 aprile Aula B Università di Bologna Via Filippo Re, 6 ore 17:00
Roberto Ferrari «Meditare con gli animali, 8 esercizi di mindufulness nella natura» (Laterza 2025) in dialogo con Vito Mancuso. Presenta Rita Casadei – Università di Bologna.
«Il silenzio della contemplazione, il rapporto con le coscienze non umane, la meditazione si rivelano un percorso dentro l’interiorità e un esercizio di liberazione dalle abitudini mentali».
CORATO (BA) venerdì 10 aprile h 20:30 Teatro Comunale di Corato
Nell'ambito del ciclo Venerdì Culturali, intervento del prof. Vito Mancuso dal titolo "Quale religione per l'Occidente senza più religione". Info e biglietti: www.pugliaculture.it
CORATO (BA) sabato 11 aprile (orario da definire)
Presentazione del saggio "Gesù e Cristo" presso la Libreria Sonicart.
MILANO lunedì 13 aprile Teatro Carcano ore 20:30. Rassegna Follow the Monday
Il prof. Vito Mancuso presenta "I Quattro Maestri tra Oriente e Occidente: Socrate, Buddha, Confucio e Gesù". Info e biglietti: www.teatrocarcano.it
MILANO martedì 14 aprile serata di premiazione Best Brands
11° edizione dal tema Joytude, il prof. Vito Mancuso interviene sul tema "Non ti manchi mai la gioia". Per info: https://best-brands.it
PARMA venerdì 17 aprile Green Economy Festival
Il prof. Vito Mancuso interviene sul tema Etica, Società e il Futuro che scegliamo (sede e orario in fase di definizione).
VENEZIA 17-19 aprile Officine di Spiritualità Isola di San Servolo
[Programma e Modulo iscrizioni]
VITERBO martedì 21 aprile Biblioteca Consorziale di Viterbo ore 17:30
Il prof. Vito Mancuso presenta il saggio "Gesù e Cristo”
VICENZA venerdì 24 aprile Teatro Olimpico ore 19:00
Il prof. Vito Mancuso presenta «L’invenzione di Dio» (prenotazione non ancora disponibile).
PADOVA martedì 28 aprile Centro Universitario Padovano via degli Zarabella 82, ore 18:30
Nell’ambito della serie di incontri culturali «SENZA. Di cosa possiamo fare senza?», Vito Mancuso teologo laico e filosofo: «… senza Bellezza». Ingresso libero. Info 049 8764688 [email protected]
VERONA venerdì 8 maggio, Teatro alle Stimate via Carlo Montanari 1, ore 18:00
Vito Mancuso incontra Marco Campedelli sul tema Dediderio di Spiritualità. Ingresso libero previa prenotazione, info: naturaomnia.it
TREVISO venerdì 15 maggio Museo di Santa Caterina ore 18:30
«Visite Guidate nei Libri. Sei maestri di lettura per vedere l’invisibile di un libro». Vito Mancuso: I Pensieri di Marco Aurelio. Ingresso libero con offerta responsabile e prenotazione.
ROMA sabato 16 maggio Intensivo di Studio presso A.Me.Co. ore 16.00-19.00
in presenza e su Zoom, tema "Gesù e Buddha". Info: associazioneameco.it
DIO, TRUMP E LA GUERRA DELLE SCRITTURE. COSÌ C’È CHI PIEGA LA BIBBIA AI PROPRI FINI
«Nello stesso libro vengono sostenuti il bene e il male, la luce e le tenebre, l’amore e l’odio».
Qualche giorno fa il segretario alla difesa alias ministro della guerra degli Usa Peter Hegseth ha concluso un discorso ai militari citando l’incipit del salmo 144: “Benedetto il Signore, mia roccia, che addestra le mie mani alla guerra, le mie dita alla battaglia”. Avrebbe potuto citare altri passi dello stesso tipo, visto che la Bibbia ebraica ne abbonda: Per rimanere ai salmi: “Il giusto godrà nel vedere la vendetta, laverà i piedi nel sangue dei suoi nemici” (58,11); “Tu, Signore, Dio degli eserciti, Dio d’Israele, alzati a punire tutte le genti” (59,6); e ancora rivolgendosi a Babilonia: “Beato chi afferrerà i tuoi piccoli e li sfracellerà contro la pietra” (137,9). Persino ai neonati viene augurata la morte, e che tipo di morte.
Se però Hegseth fosse stato il responsabile di un ipotetico ministero della pace avrebbe lo stesso potuto citare la Bibbia, perché essa presenta anche pagine proto-pacifiste che fanno fiorire il seme dell'utopia. Per esempio: “Dio farà cessare le guerre sino ai confini della terra, romperà gli archi e spezzerà le lance, brucerà nel fuoco gli scudi” (salmo 46,10) …
La Bibbia è violentemente nazionalista e al contempo pacificamente universalista. Così prescrive il Deuteronomio: “Nelle città di questi popoli che il Signore tuo Dio ti dà in eredità non lascerai in vita alcun vivente ma li voterai allo sterminio” (20,16-17). Così invece profetizza Isaia: “In quel giorno Israele sarà il terzo con l’Egitto e l’Assiria, una benedizione in mezzo alla terra. Li benedirà il Signore degli eserciti dicendo: Benedetto sia l’Egiziano mio popolo, l’Assiro opera delle mie mani e Israele mia eredità” (19,24-25). Siamo al cospetto della somma contraddizione ed è inevitabile chiedersi se la Bibbia promuova più la guerra o la pace. La risposta non è difficile: dipende da chi la legge. E dal perché. La Bibbia, diceva Hegel, è “un naso di cera” che ognuno modella a piacimento nella forma che più gli conviene.
Non è per nulla vero che la Bibbia trasmette l'oggettività della rivelazione divina, perché essa, come indica già il suo nome che viene dal greco e significa “libri”, è plurale, e in questa sua disordinata pluralità vi si legge pressoché tutto: il bene e il male, la luce e le tenebre, la pace e la guerra, l'amore e l'odio, la violenza e la non-violenza. E ognuno ne estrae ciò che più gli conviene. Lo mostra alla perfezione la storia sia dell’ebraismo sia del cristianesimo con le sue innumerevoli contraddizioni.
I pastori evangelici che sostengono Trump (talora riuniti alla Casa bianca in preghiera con lui) leggono la Bibbia trovandovi le motivazioni della politica del loro presidente che diffonde odio e morte nel mondo. Nulla di nuovo se già Spinoza scriveva: “La religione non corrisponde più al sentimento di carità, ma alla disseminazione della discordia tra gli uomini e alla propagazione di un odio crudele”. Allo stesso tempo però anche i preti e i missionari che curano i migranti e si oppongono alla politica di Trump ritrovano nella Bibbia le pagine a sostegno della loro azione. Ognuno nella Bibbia trova ciò che gli serve.
Ma la domanda a questo punto diventa: se la Bibbia è un naso di cera, che cosa non lo è? Esiste qualcosa di fronte a cui la volontà di potenza dell’uomo si fermi e ascolti e obbedisca? Esiste anche solo una pagina a cui tutti si sottomettano e dicano sì? Certo, la gran parte degli esseri umani è costretta a obbedire alla legge perché altrimenti interviene la sanzione dell’autorità, ma così non è per coloro che disponendo dell’autorità la usano a loro piacimento. Per essi non esiste più legge, non ci sono più regole, fanno a pezzi il diritto, impongono il loro arbitrio, e noi oggi, a causa loro, siamo alla vigilia della tirannide. Ma non è sempre stato così? I faraoni che facevano scolpire se stessi tra gli Dei, come Ramses II ad Abu Simbel, non agivano forse nello stesso modo? E che dire di Caligola e di Nerone? E dei Papi che per secoli hanno promosso l’Inquisizione bruciando uomini e libri, e giungendo a proclamare se stessi infallibili?
In realtà però io non penso che sia sempre stato così, abbiamo conosciuto anche il volto giusto e buono del potere, con faraoni giusti, imperatori giusti, papi giusti e persino santi. Oggi però, caduta l’autorità normativa della Bibbia, caduta l’autorità infallibile del Papa e delle chiese, caduta anche l’autorità della politica in quanto creatrice di diritto e di ordine internazionale, oggi, quando appare evidente l’imperio della forza anticamera della tirannide di cui Trump e i suoi solerti servitori sono la personificazione, oggi, quando l’intelligenza artificiale governata da una ristrettissima élite ci presenta il Grande Fratello di Orwell come uno scenario del tutto realistico del nostro futuro, oggi, io chiedo, che cosa rimane a chi si sente diverso e percepisce di non poter rinunciare agli ideali del bene, della giustizia e della migliore umanità?
Già un secolo fa Simone Weil si poneva questa domanda e rispondeva così in uno scritto mirabile del 1934 intitolato “Riflessioni sulle cause della libertà e dell’oppressione sociale”: “Soltanto dei fanatici possono attribuire valore alla propria esistenza unicamente nella misura in cui essa serve una causa collettiva; reagire contro la subordinazione dell'individuo alla collettività implica che si cominci col rifiuto di subordinare il proprio destino al corso della storia”. L’equazione salvifica è quindi la seguente: "Io diverso da Storia", laddove il termine “storia” equivale ora a Stato, ora a Partito, ora a Chiesa, ora a Bibbia, ora a qualunque altra “causa collettiva”. Simone Weil proseguiva dicendo che tale differenza “permetterebbe a chi vi si impegnasse di sfuggire al contagio della follia e della vertigine collettiva tornando a stringere per conto proprio, al di sopra dell'idolo sociale, il patto originario dello spirito con l'universo”.
Parole bellissime, che mi rimandano a quelle scritte da Hannah Arendt in risposta a Gershom Scholem che, dopo aver letto “La banalità del male”, l’aveva accusata di non nutrire ciò che la tradizione ebraica chiama Ahabath Israel, l’amore per il popolo ebraico: “In te, cara Hannah, non ne trovo traccia”. Lei gli rispose così: “Hai perfettamente ragione – non sono animata da alcun «amore» di questo genere”. E proseguiva: “Nella mia vita non ho mai «amato» nessun popolo o collettività – né il popolo tedesco, né quello francese, né quello americano, né la classe operaia, né nulla di questo genere. Io amo «solo» i miei amici e la sola specie d'amore che conosco e in cui credo è l'amore per le persone”. Da queste due straordinarie donne ebree del Novecento giunge a noi ancora oggi ciò che si potrebbe a ragione denominare “parola di Dio” ben più di molte pagine bibliche.
Vito Mancuso, La Stampa 16 marzo 2026
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