Sito ufficiale del teologo Vito Mancuso
Nel nuovo libro di Michela Murgia questo sentimento “è un atto relazionale come amare, gestire la paura e la curiosità”, ma esso è anche patologia che porta all’ossessione e a interiorizzare il male che si vorrebbe combattere.
Che l’odio sia un elemento costitutivo della storia e quindi anche della nostra psiche (di quell’abisso magmatico che ognuno porta dentro di sé e che si può trasformare in un gorgo abissale) non c’è bisogno di dimostrare. Ci pensa la cronaca quotidiana a farlo e lo attestano i libri di storia, da Romolo che uccide Remo ai genocidi del Novecento. La domanda piuttosto è un’altra e riguarda il ruolo che l’odio deve giocare nella nostra interiorità: è un sentimento congenito e naturale che va coltivato? Oppure è qualcosa di non congenito e di non naturale che va estirpato? Chiarirlo è importante, perché se l’odio è naturale esso incrementa la salute (fisica e psichica), mentre se non lo è, la danneggia. Michela Murgia non aveva dubbi: “L’odio è un atto relazionale, proprio come amare, gestire la paura e la curiosità” e per questo auspicava “un rapporto consapevolmente maturo con l’odio, tipico di quelle rare persone che attribuiscono all’odio uno statuto di normalità e lo riconoscono in se stesse”. La scrittrice sarda continua con una considerazione decisiva: “L’organizzazione dell’odio diviene preziosa e necessaria solo quando si coniuga con la piena assunzione di responsabilità personale dell’odio”. Piena assunzione di responsabilità personale: il che significa che l’odio deve passare dallo stato di sentimento istintivo (che talora può sorgere quando l’indignazione travalica) a scelta razionale, lucida, consapevole, pienamente voluta. Ne viene così per Murgia che l’odio, “se viene riconosciuto e disciplinato attraverso l’intelligenza, non è un difetto; è una virtù, luminosissima”…
Io mi colloco sulla posizione diametralmente opposta alla sua: sostengo che l’odio non è naturale ma è una patologia, e che quindi il suo dissolvimento è un ritorno alla fisiologia, una guarigione. Chi odia, a mio avviso, è malato; chi non lo fa, è sano.
Di che cosa l’odio costituisce una patologia? Di quella condizione strutturale che Eraclito chiamava pólemos, “conflitto”, ed Empedocle neîkos, “discordia”. Per Eraclito “polemos è padre di tutte le cose e di tutte è re”. Per Empedocle il mondo (fisico e umano) è retto da due forze contrastanti, philòtes e neîkos, “concordia” e “discordia”, per cui sia gli elementi naturali sia gli esseri umani “a volte per la concordia concorrono a un unico cosmo, a volte ciascuno va per conto suo trascinato dalla disfida dell’astio”. Eraclito ed Empedocle furono i primi in occidente a portare alla coscienza la condizione antinomica e conflittuale che strutturalmente inerisce all’essere, attestata in seguito da tutti i più grandi pensatori a partire da Kant e Hegel fino a Nietzsche, e confermata dalla fisica contemporanea secondo la quale a ogni particella corrisponde un’antiparticella, a un elettrone per esempio un positrone, che quando si incontrano fanno scaturire l’energia di cui è fatto l’universo, visto che esso proviene da una rottura di simmetria.
Il che significa che nella natura (sia umana, sia non) vi è il conflitto, e che anzi è dal conflitto che tutti noi siamo venuti all’essere. È quindi il conflitto a essere naturale, non l’odio, ovviamente assente nelle particelle subatomiche ma anche negli animali che lottano per la vita e si nutrono di vita altrui, perché il leone non odia la gazzella, così come la gazzella non odia l’erba, né sono capaci di odio i batteri, i virus, le cellule cancerogene e ogni altro ente naturale. Vi sono scienziati che descrivono alcuni comportamenti animali in termini di schiavismo, fratricidio, matricidio, uxoricidio, ma tali categorie non sono che proiezioni umane. Nel mondo naturale non vi è odio perché non vi è la condizione necessaria per esso, cioè l’evoluzione della mente, essendo l’odio proprio una patologia della mente: più precisamente, una patologia che non sa reggere in modo maturo il conflitto inerente in modo strutturale all’essere e alla storia.
Un conto infatti è avversare, un altro conto è odiare. L’Iliade, prima opera della letteratura occidentale, insegna che si può celebrare la vittoria in guerra senza odiare il nemico; anzi, essa individua il più positivo degli eroi non in un greco ma in un troiano, Ettore. Lo stesso vale per Eschilo, che, dopo aver combattuto i persiani a Maratona e a Salamina, dedicò loro la prima sua opera e scrisse I Persiani. Lo stesso vale per l’ideale della cavalleria medievale. Il nemico è sì oggetto di avversione, ma non di odio. La differenza qual è?
La differenza consiste nel fatto che senza dubbio si vuole sconfiggere il nemico, ma egli non entra dentro di noi a corroderci la psiche, non diventa un punto fisso della mente, un’ossessione che non ci fa pensare che a lui, precisamente come avviene in chi odia. L’odio infatti è una fissazione, un’ossessione, un assedio della mente e del cuore, un buco nero che attrae l’energia mentale fino a risucchiarla tutta e ad accecarci: chi odia veramente non vede altro che l’odio. L’odio, quindi, proprio come il cavallo di Troia, fa entrare stabilmente il nemico dentro di noi: e il nemico nella notte uscirà e darà fuoco alle nostre difese.
Al contrario, chi riflette con ponderazione e maturità capisce il ruolo positivo, in un certo senso generativo, dell’avversario, perché senza di esso (senza l’ad-versus che rappresenta il polo opposto rispetto al nostro versus) non vi sarebbe neppure la nostra identità: come la destra non sarebbe senza la sinistra, gli atei senza i credenti, la Juve senza l’Inter. L’odio, invece, è stupido, non capisce che il conflitto inerisce alla struttura fondamentale della natura e della storia, e vuole annientare. E nel suo furore accecante non comprende che l’annientamento del nemico comporterebbe il venir meno anche di sé, dato che la propria identità andrebbe completamente riscritta in assenza dell’avversario.
Michela Murgia era dotata di formazione teologica, aveva studiato presso l’Istituto di Scienze Religiose di Oristano e aveva insegnato religione. Forse non fu un caso quindi che le venne alla mente l’aggettivo “luminosissima” per descrivere la virtù che a suo avviso diviene l’odio, una volta riconosciuto e disciplinato. Proprio alla luce, infatti, fa riferimento il nome originario di Satana, quello che egli aveva prima che diventasse il Diavolo a seguito del misterioso peccato primordiale da lui commesso, quando si chiamava per l’appunto Lucifero, nome formato dal sostantivo latino per luce, “lux”, e dal verbo “fero” che significa portare, ovvero: “Portatore di luce”. La luce che però viene portata da Lucifero una volta diventato Satana acceca irrimediabilmente, è una sostanza diabolica che toglie la cosa più preziosa che abbiamo, cioè la pace del cuore. Quella che possedeva Ettore e come lui tutti i grandi e nobili guerrieri che lottavano contro l’invasore, senza per questo venirne invasi interiormente.
BRESCIA mercoledì 18 febbraio Diretta Live Streaming solo con gli studenti delle scuole superiori, ore 11:00 -
Seconda tappa di un progetto dedicato al tema della Intelligenza Artificiale. Il prof. Vito Mancuso risponderà in diretta alle domande formulate degli studenti.
TAVARNELLE VAL DI PESA (FI) sabato 21 febbraio Biblioteca Comunale Ernesto Balducci Piazza Matteotti, 4 ore 17:00
Il prof. Vito Mancuso presenta il libro «Gesù e Cristo». Dialoga con l’autore Don Alfredo Iacopozzi Direttore dell’ufficio Cultura della Diocesi di Firenze. Posti limitati. È richiesta la prenotazione a: [email protected]
FIRENZE domenica 22 febbraio Libraccio Via de' Cerretani, 16r ore 11:00
Marco Vannini presenta il libro «Esercitarsi a morire Mistica e filosofia». Dialoga con l’autore il prof. Vito Mancuso.
MILANO lunedì 23 febbraio Teatro Carcano, Corso di Porta Romana 63, ore 20:30
presentazione del saggio "Gesù e Cristo". Info e biglietti:
GALLARATE (VA) martedì 24 febbraio Teatro delle Arti, Via Don Minzoni 5 – ore 21:00
Nell’ambito del Festival Filosofarti 2026 Lectio Magistralis del prof. Vito Mancuso: «Costruire comunità e valori». Prenotazioni dall’1 febbraio al sito: www.filosofarti.it
ANCONA giovedì 19 marzo Aula Magna Facoltà Economia Commercio Giorgio Fui, Piazzale Martelli Raffaele, ore 18:30
Nell’ambito del ciclo di conferenze «Felicità e benessere», intervento del prof. Vito Mancuso
CANTÙ mercoledì 25 marzo Teatro San Teodoro, via E. Corbetta ore 21:00
Incontro con il prof. Vito Mancuso: «Non ti manchi mai la gioia», spiritualità e ricerca di senso nell’ultimo tratto della vita. Evento a ingresso gratuito organizzato dall'Associazione Il Mantello Odv Prenotazione consigliata ad [email protected]
BOLOGNA giovedì 9 aprile Aula B Università di Bologna Via Filippo Re, 6 ore 16:00
Roberto Ferrari «Meditare con gli animali, 8 esercizi di mindufulness nella natura» (Laterza 2025) in dialogo con Vito Mancuso.
«Il silenzio della contemplazione, il rapporto con le coscienze non umane, la meditazione si rivelano un percorso dentro l’interiorità e un esercizio di liberazione dalle abitudini mentali».
PADOVA martedì 14 aprile Centro Universitario Padovano via degli Zarabella 82, ore 18:30
Nell’ambito della serie di incontri culturali «SENZA. Di cosa possiamo fare senza?», Vito Mancuso teologo laico e filosofo: «… senza Bellezza». Ingresso libero. Info 049 8764688 [email protected]
VERONA venerdì 8 maggio, Teatro alle Stimate via Carlo Montanari 1, ore 18:00
Vito Mancuso incontra Marco Campedelli sul tema Dediderio di Spiritualità. Ingresso libero previa prenotazione, info: naturaomnia.it
TREVISO venerdì 15 maggio Museo di Santa Caterina ore 18:30
«Visite Guidate nei Libri. Sei maestri di lettura per vedere l’invisibile di un libro». Vito Mancuso: I Pensieri di Marco Aurelio. Ingresso libero con offerta responsabile e prenotazione.
ROMA sabato 16 maggio Intensivo di Studio presso A.Me.Co. ore 16.00-19.00
in presenza e su Zoom, tema "Gesù e Buddha". Info: associazioneameco.it
Nel nuovo libro di Riccardo Luna una riflessione non manichea sulla natura dell’intelligenza artificiale. Non bisogna permettere che sia guidata a soli fini economici ma guidarla per diventare migliori.
Ribellarsi all'algoritmo [PDF]
Fino a una decina di anni fa molti politici e politologi nel mondo ritenevano che la prossima grande innovazione per l’incremento della democrazia sarebbe stata la tecnologia, e persino Papa Francesco giunse nel 2014 a definire internet “un dono di Dio”. Oggi, invece, non pochi sospettano che la tecnologia sia un pericolo per la democrazia e che questo dono di Dio sia in realtà molto simile al mitico vaso di Pandora escogitato dall’invidia di Zeus: quello scoperchiando il quale tutti i mali del mondo si diffusero sull’umanità. Sì, davvero “qualcosa è andato storto”, come Riccardo Luna, tra i più autorevoli giornalisti in materia di tecnologia, intitola il suo libro sui social network e l’intelligenza artificiale. Leggendolo si apprende come internet si era sviluppato ai suoi inizi con l’ambizione di rappresentare “la prima arma di costruzione di massa”, una rete capillare di computer che avrebbe favorito l’abbattimento delle barriere unificando l’umanità; e come oggi invece, a più di mezzo secolo da allora, il bilancio sia dolorosamente diverso, con la tecnologia dei social e dell’intelligenza artificiale ormai sempre più configurata come la più grande arma di seduzione di massa. Di fatto quello stesso strumento che nel 2008 aveva portato Barack Obama alla Casa Bianca (primo giovanissimo presidente nero: sembrava davvero che il mondo potesse cambiare, tanto che gli assegnarono il Nobel per la Pace quasi ancora prima di cominciare il mandato) oggi vi fa regnare un tipo così imbarazzante e volgare come Donald Trump e fa del non meno imbarazzante e volgare Elon Musk l’uomo più ricco e più potente del mondo. Sì, davvero, qualcosa è andato storto…
Dall’analisi di Luna emerge con chiarezza che la vittima più illustre di questa stortura è la dimensione qualitativa della vita, vale a dire il primato della verità, di ciò che è giusto, corretto, onesto. L’algoritmo infatti non conosce la qualità ma solo la quantità, e per questo il capitolo forse più bello e più preoccupante del libro si intitola “la fine della verità”. Vi si legge: “La prima vittima sacrificale di questa svolta è stata la verità”. E questo perché “un contenuto falso postato sui social circola molto più velocemente di un contenuto vero”.
Le cose potrebbero andare diversamente se l’algoritmo fosse stato progettato per premiare la qualità, ma ai proprietari dei social l’unica cosa che importa è l’aumento del traffico e del conseguente fiume di denaro. E il traffico tanto più aumenta, quanto più imperversano litigiosità, menzogna, violenza, pornografia. I responsabili sono del tutto consapevoli della pericolosità psichica ed etica dei loro sistemi, ma continuano tranquillamente a ignorarla per non diminuire gli enormi profitti, senza per nulla curarsi a spese di chi tutto ciò avvenga. Nel mondo sono già in corso delle cause contro di loro, ma già ora in attesa delle sentenze “una cosa dalle carte processuali è già venuta fuori: la malafede delle aziende che gestiscono le piattaforme digitali”.
Una delle pagine per me più sconvolgenti del libro è quella che descrive la notevole differenza tra l’algoritmo di TikTok in Cina (lì chiamato Douyin) e quello in uso in Occidente: qui da noi TikTok “funziona sempre e offre i contenuti peggiori possibili” (ovvero quelli che fanno presa sugli istinti più bassi), mentre la versione cinese è “bloccata in determinati orari” ed è programmata in modo del tutto diverso: “Il suo obiettivo è educativo, è far sognare le persone di poter diventare astronauti”. Il risultato? I ragazzi cinesi ambiscono a essere astronauti (con tutto il carico di studio, di serietà, di preparazione fisica che ciò comporta), i nostri influencer. Perché i nostri governi non obbligano il proprietario cinese di TikTok a introdurre anche da noi l’algoritmo educativo usato in Cina?
Il punto più dolente, infatti, riguarda proprio i nostri giovani alle prese con la caduta della soglia di attenzione (ora attestata a soli otto secondi), l’impoverimento del linguaggio, l’aumento dell’ansia e dei conseguenti scatti di violenza. Ma naturalmente l’infezione minaccia tutti noi, perché “i dati di traffico mostrano chiaramente che l’algoritmo favorisce i contenuti che generano rabbia”. E che tutti siamo sempre più vittime di emozioni negative è evidente già dalla voce, il linguaggio, l’espressione del volto. Luna si chiede: “Ma se dall’equazione delle nostre vite leviamo la speranza, leviamo i comportamenti costruttivi, la generosità, i piccoli passi avanti, cosa resta?”. Risposta: “Solo una rabbia senza limiti, senza la speranza diventiamo disperati”.
Sembra il medesimo meccanismo delle droghe: si sa che fanno male, ma non se ne può fare a meno. In effetti i social risultano così seducenti perché sono governati da un subdolo principio del piacere, una sorta di zucchero mentale che ricerca solo piacere soprattutto nei modi più immediati legati al corpo e alle emozioni più primitive. Ma come lo zucchero è dannoso per l’organismo, allo stesso modo il principio del piacere lo è per la mente, così che la nostra salute psichica ne risente in modo pesante e sviluppa quella specie sempre più diffusa di obesità spirituale che si chiama narcisismo. Quanti ego sempre più grassi e grossolani! E quanto sempre più diventiamo così anche noi, se non facciamo attenzione allo zucchero psichico che la frequentazione dei social ci inietta nella psiche.
Qualcosa quindi è andato storto, proprio così, ma a riflettere ulteriormente sorge la seguente domanda: poteva forse andare diversamente? Fu Kant oltre due secoli fa a parlare di noi come di un legno storto: “il legno storto dell’umanità”. E a chiedersi: “Come si può sperare di ricavare da un legno così storto qualcosa di perfettamente diritto?”. Non lo si può ragionevolmente sperare, è vero. Tuttavia, almeno qualche volta, questo è proprio quello che accade: il legno storto dell’umanità genera “qualcosa di perfettamente diritto”, cioè di conforme alla legge morale. Il paradosso è servito: da un legno storto fuoriesce talora qualcosa di perfettamente diritto. Ciò che permette questa operazione innaturale si chiama educazione, o anche cultura, studio, riflessione, meditazione, raccoglimento, silenzio interiore. Ed è di questo che il nostro tempo e le nostre scuole hanno bisogno come non mai. Insomma non proprio ciò che offrono i social (anche se, a saperli usare, anch’essi possono contribuire al riguardo).
Riccardo Luna è consapevole che il nostro legno storto si può raddrizzare e per questo alla fine del libro presenta una serie di preziosi consigli pratici: coltivazione della consapevolezza, gentilezza, ricerca della bellezza nel quotidiano, consumi responsabili, preparazione in prima persona del proprio cibo, sorriso, utilizzo moderato e avveduto del web e dell’intelligenza artificiale. Il suo libro ci invita a fermarci e a pensare. Non offre soluzioni facili, ma criteri di discernimento. Non predica il ritorno al passato, ma una maturazione del presente. Riconosce che la nostra crisi è anzitutto spirituale e consiste nella perdita del nesso tra potenza tecnica e finalità etica dell’esistenza. Qualcosa è andato storto, ma attenzione: continuerà ad andare così finché non torneremo a interrogarci responsabilmente sul senso più autentico del nostro essere al mondo. Finché non torneremo alla domanda fondamentale su cosa rende buona e giusta la vita, nessun algoritmo potrà salvarci; anzi, potrà solo ulteriormente imprigionarci.
Vito Mancuso, La Stampa 8 febbraio 2026
MONZA mercoledì 11 febbraio Teatro Manzoni Via Manzoni 23, ore 20:30
“Libri in scena, dove le storie prendono voce”. Il prof. Vito Mancuso presenta «Gesù e Cristo» (Garzanti). Ingresso libero fino a esaurimento posti.
ASPARETTO DI CEREA (VR) venerdì 13 febbraio Teatro di Asparetto via Manzoni 1, ore 20.45
Conferenza del prof. Vito Mancuso: ”Destinazione Speranza”; informazioni: Piazza Manzoni – Asparetto di Cerea (VR) Associazione Teatro Aperto – Teatro di Aspretto tel 346 5252052 – [email protected] www.teatroapero.it
ROMA sabato 14 febbraio, Libreria Spazio Sette via dei Barbieri 7, ore 18:30
Il prof. Vito Mancuso presenta il libro «Gesù e Cristo» (Garzanti).
BRESCIA mercoledì 18 febbraio Diretta Live Streaming con gli studenti delle scuole superiori, ore 11:00 -
Seconda tappa di un progetto dedicato al tema della Intelligenza Artificiale. Il prof. Vito Mancuso risponderà in diretta alle domande formulate degli studenti.
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VERONA venerdì 8 maggio, Teatro alle Stimate via Carlo Montanari 1, ore 18:00
Vito Mancuso incontra Marco Campedelli sul tema Dediderio di Spiritualità. Ingresso libero previa prenotazione, info: naturaomnia.it
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in presenza e su Zoom, tema "Gesù e Buddha". Info: associazioneameco.it
Ascoltare fa pensare. Intervista al prof. Vito Mancuso di Livio Partiti sui temi del libro «Gesù e Cristo» del 5 febbraio 2026
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