Sito ufficiale del teologo Vito Mancuso
Nell’ambito del Festival Letterario “A Tutto Volume – Libri in festa a Ragusa” dall’11 al 14 giugno 2026, il prof. Vito Mancuso presenta il saggio “Gesù e Cristo”(Garzanti). Conduce Salvatore Cannata.
TAORMINA (ME) giovedì 18 giugno, Palazzo dei Duchi di Santo Stefano ore 18:30
Nell’ambito del Taormina Book Festival 2026, lectio del prof. Vito Mancuso dal titolo: «Avere fede nella fiducia». Ingresso con prenotazione.
CADEO (PC) venerdì 26 giugno, Castello di Cadeo ore 21:00
«Una vita in ricerca» conversazione con il teologo Vito Mancuso a partire dal libro “Gesù e Cristo”. Ingresso gratuito.
MACERATA venerdì 3 luglio Piazza Vittorio Veneto (in caso di maltempo Cinema Italia) ore 21:15
Nell’ambito della XVI edizione di Macerata Racconta, Vito Mancuso: «Tra Umano e Divino», Gesù e Cristo l’attrazione trascendente. Introduce Loredana Lipperini. Ingresso libero senza prenotazione fino ad esaurimento posti.
FANO (PU) sabato 25 luglio, Arena BCC Strada Petruccia 16, ore 21:15
Cultura sotto le stelle, prima edizione 2026; Vito Mancuso: «Il senso della vita al tempo dell’Intelligenza Artificiale».
A proposito della vicenda Israele e Palestina. Un libro su Gesù e Cristo: «Il primo un profeta apocalittico, l’altro riletto dai discepoli».
Intervista al prof. Vito Mancuso di Piero Erle su il Giornale di Vicenza del 11.6.2026
Dio non preferisce un solo popolo [PDF]
“Gesù nacque a Nazaret, Cristo a Betlemme”. “Gesù aveva quattro fratelli e un numero imprecisato di sorelle. Cristo era figlio unico”. È uno schiaffo alle certezze dei credenti cristiani, la nuova mastodontica opera Gesù e Cristo, edizioni Garzanti, che il teologo laico e filosofo Vito Mancuso ha presentato giovedì 11 giugno 2026 al Castello degli Ezzelini a Bassano, primo giorno della rassegna “Resistere”.
Prof. Mancuso, la questione fondamentale è quella che il titolo riassume nella “e” che differenzia Gesù da Cristo. Ma chi era allora Gesù?
Gesù era la figura storica, reale, di un ebreo di 2 mila anni fa che si può ricostruire dalla lettura critica del Nuovo Testamento e delle fonti coeve. A mio avviso, ne emerge che era un profeta escatologico e apocalittico: attendeva la rivelazione finale del Regno di Dio con la trasformazione completa della storia, un momento di giudizio per tutta l’umanità che lui attendeva molto presto …
Il Cristo è invece ben altro?
Certo. Innanzitutto non è un nome personale ma un titolo come “re”, che definisce l’importanza storica del soggetto di cui si parla. È “l’unto”, che è esattamente il Messia atteso da Israele. Ma per questo vanno divisi: Gesù non era il Messia atteso, un re vittorioso che avrebbe stabilito l’indipendenza di Israele. Il cristianesimo invece lo intende come “l’agnello di Dio”, predestinato a dare la sua vita sulla croce. Io presento un’altra visione.
Lei scrive che il libro è per “gli incerti”. Ma ai credenti lei dice: la tua fede nel Cristo, più che da Gesù, nasce da Pietro e da Paolo, che sono quelli che danno la vera direzione del messaggio giunto poi per millenni ai cristiani.
È così. Naturalmente Pietro e Paolo non avrebbero potuto dire nulla senza la vicenda storica di Gesù. Non “inventano”, però interpretano la vicenda di Gesù in modo originale. Io sono sicuro che Gesù non volesse morire in croce, essere immolato. Il vangelo di Marco, e Matteo copia, dice che morì disperato, con un forte grido: non voleva morire. I vangeli successivi cambiano. Pietro e Paolo volevano capire come mai Gesù, così buono, era morto. E così leggendo la Bibbia ebraica scoprono brani di Isaia, i Salmi, i Profeti, e sentono che “Gesù doveva morire e soffrire per l’espiazione dei nostri peccati”: per loro la croce non è un incidente, ma una necessità prevista fin dall’inizio, “secondo le Scritture”. Lui invece predicava la rivoluzione del Regno di Dio – per questo i romani decidono di ucciderlo – ma tutto viene letto come una volontà superiore. E Paolo poi aggiunge che la spiegazione è il peccato originale di Adamo che andava espiato.
Ma non può essere che i discepoli che vanno a rileggersi l’Antico Testamento, invece che “reinterpretare tutto”, trovino un aiuto per capire quello che davvero avevano vissuto e visto con i loro occhi nello stare con Gesù, lui che si lascia uccidere sulla croce anche se aveva il potere di reagire e fare miracoli?
Non lo sapremo mai, non abbiamo accesso diretto al come sono andate le cose: sono in gioco interpretazioni. Anche io credo in Dio e nell’immortalità dell’anima, ma non che ci si giunga tramite la redenzione che scaturisce dalla morte e risurrezione di Gesù, bensì dal bene e la giustizia che uno pratica in concreto. E penso che il Gesù storico, quello reale, la pensasse così: legava la salvezza all’osservare i comandamenti, al praticare la giustizia. Lo argomento a lungo nel libro.
Lei analizza molti miracoli e fatti narrati nei Vangeli, evidenziando contraddizioni e inattendibilità, poi la crocifissione e infine la resurrezione.
Io dico che ci troviamo al cospetto di un evento imponderabile, non sottoponibile alla bilancia della nostra mente. Ammesso che sia esistita, la resurrezione non è accaduta nel tempo e nello spazio, ma va al di là: è escatologica. Un telefonino davanti al sepolcro quella notte non avrebbe ripreso nulla: non è rianimazione del cadavere, lo scrive anche Ratzinger. E non è paragonabile a Lazzaro e altri personaggi che Gesù rianima. Gesù non muore più: ciò va al di là della nostra capacità di percepirlo. La speranza di risorgere c’è. Ma il fondamento è il bene, l’essere onesto, solidale, le beatitudini di Gesù: questo lo posso capire, e posso invitare i miei figli a seguire questa strada.
Anche il Natale, scrive lei, è un aver voluto dare una “leggenda” alla nascita di una persona importante come Gesù.
È quello che avveniva comunemente nel mondo antico, come per Romolo, Zarathustra, Budda e altri. Lo si faceva per affermare la particolarità del personaggio e l’essere eccezionale rispetto alle persone comuni: gli si attribuiva una nascita eccezionale. Il Vangelo di Marco, invece, riferisce che gli abitanti di Nazaret chiamano Gesù non “figlio di Giuseppe” ma “figlio di Maria”: è inaudito e scomodo, tant’è che gli altri evangelisti cambiano.
E lei ricorda però anche Matteo: nel riportare la genealogia di Gesù vuole segnalare che c’è qualcosa di particolare, che influirà sullo stesso Gesù.
Inserisce nella genealogia quattro donne dalla vita sessuale irregolare. L’unica spiegazione che tiene è che anche per Maria c’era qualcosa di irregolare nel suo essere incinta, ma Giuseppe, uomo giusto, la guarda negli occhi, capisce il dramma e la ama veramente. E penso che Gesù vada a farsi battezzare dal Battista come gli altri perché sentiva l’impurità della sua nascita, cosa molto rilevante nell’ebraismo.
Ha citato l’ebraismo: nel libro afferma con decisione che non esiste una “unica via” per giungere a Dio, che si tratti di Gesù o la Bibbia, e così pure non esiste un “popolo eletto” che si senta giustificato anche nell’uccidere gli altri. Concetti che anche oggi colpiscono per quanto sta succedendo.
È così. Perché se si parla di esercito israeliano può anche essere che si discuta di difesa dello Stato d’Israele. Ma per l’esproprio e la violenza che ogni giorno i coloni esercitano su territori che legittimamente appartengono ai palestinesi, non ci sono dubbi che lo fanno per l’idea di “grande Israele”. È già insostenibile in sé l’idea che Dio preferisca un popolo a scapito di altri, lasciandoli senza terra – nel Nuovo Testamento Pietro dice “Dio non fa preferenze di persone” – tanto che nella Scrittura io distinguo tra una parte che è “ebraismo” ed è sublime nella sua spiritualità e un’altra che è “israelismo”, inaccettabile e violenta: da quelle pagine vanno prese le distanze. Non è tutta Parola di Dio, la Bibbia.
Lei paragona Gesù ad altre persone della storia che sono “cristi” (Budda, Confucio, Francesco d’Assisi, Etty Hillesum) che ci fanno cogliere la realtà del trascendente. E conclude il suo libro invitando al concetto di “neo-cristianesimo”.
Ci sono persone che diventano “vie”, “viatici” che aiutano a salire sopra gli interessi immediati, la superficie, e ci immettono sul sentiero della trascendenza: per questi si può usare il termine “unto”, Cristo. Come fa la Bibbia parlando di Ciro il re dei Persiani, che non è ebreo. Nella mia visione il “neo-cristianesimo” è una spiritualità che non ha bisogno di un evento storico particolare, ma fa capire a un essere umano che se scava dentro di sé, sotto la sua psiche con tutte le paure e i sogni che ci sono, trova una piattaforma che si può chiamare “coscienza morale” che ti permette di toccare l’eternità. Neo-cristianesimo è “fai il bene e vivrai”, perché Dio è amore e così si entra nella logica dell’eterno.
Il filosofo-teologo cita il cardinale Martini e Lucio Dalla per spiegare che “l’invenzione di Dio” è in realtà la scoperta di una realtà dentro di noi
Articolo di Piero Erle su Il Giornale di Vicenza dell'11.06. 2026
«Non puoi rendere Dio cattolico». Cita per due volte un famoso cardinale cattolico, Carlo Maria Martini che gli è stato amico, il filosofo teologo Vito Mancuso. È di fronte a un teatro Olimpico gremito che non si perde una parola della sua lezione-recitazione: si prende il palco da maestro, arrivando in scena con un impermeabile che si toglie davanti a tutti e iniziando a camminare avanti e indietro, quasi sempre senza ricorrere ai suoi fogli, incarnando di fronte alla scena di Tebe i famosi filosofi paripatetici dell’Antica Grecia. «Dio è al di là dei limiti, delle definizioni che stabiliamo e di cui nella vita abbiamo bisogno, ma non dobbiamo confonderle con Dio, il cui cuore è sempre più vasto. Egli non si lascia addomesticare»…
Non c’era un modo più provocatorio che affidare a Mancuso e al suo distinguere tra le parole “Dio” e “divinità” la prima lezione di un festival di storia dedicato alle “invenzioni”. Perché per il famoso scrittore e pensatore, lo spiega subito, quando si parla del divino la parola “invenzione” non ha certo lo stesso significato che usiamo pensando agli occhiali o all’intelligenza artificiale. No, se parli di divino devi capire che “invenzione” deriva dal verbo latino che significa “scoprire, imbattersi”.
E allora in un mondo dove molti ritengono che al di fuori della materia e dell’energia (anche quella oscura) non ci sia nulla, e altri come Norberto Bobbio si professano non credenti ma anche “non atei” e “non agnostici”, l’invenzione di Dio è quella che altri ancora come Gandhi testimoniano come una esperienza, un incontro, un sentire dentro di te che al di là della materia e dell’energia c’è qualcos’altro. «È un’anima, uno spirito» che senti prima di tutto dentro di te e con il quale entri in una relazione affettiva, vissuta dentro il cuore che è quella parte dell’essere umano – spiega Mancuso – che sa unire gli estremi delle passioni viscerali e dei pensieri razionali. Ecco perché usiamo la parola mistero, che nella sua origine greca non ha nulla a che fare con un enigma da risolvere con la razionalità ma invece è ciò che ti spinge «a chiudere gli occhi e la bocca, a sentire che qualcosa succede dentro di te».
Il “divino” – e nel suo discorso Mancuso cita più volte anche Meister Eckhart per sottolineare che secondo lui è questa la parola giusta, e va distinta da “dio” – è «inconcepibile, tuttavia sperimentabile».
Proprio questo, però, porta Mancuso a criticare con decisione le religioni, e in particolare quelle monoteiste. Perché la religione tende a voler dare “concretezza” al mistero, con i dogmi, le regole, i riti che finiscono nel rischio di strumentalizzare il mistero. Ecco allora un altro significato, il più infido, delle “invenzioni di Dio” che può fare la religione: inventare significa “escogitare” il divino, fino a farne una “pura invenzione”, e cioè una fandonia.
Per Mancuso quindi – e dal palco dell’Olimpico se la prende in particolare con il vangelo di Giovanni che mette in bocca a Gesù non più parabole, ma affermazioni nette come “io sono la via, la verità, la vita” – il grande errore che compie la Chiesa cattolica è affermare che esista «una sola via per giungere al divino, la nostra». Non è così: per Mancuso ogni uomo può trovare la sua propria via al mistero della divinità. A iniziare però da quella che il filosofo Kant chiama «la legge morale dentro me» che «mi rivela una vita diversa» e che ognuno può sperimentare in sé nel momento in cui si indigna di fronte al male, le ingiustizie, le prepotenze, le furbizie disoneste, i mercanteggiamenti e sente invece di ammirare e commuoversi di fronte al bene, l’onestà e la rettitudine.
E ai tempi nostri, conclude, lo dicono poeti come Lucio Dalla in “Balla balla ballerino”: «Sotto un cielo di ferro e di gesso l’uomo riesce a amare lo stesso e ama davvero senza nessuna certezza. Che commozione, che tenerezza». Mancuso sorride, prima di prendersi una valanga di applausi: «È l'amore il grande mistero dell'essere. Il divino è l'orizzonte più sublime nel cuore degli umani per venerare, proteggere e praticare il grande mistero della vita».
Nell’ambito della rassegna culturale “Resistere 2026” il prof. Vito Mancuso presenta il libro «Gesù e Cristo» (Garzanti). L’incontro fa parte del decennale della rassegna “Resistere”, organizzata dalla Libreria Palazzo Roberti con il Comune di Bassano del Grappa. Ingresso libero.
RAGUSA domenica 14 giugno, Piazza Pola, ore 20:30
Nell’ambito del Festival Letterario “A Tutto Volume – Libri in festa a Ragusa” dall’11 al 14 giugno 2026, il prof. Vito Mancuso presenta il saggio “Gesù e Cristo”(Garzanti). Conduce Salvatore Cannata.
TAORMINA (ME) giovedì 18 giugno, Palazzo dei Duchi di Santo Stefano ore 18:30
Nell’ambito del Taormina Book Festival 2026, lectio del prof. Vito Mancuso dal titolo: «Avere fede nella fiducia». Ingresso con prenotazione.
CADEO (PC) venerdì 26 giugno, Castello di Cadeo ore 21:00
«Una vita in ricerca» conversazione con il teologo Vito Mancuso a partire dal libro “Gesù e Cristo”. Ingresso gratuito.
MACERATA venerdì 3 luglio Piazza Vittorio Veneto (in caso di maltempo Cinema Italia) ore 21:15
Nell’ambito della XVI edizione di Macerata Racconta, Vito Mancuso: «Tra Umano e Divino», Gesù e Cristo l’attrazione trascendente. Introduce Loredana Lipperini. Ingresso libero senza prenotazione fino ad esaurimento posti.
FANO (PU) sabato 25 luglio, Arena BCC Strada Petruccia 16, ore 21:15
Cultura sotto le stelle, prima edizione 2026; Vito Mancuso: «Il senso della vita al tempo dell’Intelligenza Artificiale».
Che cosa fare del male che mi accade? Ritiro di riflessione e meditazione
Badia di Passignano (FI) Centro di Spiritualità San Giovanni Gualberto agosto 2026
Turno I: da domenica 23 a martedì 25, oppure Turno II: da giovedì 27 a sabato 29
con Gabriele Goria, Vito Mancuso. Programma curato da Armando Buonaiuto.
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