Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.
La clericalata della settimana è del Senato che
Il provvedimento, passato con 78 sì e 38 no e sostenuto dalle lobby integraliste, punta a vietare l’educazione sessuale e affettiva fino alla scuola primaria e la condiziona al “consenso informato” dei genitori per la secondaria nel timore che studenti e studentesse siano sottoposti a supposte forme di indottrinamento ideologico.
A seguire gli altri episodi raccolti questa settimana.
L’amministrazione comunale di Sarzana (SP) guidata dalla sindaca Paola Sisti ha autorizzato la celebrazione di una messa dentro l’aula consiliare in occasione del sessantesimo anniversario della fondazione dell’Avis di Santo Stefano Magra il prossimo 14 giugno.
L’Istituto comprensivo “Federico De Roberto” di Zafferana Etnea (CT) ha organizzato in orario scolastico una visita degli studenti in una parrocchia per venerare la reliquia del braccio di sant’Agata, nell’ambito della peregrinatio con l’arcivescovo Luigi Renna nella zona. L’iniziativa è stata sospesa, con il ritiro della circolare illegittima, solo dopo la diffida dell’Uaar. Intanto il giorno prima la reliquia era stata accolta dalle autorità civili e militari davanti al sagrato della chiesa della Madonna delle Grazie e le stesse autorità hanno partecipato alla messa solenne presieduta dal prelato, come avvenuto pure nella frazione di Bongiardo a Santa Venerina (CT).
Il liceo scientifico “Raffaele Mattioli” di Vasto (CH) ha condotto venerdì 5 giugno le classi quinte nella locale parrocchia di San Marco per la messa e l’annessa “benedizione delle penne”, spacciandolo come «momento formativo di fine anno». La scolaresca è stata accompagnata dalla professoressa Antonia Provicoli e dalla preside, la professoressa Maria Grazia Angelini, e da don Nicola Fioriti, parroco della stessa chiesa e officiante del rito nonché insegnante di religione nell’istituto. Nei mesi scorsi la comunità scolastica era stata invitata «a partecipare liberamente» alla messa di inizio quaresima nella stessa chiesa e con lo stesso parroco, iniziativa accolta dalla dirigente «con favore».
Il nuovo sindaco di Gallipoli (LE) Flavio Fasano ha partecipato al primo incontro ufficiale con i parroci locali presso il palazzo vescovile nella concattedrale di Sant’Agata, nell’ambito del gemellaggio con la città di Catania in onore della comune santa patrona. Le reliquie della santa saranno accolte nella città pugliese i primi giorni di agosto, con il coinvolgimento dei rispettivi Comuni e delle relative diocesi, nell’ambito dei 900 anni dal ritrovamento della reliquia della mammella della santa e dei 300 anni della dedicazione in suo onore della basilica cattedrale.
Nel corso dell’incontro è stato annunciata pure l’intitolare di una via del centro storico a Lucia Solidoro, religiosa per la quale sono state recentemente avviate le cause di beatificazione e canonizzazione dalla diocesi locale.
Le istituzioni civili e militari di Lecce, compresa la sindaca Adriana Poli Bortone con fascia tricolore, hanno partecipato alla processione e alla messa per i 70 anni del congresso eucaristico nazionale, presieduta dall’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta.
Il Senato ha approvato la richiesta di sospensiva sul disegno di legge firmato da Alfredo Bazoli (PD) sul fine vita, con 88 voti a favore e 59 contrari: si torna quindi al lavoro delle commissioni sul testo proposto dalla maggioranza a firma Pierpaolo Zanettin (Forza Italia) e Ignazio Zullo (Fratelli d’Italia). Circostanza che di fatto rappresenta un arretramento rispetto ai principi fissati dalla Corte Costituzionale inerenti l’autodeterminazione sul suicidio assistito e mette in dubbio la possibilità di approvare una qualsivoglia normativa entro la legislatura, come denunciano i critici, nonostante le rassicurazioni di esponenti più “liberali” del governo come Stefania Craxi.
Il vescovo di Avezzano Giovanni Massari ha assistito alla rappresentazione de “I promessi sposi” al Teatro dei Marsi da parte degli studenti del liceo scientifico “Vitruvio” nella cittadina dell’aquilano e ha fatto un intervento una volta concluso l’evento.
Anche se non ricadono nella settimana appena trascorsa, questi ulteriori episodi meritano di essere menzionati.
Gli studenti del liceo classico “Rosario Angelo Livatino” di Canicattì (AG) sono stati condotti nel mese di aprile in «pellegrinaggio» nella parrocchia di Santa Lucia in Santa Chiesa per «pregare davanti alla Sua Reliquia». A maggio è accaduto anche per le classi terze. Livatino, giudice ucciso dalla mafia nel 1990, è nato proprio in quel Comune siciliano ed è stato beatificato nel 2021 dalla Chiesa cattolica.
La caserma dei Carabinieri di Bronte (CT) ha accolto la reliquia del braccio di sant’Agata, nell’ambito della peregrinatio sul territorio dell’arcidiocesi, dove è stato organizzato un rito religioso alla presenza tra gli altri dei militari in servizio e dei loro familiari, dei rappresentanti dell’Associazione nazionale Carabinieri e della Croce Rossa, del comandante della compagnia di Randazzo Luca D’Ambrosio. Al termine della cerimonia il comandante della stazione di Bronte, il maresciallo capo Giulio Vuno, ha donato a una parrocchia copia del calendario storico dell’Arma.
La redazione
Dietro il prestigio del lavoro in Vaticano si nascondono stipendi ordinari, diritti negati e crescenti tensioni sindacali. Affronta il tema il giornalista Federico Tulli sul numero 2/2026 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all’Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale.
Nella Città del Vaticano c’è tanto oro e ci sono tanti luccichii ma non tutto è oro quello che luccica. All’ombra della basilica di San Pietro e dietro gli sfarzi delle cerimonie papali c’è un piccolo universo lavorativo che ogni giorno deve fare i conti con problemi complessi e poco conosciuti dal grande pubblico. La Santa Sede e il Vaticano impiegano complessivamente circa 4.800-5.500 lavoratori tra ecclesiastici, personale laico, tecnici specializzati, impiegati amministrativi, addetti alla sicurezza e operatori culturali.
Per decenni il lavoro all’interno delle mura leonine e nelle sedi extraterritoriali ha rappresentato un impiego stabile, prestigioso e relativamente privilegiato. Negli ultimi anni, però, questo equilibrio si è incrinato. Le note difficoltà finanziarie della Santa Sede, le riforme organizzative volute da papa Francesco, il blocco degli scatti di anzianità e l’aumento del costo della vita in Italia hanno alimentato, come vedremo, un crescente malcontento tra i dipendenti laici.
Una macchina amministrativa in miniatura
Il sistema occupazionale vaticano è molto più articolato di quanto si immagini. Circa 2.000 lavoratori operano nella Curia romana, cioè nel governo centrale della Chiesa cattolica, mentre gli altri sono impiegati dal Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e dalle sue strutture amministrative. La macchina burocratica del papa comprende figure professionali estremamente diverse: diplomatici della segreteria di Stato, archivisti dell’Archivio apostolico vaticano, informatici, bibliotecari, restauratori, tecnici museali, addetti ai servizi logistici, giardinieri, operatori della sicurezza. I Musei vaticani, uno dei poli culturali più visitati al mondo con oltre 6 milioni di visitatori all’anno prima della pandemia, impiegano da soli circa 700 lavoratori.
L’Archivio apostolico vaticano e la Biblioteca apostolica ne impiegano circa 150. Si tratta di una vera amministrazione statale in miniatura che gestisce biblioteche, archivi storici, tipografie, uffici editoriali, servizi postali, una stazione ferroviaria, una farmacia e infrastrutture culturali di rilevanza mondiale. A garantire il funzionamento del Vaticano non è un unico datore di lavoro ma una galassia di enti distinti. Il cuore amministrativo è la curia romana, mentre il Governatorato gestisce i servizi dello Stato vaticano, inclusi i Musei. Accanto a questi operano organismi economici come l’Apsa, che amministra patrimonio e investimenti, e lo Ior, istituto finanziario autonomo che nel 2024 contava circa 105 dipendenti.
A questa rete si aggiungono i media vaticani – tra cui L’Osservatore Romano, Radio vaticana e Vatican News – integrati nel dicastero per la comunicazione, e numerose istituzioni culturali e accademiche. Fuori dalle mura ma sotto il controllo della Santa Sede operano inoltre grandi strutture sanitarie come l’ospedale pediatrico Bambino Gesù, che conta oltre 3.000 dipendenti, e università pontificie giuridicamente autonome ma legate al Vaticano sul piano accademico.
Stipendi e sistema retributivo, tra mito e realtà
Uno dei luoghi comuni più diffusi riguarda i presunti privilegi economici di chi lavora in Vaticano. La realtà è molto diversa, stando a quanto sottolinea in primis l’Associazione Dipendenti Laici Vaticani (Adlv), organizzazione fondata nel 1979 e riconosciuta ufficialmente dalle autorità vaticane negli anni novanta.
L’associazione, in un contesto dove le possibilità di rappresentanza sindacale e contrattazione collettiva sono più limitate rispetto ai sistemi europei, più volte ha sottolineato che gli stipendi dei dipendenti della Santa Sede sono generalmente in linea con quelli del mercato del lavoro italiano, smentendo così l’idea che chi lavora oltre il Tevere goda automaticamente di salari molto più alti. Tuttavia una comparazione ufficiale vera e propria non esiste.
Quanto si guadagna in Vaticano
Il sistema retributivo vaticano è articolato per livelli legati a qualifica e anzianità, anche se le griglie ufficiali non sono pubbliche. Secondo stime convergenti, gli stipendi lordi mensili vanno da circa 1.300-1.500 euro per i livelli più bassi fino a 3.500-4.500 euro per quelli dirigenziali. A questi si aggiungono benefit come l’assenza di tassazione italiana sul reddito vaticano, l’accesso a servizi sanitari interni e a beni a prezzi agevolati nella farmacia e possibilità di acquisti duty-free presso il supermercato vaticano.
Tuttavia, negli ultimi anni il blocco degli scatti di anzianità e la sostanziale assenza di aumenti contrattuali hanno eroso il potere d’acquisto dei lavoratori vaticani, anche alla luce dell’aumento del costo della vita a Roma. Secondo elaborazioni su dati Istat, tra il 2015 e il 2024 l’inflazione cumulata nella capitale ha superato il 20%, mentre le retribuzioni sono rimaste in larga parte stagnanti. L’Adlv ha denunciato più volte questa dinamica, sottolineando come le riforme finanziarie avviate per ridurre il deficit della Santa Sede – stimato in circa 50 milioni di euro annui – non si siano tradotte in benefici concreti per salari e carriere.
La vertenza nei Musei vaticani
Le tensioni sono emerse in modo clamoroso nel 2024, quando un gruppo di dipendenti dei Musei Vaticani – tra custodi, restauratori e addetti ai servizi – ha promosso un’azione legale denunciando criticità nella sicurezza sul lavoro, nella gestione del personale e nelle condizioni economiche. Il caso ha avuto risonanza internazionale, anche perché ha messo in discussione il sistema di regolazione del lavoro vaticano, caratterizzato da forme di rappresentanza più limitate rispetto agli standard europei.
I lavoratori hanno segnalato turni particolarmente gravosi durante l’alta stagione, carenza di organico e retribuzioni ritenute non proporzionate al carico di lavoro. Prima della pandemia i Musei Vaticani generavano circa 90-100 milioni di euro l’anno; dopo il crollo del 2020-2021, gli incassi sono tornati a crescere, ma secondo i dipendenti questo recupero non si è tradotto in miglioramenti salariali o delle condizioni di lavoro.
L’ospedale Bambino Gesù e i rinnovi contrattuali
Ma i problemi non riguardano soltanto il personale interno alle mura vaticane. Anche nelle istituzioni sanitarie collegate alla Santa Sede si sono registrati negli ultimi anni conflitti sindacali significativi. L’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, uno dei più importanti ospedali pediatrici d’Europa e centro di ricerca di riferimento internazionale, pur godendo di tutto ciò che comporta lo status di extraterritorialità (esenzione Imu e Iva) e pur essendo lautamente finanziato dallo Stato italiano (nella sola legge di bilancio 2026 sono stati stanziati 120 milioni), è stato a lungo teatro di vertenze legate ai contratti e alle condizioni di lavoro.
Mentre il Vaticano avviava le trattative con il governo Meloni per l’acquisto a prezzi stracciati del gigantesco complesso dell’ex ospedale Forlanini a Roma, per trasferirvi la sede storica del pediatrico Bambino Gesù attualmente situata al Gianicolo, il personale denunciava ritardi nel rinnovo dei contratti collettivi, differenze retributive rispetto alla sanità pubblica italiana e carichi di lavoro crescenti.
Le vertenze sindacali degli ultimi anni hanno portato ad alcuni accordi migliorativi, ma il tema resta sensibile perché coinvolge una struttura sanitaria che con i suoi sei poli di ricovero e cura e circa 3.100 persone tra medici, infermieri, tecnici e personale amministrativo, rappresenta uno dei principali simboli dell’impegno sociale della Santa Sede.
Il caso dell’Osservatore romano
La situazione lavorativa a L’Osservatore Romano, il quotidiano ufficiale della Santa Sede fondato nel 1861, rappresenta un caso emblematico delle peculiarità del sistema occupazionale vaticano. La redazione dell’Osservatore Romano è composta da alcune decine di giornalisti e collaboratori e pubblica edizioni in più lingue. Dal punto di vista editoriale il quotidiano non è semplicemente un giornale di informazione generale ma il principale organo di comunicazione scritta della Santa Sede, con il ruolo storico di interpretare e diffondere la posizione della Chiesa su questioni religiose, culturali e politiche internazionali.
I giornalisti del quotidiano non sono formalmente inquadrati come giornalisti secondo il sistema contrattuale italiano. Nel sistema della Santa Sede il personale della redazione è classificato come “personale redazionale”, inserito nei livelli del personale vaticano e non nel contratto nazionale dei giornalisti italiani (Fnsi-Fieg). Questo significa che, pur potendo essere iscritti all’ordine dei giornalisti, sul piano contrattuale dipendono dalle norme del lavoro vaticano.
Gli stipendi sono parametrati ai livelli retributivi dell’amministrazione vaticana e non a quelli del contratto giornalistico. Secondo alcuni analisti, questo modello comporta retribuzioni generalmente più basse rispetto a quelle dei giornalisti dei grandi quotidiani italiani, ma con maggiore stabilità e con alcuni benefit tipici del lavoro vaticano.
Ombre sulla riforma dei media voluta da Bergoglio
La situazione della redazione dell’Osservatore Romano è cambiata profondamente dopo la riforma avviata nel 2015 con la creazione del dicastero per la comunicazione. Papa Francesco ha istituito questo nuovo organismo con il compito di riunificare e coordinare tutte le strutture mediatiche della Santa Sede: Radio vaticana, Centro televisivo vaticano, tipografia vaticana, servizi fotografici, casa editrice e L’Osservatore Romano.
L’obiettivo era creare un unico sistema integrato capace di gestire in modo coordinato la comunicazione globale del Vaticano, digitalizzando e centralizzando l’intero sistema informativo attorno al portale multimediale Vatican News. Il progetto nasceva anche da motivazioni economiche: le diverse istituzioni mediatiche vaticane erano cresciute nel tempo in modo indipendente, con strutture e costi separati.
Questa centralizzazione ha però generato attriti. Le storiche redazioni vaticane, tra cui quella dell’Osservatore Romano, avevano identità editoriali consolidate e una lunga autonomia professionale. L’integrazione nel nuovo dicastero ha imposto nuovi modelli organizzativi, la condivisione delle risorse e una maggiore supervisione strategica della comunicazione.
Uno degli effetti più visibili della riforma è stato il progressivo accentramento delle attività editoriali nel polo del dicastero per la comunicazione, con uffici collocati anche a palazzo Pio, a ridosso di via della Conciliazione. Più che un singolo trasferimento, si è trattato di una riorganizzazione che ha integrato le diverse strutture mediatiche, riducendo, secondo i critici, l’autonomia operativa delle singole redazioni.
Un episodio emblematico delle tensioni interne è avvenuto nel 2019, quando la redazione del supplemento “Women Church World” dell’Osservatore Romano si dimise denunciando un clima di sfiducia e pressioni editoriali. Il caso, seguito anche dalla stampa internazionale, è stato interpretato da diversi osservatori come un segnale delle difficoltà nel bilanciare autonomia giornalistica, sensibilità ecclesiale e controllo istituzionale dell’informazione.
Federico Tulli
Iscriviti all’Uaar Abbonati Acquista a €2 il numero in digitale
Sei già socio? Entra nell’area riservata per scaricare gratis il numero in digitale!
L’Uaar diffida una scuola pubblica di Zafferana Etnea che aveva già organizzato l’uscita degli studenti per andare a «venerare la reliquia della Santa Patrona»: gli atti di culto in orario scolastico sono vietati
Una scuola prima organizza una visita devozionale alla reliquia di Sant’Agata, il suo «sacro braccio», in una parrocchia, per venerarla. Poi, dopo la diffida dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti tramite il circolo Uaar di Catania, fa retromarcia e annulla a tempo di record quella decisione illegittima. Gli atti di culto in orario scolastico sono infatti vietati, come chiarito da norme e sentenze, definitiva quella del Consiglio di Stato del 27 marzo 2017.
Stavolta è accaduto a Zafferana Etnea, nel catanese. Qui la dirigenza dell’Istituto comprensivo “Federico De Roberto” aveva pensato di emanare una circolare in cui si prevedeva, per ieri 4 giugno 2026 alle 9, prima la visita delle classi della scuola primaria di un plesso (portando «un tulipano bianco»), poi alle 11,30 quella degli studenti della secondaria di primo grado (con un «fazzoletto bianco»). Gli studenti avrebbero avuto così «la possibilità di accostarsi e venerare la reliquia della Santa Patrona», accompagnati dai docenti. Una visita che non avrebbe nemmeno tenuto conto dei risvolti macabri, dato che l’oggetto esposto sarebbe il braccio del cadavere di Sant’Agata, che l’arcivescovo Luigi Renna ha portato in una parrocchia della cittadina.
Dopo aver saputo la notizia, l’Uaar ha inviato subito una diffida, agendo per contribuire all’affermazione del supremo principio costituzionale di laicità dello Stato, delle scuole pubbliche e delle istituzioni, e ottenere il riconoscimento della piena uguaglianza di fronte alla legge di tutti i cittadini indipendentemente dalle loro convinzioni filosofiche e religiose. L’Istituto dopo poche ore è dovuto tornare sui propri passi, revocando in autotutela quella circolare, tra l’altro «considerato il dovere dell’istituzione scolastica di garantire un ambiente educativo pienamente inclusivo, privo di qualsiasi effetto discriminatorio, diretto o indiretto».
Il dirigente, interpellato dal quotidiano La Sicilia, si è difeso sostenendo che «nessuno ha imposto niente» e che «gli alunni che, a seguito del parere contrario dei genitori, non volevano partecipare alla visita sarebbero rimasti in classe, a fare lezione, all’insegna della piena libertà». Ma qui sbaglia, perché autorizzare la partecipazione a riti religiosi in orario scolastico è illegittimo, anche se chi non vuole non è coinvolto.
Anche perché di fatto, in barba alla privacy, ciò costringe gli studenti a palesare la propria appartenenza confessionale. Non basta vantarsi del fatto che l’istituto è «una grande famiglia, una scuola inclusiva che accoglie tutti e non a caso definita una scuola d’eccellenza»: bisogna anche mettere in pratica certi principi. Infatti l’inclusività non può fare a meno della laicità: significa pure non far partecipare gli studenti “volontari” a riti religiosi quando si dovrebbe fare lezione, discriminando di fatto gli altri.
Tante scuole fanno finta di non sapere che gli atti di culto in orario scolastico sono vietati. Per permettere ai cittadini di tutelarsi, l’Uaar mette a disposizione le istruzioni e la diffida contenute nella pagina “Messe, preghiere, benedizioni e visite pastorali nella scuola pubblica“.
Comunicato stampa
Non solo clericalate. Seppur spesso impercettibilmente, qualcosa si muove. Con cadenza mensile vogliamo darvi anche qualche notizia positiva: che mostri come, impegnandosi concretamente, sia possibile cambiare in meglio questo Paese.
La buona novella laica del mese di maggio è il lancio della campagna “Da parte mia”, al fine di sensibilizzare tra i cittadini la donazione del corpo e dei tessuti post mortem a fini di studio, formazione e ricerca scientifica, da parte del Ministero della Salute, della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, della Regione Emilia Romagna e dell’Alma Mater Studiorum Università di Bologna. Si tratta di una tematica su cui fa informazione da tempo anche l’Uaar.
L’editore Piemme Scuola (Mondadori Education) ha pubblicato Parole alternative. Proposte per l’Attività alternativa all’IRC: un libro di testo in due volumi per l’insegnamento alternativo nelle scuole primarie, uno per le classi dalla prima alla terza e l’altro per quarta e quinta. L’offerta per l’alternativa, vista la crescita degli alunni che non frequentano l’insegnamento della religione cattolica, si allarga: l’Uaar ha infatti da qualche anno ha avviato la campagna “Libri per chi ha diritto di averli” per donare alle scuole che ne fanno richiesta due testi selezionati, AlternativaMente, percorso per le attività didattiche alternative alla religione cattolica (Raffaello Editore) e Intorno a noi, proposte per l’attività alternativa all’Irc (Giunti Editore).
Il consigliere della Regione Veneto Carlo Cunegato (Alleanza Verdi Sinistra) ha sostenuto una riforma per l’autodeterminazione sul fine vita a livello regionale, anche promuovendo la proiezione nella sede istituzionale di Palazzo Ferro Fini del docufilm Lasciatemi morire ridendo, dedicato alla storia di Stefano Gheller, il primo veneto che ha fatto ricorso legalmente al suicidio assistito. Cunegato ha anche sostenuto con coraggio laico le sue posizioni, rivendicando a margine della proiezione: «Siamo in un paese laico, e in un paese laico lo Stato non può imporre a nessuno i valori di un’etica religiosa. La maggior parte dei veneti, potremmo dire quasi tutti, a partire da chi ha assistito al dolore dei propri cari, vuole la legge sul fine vita. Siamo in ostaggio di una destra clericale ed estremista, che nel paese e nella nostra Regione, su questo tema rappresenta solo una sparuta minoranza». Dichiarazioni che hanno suscitato gli attacchi vittimistici del consigliere Davide Lovat (Szumski Resistere Veneto), clericale ostile al riconoscimento dell’autodeterminazione sul fine vita.
Il Tribunale di Brindisi ha respinto la proposta presentata dall’avvocato Augusto Conte di intitolare la struttura a Bartolo Longo, proclamato santo dalla Chiesa cattolica lo scorso ottobre, proprio in nome della laicità delle istituzioni. Il presidente del tribunale Vincenzo Scardia ha infatti spiegato che «il parere è stato unanime, nel senso di non accogliere la richiesta facendo valere il principio della laicità dello Stato»: «Il Tribunale è forse l’articolazione massima della natura laica di tutte le istituzioni pubbliche perché nel momento in cui chiunque si rivolga a un Tribunale deve essere garantito sotto il profilo dell’imparzialità e della neutralità della istituzioni». «Diverso sarebbe stato il caso di santi laici come i martiri della giustizia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, o l’avvocato Giorgio Ambrosoli. Per Bartolo Longo sarebbe significato legare indissolubilmente l’istituzione e la religione cattolica», ha aggiunto, convenendo che «per questo abbiamo ritenuto, con tutto il rispetto – ripeto – per la figura del santo che per l’iniziativa dell’avvocato Conte, che per salvaguardare la neutralità di uno spazio pubblico qual è quello di un ufficio giudiziario, sotto il profilo delle confessioni religiose o sotto il profilo di chi non ha non ha nessuna fede, non fosse opportuno intitolargli il Palazzo di Giustizia».
Una decisione presa, ha assicurato Scardia, con la massima serietà verso la richiesta e previa consultazione della conferenza permanente del tribunale, quindi con i pareri della presidente dell’Ordine degli avvocati Daniela Faggiano, del procuratore facente funzione Antonio Negro e dei dirigenti degli uffici amministrativi.
L’intitolazione della Scuola Superiore di Catania, centro di alta formazione della locale Università, a sant’Agata è stata sospesa dopo la protesta di diversi studenti e alunni. L’iniziativa era già stata approvata dal Consiglio scientifico, con nome scelto dalla presidente Ida Nicotra, senza interpellare Senato accademico, ricercatori, docenti e studenti. Una volta scoperta l’intenzione di ribattezzare inopinatamente alla santa l’istituzione scientifica è partita la protesta con una petizione per contestare il «metodo autoritario» della scelta e per difendere la laicità della Scuola. Una mobilitazione che ha destato imbarazzo nelle alte istituzioni accademiche, tanto che per il momento la decisione, inserita in una generale modifica dell’ordinamento, è stata rinviata.
Diversi politici della Regione Piemonte hanno contestato le uscite del consigliere Roberto Ravello (Fratelli d’Italia) ostili alla proposta di garantire l’accesso alla contraccezione gratuita per i giovani e donne in condizioni di disagio economico. «I contraccettivi gratuiti sono un colpo di grazia alla natalità in Piemonte», aveva tuonato Ravello durante la discussione per lo stanziamento di 900 mila euro per l’accesso a profilattici e pillole alle persone sotto i 26 anni e alle donne in difficoltà.
«Farneticazioni, ed anche della peggiore specie», ha detto la capogruppo del Movimento 5 Stelle Sarah Disabato, «FdI spera nelle gravidanze indesiderate per far sì che aumentino le nascite, una perversione politica, etica e morale. Una deriva profondamente preoccupante, mentre le malattie veneree crescono: il governatore Cirio e l’assessore Riboldi prendano le distanze».
Chiara Appendino, deputata M5S, ha contestato: «Parole ignoranti e pericolose. Chi ragiona così mette a rischio non solo il diritto all’aborto ma anche alla salute, bocciando proposte come i contraccettivi gratuiti, finanziando le associazioni antiabortiste con soldi pubblici, depotenziando i consultori. E a livello nazionale lo vediamo con la legge 194, applicata sempre più a singhiozzo nelle regioni governate dalla destra. Questo modo di pensare normalizza l’idea che il corpo delle donne sia uno strumento demografico e legittima una cultura che poi si traduce in ostacoli concreti: meno diritti e meno libertà».
La leader di Alleanza Verdi Sinistra in Piemonte Alice Ravinale ha aggiunto: «Ravello conferma che nell’idea tossica della destra la rincorsa alla natalità è in antitesi al diritto all’autodeterminazione delle donne, come già dimostra il Fondo vita nascente. Queste affermazioni da Medioevo sono classiste, contro i giovani e contro le donne. Contraccezione significa genitorialità consapevole e prevenzione da malattie sessualmente trasmissibili: se vogliono sostenere la natalità pensino ai servizi per le famiglie assolutamente carenti».
La Corte d’Appello di Bari per la prima volta in Italia ha riconosciuto la genitorialità di tre persone per un bambino di quattro anni: si tratta di due uomini che lo stanno crescendo e la madre biologica che l’ha fatto nascere. Il caso non riguarda la gestazione per altri ma è una forma di co-genitorialità allargata: il bambino infatti è nato da un rapporto tra uno dei due uomini, sposato in Germania da dieci anni con un cittadino italo-tedesco, e la donna, amica di lunga data della coppia. Quindi il minore è stato riconosciuto da entrambi i genitori biologici e affidato alla coppia di uomini con il consenso della madre, venendo adottato anche dall’altro uomo. Il Comune di origine di uno dei due ha però negato la trascrizione dell’atto in Italia sospettando una «maternità surrogata mascherata», ipotesi però smentita dalla ricostruzione dei fatti e dalle relazioni dei servizi sociali tedeschi in sede di ricorso. I giudici di Bari hanno quindi applicato la normativa dell’adozione in casi particolari nell’interesse del minore.
Alcuni rappresentanti istituzionali della Campania hanno criticato la diffusione di volantini dai toni omofobi nel campus di Fisciano dell’Università di Salerno da parte del gruppo integralista “Crociata Cattolica”. L’assessore campana alle Pari opportunità Claudia Pecoraro (M5S) ha detto: «Quanto accaduto all’Università di Salerno è grave e non può essere minimizzato. Distribuire volantini che definiscono le persone omosessuali “contro natura” o “impure” non significa esprimere un’opinione: significa colpire la dignità delle persone e alimentare odio e discriminazione. Messaggi del genere feriscono, creano paura e isolamento, soprattutto tra le ragazze e i ragazzi più giovani. E sappiamo bene quanto l’omotransfobia possa trasformarsi dalle parole ai fatti. È ancora più grave che tutto questo sia avvenuto in un luogo che dovrebbe rappresentare libertà, crescita e confronto. Una società civile si riconosce dalla capacità di proteggere la dignità umana. Nessuno deve sentirsi sbagliato o meno degno di rispetto per ciò che è. Le istituzioni hanno il dovere di reagire ogni volta che l’odio prova a presentarsi come verità».
La sindaca di Baronissi e dirigente del Partito Democratico Anna Petta ha denunciato: «Quanto accaduto all’Università degli Studi di Salerno, con la distribuzione presso il campus di volantini dai contenuti fortemente divisivi e ritenuti discriminatori da molti studenti, merita una riflessione seria ma equilibrata. Non si tratta di un attacco all’Ateneo, che continua a rappresentare un luogo di formazione, confronto e crescita civile per migliaia di giovani. UNISA resta uno spazio aperto e inclusivo, che ogni giorno accoglie sensibilità, idee e percorsi diversi. Comprendo che ciascuno abbia diritto alle proprie convinzioni personali, religiose e culturali. Ma allo stesso tempo bisogna essere consapevoli che alcuni messaggi possono creare disagio, divisioni e far sentire qualcuno messo in discussione per ciò che è o per chi ama. Per questo le istituzioni, proprio in quanto laiche, hanno il dovere di garantire equilibrio, rispetto e tutela dei diritti di tutti, senza alimentare contrapposizioni o discriminazioni. La libertà di pensiero è un principio fondamentale e va sempre difesa, ma deve convivere con il rispetto della dignità delle persone».
Il Partito Socialista Italiano, nell’ambito degli incontri dello “Scuola Grand Tour” ha affrontato le tematiche della laicità, dell’educazione sessuo-affettiva e della parità di genere nelle istituzioni scolastiche, nonché della revisione della distribuzione delle quote non espresse dell’8×1000.
Il Comune di Livorno ha istituito una “stanza del silenzio” presso il locale ospedale, dedicata a meditazione, preghiera, riflessione per credenti e non credenti e aperta ai pazienti e ai loro familiari e amici. L’iniziativa è stata lanciata nel corso di un incontro nello stesso ospedale con il sindaco Luca Salvetti, la direttrice generale dell’Azienda Usl Toscana Nord-Ovest Maria Letizia Casani e Angela Rafanelli, assessora alla Cultura con delega al Tavolo delle religioni e spiritualità. Tra le associazioni che da anni hanno promosso l’apertura della sala c’è anche il circolo Uaar di Livorno.
La Corte Costituzionale ha riconosciuto il diritto alla pensione di reversibilità per le coppie omosessuali coniugate all’estero anche prima della legge sulle unioni civili, superando la disparità di trattamento della normativa in vigore. La sentenza n. 91 ha infatti dichiarato illegittimo il diniego della reversibilità in una famiglia lgbt nel caso in cui uno dei coniugi sia deceduto prima dell’entrata in vigore della legge sulle unioni civili del 2016. Un diniego che faceva riferimento a un regio decreto-legge del 1939. Dopo il ricorso di un coniuge superstite sposato all’estero contro l’Inps la Cassazione aveva sollevato la questione. Quindi la Consulta aveva ribadito la mancata equiparazione con il matrimonio delle unioni civili, riconoscendo però in questo caso la reversibilità perché il matrimonio celebrato all’estero e il decesso del coniuge erano avvenuti prima dell’entrata in vigore della legge sulle unioni civili.
La Giunta della Regione Toscana ha approvato una delibera per garantire un più ampio accesso alla contraccezione gratuita per i giovani, abbassando l’età minima dai 25 ai 13 anni. La misura prevede la possibilità di accedere ai metodi contraccettivi e alla contraccezione d’emergenza direttamente presso i consultori, senza prescrizione medica. Al contempo viene confermata la gratuità per le persone tra i 26 e i 45 anni con reddito inferiore ai 30 mila euro, abbassato però rispetto al limite dei 36 mila degli anni precedenti, e per le donne della stessa fascia di età entro i 12 mesi dal parto o i 24 mesi da un aborto, nonché gli studenti iscritti alle Università di Firenze, Pisa, Siena e all’Università per Stranieri di Siena fino ai 25 anni.
Il consigliere della Provincia di Bolzano Paul Köllensperger (Team K) ha contestato lo stanziamento di almeno 27 milioni di euro per la costruzione di un ascensore scavato dentro una montagna per rendere più accessibile il monastero di Sabiona, quasi disabitato e comunque già raggiungibile con una mezz’ora di sentiero: «27 milioni per un ascensore mentre nel capoluogo le persone non trovano casa a causa dei prezzi?», si è chiesto il politico.
La redazione
Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.
La clericalata della settimana è del Collegio docenti dell’Istituto nautico “Cappellini” di Livorno che
L’opera si inserisce in un serie di interventi di riqualificazione dell’area, definiti da una dichiarazione d’intenti sottoscritta da Comune, Provincia e diocesi nel 2024, e dovrebbe consentire ai turisti di raggiungere più agevolmente la struttura, che è quasi disabitata: nel 2021 le ultime monache hanno lasciato il monastero e solo nel 2024 si è insediato un gruppo di monaci cistercensi austriaci. Inoltre non sono mancate polemiche visti i limiti dell’opera e la sua scarsa utilità: l’elevatore potrebbe contenere infatti solo una dozzina di persone, gli ingressi sarebbero contingentati e comunque i pellegrini dovrebbero fare una decina di minuti a piedi per arrivare al monastero a fronte della mezz’ora circa necessaria per percorrere il suggestivo sentiero già presente (denominato “via crucis”).
L’iniziativa comporta di fatto una schedatura degli allievi su base religiosa. Nel testo si sostiene che l’insegnamento religioso cattolico non sia catechistico e che promuova l’integrazione e vengono citati diversi episodi mitici che collegano Corano e Bibbia; il manifesto chiude arrivando a proclamare che «la religione musulmana, come quella cristiana, è unita dal fatto che tutti siano chiamati a diventare persone belle, sane, oneste, libere, vive nella vita spirituale».
A seguire gli altri episodi raccolti questa settimana.
La nuova amministrazione del Comune di Montebello Jonico (RC) con il sindaco Leonardo Suraci ha recitato la preghiera del Padre Nostro ed è stata benedetta da don Giovanni Zampaglione nel corso della cerimonia di proclamazione a seguito delle elezioni comunali.
Una trentina di amministratori del parmense, guidati dal presidente della Provincia Alessandro Fadda e dal sindaco di Parma Michele Guerra, ha partecipato all’udienza generale di papa Leone XIV in Vaticano.
La scuola primaria “Maggini” dell’Istituto Comprensivo “Grazie Tavernelle” di Ancona ha organizzato una visita alla moschea locale con il pretesto della funzione didattica e di dialogo interculturale. L’iniziativa è stata caldeggiata dal dirigente scolastico Andrea Sallese, il quale ha proclamato che la scuola è «libera e laica» e si è giustificato sottolineando che il 30% degli iscritti è di religione islamica, che iniziative simili erano state prese prima del suo arrivo nel settembre del 2024 e che pure alunni di origine straniera visita regolarmente le chiese. Anche le organizzazioni sindacali hanno sostenuto il dirigente, criticato invece da esponenti della Lega.
Matteo Iori, presidente del Consiglio comunale di Reggio Emilia, ha partecipato indossando la fascia tricolore e dunque in rappresentanza di tutta la cittadinanza alla Festa del sacrificio (Eid al-Adha), ricorrenza della religione islamica conosciuta anche come festa dello sgozzamento o dell’offerta a Dio.
La Regione Piemonte ha ulteriormente esteso i contributi che eroga tramite voucher in favore di chi iscrive i figli alle scuole private (in larga maggioranza cattoliche) sottolineando che l’importo “può essere cumulabile con altri benefici erogati allo stesso titolo dal Ministero dell’Istruzione e del Merito”.
Anche se non ricadono nella settimana appena trascorsa, questi ulteriori episodi meritano di essere menzionati.
Alcune classi dell’Istituto superiore “Finocchiaro Aprile” di Palermo sono state condotte in gita in una moschea della zona, dove in particolare alle ragazze è stato fatto indossare il velo – come ha denunciato l’europarlamentare leghista Silvia Sardone.
La redazione
AgoraVox Italia