Mensile di informazione musicale, sempre aggiornato, notizie e curiosità dal mondo musicale.
http://www.freakoutmagazine.it
I Bouncing Souls, reduci dal sottovalutato Ten Stories High del 2023, sono pronti a colpire ancora. La nuova uscita discografica si intitola “Born To Be” e vedrà la luce il 26 giugno 2026 per la gioia di chi ancora crede che il punk rock debba avere il cuore in mano e il volume a 11.
Dietro al banco di regia c’è il mago Will Yip (Turnstile, Title Fight, Code Orange), e la notizia farà già brillare gli occhi ai puristi. Il primo assaggio? Il singolo di apertura “The Light”, che i Nostri descrivono come “classico Souls”. Tradotto: melodie spudorate, ritmiche in levare e quel senso di comunità che solo loro sanno regalare. Potete ascoltarla più sotto.
I Bouncing Souls non si limitano a presentare il disco. Festeggiano anche gli anniversari di tre capolavori: Maniacal Laughter, How I Spent My Summer Vacation e The Gold Record. Per l’occasione, si porteranno dietro un plotone di fuoco: The Suicide Machines per gran parte delle date, che suoneranno interamente il loro capolavoro Destruction by Definition. Ecco lo scenario completo del tour:
Luglio 2026: con Death by Stereo e The Drowns, poi a Settembre 2026: con Strike Anywhere e Human Issue; a Dicembre 2026 con The Flatliners e The Jack Knives e Febbraio 2027 con The Aggrolites e Dead Bars.
Il 27 giugno, il giorno dopo l’uscita del disco, i Bouncing Souls saliranno sul palco dello Stone Pony Summer Stage di Asbury Park per il loro tradizionale show “Stoked for the Summer”. E chi ci sarà bel bill della serata? Less Than Jake, The Lawrence Arms, Bane, School Drugs e Twenty Two. Un cartellone che farebbe piangere di gioia qualsiasi punk che si rispetti.
http://www.bouncingsouls.com
https://www.facebook.com/bouncingsouls/
https://www.instagram.com/bouncingsoulsnj/
L'articolo The Bouncing Souls annunciano un nuovo album e un tour esteso con The Suicide Machines. Ascolta proviene da Freak Out Magazine.
Gli Agnostic Front hanno annunciato tre date italiane che si aggiungono al loro tour europeo dell’estate 2026. La band newyorkese porterà la propria energia e il proprio sound per una serie di show che si preannunciano intensi. Si parte il 28 luglio alla Fiera della Musica di Azzano Decimo (PN) dove suoneranno insieme ai Dropkick Murphys, si prosegue il 29 luglio al Casilino Skypark di Roma per l’Invincible Fest, e si chiude il 30 luglio al Suoneria di Settimo Torinese (TO).
Fondati nel 1982, gli Agnostic Front sono un punto di riferimento per la scena hardcore mondiale. La loro autenticità sonora e sociale è ineguagliabile: le esperienze vissute per strada hanno dato forma a un suono che resta potente oggi come oltre quarant’anni fa. I loro brani martellanti e socialmente critici hanno gettato le basi dell’hardcore newyorkese e contribuito all’ascesa del crossover thrash.
Guidati dalla voce inconfondibile di Roger Miret e dal lavoro incisivo di chitarra di Vinnie Stigma, gli Agnostic Front hanno pubblicato dischi di grande impatto, fino all’acclamato album del 2019 Get Loud!, segno della loro duratura rilevanza e del loro spirito intransigente.
Echoes In Eternity, il loro ultimo album uscito a novembre 2025 – che i fan italiani potranno finalmente ascoltare dal vivo – è composto da 15 tracce che mescolano hardcore punk incandescente e consapevolezza maturata sul campo. Il disco include la politicizzata “Way Of War”, l’inno da pit “Turn Up The Volume” e “Matter Of Life & Death”, un brano crossover con la partecipazione del leggendario rapper Darryl “DMC” McDaniels. Nei testi, la band affronta guerra, tradimento, oppressione, lotta personale e ribellione con sincerità disarmante.
https://www.agnosticfront.com/
https://www.facebook.com/agnosticfront
https://www.instagram.com/agnosticfrontnyc
https://www.agnosticfront.com/video
L'articolo Agnostic Front, tra i padri dell’hard core mondiale: tre concerti in Italia a luglio. Ascolta proviene da Freak Out Magazine.
Sono passati due anni da Where’s My Utopia?, il secondo, folgorante capitolo della saga post-punk dei Yard Act. Un disco che aveva messo d’accordo critica e pubblico, tra parlato britannico e ritmi serratissimi. E ora? La band inglese si è rimessa in moto, e lo ha fatto nel modo più criptico possibile.
Sui social, i quattro stanno alimentando il rumor di un nuovo album. Nessuna conferma ufficiale, ma un indizio: l’acronimo YGNALM sta facendo impazzire i fan. Cosa significhi, per ora, è un rebus – ma visto lo humour dei nostri, potrebbe essere tutto e niente. L’annuncio, comunque, è imminente.
A tenere banco, intanto, ci sono anche una serie di clip che sembrano provenire dal backstage di un nuovo video. E poi, la doccia fredda (calda, per chi ama suonare dal vivo): Yard Act tornano on the road negli Stati Uniti.
Ma attenzione, c’è una novità che scotta per il pubblico italiano:
Sabato 17 ottobre – Milano, IT @ Magazzini Generali
Una data che profuma già di serata culto, nel tempio della musica underground meneghina. I Yard Act porteranno il loro nuovo (presunto) materiale anche da queste parti, e chissà che l’acronimo YGNALM non venga svelato proprio dal vivo.
https://www.yardactors.com/
https://www.facebook.com/YardActBand/
https://www.instagram.com/yardactband/
<script async src="http://www.freakoutmagazine.it/www.instagram.com/embed.js"></script>
L'articolo Yard Act tornano dal letargo: nuovo album in arrivo (forse), tour USA e data italiana proviene da Freak Out Magazine.
Esistono strane congiunture astrali, crocevia temporali, anni in cui il tempo sembra voler lasciare un segno più marcato; per la mia generazione, in musica, lo è stato sicuramente il 1991.
Tempo fa su queste pagine, parlando dei Gastr del Sol e di quegli anni Novanta, ebbi modo di osservare come, ‘mentre negli USA il grunge e i suoi alfieri definivano un genere ma soprattutto un “pensiero” e un “movimento”, catalizzando (con una formula musicale-estetica d’innegabile effetto) l’attenzione del mondo e di una generazione desiderosa di trovare una nuova fonte da cui dissetare la propria “identità alternativa”’ e che ‘quando il grunge produceva ricchezza e idoli, ristagnando tra rotocalchi, pellicole cinematografiche (si pensi al film “Singles” del 1992) e fatti di cronaca (purtroppo anche tragici)’, proprio nel 1991 videro la “luce” capolavori assoluti quali “Spiderland” degli Slint (probabilmente la massima espressione della sua epoca e non solo), ma anche (per restare ancorati alla nostra trattazione) gli splendidi “Loveless” dei My Bloody Valentine (anch’esso tra i più bei dischi di tutti i tempi) e “Just for a Day” dei Slowdive, questi ulti due destinati a definire un “genere”: lo shoegaze (da menzionare il non meno importate “Nowhere” dei Ride del 1990).
E quell’immenso patrimonio artistico definito nel 1991 dai My Bloody Valentine e dai Slowdive, e da loro lasciato in eredità ai posteri, fu (ben) raccolto dai Nothing che, nel 2014 (in formazione composta da Domenic Palermo, Brandon Setta, Chris Betts e Kyle Kimball), diedero alle stampe il bell’LP d’esordio “Guilty of Everything”, lavoro dal corpo shoegaze con cuore slowcore; non dimentichiamo che se del 1991 furono i citati “Loveless” e “Just for a Day”, prima e dopo di essi, ci furono gli altrettanto imprescindibili ed epocali slowcore “Frigid Stars” dei Codeine (del 1990) e “Down Colorful Hill” dei Red House Painters (del 1992).
L’unico rimprovero che si potesse muovere ai Nothing era quello di essere in ritardo sui tempi di più di un decennio… pecca che però la qualità “Guilty of Everything”, esatto nella sua compattezza e coerenza dall’inizio alla fine (il passaggio centrale di “B&E” mi ha addirittura evocato alcuni umori propri dei Pink Floyd di “Animals”), faceva passare in secondo piano; di pregio, poi, la significativa copertina con una bandiera argento su sfondo nero (la ristampa per i 10 anni vedrà i colori invertiti con bandiera nera su sfondo argentato).
Per i Nothing replicare la riuscita di quel loro LP d’esordio era compito arduo, non solo per questioni di scrittura ma perché, come detto sopra, risultava in ogni caso lavoro che suonava nel 2014, seppur nella sua bellezza, “datato”; compito a cui, nonostante le difficoltà, Palermo, Setta, Nick Bassett (subentrato a Betts) e Kimball riuscirono ad assolvere con il successivo secondo LP “Tired of Tomorrow” del 2016 (per completezza espositiva va detto che nel tempo i Nothing pubblicheranno anche EP sia antecedenti a “Guilty of Everything” (si pensi a “Downward Years to Come” del 2012), che successivi, come quello (split) del 2014 condiviso con i Whirr contenente due bei brani a nome Nothing).
Guilty of Everything by NothingCon “Tired of Tomorrow” iniziava però anche a trasparire un’inclinazione verso soluzioni più “accessibili” e ibride (per tutte “Nineteen Ninety Heaven”, “Eaten By Worms”, quest’ultima con richiami ai primi Radiohead, e il piano e le orchestrazioni di “Tired of Tomorrow”).
Dopo “Dance on the Blacktop” (del 2018), in cui continuavano ad ammorbidirsi i suoni (come in “Hail On Palace Pier” o in “The Carpenter’s Son”), “The Great Dismal” (del 2020) vide l’illustre abbandono di Setta e di Basset (che firmerà comunque alcuni brani); la scrittura restava comunque di livello con atmosfere anche marcatamente slowcore ed emo (“A Fabricated LIe”, “Famine Asylum”, “Blue Mecca”…).
I richiami, poi, iniziarono a estendersi anche verso una certa “ricerca” anni Ottanta in stile “Psychocandy”.
Del 2023 sarà la collaborazione con i Full of Hell per “When No Birds Sang”, disco ondivago che passava dalla violenza di “Rose Tinted World”, allo “slow” etereo di “Like Stars in the Firmament”, alle astrazioni cupe e ambient di “Wild Blue”, alle commistioni di “Spend the Grace”…
Nel 2024 verrà pubblicato “Auditory Trauma: Nothing Isolation Sessions”, registrato dal vivo durante la pandemia il 16 ottobre 2020 a Philadelphia all’Underground Arts; da annotare poi l’esistenza del “misterioso” “Don’t Look For Light In Tunnels (A Decade Of Nothing)”, frutto di un “esperimento” sonoro.
E così, dopo dodici anni di distanza da “Guilty of Everything”, la bandiera dei Nothing continua a sventolare con il riuscito “A Short History Of Decay” (Run For Cover Records).
Chiariamo subito che siamo ben distanti dalle sonorità di “Guilty of Everything” (e con il solo Palermo come membro presente anche in “Guilty of Everything”), per un lavoro che segue invece i mutamenti che i Nothing hanno apportato al loro stile nel tempo, assestandosi un alt e indie-pop d’autore, variegato e trasversale, rispettoso dello shoegaze archetipo ma meno inchiodato ad un genere definito e per questo più fruibile e anche spendibile.
Messo il vinile sul piatto, “Never Come Never Morning” e bella e sostenuta ballata a metà strada tra reminiscenze indie e pop.
“Cannibal World” inasprisce i toni con abrasioni e ritmo (vertiginoso) continuando a nascondere nelle vene e nel cantato l’amore per melodia e mestizia tipici del genere e dei padri ispiratori.
Sulla stessa (falsa)riga prosegue “A Short History Of Decay”, anch’esso ruvido e melodico: inno moderno a tempi passati.
Chiude il side A la morbida, “slow” e delicata “The Rain Don’t Care”.
Girato l’LP, se con “Purple Strings” tornano in versione ballata (anche troppo) i fantasmi dei Radiohead che spesso hanno infestato i sogni di Palermo, con l’esatta “Toothless Coal” si torna a un suono “made in Nothing”.
Come in un ondivago navigare, “Ballet Of The Traitor” è nuovamente ballata “slow”, mentre “Nerve Scales” gira con morbido incedere avvolgente.
“Essential Tremors” accelera i battiti di “Nerve Scales” per poi condensarsi nel muro sonoro delle distorsioni e chiudere un disco che si è lasciato ascoltare con estrema piacevolezza.
https://www.bandofnothing.com/
https://www.facebook.com/BANDOFNOTHING/
https://www.instagram.com/bandofnothing
L'articolo Dai tempi del bel “Guilty of Everything”, la bandiera dei Nothing continua a sventolare proviene da Freak Out Magazine.
Dopo cinque anni di silenzio, la band capitanata da Amy Lee annuncia il sesto album. L’uscita è fissata per il 6 giugno, ma il primo estratto è già una tempesta emotiva.
Ci sono ritorni che non aspetti, e altri che senti arrivare come un’onda prima della tempesta. Gli Evanescence hanno scelto la via più drammatica e suggestiva per annunciare il nuovo album, ‘Sanctuary’, in arrivo il 6 giugno via BMG. A distanza di cinque anni da ‘The Bitter Truth’ (2021), la band dell’Arkansas torna con un lavoro che promette di essere un vortice di oscurità e redenzione.
Il primo assaggio è la traccia d’apertura ‘Who Will You Follow’, un pezzo che si riallaccia al DNA più puro del gruppo: la voce eterea e potente di Amy Lee si scaglia contro un muro di chitarre ferocemente dinamiche.
“What have you done to me / You drain the life out of me till I don’t know myself / When all your faith in reality fades away / Who will you follow”, canta l’artista, trasformando il brano in un’invocazione esistenziale a metà tra l’inno gotico e il grido di ribellione.
Dietro il banco di produzione, un trio di fuoco: Jordan Fish (ex Bring Me The Horizon), Zakk Cervini (già con Spiritbox e Yungblud) e Nick Raskulinecz (Foo Fighters, Rush). Un team che ha contribuito a plasmare anche il resto del disco, rendendo ‘Sanctuary’ un crogiolo di esperienze sonore.
Lee racconta senza filtri il lungo parto dell’album:
“Questo disco è stato in lavorazione per oltre tre anni. Ascoltandolo tutto d’un fiato, prima di rilasciarlo al mondo, sono immensamente orgogliosa di ogni singolo secondo. È stato il mio sfogo per tutto ciò che sentivo sbagliato e fuori controllo, ma anche un modo per accendere la speranza attraverso la musica. Sono ossessionata. Non vedo l’ora che i fan lo ascoltino.”
L’album sarà disponibile in formato digitale, CD standard e deluxe, box set limitato, e in vinile 2LP dal 4 settembre. I preordini sono già aperti.
https://www.evanescence.com/
https://www.facebook.com/Evanescence
https://www.instagram.com/evanescenceofficial/
L'articolo Evanescence tornano con ‘Sanctuary’: il nuovo singolo ‘Who Will You Follow’ è un pugno al cuore proviene da Freak Out Magazine.
AgoraVox Italia