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La famiglia Animal Collective si allarga. Dave Portner (in arte Avey Tare) e Brian Weitz (Geologist) hanno ufficialmente dato vita a un nuovo progetto parallelo: si chiama Croz Boyce, un duo strumentale che pubblicherà l’album di esordio omonimo il prossimo 8 maggio via Domino.
Il nome è un omaggio al compianto David Crosby, e la dimensione familiare non finisce qui: a dare una mano nel mix del disco ci ha pensato infatti un altro membro del collettivo, Josh Dibb (Deakin). Un affare tra amici, insomma, che profuma di casa e di sperimentazione.
Ma come nasce Croz Boyce? La genesi è tanto romantica quanto naturale. Tutto ha avuto inizio cinque anni fa, con un brano intitolato “Brown Thrasher”, inserito in una raccolta benefica dedicata agli uccelli, For the Birds. Un piccolo gioiello sospeso, fatto di note acustiche che si aprivano a raggi di sole elettronici. Quel pezzo era proprio firmato da Portner e Weitz, ed era il frutto di un amore condiviso per le atmosfere bucoliche e primaverili.
A loro quella collaborazione piacque talmente tanto che, approfittando della pausa degli Animal Collective, impegnati con altri progetti, decisero di continuare a giocare insieme. Dall’inizio del 2023, con una costanza quasi rituale, Portner imbracciava la chitarra nel suo rifugio tra le Blue Ridge Mountains e mandava un’idea a Weitz, nel cuore pulsante di Washington D.C. Quest’ultimo reagiva agli spunti, stratificando suoni e trame, e rispediva il tutto al mittente. Un ping-pong creativo a distanza, interrotto solo da un paio di sessioni di mixaggio condivise—una nella rurale North Carolina e un’altra a Baltimora con Deakin. Il risultato? Un album nato con la semplicità di una lunga chiacchierata tra amici.
Ad anticipare il disco, possiamo già ascoltare il brano d’apertura, “Hanging Out With a Blueberry Pop” (letteralmente: “Uscire con un mirtillo”), un titolo che da solo racchiude tutta la poetica sognante del duo. Il pezzo è un flusso di coscienza sonoro, tranquillo e onirico, che conferma la direzione intrapresa: un viaggio strumentale lontano dalle coordinate più pop dei lavori principali della band, per immergersi in una dimensione più intima, rarefatta e pastorale.
L’uscita di Croz Boyce arriva a stretto giro di posta dal debutto solista di Geologist, pubblicato lo scorso gennaio. Il 2025 si preannuncia quindi come un anno ricco di fermento per l’universo creativo di uno dei collettivi più influenti degli ultimi vent’anni.
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La band di Brian Molko celebrerà tre decenni di carriera sul palco dell’Unipol Forum di Milano il 6 novembre 2026. Con loro, una versione inedita e “director’s cut” del leggendario album di debutto.
C’era una volta il 1996. Il Britpop regnava sovrano, ma tra le maglie del genere c’era chi, come i Placebo, vestiva i panni del perfetto antieroe. A trent’anni di distanza da quel disco omonimo che ha ridefinito i confini del rock alternativo, Brian Molko e Stefan Olsdal (accompagnati dal nuovo batterista, ex membro dei Feeder) si preparano a riscrivere la storia con il “30th Anniversary Tour”.
L’appuntamento per il pubblico italiano è fissato per il 6 novembre 2026 all’Unipol Forum di Milano, unica tappa nel nostro paese di un’estesa tournée europea che promette di essere molto più di una semplice celebrazione. Non aspettatevi la solita passerella nostalgica: la band ha in serbo un tuffo nelle viscere del proprio repertorio, con una scaletta che attingerà a piene mani dai primi due capisaldi, Placebo e Without You I’m Nothing, riportando in auge brani dimenticati da oltre due decenni.
Il motore di questo viaggio è “Placebo RE:CREATED”, una riedizione speciale dell’album di debutto in uscita il 19 giugno 2026. Ma attenzione: non si tratta di una semplice rimasterizzazione. Brian Molko e il produttore Rob Kirwan sono tornati fisicamente sui nastri originali per operare una vera e propria “director’s cut” del disco.
“Non lo abbiamo ricostruito da zero” spiega la band. “Quando incideremo quel primo album, eravamo pieni di attitudine ma ci mancavano l’esperienza e i mezzi per tradurre fedelmente il caos che avevamo in testa. In trent’anni di live, quelle canzoni sono cresciute, hanno imparato a respirare. Ora abbiamo voluto catturare quella maturità, mantenendo intatta la rabbia primordiale”.
Il risultato, mixato da Adam Noble, promette di restituire nuova carne e profondità a inni generazionali come “Nancy Boy” e “36 Degrees”, affiancati da due bonus track che andranno a completare il quadro. Un’operazione che suona come un ponte ideale tra l’urgenza degli esordi e la consapevolezza artistica di oggi.
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Keanu Reeves torna a imbracciare il basso. La sua band, i Dogstar, ha annunciato ufficialmente un nuovo album e un tour mondiale che toccherà anche l’Italia con quattro date imperdibili.
A tre anni dalla loro reunion, la grunge-alt rock band californiana pubblicherà “All In Now” il prossimo 29 maggio via Dillon Street Records. Il disco segna la seconda release della nuova era e vede alla produzione niente meno che Nick Launay, leggenda del post-punk e dell’alternative rock mondiale. Chi conosce il suono di band come Gang of Four, Nick Cave, Yeah Yeah Yeahs e Amyl & The Sniffers sa bene cosa significa: taglio, attitudine e una produzione che sporca le chitarre quanto basta per farle arrivare dritte allo stomaco.
“Non vedevamo l’ora”, ha dichiarato Keanu Reeves parlando del nuovo lavoro. “Personalmente, ho amato ogni singolo istante. L’atteggiamento era: lavoriamo sodo e ANDIAMO”. Un’energia che si percepisce già nel singolo apripista, la title track “All In Now”, accompagnata da un video appena rilasciato.
Le date italiane
Il tour dei Dogstar attraverserà Europa e Stati Uniti tra agosto e settembre, ma sarà luglio il mese che porterà la band di Reeves nel nostro paese. Quattro le occasioni per vederli dal vivo:
Prima dell’arrivo in Italia, la band farà tappa anche in Germania, Svizzera, Spagna e Portogallo. Il tour americano riprenderà ad agosto, con una tappa particolarmente attesa il 19 agosto allo storico Webster Hall di New York.
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Ci sono ristampe che servono a rimettere in circolo un disco dimenticato, e poi ci sono ristampe che riscrivono la storia. How About Somemore? nella versione che oggi pubblica Area Pirata appartiene alla seconda categoria. Non perché trasformi i Vipers in ciò che non sono mai stati, ma perché restituisce finalmente la complessità di una band che ha vissuto più di quanto abbia pubblicato.
Il secondo album dei Vipers venne originariamente pubblicato nel 1988 quando la scena garage revival newyorkese aveva già superato il suo momento di massima vitalità. Il disco, all’epoca, passò quasi inosservato: troppo tardi per cavalcare l’onda, troppo maturo per attirare l’attenzione dei puristi. Questa edizione, però, non si limita a riproporre il materiale originale: lo espande, lo contestualizza, e lo riporta al centro della discografia della band.
Questa ristampa è la prova definitiva che i Vipers erano una band migliore di quanto la loro discografia ufficiale lasciasse intendere. Il disco originale, già di per sé solido, suona qui più nitido e più coerente, anche se non riesce a scrollarsi di dosso una certa patina “postrevival” che lo rende meno urgente del debutto.
Le prime undici tracce ripropongono fedelmente l’album pubblicato dalla Midnight Records. Il suono è quello della fase più matura dei Vipers: meno abrasivo rispetto agli esordi, più melodico, più attento agli arrangiamenti e mostrano una New York diversa da quella dei primi anni Ottanta: meno selvaggia, più disillusa, più adulta.
Il disco originale, già di per sé solido, acquista nuova vita grazie alla rimasterizzazione: il suono è più definito, l’organo più presente, le chitarre più nitide.
“Rules of Love” e “Need Some Lovin’” mostrano la loro abilità nel coniugare garage e pop senza perdere identità. “How About Somemore?” resta la sintesi perfetta del disco: un brano misurato, urbano, elegante. “Too Bad” e “Talking to Stone” rappresentano il lato più introspettivo e disilluso della band. Questi due brani, insieme a “Rules of Love” raccontano una città che ha smesso di credere nelle rivoluzioni ma non ha perso la capacità di ferire. La band suona più consapevole, più attenta alle sfumature, meno interessata a impressionare.
Le sette bonus track aggiunte da Area Pirata rendono questa ristampa davvero preziosa, perché non sono semplici riempitivi: non semplici extra, ma frammenti di un percorso, la prova che i Vipers erano una band in continua trasformazione, capace di passare dalla ruvidità dei singoli alla maturità degli album senza perdere identità.
La cover del brano dei Kinks “I’m Not Like Everybody Else” che i Vipers trasformano in un brano loro, con un’intensità vocale che supera molte versioni revival dell’epoca, è una scelta perfetta per aprire la sezione bonus: un ponte tra influenze e identità. mentre “Find Another” e “Pretty Lies” mostrano una band che, quando non cercava di sembrare adulta, funzionava meglio. “Dust in My Pants” è un lampo di sfrontatezza, un ricordo di quando tutto era più veloce e più rumoroso. Le versioni demo — soprattutto “Rules of Love” — rivelano che i Vipers erano più spontanei e incisivi prima che la produzione li rendesse “presentabili”.
Non tutto è indispensabile, certo. Alcuni brani restano minori, e la tracklist espansa rischia di diluire l’impatto dell’album originale. Ma nel complesso, questa ristampa è la versione più completa e onesta del disco. E per una band come i Vipers, l’onestà vale più della perfezione.
È una ristampa che non celebra il passato: lo illumina. E ci ricorda che il garage, quando è vero, non invecchia mai.
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How About Some More by The Vipers
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È un momento agrodolce per i fan dei maestri del post-rock islandese. I Sigur Rós hanno ufficialmente svelato le tappe conclusive del loro ambizioso tour mondiale che, negli ultimi anni, li ha visti esibirsi al fianco di orchestre locali nei palchi più suggestivi.
Quest’ultimo capitolo, che segna un traguardo fondamentale nella loro carriera, rappresenterà l’ultima occasione per il pubblico di assistere alla simbiosi perfetta tra la band, il direttore d’orchestra Robert Ames e le formazioni classiche locali. In scaletta, naturalmente, i brani del celebrato album del 2023 ‘ÁTTA’ , insieme a una selezione di gioielli tratti dal loro vasto repertorio.
L’atmosfera intima e monumentale di questi concerti è stata descritta perfettamente dal polistrumentista della band, Kjartan “Kjarri” Sveinsson: “Siamo elettrizzati all’idea di tornare ai concerti con l’orchestra a settembre. È sempre molto speciale sedersi in mezzo a un’orchestra, circondati da tutti questi musicisti fantastici con cui abbiamo suonato negli ultimi quattro anni. Un ringraziamento speciale va a chi è venuto a vederci, a tutti i musicisti, allo staff, e in particolare al nostro direttore e arrangiatore Rob Ames e alla nostra arrangiatrice principale, María Huld Markan Sigfúsdóttir.”
L’ultima offensiva europea dei Sigur Rós prenderà il via il 31 agosto 2026 da Edimburgo, per poi attraversare Scozia, Irlanda del Nord, Irlanda, Francia, Spagna e Portogallo. Il gran finale è previsto per il 20 e 21 settembre nella capitale tedesca, con due attesissime repliche alla Uber Eats Music Hall di Berlino.
Ecco il calendario completo dell’ultima possibilità di lasciarsi avvolgere dalla magia dei Sigur Rós in versione orchestrale:
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L'articolo L’epopea sinfonica dei Sigur Rós volge al termine: annunciate le ultime date del tour con orchestra. Nessun concerto in Italia proviene da Freak Out Magazine.
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