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Steven Knight, creatore di Peaky Blinders, svela i retroscena del documentario sul Live ’25: “Abbiamo ripreso tutto, anche il primo incontro tra i fratelli. E i Gallagher sono esplosivi”
Il tanto atteso documentario sul ritorno degli Oasis promette di essere tutto tranne che un banale dietro le quinte. A fornire nuovi dettagli è Steven Knight, produttore del progetto e mente di Peaky Blinders, che ha aggiornato i fan sullo stato dei lavori.
“È fenomenale. Al momento la durata è di quattro ore, dobbiamo accorciarlo”, ha rivelato Knight. “Ma la particolarità è che ha una trama, una vera storia. Non è il solito documentario”.
Diretto da Dylan Southern e Will Lovelace (Shut Up And Play The Hits), il film ha avuto accesso esclusivo ai momenti chiave della reunion, compreso il primo faccia a faccia tra Liam e Noel Gallagher prima del tour Live ’25. Fonti vicine al progetto parlano di immagini che lasceranno i fan “incantati”.
Knight, che ha personalmente intervistato i due fratelli, li descrive come una miniera inesauribile: “Sono fantastici, sparano una battuta dopo l’altra. Divertentissimi”.
Anche Noel ha commentato il film: “Ho visto solo spezzoni, ma chi l’ha visto dice che è incredibile. Se catturerà anche il 5% di com’è stato quel tour, sarà sorprendente”.
Il documentario arriva in un momento d’oro per la band, reduce dal trionfale tour di reunion e con Noel appena premiato come Songwriter Of The Year ai BRITs 2026. In attesa di scoprire se le quattro ore iniziali diventeranno un film o qualcosa di più ambizioso, i fan possono consolarsi con le versioni live ufficiali rilasciate dalla band, tra cui Acquiesce da Wembley.
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Dopo oltre un decennio di assenza, i padri del nu-metal, i Korn, hanno finalmente rotto il silenzio. La band californiana ha appena annunciato un nuovo, imponente tour che toccherà Regno Unito ed Europa nel corso del 2026, e la notizia ha già mandato in fibrillazione i fan della prima ora e le nuove generazioni.
A poco più di un anno dalla loro performance monumentale al Download Festival 2025, Jonathan Davis e soci sono pronti a riversare tutta la loro rabbia e la loro malinconia sui palchi del vecchio continente. Un ritorno che profuma di leggenda, e che per l’Italia ha in serbo un’emozione speciale.
Il lungo viaggio europeo prenderà il via il 18 ottobre 2026 da Stoccarda, per poi attraversare Monaco, Colonia e Parigi. A seguire, sei attesissime date nel Regno Unito e in Irlanda, con tappe a Leeds, Birmingham, Newcastle, Manchester, Dublino e la mitica O2 Arena di Londra.
Ma è nel cuore del Sud Europa che si consumerà l’atto finale di questo pellegrinaggio sonoro. Le ultime battute del tour vedranno la band attraversare Amsterdam, Berlino, Praga, Vienna e infine varcare le Alpi per quello che si preannuncia come un evento imperdibile: l’unica data italiana.
Il 21 novembre 2026, i Korn saliranno sul palco di Milano (supportati dalla band Pixel Grip) per quello che sarà ufficialmente l’ultimo show del tour europeo. Un concerto che chiude un cerchio e che promette di essere un vero e proprio rito collettivo, un’opportunità unica per rivivere dal vivo i classici senza tempo di Follow the Leader e Issues, senza dimenticare i capitoli più recenti della loro carriera.
Cosa possiamo aspettarci da questa data tricolore? Sicuramente un setlist studiato per celebrare il loro immenso lascito, con quella miscela inconfondibile di groove pesanti, voci tormentate e atmosfere cupe che solo loro sanno creare.
L’attesa è finita. Segnatevi la data: 21 novembre 2026. I Korn tornano a scrivere un capitolo della loro storia dal vivo, e lo faranno proprio da qui, regalando al pubblico italiano il gran finale di un tour che promette di essere storico.
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Esistono collaborazioni artistiche nate per inseguire algoritmi e playlist, e poi esistono quelle cesellate con la cura di chi sa che un incontro può diventare un piccolo universo sonoro. Anna Calvi, con il suo nuovo EP “Is This All There Is?”, pubblicato dalla Domino, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Questo lavoro, il primo di tre capitoli legati a un’indagine su identità e cambiamento, si presenta come un corto circuito creativo dove ogni traccia porta l’impronta indelebile di un ospite diverso.
Il disco si apre con la scossa di “God’s Lonely Man”, dove la presenza di Iggy Pop è tutt’altro che un semplice cameo. Calvi costruisce un ritmo ossessivo, un groove che oscilla tra il punk e una solennità quasi rituale, mettendo l’Iguana su un piedistallo per poi sovvertire ogni gerarchia. Quando la sua voce entra in scena con un fischiettante falsetto, si crea un contrasto ipnotico con il baritono roco di Pop, trasformando il pezzo in una dichiarazione di intenti furiosa e magnetica.
Il viaggio prosegue con una deviazione sorprendente: la cover di “I See A Darkness” di Bonnie ‘Prince’ Billy, interpretata con Mike Hadreas dei Perfume Genius. Qui la voce di Hadreas è un sussurro al limite del pianto, mentre Calvi costruisce alle sue spalle un’architettura sonora che si espande fino a dimensioni epiche. È il momento più intimo e vulnerabile del disco, un tuffo nelle tenebre che prepara il terreno per la stranezza successiva.
E la stranezza arriva con Laurie Anderson in “Computer Love”, cover dei Kraftwerk. Anderson recita i versi robotici con un’interpretazione che sembra quella di qualcuno che scopre il significato delle parole in tempo reale, spiazzando l’ascoltatore con un approccio che Calvi definisce “a novanta gradi” rispetto al resto del lavoro. È il brano più concettuale e cerebralmente affascinante dell’intero progetto.
A chiudere il cerchio arriva il brano che dà il titolo all’EP, “Is This All There Is?”, con Matt Berninger dei The National. Se c’è un pezzo che si avvicina di più all’immaginario classico di Calvi, è questo. Le voci dei due si inseguono in un gioco di rimandi: a volte sono un’eco sommessa, altre un vero e proprio call and response, fino a esplodere in un finale catartico che regala il momento clou del disco.
La scaletta non è affatto casuale. Calvi ha disposto le tracce come tappe di un viaggio esistenziale, da una certa idea di deserto urbano fino a un’anthem finale sospesa su un “wasteland” industriale pieno di emozioni nascoste. In soli quattro brani, l’artista dimostra di non essere interessata al “networking” fine a sé stesso. Qui non si cerca di raddoppiare gli ascolti in streaming: si costruisce un mondo coerente e si aprono le porte solo a chi ne incarna davvero lo spirito.
Con “Is This All There Is?”, Anna Calvi non si limita a rispondere alla domanda del titolo. Afferma con decisione che la strada da percorrere è un’altra, fatta di visioni autoriali ferree e incontri capaci di lasciare il segno. Un curioso, breve gioiello che lascia l’ascoltatore con una sola certezza: il prossimo capitolo di questa trilogia potrebbe andare ovunque, e la libertà di non saperlo è la parte più eccitante.
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Dopo un silenzio lungo quindici anni, i Seefeel annunciano il ritorno sulle scene con un nuovo full-length. Il disco, intitolato “Sol.Hz”, vedrà la luce il 1° maggio via Warp Records, storica casa discografica che ha accompagnato la band sin dagli esordi.
Il nuovo lavoro arriva a distanza di un anno dai due mini-album del 2024, Everything Squared e Squared Roots, e si inserisce in un momento di intensa attività live per il gruppo, attualmente impegnato in un tour europeo partito ad aprile. Ad anticipare l’uscita è il singolo “Ever No Way”, accompagnato da un video ufficiale già disponibile online.
“Sol.Hz” rappresenta l’ideale continuazione di quell’omonimo album del 2011, che a sua volta aveva segnato il ritorno della band dopo 14 anni di silenzio discografico. Nel frattempo, il catalogo storico dei Seefeel è stato oggetto di una preziosa opera di riscoperta, culminata nel 2021 con il cofanetto Rupt and Flex (1994–96). In concomitanza con quella pubblicazione, il producer KMRU aveva curato una mixtape intitolata Rapture to Rupt, che ora torna sotto forma di bonus CD esclusivo per Bleep in abbinamento al nuovo album.
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Dopo un lungo e meditato silenzio discografico, tornano gli ELLE con “Silent search of spring’”, terzo capitolo della loro evoluzione artistica pubblicato dalla sempre attenta etichetta Urtovox. La formazione romana, composta da Marco Calderano (chitarre), Danilo Ramon Giannini (voce e testi), Miriam Fornari (synth e voce) e Giovanni Lafavia (batteria), confeziona un lavoro che è un vero e proprio organismo vivente, sospeso in un bilico affascinante tra la delicatezza dell’avant-folk e le vertigini tumultuose del post-rock.
In uscita il 20 marzo, il disco si presenta come un raffinato ricamo di suoni, dove morbide ballate si intrecciano con improvvisi squarci psichedelici. È un album di contrasti, dove la quiete non è mai statica, ma carica di una tensione elettrica pronta a esplodere. Le armonizzazioni vocali, curate nei minimi dettagli, si posano su trame di chitarre acustiche di rara delicatezza, creando un’atmosfera intima e raccolta che viene però sistematicamente scossa da impennate di volume e distorsioni.
Anticipato dal singolo “Babylon”, il disco rivela immediatamente la sua natura duale. Il brano è l’emblema di questa poetica: parte come una carezza sussurrata per poi trasformarsi in un vortice saturo di suono, dove le voci si moltiplicano e si rincorrono in un crescendo roginante che travolge l’ascoltatore con la forza dirompente della vita stessa. È una presunzione ben riposta, quella degli ELLE, che dimostrano di saper maneggiare la dinamica come pochi.
L’ispirazione che percorre le sette tracce è eterogenea ma coesa. La title track “Silent Search of Spring” è un gioiello di ispirazione acustica che rievoca le atmosfere sospese dei primi Kings of Convenience, raccontando un amore profondo e silenzioso, una ricerca primaverile che si fa metafora esistenziale. Più complessa e articolata è “Ravine”, una vera e propria suite che omaggia le atmosfere cosmiche e solenni della colonna sonora di Interstellar, ma che radica il suo immaginario nei conflitti attuali, trasformando il dolore del mondo in un affresco sonoro dilatato e commovente.
Sul versante opposto, troviamo la ferocia controllata di “Truth”, un brano che abbraccia senza riserve l’estetica post-rock. Qui l’uso sapiente di feedback e distorsioni crea un muro di suono abrasivo che richiama alla mente gli esordi dei Sonic Youth, dimostrando la versatilità della band nel muoversi dalla camera da letto al loft più rumoroso. Con “Silent search of spring’”, gli ELLE non si limitano a rompere un silenzio, ma costruiscono un ponte sonoro tra la fragilità umana e la sua forza catartica, regalandoci uno dei dischi più suggestivi e stratificati dell’anno.
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