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L’improvvisazione è l’anima della musica elettronica più autentica. E quando due menti come quella di Darren Cunningham, in arte Actress, e della pioniera dei moduli sintetici Suzanne Ciani si incontrano sul palco, il risultato non può che essere un evento da registrare per la storia.
A distanza di un anno dalle performance tenute al Barbican Theatre di Londra e al Sónar di Barcellona, i due artisti hanno deciso di regalare al pubblico una sorpresa (quasi) last minute: un album live che racchiude quelle due serate, pubblicato in fretta e furia (ma con cura maniacale) via Werkdiscs. Il titolo è lo stesso del progetto: Concrète Waves.
Non si tratta di un semplice documento live, ma del primo capitolo di una nuova serie targata Werkdiscs pensata per immortalare “conversazioni musicali improvvisate tra due icone d’avanguardia”. Ed è proprio questa la cifra dell’ascolto: un dialogo intimo e potente tra la sintesi buchla di Ciani – capace di cesellare onde sinuose e organiche – e la visione più oscura, granulare e sperimentale di Actress.
Un incontro che sa di futuro e di tradizione allo stesso tempo, dove il rigore della musica concreta si fonde con la sensibilità club del produttore britannico.
Per chi volesse portarsi a casa questa gemma, l’etichetta ha attivato un sistema di sottoscrizione. Basterà abbonarsi a $5 al mese (cancellabile in qualsiasi momento) per ottenere il proprio punteggio e supportare la serie.
E le novità non finiscono qui. Dopo l’ultimo lavoro solista di Actress, Statik (2024), i due artisti si preparano a riportare Concrète Waves dal vivo: prossime tappe in autunno ai festival di Nantes e dell’Aia.
Per riscoprire come i produttori dance abbiano storicamente abbracciato le sonorità sinfoniche, vi consigliamo di rileggere il column di Philip Sherburne del 2023: Roll Over, Beethoven: A Brief History of Dance Producers Going Symphonic.
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Tre anni fa, nel recensire “Playing Robots Into Heaven”, si titolò “Il paradiso di James Blake che arricchisce la sua fama e la sua discografia”; oggi, con la pubblicazione di “Trying Times” (Good Boy Records), James Blake arricchisce ulteriormente la sua fama e la sua discografia.
Premetto che a Blake sono particolarmente legato dal ricordo della pubblicazione del suo primo LP omonimo del 2011, disco che per me “segnò un’epoca, incarnando, in modo quasi eucaristico, nell’elettronica contemporanea il cantautorato di alta scuola”.
Malgrado ciò, parlando di “Playing Robots Into Heaven”, e ripercorrendo la carriera atistica di Blake, si ebbe modo di scrivere: ‘Si è arrivati poi al 2023, e il talento non può non essere accompagnato da lungimiranza e intelligenza, e così Blake, con rinnovata abilità, ha effettuato nuovamente un cambio di rotta, recuperando dalla propria cultura del passato un enciclopedico volume d’elettronica che ha utilizzato quale “fonte” per “Playing Robots Into Heaven” (Republic/Polydor), assestando un colpo da maestro e condensando Deconstructed Club, “Breakbeat”, Intelligent Dance Music … in un’opera omnia rivelandosi, rispetto a tanti suoi colleghi di genere, un figlio eletto del suo tempo dimostrando di essersi nutrito, di aver digerito e metabolizzato la sua contemporaneità’.
Ebbene, quella “rinnovata abilità” Blake ha dimostrato di saperla impiegare anche in “Trying Times”, lavoro ben costruito e che mantiene “alta” la sua discografia attingendo a sonorità “black”, immergendole in quel modo sonoro elettronico e “artificiale” di cui si è mostrato padrone.
Se “Walk Of Music” riporta indietro a quel lontano 2011, “Death Of Love” si mostra cupa, anima “nera”, tanto “meccanica” quanto “umana”.
“Had A Dream She Took My Hand” spezza l’ascolto con il suo essere ballata retrò (in stile musica black anni cinquanta), filtrata e trasmessa però da un’emittente del futuro.
Con “Trying Times” la componente AOR emerge per una moderna-classica ballata di cantautorato-folk, con un Blake in equilibrio tra “qualità” e “fruibilità”.
Se accattivante è “Make Something Up”, “Didn’t Come To Argue” è caratterizzata dalla partecipazione di Monica Martin rivelando un’anima soul, per essere poi fratturata da un inaspettato e riuscito cambio di marcia.
Con “Days Go By”, Blake torna a giocare con l’elettronica e con gli effetti…prima che “Doesn’t Just Happen”, con Dave (403), intrappoli l’ascolto tra stringenti e claustrofobiche sonorità urban-rap.
La breve “invocazione” di “Obsession” (che sembra appartenere al “Tommy” dei The Who), conduce a “Rest Of Your Life” con il suo gusto da electro-club-mondano.
In “Through The High Wire” riaffiora il Blake “artigiano” del suono, per una composizione da vecchi stilemi.
Mentre “Feel It Again” è la personale visione di Blake di una ballata “black” per pianoforte e voce, con “Just A Little Higher” si torna a un cantautorato-folk, per una composizione che dimostra come Blake non abbia perso la sua indubbia capacità di scrivere anche belle “canzoni”.
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A sei anni di distanza dall’ultimo lavoro in studio, Sir Paul McCartney è pronto a riaccendere il motore dei ricordi. Il nuovo album si intitola The Boys of Dungeon Lane e sarà pubblicato il 29 maggio via MPL/Capitol, con la produzione affidata ad Andrew Watt, già al fianco di rockstar contemporanee e non solo.
Ad anticipare il disco è il singolo “Days We Left Behind”, un brano che scava senza filtri nella memoria dell’ex Beatle, restituendo immagini nitide di un’infanzia vissuta nella Liverpool del dopoguerra. Come racconta lo stesso McCartney in una nota, si tratta di “una canzone di ricordi, pura e semplice”. Il titolo dell’album, spiega, nasce proprio da un verso del brano: “The Boys of Dungeon Lane” è un luogo reale, un toponimo che si intreccia con Forthlin Road, la strada in cui abitava da ragazzo, e con Speke, il quartiere operaio dove tutto ebbe inizio. “Non avevamo quasi nulla, ma non importava: la gente era fantastica e nemmeno ti accorgevi di ciò che ti mancava”, aggiunge Macca, con un pensiero che sfiora anche la figura di John Lennon.
L’ultimo capitolo discografico di Paul McCartney risaliva al 2020 con McCartney III, a cui fece seguito un anno dopo il progetto di rimaneggiamenti McCartney III Imagined, con ospiti del calibro di Beck, Phoebe Bridgers e Dev Hynes. In mezzo, come da tradizione per uno dei più instancabili archivi viventi della musica, il flusso di riedizioni e materiale ritrovato non si è mai interrotto: dal cofanetto di singoli alla celebrazione di Band on the Run dei Wings, fino all’uscita delle celebri sessioni One Hand Clapping del 1974.
Più di recente, McCartney ha continuato a tessere la trama della sua storia anche fuori dal pentagramma, con un libro e un documentario dedicati ai Wings, contribuendo a fissare il ruolo della band post-Beatles accanto a quello del quartetto di Liverpool. E mentre continua a calcare i palchi dei tour mondiali con la consueta energia, il nuovo The Boys of Dungeon Lane si preannuncia come il capitolo più intimamente autobiografico di un’artista che, anche quando guarda indietro, riesce sempre a far parlare il presente.
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Non c’è tempo per riposare, quando la musica chiama. Jack White, ex frontman dei White Stripes e artista tra i più imprevedibili e rispettati del panorama rock contemporaneo, ha appena annunciato una nuova serie di date europee. L’annuncio, arrivato come di consueto a sorpresa.
A pochi mesi di distanza dalla conclusione del No Name Tour – che tra il 2024 e il 2025 lo ha visto attraversare palchi di mezzo mondo per celebrare l’omonimo album uscito a sorpresa – White si prepara a rimettersi in strada con un tour lampo di 18 concerti. Il via ufficiale il 30 maggio dal suggestivo scenario del Castello di Sigulda, in Lettonia, per poi snodarsi attraverso club leggendari, sale da concerto d’alta quota e alcuni dei festival più attesi della stagione.
Il percorso toccherà Varsavia, Cracovia, Berlino, Amburgo, per poi spostarsi in Scandinavia tra Aarhus, Malmö, Stoccolma e Göteborg. A seguire, tappe irrinunciabili come il Best Kept Secret Festival nei Paesi Bassi, due serate consecutive alla mitica L’Olympia di Parigi, un doppio appuntamento all’Ancienne Belgique di Bruxelles e una data nella suggestiva cornice delle rovine romane del festival Les Nuits de Fourvière a Lione.
L’Italia avrà l’onore di ospitarlo per due serate: il 19 giugno al La Prima Estate di Lido di Camaiore, e il 21 giugno all’Arena Alpe Adria di Lignano Sabbiadoro, prima del gran finale previsto il 22 giugno allo zagabrese INMusic Festival.
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Le date complete del tour:
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A poco più di un anno di distanza dall’esplosivo Stung!, i Pond tornano a sorprendere con un nuovo singolo. La band di Perth ha appena rilasciato “Terrestrials“, il primo assaggio di inediti dopo l’album del 2024, e lo fa nel momento perfetto: proprio mentre si preparano a calcare i palchi nordamericani come supporter di Djo per una serie di date selezionate.
Ma “Terrestrials” non è solo un riempitivo estivo. Il brano si presenta come una vera e propria meditazione psichedelica sulla natura umana, esplorando il nostro essere creature tanto capaci di amore profondo quanto di distruzione sistematica. Ad accompagnare il pezzo, un videoclip curato dalla regia di Jesse Taylor Smith, che promette di amplificare visivamente questo dualismo.
Con “Terrestrials”, i Pond confermano la loro capacità di muoversi agilmente tra groove ipnotici e liriche filosofiche, regalandoci un pezzo che è allo stesso tempo un ritorno alle radici e uno sguardo lucido (e distorto) sull’animo umano.
Il cantante Nicholas Allbrook ha voluto condividere il retroterra creativo del pezzo, svelando dettagli intimi e collaborazioni inaspettate:
“La musica è stata scritta da Gum (Jay Watson, ndr) e l’abbiamo registrata a Mullumbimby con Julian Abbott al Nowave studio. La canzone parla del più strano di tutti i terrestri: l’essere umano. Siamo testardamente determinati a fuggire o a distruggere la nostra stessa terra, con un grande appetito per la devastazione, per le armi, ma anche per le rose. Possiamo amare, connetterci, prenderci cura, e allo stesso tempo infliggere crudeltà insopportabili. Lo sappiamo bene, ma è un grande mistero, vero? È quasi più soprannaturale di qualsiasi extraterrestre. È per questo che probabilmente abbiamo scritto questa canzone. Non molti di noi riescono a dimenticare, anche solo per un secondo, i domani non nati e gli ieri morti, ma a quanto pare, tra questi pochi ci sono i bambini e le persone innamorate. Mia cugina Iz ha contribuito a scrivere il testo grazie alle nostre chiacchierate.”
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