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Scudo fiscale: confessione di un banchiere

Un banchiere racconta: "Siamo allibiti, prendiamo soldi da chiunque".

"Uno spettacolo che fa venire i brividi a chiunque abbia un minimo senso della legalità. E il fatto più sconvolgente è che la legge sul nuovo scudo fiscale sta scatenando gli appetiti meno nobili delle banche". R.A. ha cinquant’anni, ha girato mezza Europa come gestore di patrimoni e oggi è il responsabile "Clientela Privata" di una media banca del Nord.

Con "Il Fatto Quotidiano" ha tanta voglia di sfogarsi e chiede solo l’anonimato, "perché come banchiere sono tenuto alla riservatezza".

FQ: Innanzitutto, avete capito come funziona il nuovo scudo?

R.A.: Abbiamo fatto vari corsi con fiscalisti esterni e società di gestione del risparmio. Siamo allibiti dalla quantità di cose che si possono fare.

FQ: Per esempio?

R.A.: A me, che ho vent’anni di banca sulle spalle, fa una certa impressione vedere un bonifico che arriva dall’estero su un conto che non è neppure intestato al cliente, ma ad una fiduciaria.

FQ: Ma se fiutate qualcosa di strano, potete sempre fare una segnalazione anti-riciclaggio

R.A.: Va bene. Ammettiamo che si abbia voglia di fare gli antipatici con un tizio che ti sta portando milioni freschi. Lo posso fare solo se vedo una sproporzione enorme tra il suo "profilo" e il cash che mi versa. Ma nessun delinquente serio manderà mai in banca un manovale a versare 10 milioni. Magari ci spedisce un imprenditore a cui chiedeva il pizzo, o che gli fa da prestanome. E poi sa qual è la cosa più incredibile?

FQ: Ce la racconti

R.A.: Che senso ha parlare di sproporzioni nel Paese in cui il 90% degli imprenditori dichiara meno dei suoi dipendenti?


FQ: E la famosa "conoscenza del cliente", tanto cara alle banche che dicono
di privilegiare il merito di credito?


R.A.: Una favola che forse vale ancora nelle banche di credito cooperativo. Ma da me vengono avvocati e commercialisti che hanno studiato le circolari alla perfezione e lavorano per gente che manco conosciamo.

FQ: Significa che state prendendo soldi da non si sa bene chi?

R.A.: Se vuole, la possiamo mettere così. Quello che trovo fantastico sono gli scenari che si aprono per la vigilanza. Ma vi immaginate che numeri da circo alla prossima ispezione di Bankitalia? Arrivano gli ispettori di Via Nazionale e se ci chiedono di chi è un certo conto dalla movimentazione sospetta, noi gli si dice che è tutta roba scudata. Si dedicheranno ai mutui dei poveri cristi.

FQ: Però la Banca d’Italia ha assunto con la Bce compiti di anti-riciclaggio.

R:A.: Certo, ma sui capitali scudati salta tutto. Possiamo respingere anche la Guardia di Finanza se non viene con un mandato della magistratura. E il mandato dev’essere nominativo.

FQ: Beh, questo è lo stato di diritto...

R:A.: Sarà, ma quando le autorità Usa bussano alle banche svizzere, come stanno facendo da mesi, mica chiedono se per caso Mister Paul Smith ha un conto alla tal banca di Zurigo. Vogliono i nomi di tutti i cittadini americani e basta. Vogliamo dire che non sanno che negli Usa non sanno cos’è la democrazia?

FQ: Vi sentite tra banche quando avete un sospetto?

R:A.: Ma per carità! Lo scudo è mica una pratica di co-finanziamento. Se arriva gente che vuole versare una decina di milioni li si prende e basta. Il fatto è che con una legge fatta così, in un periodo in cui manca il contante, si spingono le banche a farsi la concorrenza più spietata sui soldi che rientrano.

Tratto da ’’Il fatto quotidiano" del 13/10/09

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