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Rischia di chiudere un’altra eccellenza campana, l’HP di Pozzuoli

Uno degli stabilimenti più attivi dell’area flegrea sta per chiudere i battenti.

Questa volta a contribuire alla progressiva “desertificazione” di uno dei poli industriali più importanti del sud Italia è lo stabilimento dell’Hp di Pozzuoli.

L’azienda, presente sul territorio da decenni, rappresenta un’eccellenza nei settori dell’informatica e della sicurezza webcon standard qualitativi di alto profilo e competenze riconosciute anche da collaborazioni con varie istituzioni pubbliche come Inps, Inail e i ministeri dell’Istruzione e dell’Università e della Ricerca.

Ma i numeri in attivo e la qualità consolidata negli anni di questa importante realtà campana non sono bastati alla multinazionale statunitense che ha annunciato la dismissione del sito l’ 8 luglio con l’obiettivo di delocalizzare per abbattere i costi.

Da questa data i dipendenti dell’azienda si sono mobilitati ad oltranza per evitare che l’Hp abbandoni un territorio già drammaticamente segnato.

La loro battaglia ha coinvolto non solo le istituzioni flegree, come il sindaco di Pozzuoli Vincenzo Figlioliama anche il Sindaco di Napoli De Magistris e il neopresidente della Regione Campania De Lucai quali in modo unanime hanno espresso solidarietà e impegno affinché la multinazionale informatica receda dalla decisione di abbandonare la Campania.

Il caso dell’Hp di Pozzuoli è approdato anche al Senato il 15 luglio scorso con una interrogazione dei senatori Barozzino e De Cristofaroi quali hanno chiesto esplicitamente l’intervento del governo: "Occorre mantenere attivo il sito HP di Pozzuoli – sottolineano i senatori Sel– e garantire i livelli occupazionali per impedire la desertificazione produttiva di una zona socialmente già problematica. Per fare ciò bisogna intervenire sulle scelte di delocalizzazione dell’ HP, in considerazione del fatto che essa riceve commesse da pubbliche Istituzioni."

Durante il dibattito in aula il ministro Federica Guidi è intervenuta dichiarando che "la direzione aziendale Hp si è resa disponibile a informare i partecipanti al tavolo rispetto alle criticita’ e possibili soluzioni alla complessa vicenda di Pozzuoli"Così il 20 luglio si è aperto il tavolo delle trattative al Mise tra le istituzioni e i vertici Hp.

Negli anni l’azienda informatica ha già subito ridimensionamenti (da 300 dipendenti a 161) e, in previsione della chiusura, la multinazionale ha intenzione di trasferire 60 tecnici altamente specializzati nella sua sede romana e di impiegare i restanti 130 nella Matic Mind, una società di networking e web solution che conta appena 127 dipendenti in tutto il territorio nazionale.

Questa “ricollocazione esterna del personale” suscita non pochi dubbi tra i dipendenti del sito di Pozzuoli; infatti nessuno esclude che possa trattarsi di una strategia aziendale che mira a realizzare veri e propri licenziamenti differiti. “Come può” – si chiede la delegata sindacale Fiom-Gigl Serena Arnold – “un’azienda con 127 dipendenti assorbirne 130 solo a Pozzuoli?”

Tali dubbi sono stati sollevati anche nella già citata interrogazione parlamentare del 15 luglio, infatti i senatori Barozzino e De Cristofaro nel loro intervento auspicano che siano verificate “le reali potenzialità dell’azienda Matic Mind che, al momento, non sembrerebbe possedere le credenziali sufficienti per assorbire il personale HP evitando così la delocalizzazione verso Paesi dove il costo del lavoro è notevolmente inferiore”.

Intanto la vertenza dei dipendenti non si ferma. All'apertura del tavolo delle trattative con i vertici italiani del colosso informatico una delegazione dei dipendenti si è recata Roma presso la sede del Ministero dell'Economia e delle finanze. Ma è solo una delle numerose iniziative intraprese per difendere la permanenza del sito industriale nell'area flegrea.

Non possiamo che sostenere e abbracciare la battaglia dei dipendenti dell’Hp e chiedere a gran voce che il sito industriale resti nella sua sede storica. Se ci trovassimo davanti all’ennesima sconfitta assisteremmo non solo al dramma di 161 famiglie, ma anche all’ulteriore prova di inadeguatezza istituzionale e politica di un’intera regione, una regione che si dimostrerebbe ancora una volta incapace nel tutelare e difendere persino quelle realtà di eccellenza e di alta formazione che ancora si contraddistinguono nel suo territorio.

 

Foto: Mario Monfrecola.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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