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Referendum sul nucleare: un rito ipocrita e demagogico

SPECIALE: Leggi la guida al voto di AgoraVox

Finalmente domenica si vota per i referendum e finalmente si celebrerà l’ennesimo rito di quella liturgia demagogica ed ipocrita che contraddistingue il modo di fare politica in Italia, vale a dire quello di puntare al facile consenso, facendo leva sulle paure e le reazioni emotive anziché sulle riflessioni di natura razionale. Parlo del referendum sul nucleare.

Non sono un esperto in materia, non m’intendo di fisica né di ingegneria nucleare. Sono, tuttavia, un cittadino che si sforza d’informarsi, di leggere e che si pone e che propone delle riflessioni. Non me ne si voglia, quindi, se non mi addentro in stime, percentuali, valutazioni tecnico/scientifiche sui rischi di questa o quell’altra scelta nel campo energetico. 

Il sisma giapponese è stato un evento che definire eccezionale è, forse, ancora poca cosa. La sua enorme forza distruttiva è stata senza pari, tale da rimettere in discussione financo la localizzazione dei conglomerati urbani, onde porli al riparo dell’altro devastante effetto tsunami.

L’evento è stato di una portata talmente più unica che rara che si potrebbe paragonare all’eventualità che un meteorite di notevoli proporzioni si abbatta sulla terra, come quello denominato Apophis 99942, che ha circa 300 metri di diametro e una probabilità di 1 su 45mila di colpire la Terra nel 2036.

Eppure, l’eccezionalità di quanto accaduto passa in secondo piano rispetto alla polemica sulla sicurezza delle centrali nucleari.

In Italia, la polemica ha assunto toni talmente virulenti che si ha l’impressione che i guru dell’ambientalismo abbiano salutato il terremoto giapponese come una sorta di aiuto divino per scatenare tutto il loro livore anche nei confronti di personalità di chiara e fin qui indiscussa fama scientifica, professionale ed umana come il Prof. Veronesi, ormai oggetto persino di frizzi e lazzi e persino malevoli insinuazioni da parte di chicchessia abbia la supponenza di avere la verità in tasca sul tema del nucleare.

Ma ormai siamo alla caccia al nuclearista, moderno “ untore“. Tutti coloro che, indipendentemente dalla collocazione politica, dal curriculum professionale, dal corso di studi, dall’estrazione culturale si siano dichiarati nel tempo favorevoli al ricorso al nucleare, non come unico mezzo di approvvigionamento energetico, bensì nel contesto di un mix che riducesse al massimo l’utilizzo di combustibili fossili, ebbene costoro vengono in questi giorni svillaneggiati e sbeffeggiato o come se fossero dei “minus habens“ o come se fossero in conflitto di chissà quali interessi.

D’altro canto, fare leva sull’emotività e la paura della gente è esercizio assai più facile che non ricorrere a considerazioni ed analisi argomentate ed approfondite. Nel nostro paese, poi, tutto viene ideologizzato, per cui l’energia nucleare è di destra e le energie alternative di sinistra. E ciò a dispetto del fatto che in Italia ci sono nuclearisti anche nell’ambito della sinistra ed antinuclearisti a destra o che i paesi detentori di centrali nucleari siano indifferentemente governati da esecutivi di destra o di sinistra. Ma tant’è.

Credo che il disastro giapponese porrà l’ennesima pietra tombale sul progetto nucleare italiano. Successe così nel 1987 dopo Chernobil, sarà così nel 2011 dopo Fukushima. Intanto, le altre nazioni europee ed extraeuropee, così come dopo Chernobil proseguirono ad utilizzare le centrali nucleari, costruendone anche di nuove, affinando la ricerca in materia, ivi compresa quella concernente la sicurezza delle centrali stesse, lo stesso faranno dopo Fukushima. Ne trarranno gli insegnamenti necessari per revisionare le centrali esistenti, nel chiudere quelle a rischio obsolescenza, nel progettarne di nuove i cui correlati rischi siano ridotti ai minimi termini.

Che poi gli antinuclearisti abbiano salutato con enfasi l’annuncio della Germania e della Svizzera di volere chiudere le loro centrali, lasciatemi dire che ha un che di comicità involontaria. La Germania, infatti, prevede ciò per il 2022, la Svizzera addirittura per il 2034! E’ fin troppo ovvio che nel corso degli anni che ci separano da quelle date, questi paesi avranno modo e tempo di rivalutare le loro decisioni, alla luce delle verifiche sul loro stato di salute energetica che andranno ad effettuare e delle nuove tecnologie che, in ambito nucleare, sicuramente verranno elaborate dai loro esperti che continueranno a lavorare in questo campo.

Noi? Noi continueremo a dipendere per l’80% dai combustibili fossili, confidando nella fantasticheria che non abbiano mai ad esaurirsi, soggiogati alle politiche energetiche ed al prezzo imposto dai vari tiranni nord-africani, medio-orientali o dai satrapi russo-asiatici cui ci rivolgeremo col cappello in mano e, perché no, persino baciando loro le mani.

Noi continueremo a sorbirci le città cariche di polveri sottili e ci ostineremo a contribuire all’effetto serra.

Noi continueremo a sostenere a voce alta e ferma la necessità di ricorrere all’energia eolica ed a quella fotovoltaica, con ampi e approfonditi dibattiti su dove collocare le pale eoliche, onde non deturpare i nostri crinali montani, o i pannelli fotovoltaici che, non avendo, ahinoi, un deserto come quello californiano ove potere collocare una centrale di tale natura, tutt’al più li potremo mettere su di certo numero di villette e qualche capannone industriale. E che il buon Dio non ci faccia mai mancare né il sole né il vento, ovviamente.

Oppure e qui vorrei assistere ad uno sforzo di estrema sincerità da parte di coloro che vorrebbero affidare i nostri destini alle sole rinnovabili ed al contenimento dei consumi, che ci dicano costoro come pensano di conciliare quella sorta di sobrietà felice cui paiono ispirarsi con la voracità energetica delle nostre moderne società ed economie, tenuto conto che i consumi domestici rappresentano solo la punta dell’iceberg dei consumi stessi.

Temo che la risposta, che non verrà ovviamente mai data, sta nel fatto che, per sommo dell’ipocrisia, continueremo ad acquistare l’energia prodotta dalle centrali nucleari straniere, avallando e sostenendo la scelta nucleare altrui.

Commenti all'articolo

  • Di pv21 (---.---.---.182) 9 giugno 2011 20:01

    Vox populi >

    Il Pdl lascia ai suoi elettori piena “libertà” di voto sui referendum. I massimi esponenti del partito tengono però a dichiarare che non andranno a votare. La Cassazione e la Consulta, smentendo Berlusconi, hanno detto che non è “inutile” votare sul nucleare.

    Il referendum è una conquista democratica. E’ un diritto che, come dice Napolitano, diventa un dovere civico. In gioco c’è la gestione di un bene primario, il futuro del sistema energetico e l’inderogabilità dell’uguaglianza giuridica.

    Si può scegliere il Si, il No o il voto in bianco.
    Scegliere di non andare a votare non è espressione di ”libera” volontà.
    E’ solo dare più spazio ad una casta di Primi Super Cives attenta a privilegi, interessi e impunità …

  • Di (---.---.---.144) 10 giugno 2011 07:57

    Visto che sei informato.. (e sicuramente più di me) ti pongo un paio di domande di tecnica.. 

    e sinceramente, senza polemica.. voglio solo sapere.

    Dove lo compreremo noi l’uranio per le nostre centrali? 

    Quanta reale disponibilità di uranio esiste sulla terra? Si sente dire che comunque, come il petrolio, è una fonte esauribile.

    Dove la compreremo la tecnologia e la sicurezza per le nostre centrali?

    Siamo sicuri che la spinta verso il nucleare da parte di molti politici (anche non di maggioranza) sia per motivi di soluzione alla crisi energetica e non per interessi economici particolari...?

    Sono domande le cui risposte possono chiarire molto, secondo me.

    Ora ti dico anche una mia opinione: il problema non è sul nucleare, ma su di un piano di lavoro in cui si progetti una soluzione definitiva alla nostra necessità di energia.. Un modo che renda l’Italia, autonoma o semi-autonoma, rispetto all’approvigionamento di energia.. Ovviamente se, numeri alla mano, le energie pulite potessero risolvere il problema, beh... perchè andare sul nucleare?

    Ultima domanda (questa egoistica). E se aprissero (purtroppo) proprio una centrale nucleare accanto a casa tua?! Ci staresti? Esistono cittadini che sono a favore del nucleare, disposti ad avere una centrale accanto a casa propria? Scrivetelo adesso, perchè protestare dopo sarebbe ipocrita!

    Grazie per le risposte...
  • Di paolo (---.---.---.31) 10 giugno 2011 10:58

    Caro Luigi , hai fatto un articolo semplicemente esemplare , dimostrando equilibrio di giudizio e razionalità . A differenza dei molti ecoterroristi che straparlano senza sapere letteralmente nulla e solo per sentito dire . Hanno i loro guru , più o meno in buona fede,a cui ultimamente si è aggiunto Adriano Celentano , noto intellettuale italiano .E’ inutile ritornare ai quesiti iniziali , su questo sito ci sono miriadi di articoli e commenti che hanno dibattuto i vari aspetti del problema , con opinioni contrastanti, alcune rigorose altre al limite della malafede . Invito xxx.144 ad andare a vederseli .


    Il sottoscritto , per avere osteggiato la disinformazione e le vere e proprie stupidaggini tecniche e scientifiche sparate a casaccio , si è beccato l’appellativo di " nuclearista" , anzi mi hanno addirittura tacciato di interessi personali . L’onestà intellettuale non è ammessa e sono partite pure aggressioni personali .
    Bene ,tanto per essere ancora più espliciti , io andrò a votare al referendum , ritirerò la scheda sul nucleare e voterò SI ma per il solo motivo che, dopo tre mesi da Fukushima di chiacchere a tutti i livelli, ritengo questo paese politicamente , culturalmente e civicamente inadatto ad ospitare impianti elettronucleari .
    Politicamente perchè , il solo fatto che l’unica regione che si dichiarata favorevole ad ospitare un sito , sia stata la Campania , la dice lunga , oltre ai rischi di natura generale di un paese tra i più corrotti del mondo . Culturalmente perchè siamo un popolo di improvvisatori che tirano a "campà " , alla giornata . Non è un caso che siamo gli unici al mondo a non avere un piano energetico nazionale . Civicamente , perchè la faziosità ed il campanilismo ci impediscono di fare scelte condivise e di interesse comune . 
    Quindi voterò SI , ma per questi motivi e non per le suggestioni alla Celentano.
    ciao
  • Di Luigi Nicotra (---.---.---.198) 14 giugno 2011 15:03

    Ad urne chiuse ed a risultato " bulgaro " - non poteva essere altrimenti - acquisito, torniamo a ragionare, almeno ci proviamo.

    Allora, circa le riserve di uranio, i maggiori paesi produttori ( Australia, Canada, Kazakhstan, Russia, Niger, Namibia ed altri ) si stima ne abbiano per alcune decine di anni.

    Posto, per altro, che come Einstein diceva, non c’è nulla di infinito salvo l’universo e la stupidità umana, alcuni paesi come Cina, India e Canada stanno indirizzando le loro ricerche ed affinando la loro tecnologia al fine di utilizzare il " torio ", minerale sul quale da tempo si spende il Prof. Rubbia. Ancora di recente, in un’intervista del 29 marzo, il fisico ha sostenuto che il ricorso al torio prsenta numerosi vantaggi per almeno 5 motivi:

    le centrali produrrebbero un millesimo delle scorie radioattive prodotte dall’urnaio e la sua radioattiovità durerebbe solo 30 anni contro i 300.000 di quelli attuali;

    le centrali produrrebbero 200 volte di enrgia in più a parita di materiale fissile;

    la sua tecnologia è inutilizzabile per la costruzione di armi nucleari;

    le centrali risulterebbero molto più sicure;

    il torio è 10 volte più abbondante dell’uranio.

    Ciò detto, quello che maggiormente c’è da temere, all’esito del referendum, non è solo e tanto che non verranno costruite le centrali, ma quel che è peggio verrà nuovamente abbandonata l’intera ricerca perchè essa stessa considerata " farina del diavolo ".

    In tal modo, mentre gli altri paesi continueranno a fare ricerca sul nucleare evoluto, quand’anche avessero deciso di chiudere le attuali centrali, con calma e con tutto il tempo che la riconversione richiede, noi continueremo non solo a dipendere daglli altri per soddisfare il ns. fabbisogno energetico, ma anche dal lato della ricerca e dell’evoluzione tecnologica.

    Risposta alla domanda maliziosa di xxx.ecc.144: non soffro né dellla sindrome " nimby ", né di quella " banana " e sono disposto a fidarmi di chi mi fornisce argomenti seri, chiari e verificabili e che da sempre dà prova di credibilità ed affidabilità come il Prof. Veronesi. La mia risposta è, pertanto, SI.

    Cordialmente,

    LN

     

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