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Pandemia suina: verso l’epilogo

"Il mondo è all’inizio di una pandemia influenzale", dichiarazione della direttrice generale dell’Organizzazione mondiale della sanità Margaret Chan più di un anno fa.

Oggi, giugno 2010: 18156 decessi causati dal virus A H1N1, meglio noto come "suina". Centinaia di milioni di euro spesi per contrastare questa epidemia.
Mentre dei milioni di morti, ogni anno, per malattie come la malaria o la TBC nessuno ne parla e non si investono soldi come è stato fatto per la "suina".

Pandemia da virus A/H1N1, numerose le critiche contro l’OMS per l’allarmismo causato per un virus che è risultato poi scarsamente pericoloso. Ora piovono critiche ed accuse anche da "organi" molto autorevoli.

Un’intervista del quotidiano online swissinfo al presidente della commissione sanità del Consiglio d’Europa Liliane Maury Pasquier lancia una serie di accuse contro l’OMS e solleva molti dubbi inerenti alla gestione di questa pandemia che, secondo alcuni, non è mai avvenuta.
 
Ecco una parte dell’intervista:

Swissinfo.ch: Presentando il vostro rapporto, il relatore Paul Flynn ha dichiarato che la pandemia "non è mai veramente avvenuta". Quali elementi vi hanno permesso di arrivare a questa conclusione?

Liliane Maury Pasquier: Non abbiamo affermato che la pandemia non sia avvenuta, ma piuttosto che se non si fosse modificata la definizione non si sarebbe potuto dire che era una pandemia. Nelle definizioni precedenti, figurava sempre la nozione di gravità. Nel mese di maggio del 2009, dopo l’apparizione dei primi casi in Messico, l’OMS ha cambiato definizione, togliendo questa nozione.

Interrogarsi sul perché di questo cambiamento non è irrilevante, sapendo che è proprio la dichiarazione dello stadio 6 che avvia tutto il processo, ossia cambiamento di priorità delle politiche di sanità pubblica e dell’industria farmaceutica, produzione di vaccini... Questo sospetto è rafforzato dal fatto che non si sa chi sono i membri del comitato d’esperti dell’OMS e che l’organizzazione era cosciente del fatto che il virus non era così grave.

Si potrebbe però anche affermare che è proprio grazie alle misure consigliate dall’OMS e adottate da molti Stati che la pandemia ha potuto essere contenuta, ancora che un anno fa si navigava comunque in un clima di incertezza scientifica...

È chiaro che i virus di tipo influenza hanno un grande potenziale di mutazione e vanno quindi sorvegliati da vicino. È altrettanto chiaro, però, che le misure dell’OMS non hanno svolto nessun ruolo. Se si esaminano infatti le politiche dei differenti governi, constatiamo infatti che ve ne sono alcuni che hanno attuato politiche di vaccinazione su ampia scala, altri dove il tasso di vaccinazione è stato basso. Eppure i risultati sono stati praticamenti gli stessi.

Ritiene necessaria una ridefinizione del principio di precauzione, principio spesso invocato per giustificare queste misure eccezionali?

Non si può reagire nello stesso modo se un’infezione è grave o meno. Certo, molti specialisti vorrebbero vaccinare tutti contro tutto. Ma non tutti i paesi possono permetterselo, soprattutto a lungo termine. Bisogna quindi stabilire delle priorità.

Esperti dell’OMS legati all’industria farmaceutica, mancanza di trasparenza, farmaci antivirali di dubbia efficacia e dagli effetti collaterali poco chiari... Scorrendo il vostro rapporto e l’inchiesta del British Medical Journal si ha l’impressione che questa influenza sia stata in fondo una magnifica operazione di marketing dell’industria farmaceutica. Cosa ne pensa?
È una domanda legittima. Certo, non abbiamo nessun elemento di prova. Se vi è un settore economico che ha tratto profitto dalla pandemia, questo è però sicuramente l’industria farmaceutica. Se si esaminano le politiche dei differenti governi, constatiamo infatti che ve ne sono alcuni che hanno attuato politiche di vaccinazione su ampia scala, altri dove il tasso di vaccinazione è stato basso. Eppure i risultati sono stati praticamente gli stessi.
Sottolineate il ruolo svolto da questi esperti ’indipendenti’ e la loro influenza sulle decisioni. Ma come si può migliorare la situazione sapendo che questi stessi esperti sono spesso implicati, ad esempio, nello sviluppo di nuovi farmaci?

È chiaro che se si hanno a disposizione delle competenze bisogna utilizzarle. È però primario sapere da dove viene l’opinione e soprattutto bisogna far sì che se tale o tal altro esperto è legato all’industria farmaceutica non abbia potere decisionale. La trasparenza deve essere assoluta, ciò che oggi non avviene.
(L’intervista completa è disponibile sul sito swissinfo.ch)

Quasi un anno prima della pubblicazione, da parte della commissione sanità dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, del rapporto che mette in dubbio la gestione della pandemia da parte dell’OMS ed i possibili conflitti di interesse vi era già chi lanciava queste accuse.
 
Molti siti informativi, fra i quali Agoravox, esprimevano già i primi dubbi sulla gestione della pandemia e sulla spesa programmata per i vaccini quasi un anno prima di queste dichiarazioni.

Tutte voci rimaste inascoltate.

Miliardi di euro, da parte di tutte le nazioni del mondo, sono stati spesi in vaccini.
In un momento di crisi quei soldi si sarebbero forse potuti spendere meglio?
Riusciremo ad imparare qualcosa da questa storia?
Questo lo vedremo in futuro, quando una nuova pandemia ci colpirà. Ma è palese che un popolo senza memoria è destinato a ripetere gli stessi errori. E se la nostra memoria è riservata ad altre cose (calcio, reality, ecc.) gli errori si ripeteranno certamente.
 
Errori che potrebbero costare molto cari alle casse dello Stato e quindi a noi.

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