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La Promenade di Charles Benesteau. Da un racconto di Emmanuel Bove (ultima parte)

Esserci e presentimento.

L’aver messo in evidenza la passeggiata del protagonista del racconto di Emmanuel Bove, questa passeggiata in particolare, ci ha consentito di fare alcuni primi passi, a nostro avviso necessari, sull’opera di quest’autore. Possiamo ora cercare di segnalare qualche prima indicazione di lettura.

Le Pressentiment è stato scritto da Emmanuel Bove nel 1935. Qualche anno prima, un altro piccolo racconto dello stesso autore aveva messo in evidenza, se pur in una altro contesto, questo tema. Come abbiamo fatto notare la promenade di Charles Benesteau si svolge sostanzialmente attraverso un giro intorno al cimitero di Montparnasse. Nel 1928, in Voyage autour d’un appartement, Bove narra di una coppia di giovani coniugi, Pierre e Marguerite Vilbert. Lui è uno scrittore che lavora con molta difficoltà, attorniato da Marguerite che organizza l’appartamento e l’esistenza della coppia apparentemente intorno all’attività del marito. Lei sembra essere tutta protesa nel valorizzare, soprattutto nei confronti di amici e conoscenti, il ruolo di Pierre. dal canto suo, questi appare immerso, anima e corpo, in una lunghissima e sofferta attività preparatoria all’atto dello scrivere. In questa sorta di appartamento/prigione, che Pierre gira in lungo e in largo, Marguerite aleggia nel compito di vestale/carceriera; è lei che sussurra al coniuge: "Scrivi delle belle storie e saremo felici!".

In questo racconto, Bove mette in risalto uno dei temi che costituirà, in un certo senso, la sua maggiore preoccupazione di vita, farsi accettare. Farsi accettare, in un mondo che sembra particolarmente interessato solo alle piccole beghe, alla sopravvivenza, al denaro. Il tema, oltre che nel corso della sua vasta produzione letteraria, verrà magistralmente ripreso proprio ne Le pressentiment, ma che, in Voyage autour d’un appartement, sarà condensato nelle preoccupazioni di Marguerite, intenzionata a “dare un corpo alla professione immateriale” di Pierre.

Dare corpo, essere scrittore, essere reale e realtà per chi narra, quando si è immersi tra gente che pensa ad altro. A cose, che risultano apparentemente futili, volgari. Bove s’interroga, e interroga gli altri, sul ruolo dello scrittore e dell’intellettuale, ma anche sulla natura stessa dell’esistenza. Quella di Bove però, a guardar bene, non è una sorta di distacco, di presa di posizione elitaria. Per lui è necessario essere accettato. In poche parole esserci. E per assicurarsi un posto, un corpo materiale tra corpi materiali, Bove mette in atto un insieme di abilità narrative che ci convincono sempre più, man mano che si approfondisce l’opera di questo autore.

Bove nei suoi racconti, come abbiamo avuto modo di accennare, ci appare particolarmente attento ad alcuni elementi: il luogo, il tempo, lo spazio. Bove s’interessa ai luoghi, respira insieme alla città che attraversa, indugia sui particolari architettonici urbani, sui particolari dell’arredamento e sulla disposizione delle camere e degli oggetti negli appartamenti. In questa peculiarità del narrare, Bove ci appare interessato ad una concezione del tempo piu di tipo cairologica in senso greco, cioè del momento dell’agire, dell’opportunità, che a quella cronologica. Il suo essere, l’essere dei protagonisti di molti suoi racconti, finisce per avere molte affinità all’esserci, al dasein, messo in luce da Martin Heidegger. Come per Heidegger, l’esserci di Bove non è in forma statica, è sempre un “poter essere”, che si protende nel tempo. Il tempo diventa quindi la sostanza stessa delle quale siamo fatti. L’essere è solo essere-nel-mondo, è esserci. E seguendo Heidegger, arriviamo a poter dare un indirizzo interpretativo del racconto, e della passeggiata, dai quali è partita la nostra riflessione. Se nel mio essere io sono sempre in cammino, si chiede il filosofo, come posso fare io a conoscere questo essere? Io sono sempre qualcosa che non è arrivata ancora alla fine. Io, prosegue Heidegger, potrò essere in modo finito solo quando non lo sarò più. Io posso interpretare, dunque, me stesso solo in relazione ad un atto finale, alla morte. Correre dunque incontro alla morte, per Heidegger, è prendere consapevolezza della possibilità di non esserci più. Questa è l’unica possibilità di cercare di dare consistenza al nostro essere che ci sfugge in continuazione. Vorlauf è il termine che il filosofo usa per questo “precorrimento” questa “anticipazione”. Un atteggiamento che rende apparentemente diversi, estranei. In questo vi è la grande lezione del narratore francese: l’uomo riesce ad essere tale solo se vive in questo precorrimento. Il presentimento, per dirla con Emmanuel Bove. Un sentimento che Charles Benesteau grida con forza. La sua promenade appare dunque un silenziosa marcia per testimoniare e dare un senso, l’unico forse, alla propria esistenza: l’Esserci.

(fine)

 

Leggi anche:

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Bibliografia minima:

Emmanuel Bove, Le pressentiment, Seuil, Points, 2000

Emmanuel Bove, la Coalizione seguito da Un Raskolnikov, Lavieri, 2011, trad. G. Brevetto e G. Pecchinenda

Raymond Cousse, Jean-Luc Bitton, Emmanuel Bove, La vie comme un ombre, Le Castor Astral, 1994

Martin Heiddeger, Il concetto di tempo, Adelphi, 1998

 

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