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di Giuseppe Fusco giovedì 10 marzo 2011 - 0 commento oknotizie
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Io e l’altro. Il ruolo dell’Arte

L’Arte, nelle sue varie espressioni, può aiutarci ad aprirci per accogliere l’altro nella sua arricchente diversità. Un progetto dell’Associazione Culturale Fonopoli unisce questa peculiare vocazione dell’arte alla promozione di artisti emergenti.

“Io e l’altro”, sottotitolo “per un dialogo interculturale attraverso l’arte”, è un catalogo multimediale molto interessante. È nato da un concorso online che ha voluto coinvolgere giovani artisti emergenti sia italiani che stranieri. “Una sorta di esperanto artistico”. Un progetto promosso dall’Associazione Culturale Fonopoli, con la supervisione artistica di Renato Zero. Disponibile presso le librerie Feltrinelli e sul sito dell’Associazione.
 
Le categorie sono Musica, Arti visive (pittura, fotografia, scultura), Letteratura, Cinema.
 
Questa esperienza è stata guidata dal tema “Ripensare il rispetto dell’altro”.
 
Varie idee, voci, suoni, immagini. Varie provenienze. Un unico messaggio. La diversità è un valore! Fonte di ricchezza per chiunque sia capace di aprirsi e accogliere l’altro.
 
Niente di più attuale nella nostra società, sempre più al plurale. E che ci chiama costantemente all’incontro.
 
L’espressione artistica ha la forza necessaria per fare da ponte tra le varie identità culturali, religiose, sessuali, etc. Per liberarci da pregiudizi e stereotipi. Per vincere l’ignoranza, che genera timori, isolandoci. Per creare dialogo. Per una conoscenza e comprensione reciproca. “Per riconoscersi nell’altro e riconoscersi altro”.
 
In effetti l’arte è la più alta forma di comunicazione. I suoi linguaggi sono capaci di penetrarci e farci superare i muri di ostilità che creiamo quotidianamente, anche in modo inconsapevole. Di attrarre nella varietà dei colori, nell’armoniosità delle forme, nell’equilibrio dei movimenti, nelle suggestività della parola.
 
È proprio la comunicazione che nasce dal riconoscimento e rispetto dell’alterità che permette di costruire la pace. Permette di essere “insieme nella diversità”. Dando a ognuno la possibilità di offrire il proprio contributo. Che è unico. Perché viene dall’irripetibilità del proprio essere. E la realizzazione di questo progetto artistico è un esempio evidente di questo tipo d’incontro. Una molteplicità di talenti, creatività ed entusiasmi che non danno solo emozioni (e sarebbe gia molto), ma vogliono provocarci. Vogliono farci uscire da quella solitudine nella quale spesso ci chiudiamo.
 
Vincenzo Incenzo, ideatore del progetto e curatore della sezione Musica, ricorda un’interessante scena da “La grande migrazione”, dello scrittore tedesco H.M. Enzensberger.
 
Nello scompartimento di un treno due passeggeri si sono sistemati comodamente, dividendosi lo spazio. La porta all’improvviso si apre ed entrano due nuovi viaggiatori. Il loro arrivo è accolto con diffidenza, c’è riluttanza a stringersi, a ridistribuire lo spazio. Anche se i primi due non si conoscono, nasce un singolare senso di solidarietà ed affrontano i nuovi arrivati come un gruppo compatto. Si assiste ad un silenzioso accanimento dei primi verso i secondi. Alla fermata successiva entrano altri due passeggeri, e lo scenario cambia ancora: quelli che solo un attimo prima erano gli estranei ora sono gli autoctoni, compatti con i primi nel rivendicare i propri privilegi.

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