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Giovanni Chianelli

Giornalista napoletano.

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  • Primo articolo venerdì 04 Aprile 2009
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Ultimi commenti

  • Di Giovanni Chianelli (---.---.---.20) 9 novembre 2011 19:17

    il pezzo è troppo catastrofista: non fa giustizia di chi in questi anni, tramite comportamenti pubblici e privati, tramite la scrittura e il lavoro, si è apertamente opposto a questo scempio.
    si pensi al ruolo dei quotidiani che informando e criticando, con un lento e faticoso lavoro, hanno contribuito a rovinare l’immagine del premier a livelo internazionale.
    no, non ci sto a chi dice che il berlusconismo è una colpa di tutta Italia. no, è di quelli che l’hanno votato. di quelli che hanno aderito al suo modello culturale. di quelli che si sono fatti abbindolare.

  • Di Giovanni Chianelli (---.---.---.20) 19 ottobre 2011 13:55

    quello che scrivi mi sembra piuttosto interessante. e ti ringrazio per l’interessante documento postato. hai ragione, è ben scritto ed è lucido. partirei proprio da questo: si scrive che il black bloc diffida il teppista, e che la prossima volta gliela farò pagare. abbiamo una catena a vari anelli, di cui quello del teppista mi sembra l’ultimo. salendo, lo dico solo per comodità di immagine, c’è il black reoconfesso. oggi in tivvù si parlava di una zona grigia, che sta a rappresentare quelli che sono scesi in piazza con intenti pacifici e poi si sono trovati a menare le mani. insomma, secondo me stiamo parlando di un organismo vivente. la sua legittimità, la sua linfa dico, nasce dalla complessità, sai che in piazza c’erano pure centri sociali di destra? e che facciamo, li spediamo a casa? la manifestazione nasce senza etichette, lo hanno dichiarato tutti. ci sono mille voci e tutte vanno ascoltate. persino quelle dei teppisti che, con te, anch’io equiparo agli ultras. ma se fanno succedere qualcosa vanno sentiti.
    in ultimo, condivido con te il ricordo della nobiltà degli anarchici.
    non so se questi di oggi sono così distanti dai Sacco e Vanzetti, magari ci impressiona esteticamente perchè quelli manifestavano in giacca e questi con abiti da giungla urbana. tra loro c’era, che ne so, Guido Dorso o Pinelli, mentre oggi sembra che non escano molti pensieri. oddio, il documento che hai postato lo smentisce, mi pare uscito da una penna non male. prima di dargli del criminale lo starei a sentire.

  • Di Giovanni Chianelli (---.---.---.20) 19 ottobre 2011 12:21

    Non mi offendo, anzi. se scrivo una cosa che, opinioni a parte, considero forte mi auguro che ci siano reazioni. Volevo dire che all’interno di una grande massa di persone esistono molte sfumature, tutto qua. da quelli che distruggono a quelli che marciano pacificamente. e che all’interno della vasta area di opinione come quella che il movimento sta creando ci sono galassie di sfaccettature, fino alla destra che scende in piazza o che riesce, prima volta nella storia, a fare distinguo. sai cosa non accetto? il mettere la testa sotto la sabbia. lo stanno facendo in molti a sinistra per l’ansia di difendere l’immagine. ma presso chi? presso un’opinione pubblica che guarda la tv e che le analisi non le farà mai, o presso la classe politica per legittimare il dissenso? il dissenso non ha bisogno di giustificazioni: io sarei per le manifestazioni non autorizzate e ti giuro che in vita mia non ho fatto a botte neanche con un compagno delle elementari.

  • Di Giovanni Chianelli (---.---.---.20) 18 ottobre 2011 12:29

    Conordo con Francesco. Cercare di capire è tutto ciò che ci resta, ed è diverso dal condividere. Capisco la fatica di un netturbino, gli estremi di un fanatico, la miseria di un tossico anche faccio un lavoro ed una vita diversa. Scriveva ieri Indymedia: "E’ praticamente fisiologico che una compagine sociale così iniqua nella distribuzione dei doni e del carbone contenga in sé molta desolazione e molta rabbia. Per ogni stella che brilla in cielo ci sono mille persone nella stalla. Per ogni sorriso sul rotocalco patinato dei giovani e belli, ci sono diecimila smorfie di pena sulla carta straccia della miseria. Così crescono i depressi, gli avviliti, i frustrati: quante persone conoscete che non amano più la vita, che si sentono fallite, escluse, scaricate dal treno che corre e corre? Quante persone nei bar, nelle strade, nelle case si lamentano, sbuffano, succhiano psicofarmaci, bevono troppo, fumano troppo, si sfondano di tristezza?"

    E’ questo il gioco in cui siamo capitati. Si distribuiscono le carte: uno ha quattro assi perché è fortunato o perché bara, e gli altri perdono le dieci fiches che hanno davanti. E allora parliamoci chiaro: una società che premia chi ce la fa e dimentica chi non ce la fa, che produce e coccola un’elite, non deve stupirsi se nelle sue viscere cresce anche qualche manipolo di disperati pronti a sfasciare tutto. E’ fisiologico, pressoché inevitabile. E’ la bilancia del mondo. Più fortuna getti su un piatto, più violenza si piazza sull’altro. Noi odiamo la violenza, ma non ci piace nemmeno una società che ingrassa pochi e lascia che tanti giovani si consumino nella disperazione. La disperazione, alla fine, rende pazzi, rovina tutto, distrugge tutto.

  • Di Giovanni Chianelli (---.---.---.118) 21 dicembre 2010 07:32

    una nuova pretesa dei berluscones è il monopolio delle battute.
    il cav. può scherzare sempre, noi no, specie su di lui. mostriamo poca sportività e mancanza di realpolitik. non capiamo il raffinatissimo disegno che è alla base dei suoi lazzi.
    cari Paolo e Iul, noi stiamo scherzando come il Cav. ci ha insegnato a fare.
    siamo tutti candidati al premieraggio.







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