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Consigli (non richiesti) al Movimento 5 stelle

 

Per il Movimento a Cinque Stelle è l'ora delle verità.

Raggiunta ormai la consacrazione nazionale, la guida amministrativa in città strategiche e lo sdoganamento della politica tradizionale - specie dopo le ultime considerazioni di Berlusconi, in campagna acquisti proprio da quelle parti - i grillini devono chiarire alcune cose. Devono superare, come dire, l'esame di maturità.

Diventare definitivamente attendibili agli occhi dell'elettorato meno colto, stilare un programma 'politico' nazionale, prendere distanze dal qualunquismo - strisciante, non generale - che proprio nelle latitudini del Cavaliere (primo vero esempio di antipolitica) trova naturale sbocco.

Molta anima del Movimento non è destrorsa: nasce da una sfiducia a sinistra, anche estrema, per i partiti o i movimenti d'area. Mancata rappresentanza, in sintesi.

Restano biografie, coscienze, anche velleità che molto intendono chiedere alla politica, alla vita in società, alla gestione della cosa pubblica. Gente che ha studiato e che si è formata anche ideologicamente nelle forme antiche trova finalmente uno spazio tra persone 'pulite'. Da quell'origine precipitano forse la lentezza del dibattito interno, certa atomizzazione tipica della sinistra, ma tutto sommato ora hanno un leader e una ragion di stato. 

Bene: e se il flirt con il Pdl prosegue, cosa ne sarà di quest'anima 'rossa' del Movimento?

Mentre per i futuri elettori, che magari non hanno confidenza con politica e certe categorie consacrate (penso all'ambientalismo), per cui il M5S spesso propone ricette complesse, viziate da un tecnicismo da setta, credo sia giusto semplificare i progetti. Ricordiamoci che la gente, quella comune, quella che ti fa vincere le elezioni, lavora.

E poi, bisogna rispondere alla vulgata che vorrebbe il Movimento essere l'esito di un piano di marketing politico. La sensazione si rafforza nelle ultime ore, vista la manovra parmense e la profezia di morte in danno di Bersani. Quando si dice qualunquismo non si vuole lanciare un'accusa-molotov senza contenuti: a fronte di tanti che lavorano sodo, tra i grillini, c'è l'ombra del 'bossismo' dello stesso Grillo. Ormai a livelli di guardia.
 
E va bene che la sparata serve a conquistare il titolo sui giornali, ma le ultime sono davvero rozze, incolte, fuori luogo. Indegne di un leader. Chi straparla raramente ragiona, chi urla non ha molto da dire, chi insulta mostra la corda di una personalità ambigua. E il buon Grillo, in questo senso, vanta un curriculum di primo piano.

Su lui ho già sentito molte perplessità interne: forse è l'ora di ridimensionarne l'ingerenza, e che sia davvero un cavallo di Troia e non il Nerone della sua stessa creatura. O peggio.

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