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Elezioni | Il centrismo che avanza: dalla Balena Bianca a quella Blu

Piccole-grandi manovre sono in corso per evitare lo stallo post-elezioni.

Manovre che si possono definire “convergenza al centro”. Dal momento che il PD ha epurato tutto ciò che anche lontanamente poteva richiamarsi a una qualche forma di socialdemocrazia dopo la scissione a sinistra di Liberi e Uguali, la destra dei Conservatori, per convergere al centro, aveva la piccola-grande rogna di un concorrente agguerrito costituito dalla destra dei Reazionari - Lega e il microcosmo neonazifascista da risse, pestaggi e sparatorie – con la quale è peraltro alleata in un rassemblement elettorale pronto a esplodere il giorno dopo il voto.

I segnali sono numerosi: se la Lega starnazza il suo canto lugubre sulla paura e l’insicurezza degli italiani, il direttore de il Foglio (che di sicuro non è un ciclostilato dei centri sociali) risponde secco: “Problema: ma siamo davvero un paese insicuro? Indagine su una grande balla italiana”.

E se Salvini alimenta la “psicosi migranti” parlando di “invasione”, di gente che “ruba il lavoro agli italiani”, alterando i fatti reali ecco che puntualmente sulle stesse pagine del quotidiano di Giuliano Ferrara, Carlo Stagnaro risponde punto per punto seppellendo sotto dati statistici e ragionamenti serrati, le isterie propagandistiche del capo leghista.

E se l’immigrazione diminuisce (fermata nei campi di concentramento libici grazie al blocco voluto dal ministro Minniti) Salvini cambia prospettiva e sposta il focus della sua campagna elettorale sul rimpatro di chi già era arrivato nel nostro paese. Anche in questo caso il Foglio pubblica un pezzo scritto dal viceministro degli Esteri dell’attuale governo, il montiano Mario Giro, titolato seccamente “Smettiamola con le balle sui rimpatri forzati”.

La presa di distanza degli ambienti “moderati” della destra filoberlusconiana dalla radicalizzazione salviniana della Lega (su cui già avevo scritto approfondendone la “mutazione antropologica” ) trova un valido appoggio proprio all’interno della Lega, nell’area “antifascista” del fondatore Umberto Bossi (peraltro anatra azzoppata dalle magagne giudiziarie sue e dei suoi figli) e in quella più pulita degli ex governatori Roberto Maroni e Roberto Cota.

Al punto che si parla ormai apertamente di scissione interna dei leghisti “di sinistra” dalla Lega nera di Matteo Salvini, come titola un articolo recentissimo di Repubblica “Il caso Traini spacca la Lega: gli antifascisti verso la scissione. Bossiani e maroniani contro Salvini”.

Scissione da consumarsi probabilmente il giorno dopo il voto che dovrebbe – stando ai sondaggi – sancire l’annunciata vittoria della coalizione di centrodestra e, nello stesso tempo, della prevalenza dell’ala Moderata e Conservatrice su quella Nera e Reazionaria.

A quel punto la Grande Coalizione all’italiana non prenderà più la forma alla Macron che Matteo Renzi aveva privilegiato con il suo maldestro tentativo di riforma costituzionale, ma quella “alla tedesca” di coabitazione governativa tra PD, Forza Italia e Lega maroniana con la probabile (ma non certa, dipende dai numeri usciti dalle urne) estromissione di LeU (o frazione della stessa) a sinistra (oltre che, ovviamente, delle frange più radicali come Potere al Popolo e affini) o, a destra, della Lega Nera di Salvini, di Fratelli d’Italia, Casa Pound e altre formazioni neofasciste.

Una Grande Coalizione politicamente e ideologicamente in buona misura compatibile, come compatibile era la Balena bianca di una volta, moderatamente conservatrice e antropologicamente affine.

Unico elemento di disturbo sembra essere quel nucleo radicale costituito dal movimento di Emma Bonino portatrice di valori di laicità e di alterità antropologica rispetto ai “valori” tradizionalisti della Balena blu prossima ventura.

Ma se la Lega Nera dovesse prendere il sopravvento - e sarebbe sufficiente un qualche fatto di cronaca "pesante" a pochi giorni dal voto - l'Italia si avvierebbe sulla strada estremamente pericolosa del sovranismo monetario, dell'abbandono del progetto europeo, della purezza etnica e dell'intolleranza politica.

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