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EFSA: più dannosa che inutile

Dice qualcuno: è l’ente più inutile del mondo. Magari fosse solo inutile! Il guaio è che l’EFSA, l’autority alimentare europea che con tanta pompa si appresta ad insediarsi nell’edificio più rappresentativo di Parma, è anche dannosa! “Becchina del prodotto tipico”, l’ha definita più o meno la scienziata indiana Vandana Shiva, di passaggio a Parma. Decretando sempre e comunque la salubrità del prodotto industriale e fissando standard fasulli di sicurezza, non solo fa trionfare sulla nostra tavola probabili veleni (con relativi effetti sull’aumento di obesità, diabete, cancro e malattie cardiovascolari), ma infligge il colpo di grazia al già moribondo prodotto “locale”, frutto della memoria storica, della coscienza popolare di un territorio, della sua creatività, che fatica a rientrare in tali standard. Esso si produce in tempi lunghi e lenti, senza automatismi, con scarti notevoli e con meno possibilità di frodi e manipolazioni.

Ma ormai snobbato dalle massaie che gli preferiscono il cibo “industriale” (fra l’altro quasi tutto appannaggio in Italia delle multinazionali estere, dalla Unilever alla Kratf, dalla Danone alla Nestlè) che arriva al supermercato carico della fama pubblicitaria, del fascino della sua confezione accattivante (sulla quale spesso si fa uno spreco del tutto ingiustificato dei suffissi “eco” o “bio”), del prezzo apparentemente invitante (in realtà un cibo carissimo per i danni che provoca all’ambiente, agli agricoltori malpagati e alla salute di tutti) e dell’immancabile viatico dell’EFSA.

Ma ecco un elenco sommario delle “perle” marcate EFSA tratto dal libro “Così ci uccidono" di Emiliano Fittipaldi, a riprova della sua più che probabile sudditanza agli interessi di pochi grandi gruppi, come denunciano da tempo i soliti “disfattisti” (tra gli altri, quelli di Legambiente e l’eurodeputato francese Jovè). Nel 2007, appena un magistrato buontempone promuove un’indagine su alcune confezioni di latte per l'infanzia di Milupa e Nestlè ove s'è riscontrata la presenza dell'Itx, una vernice tossica usata sulle confezioni per fissare l’inchiostro delle etichette, intervengono gli scienziati dell’EFSA: “Niente paura, l’Itx non interagisce con il Dna delle cellule dei bimbi“. Il giudice archivia, sia pur con qualche dubbio: “La perizia non ha escluso la tossicità in caso di assunzione per lunghi periodi”. Ai bambini che hanno bevuto quel latte ed ai loro genitori non resta che incrociare le dita. Sempre nel 2007 l'EFSA dà via libera ad additivi come la tartrazina (E102), un colorante giallo al catrame di carbon fossile che viene aggiunto a bevande, zuppe , cereali ecc. , vietato in Svizzera e altrove perché accusato di provocare allergie, asma e riniti. O come l’eritrosina, usata nelle ciliegie candite, vietatissima in Usa. O come il nitrito di sodio (sospettato di creare problemi al fegato e all’apparato cardiocircolatorio) bandito all’estero, ma non nei 27 paesi dell’Unione europea. "Non ci sono prove per vietare gli additivi sospetti", s'affrettano a dichiarare gli scienziati dell'Authority. Così per l'aspartame, un dolcificante artificiale assai diffuso: per gli scienziati della fondazione Ramazzini è un temibile killer, un agente cancerogeno pluripotenziale, capace di far sviluppare linfomi, leucemie, carcinomi renali e dell’uretra; per quelli dell'EFSA, manco a dirlo, non fa male a nessuno: “ le conclusioni allarmistiche sono frutto di confusione e difetti di interpretazione”.

Nel 2008 scoppia il caso della carne irlandese alla diossina (novanta partite per un totale di duecento tonnellate di carne di maiale che si teme contaminate dalla diossina tramite il mangime). Interviene l'EFSA: "Nessuna conseguenza sulla salute per chi avesse mangiato quella carne durante tutto il periodo dell'emergenza". Ma allora perché è stata decretata l'emergenza, sguinzagliati migliaia di uomini sulle tracce di quelle partite di carne, sequestrati migliaia di pezzi in tutta Europa? Boh ! Ultimissime dall’EFSA: la promozione a pieni voti sia di tutta una classe di additivi alimentari sospetti a base di fosfati, usati come addensanti e stabilizzanti, in quanto “i test tossicologici, nonché quelli di rischio allergie, su questo «nuovo ingrediente» alimentare non hanno evidenziato conseguenze negative anche in caso di frequente utilizzo “; sia del bisfenolo A (una sostanza chimica largamente utilizzata per produrre, tra le altre cose, i biberon, classificata come perturbatore endocrino e sospettata di nuocere allo sviluppo dei neonati, soprattutto se i biberon vengono riscaldati, come si usa, e per questo vietata in alcuni Paesi come Danimarca, Francia Canada e parecchi stati Usa), definito invece dall’EFSA, tanto per cambiare, “sicuro in piccole dosi” . Si direbbe che il motto dell’EFSA sia quello del Pangloss di Voltaire: "Va tutto bene e viviamo nel migliore dei mondi possibili". Tutto questo mentre i sequestri da parte delle forze dell'ordine di alimenti scaduti, avariati, adulterati, contaminati aumentano a dismisura (più 147 per cento nel 2008 rispetto all'anno prima). In queste condizioni ogni prodotto che ci viene ammannito può essere una “mostruosità gastronomica”, non certo solo gli esotici “salami cinesi” o “spaghetti di soia giapponesi”, come vuol farci credere qualcuno (vedi l’articolo di Pino Agnetti sulla Gazzetta di Parma, che ovviamente, nel suo ipocrita panegirico della scienziata indiana, non cita mai, nemmeno di sfuggita, l’EFSA, parola “tabù” da quelle parti). Ma forse c’è qualcosa di buono in tutto questo: gli ottimistici bollettini l’EFSA, per chi ci crede, possono rappresentare un’ottima medicina contro eventuali attacchi di ipocondria.

Commenti all'articolo

  • Di Toscana (---.---.---.3) 29 novembre 2010 18:16

    Molto utile la notizia, questi enti devono essere segnalati. Trovo anch’io che certi enti siano completamente inutili la loro inutilità diventa di fatto un danno , è sufficiente controllare i costi che hanno queste organizzazioni per capire che non eistono vie di mezzo, ciò che non serve è automaticamente dannoso per la società.
    Un saluto dalla Toscana .

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