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Anziani, persi nel mondo

Raddoppia il numero degli anziani (rispetto alla popolazione) anche nei paesi più poveri, dove sembra, girando, che ci siano solo giovani. Il tessuto sociale in cui erano integrati, i villaggi, non resiste, le forme di assistenza statale sono fragili, la sanità costa (come ovunque).

Gli anziani sono persi, non hanno più il ruolo di trasmettitori di esperienze, nelle famiglie, spesso, sono un peso, frammentate dalla migrazione e dall'urbanizzazione. 

Un amico ha visitato un ospizio a Ulan Bator (Mongolia) ed è rimasto impressionato dal degrado in cui versavano i ricoverati. Una vecchia costruzione sovietica, mal tenuta con i vecchi lasciati a marcire nei letti. Soluzione peggiore che vivere nelle yurta con la famiglia ma, mi racconta, nelle città e anche nei villaggi spesso ciò non è più possibile. Le condizioni degli anziani sta diventando un problema in tanti paesi che non hanno sistemi pensionistici né sono strutturati per l’assistenza sanitaria.

In Nepal, nei Mandap (dormitori) intorno a Pashupatnath (come il Pashupati Bridrashram uno dei pochi ospizi del Nepal) albergano tanti vecchi giunti fino lì per l’ultima benedizione nelle acque del Bagmati e per morire in un luogo sacro. Si stima che solo 1500 sono ospitati in centri geriatrici, molti sopravvivono, persi, fra i templi. Gli anziani sono dimenticati ovunque. L’impressione girando per i paesi dell’Africa e dell’Asia è che siano paesi pieni di giovani (e i dati lo confermano) ma anche lì sta crescendo il numero degli anziani, grazie al miglioramento generale delle condizioni di vita e alla diminuzione delle nascite (il tasso di fertilità in Nepal è passato da 4,5 a 2,6 negli ultimi 20 anni). Nel mondo, si valuta, che gli ultra 65enni saranno il 16% nel 2060 contro il 7% di oggi.

Un tempo vivevano nel loro nucleo sociale, nel villaggio, dove avevano un ruolo e uno scopo. Seduti presso le case o nel tea bhatti parlavano, scambiavano esperienze, fungevano da libri di storia per i più giovani. Quando il rakshi (distillato di riso o mais) cresceva, s’agitavano, raccontavano storie incredibili, inventate e fungevano anche da televisione. Le donne, sedute sui gradini delle case, tessevano la lana, spidocchiavano i bambini, tenevano appese al collo le chiavi dei forzieri di famiglia. Ancora oggi, fortunatamente, è la situazione dominante (il 75% degli anziani in Nepal vive con la famiglia) ma tutto sta cambiando. L’urbanizzazione sta distruggendo questo equilibrio e anche nel mondo contadino (frammentato dalle migrazioni e dalla povertà), gli anziani perdono ruolo e utilità, diventano un peso.

In Nepal gli anziani (oltre i 65 anni) sono raddoppiati (2001 4,6%; 2011 9,1%) e lo stesso trend è segnalato in tutti i paesi più poveri. Anche in questo segmento della popolazione, gli ultimi anni hanno provocato immense divaricazioni d’opportunità fra i garantiti (la minoranza, media 20% di chi ha\avuto un lavoro formale) e la massa impiegata nei cd. lavori informali. Chi ha potuto, ha avuto accesso alla previdenza integrativa pagata dal datore di lavoro, a schemi d’assistenza privata sanitaria o ha accumulato patrimoni per la vecchiaia. In Nepal chi ha lavorato nel settore pubblico intorno ai 63 anni può godere di una pensione (nella polizia e militari a 58) che raggiunge l’80% del salario percepito. Chi ha fatto il risciòmen, il contadino, il portatore, il venditore in strada o le vedove può accedere a una pensione di povertà (oltre i 70 anni) di Nrs 500 mensili (euro 5). Dati i salari e le pensioni, qui come ovunque nei paesi più poveri, il carico degli anziani pesa sulle famiglie.

Lo stesso avviene negli altri paesi asiatici dove si è cercato di creare una previdenza universale con pochissime risorse e solo per i più poveri. In Bangladesh è previsto il pagamento di 150 Taka (euro 2) al mese per i poveri sopra i 57 anni. Trattamenti analoghi in India e Thailandia, ma con coperture per solo per il 14% degli anziani. Uno schema simile sé stato introdotto in South Africa e Senegal e si sta testando in Botswana, Mauritius, Namibia e Mozambico. Altro discorso, in situazione sanitarie disperate, è l’accesso gratuito, pur stabilito in molti paesi sulla carta, alla sanità e alle cure mediche. Se qualcuno ci pensasse, sarebbe bello tornare indietro e fare in modo che gli anziani se ne stiano nei villaggi, magari agevolando le famiglie o creando piccole case locali a questo scopo. Un'idea per l’asfittica industria dell’assistenza.

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