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crespi enrico

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For years, I worked in Nepal in projects related to education, health, community development in the area of Kavre, Chitwan and Kathmandu. More than 8000 children and 60.000 people were the beneficiaries of our work done in cooperation with community and local organizations. In 2005 we started up the same projects in Cambodia. Before I collaborated with Tribhuvan University and other organizations. I wrote several guide and travel books on Nepal and himalayan countries and collaborated in shooting documentaries on Nepal, Tibet, Sikkim and Mozambique. Now I decided to work again in a private company fed up by most of the methods and people in the self-called no-profit organizations. I am sorry for the local people really committed in creating opportunities and hopes.

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  • Primo articolo martedì 11 Novembre 2009
  • Moderatore da martedì 11 Novembre 2009
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Ultimi commenti

  • Di crespi enrico (---.---.---.249) 27 marzo 2012 13:49
    crespi enrico

    hai ragione, errore di battitura

  • Di crespi enrico (---.---.---.17) 6 dicembre 2011 14:42
    crespi enrico

    Le domande che fà Titti, le faccio mie (come dovrebbero farsele i donatori delle ONG coinvolte) e aggiungo che nelle ONLUS\ONG ci sono Collegi dei revisori, Società di Certificazione, Comitati dei Garanti\saggi, Consigli d’Amministrazione, dirigenti amministrativi, presidenti, consulenti, direttori. Tutti più o meno pagati con i soldi destinati ai beneficiari. Altra domanda esistono Banche Etiche, fondi istituzionali perchè affidare una somma ingente (9 MILIONI) a una società privata da un oltre un anno sotto inchiesta?

    In Italia finirà che la colpa è sempre di qualcun altro anche per 9 O 2 milioni di euro volatilizzati. Più o meno il reddito pro-capite annuo di 60.000 cittadini del Nepal.

    Ho 4 domande:

    1) ma a presiedere e dirigere questi enti ci sono vecchiette di novant’anni facili preda di truffatori oppure degli incompetenti? O si tratta di cialtroni? Leggo infatti su Repubblica “”Le onlus avrebbero versato 9 milioni di euro su un conto corrente di Retemanager, che poi se li sarebbe intascati, mostrando a loro falsi documenti di acquisto delle obbligazioni.”

    2) Come mai si sono raccolti fondi per Haiti sapendo bene che non c’era la capacità di assorbimento in progetti per oltre 21 milioni di euro? Avidità, incompetenza o ancora cialtroneria?

    3) La pezza che ci hanno messo è peggio del danno. Leggo sempre su Repubblica: “Tutti gli impegni assunti con i donatori e le popolazioni colpite da crisi umanitarie sono stati pienamente rispettati: le organizzazioni del network Agire si sono fatte carico della somma sottratta per completare i propri progetti ad Haiti, che non hanno subito né ritardi né variazioni rispetto al programmato: è quanto assicura in una nota Agire, Agenzia italiana per la risposta alle emergenze, coinvolta nella truffa”. Da dove esattamente saltano fuori i 9 milioni di euro che le ONG si sono affrettate a tirar fuori per coprire il buco? Da altre donazioni stornate, dal fondo di riserva? oppure, come sarebbe più corretto, attingendo ai beni personali degli strapagati dirigenti che per una volta pagano di tasca propria per l’errore commesso?

    4) Sono state azzerate tutte le cariche degli enti coinvolti per evidente incapacità a gestire simili iniziative, mettendo al loro posto persone serie, competenti, senza tessera politica, capaci di valutare il rischio di investimento di ingenti somme di denaro che sono state temporaneamente assegnate alle ONG ma che hanno come destinazione finale la povera gente di Haiti?

    Un commento finale: spero che ad Haiti vengano messi al corrente così si incazzano anche loro come stanno facendo tutti i donatori della campagna SMS, con nomi e riferimenti. Da rincorrere con il forcone.

    Titti

  • Di crespi enrico (---.---.---.249) 13 dicembre 2010 19:44
    crespi enrico

    Penso che giustamente il parallelo fra società profit e no-profit sia esatto Entrambe devono raggiungere un obiettivo far fruttare al meglio il denaro che azionisti o donatori gli affidano. Nelle società profit è semplice, ci sono gli utili; in quelle no profit ci dovrebbe essere l’efficacia degli interventi, difficile da valutare se non attraverso una valutazione sul posto dei progetti implementati.
    Per adesso questa valutazione è affidata al Bilancio Sociale, scritto però dagli stessi che dovrebbero essere valutati. Non resta, allora, per un donatore vedere i numeri cioè, in sintesi, quanto arriva ai beneficiari. Questo non si vede nè nel Bilancio con i numeri nè con quello con le parole (sociale). Allora bisognerebbe andare dentro le cifre (ad averne voglia) e questo non lo fà nessuno. Nel blog abbiamo analizzato qualche bilancio (compreso quello dell’ONLUS CCS Italia che per 3 anni è in deficit) e, dai numeri, emerge che più o meno il 75% dei fondi finisce in spese di struttura, pubblicità, comunicazione. Poichè queste sono spese fisse (stipendi, comunicazione ed affitti) è difficile ridurle quando calano le donazioni e, perciò si finisce in perdita. Una perdita non dovuta a maggiori progetti ma a spese costanti per mantenere la baracca. Purtroppo questo avviene in moltissime organizzazioni dell’industria dell’assistenza (cose scritte, documentate e studiate in mezzo mondo).
    A mio avviso il Bilancio Sociale, così come è fatto oggi e in assenza di leggi (ricordiamo che il bilancio delle ONLUS è una specie di sintesi del bilancio societario e non risponde alle peculiarietà delle spese), è un ulteriore forma di marketing (del resto lo è anche per le aziende private). Non per niente i primi e più grandi produttori di Bilanci Sociali, Reports sulle attività e carte varie sono le organizzazioni nel sistema delle Nazioni Unite. Anche qui centinaia di studi dimostrano l’inefficienza dei soldi investiti a favore dei benificari, delle alte spese di struttura, e via discorrendo. Per rimanere sulla cronaca, l’ultimo Rapporto (Bilancio Sociale) della Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce che circa il 40% dei fondi da loro gestiti è sprecato "Of the approximately $5.3 trillion the world spends on health care every year, about $300 billion disappears in mistakes or corruption, "according to European Health care Fraud and Corruption Network, quoted in the report. Up to a quarter of the money governments are supposedly using to buy drugs are somehow lost along the way, costing developed countries up to $23 billion a year". Riporto dal sito dell’economista William Easterly
    L’OMS cosa fà, chiede più soldi.

  • Di crespi enrico (---.---.---.249) 13 dicembre 2010 18:50
    crespi enrico

    Purtroppo l’articolo non è un trattato ma sul blog sono state affrontate molte questioni qui solo accennate.
    Non concordo che un bilancio controllato da revisori pagati dal controllante sia una grande garanzia, come si è visto in numerose circostanze. Lo sarebbe se, in presenza di normative precise, ci fosse un ente esterno di revisione specie per un settore che avrebbe bisogno di trasparenza e chiarezza come le ONLUS\ONG.
    Quello che penso è che la valutazione di un bilancio di una ONLUS che opera nella cooperazione internazionale, attraverso il SAD (Sostegno a Distanza) o con finanziamenti pubblici (UE, MAE, etc.) dovrebbe avere alcuni requisiti che, come abbiamo visto in altri articoli, nessuno ha. In questo settore è forse più importante la chiarezza dei numeri che non l’immagine. Sarebbe utile che la comunicazione si manifestasse in pochi e chiari elementi: quanti soldi restano in Italia (per struttura e stipendi), quanti soldi vanno nei paesi sostenuti, quanti di questi soldi sono spesi per la struttura nel paese stesso e quanti arrivano realmente ai beneficiari. Non vorrei che la grande rincorsa a certificazioni varie (compreso l’Oscar) non servisse a nascondere la mancanza di questi pochi ed essenziali dati. Fondamentali per chi decide di donare. Da qui si potrebbe partire per vedere come il denaro veramente finito ai beneficiari è stato utilizzato con efficacia, con sprechi, con danni. Questa sarebbe, in estrema sintesi, quello che dovrebbe fare un analista dei bilanci ONLUS. Non penso, in tutta sincerità, che questo venga fatto da nessuno.
    Per il resto rimaniamo nelle nostre opinioni: per me tanta carta e parole sono puttanate, Lei trova nell’articolo poca informazione. Di positivo che si parla di queste questioni, normalmente soffocate dal mantra "del bene dell’umanità".

  • Di crespi enrico (---.---.---.75) 18 novembre 2010 15:37
    crespi enrico

    Ringrazio i commentatori e invito a seguire la situazione, Come altrove dove l’industria dell’assistenza si è mossa, i casini non sono ancora finiti.

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